Fra val di Pai (Val Gerola) e Val di Fràina

Anello di Gerola 1, 2, 3

Il monte Rotondo (sulla sinistra) visto dalla cima del monte Stavello. Foto di M. Dei CasLa bocchetta di Stavello, sulla testata della Val di Pai, rappresenta una delle più facili porte di passaggio dalla Val Gerola al versante orobico bergamasco. Dalla bocchetta è poi facile e relativamente breve la salita al monte Rotondo, che non ha un vero e proprio rilievo alpinistico, essendo alla portata di tutti, ma riveste un notevole interesse, naturalistico (perché ci permette di attraversare una delle più belle e selvagge valli della Val Gerola, la val di Pai), storico (perché tocca luoghi ritenuti di importanza strategica durante la prima guerra mondiale) e panoramico (perché dalla cima del monte si gode di un’ottima visuale, sia sul versante orobico che su quello retico). I punti di partenza possono essere due, Ravizze e San Giovanni.
Imbocchiamo, dunque, a Morbegno la ss 405 della Val Gerola, deviando a sinistra all’ultimo semaforo per chi esce dalla cittadina in direzione di Colico. Salendo nella valle oltrepassiamo i paesi di Sacco, Rasura e Pedesina. Poco prima di Gerola prestiamo attenzione, per individuare, sulla destra, la deviazione per Ravizze: si tratta di una stradina all’inizio asfaltata, poi sterrata. Percorrendola, si giunge ad un piccolo parcheggio (m. 1214), dal quale parte un sentiero che sale nel bosco. Lo splendido bosco di larici della media Val di Pai. Foto di M. Dei CasIl sentiero, individuato dai segnavia di colore rosso-bianco-rosso, percorre il fianco destro orografico della val di Pai, passando poi sul versante opposto in corrispondenza di un ponte pericolante, a 1487 metri. Due avvertenze: siccome il ponte è pericolante, è necessario attraversare il torrentello (senza troppa difficoltà) un po’ più a monte; poi bisogna prestare attenzione nel piegare a sinistra ed iniziare la salita, perché la traccia di sentiero è, inizialmente, poco visibile.
La seconda possibilità, che ci fa guadagnare quasi duecento metri di dislivello, prevede che si raggiunga Gerola Alta (m. 1053) per poi imboccare, all’uscita dal paese, la strada che, a destra, sale alla frazione di Castello. Oltrepassata la frazione, proseguiamo verso Laveggiolo, ma, prima di raggiungerlo, stacchiamoci dalla strada sterrata, ad un tornante sinistrorso, sulla destra, percorrendo una pista che si dirige alle case di San Giovanni (m. 1420). Qui, presso un nuovo tornante, troviamo la partenza di un sentiero che percorre, con qualche saliscendi, il fianco sinistro (per chi sale) della val di Pai, portandoci a superare il torrente leggermente più a monte rispetto al ponticello sopra menzionato. In entrambi i casi, siamo passati dal territorio del comune di Gerola a quello del comune di Pedesina (il confine è, appunto, segnato dal torrente), e ci troviamo a salire sul fianco destro (per noi) della valle, giungendo ad incontrare alcuni ruderi di baita, in un rado bosco di larici che costituisce una cornice incantevole. Il baitone dell'alpe Stavello. Foto di M. Dei CasRaggiungiamo, così, una bella radura, che attraversiamo in diagonale, per poi riprendere a salire, fino ad un bivio. Le indicazioni ci indirizzano a destra, mentre il sentiero di sinistra porta direttamente all’alpe Svanollino, a m. 1852. Ben presto incontriamo delle corde fisse, che aiutano a superare in maggiore sicurezza un tratto di sentiero con il fondo abbastanza largo, ma esposto sul lato destro. Superato un fianco roccioso, il sentiero sbuca all’alpe Stavello (m. 1944), dove ci accoglie un baitone ben curato. A questo punto, ignorando il sentiero che prosegue verso destra (est-nord-est), in direzione dell’alpe Combana, cerchiamo quello che piega decisamente a sinistra: si tratta di una mulattiera scavata nella roccia, che aggira uno sperone roccioso e conduce in alta Val di Pai. Possiamo, ora, vedere la testata della valle, sulla quale si individua subito l’intaglio della bocchetta di Stavello.
Superata un’ultima baita, a quota 2095, puntiamo decisamente alle bocchetta, descrivendo un arco verso sud-est, che ci porta ai piedi dell’intaglio, che raggiungiamo dopo un ultimo tratto che descrive qualche ripida serpentina. Questa bocchetta, a quota 2201, separa la Val di Pai dalla Val di Fraina, laterale della Val Varrone. Le corde fisse in un punto esposto del sentiero. Foto di M. Dei CasDalla bocchetta è visibile, sulla destra, la meta finale dell’escursione, la cima del monte Rotondo, che si raggiunge percorrendo un sentierino che si snoda poco sotto il crinale, appoggiandosi sul lato della Val di Fràina. Possiamo anche comprendere il motivo del nome attribuito al monte: la cima, da qualunque punto di vista la si guardi, mostra un caratteristico profilo tondeggiante. Questi luoghi hanno anche un grande storico, perché sono visibili numerosi resti di fortificazioni militari risalenti alla prima guerra mondiale. Il più importante manufatto è una cavità scavata nella montagna, per dominare, da posizione sicura, l’alta Val di Pai, che sarebbe diventata strategica in caso di sfondamento dell’esercito austriaco sul fronte dell’Ortles-Cevedale. L’importanza strategica del luogo è testimoniata anche dal sentiero Cadorna, che, salendo dalla Val di Fraina, giunge fino alla bocchetta. Il sentiero, che, per fortuna, non dovette mai essere utilizzato, avrebbe permesso di portare fino alla bocchetta i pezzi di artiglieria necessari per contrastare l’eventuale avanzata austriaca. Salendo verso la cima del monte Rotondo, lo sguardo sul crinale della Val di Pai si allarga: appare così, in tutta la sua selvaggia bellezza, il suo ampio circo terminale.
La statua della madonna sulla cima del monte Rotondo. Foto di M. Dei CasDopo tre-quattro ore dalla partenza da Ravizze (calcoliamo mezzora in meno se partiamo da San Giovanni), la cime del monte, a 2496 metri, è raggiunta. Qui troviamo una statua della Madonna, collocata dagli Alpini di Premana in occasione dell’anno mariano 1987. Dalla cima si domina il crinale fra la Val Gerola e la Val Lesina. La visuale abbraccia anche una buona parte della Val Lesina, giungendo fino alla bassa Valtellina. Particolarmente suggestivo è il panorama in direzione delle cime del gruppo Masino-Bregaglia, che l’occhio attento non manca di riconoscere una per una. Accade però spesso, nelle giornate estive in cui il tempo non è limpido, che dalla Val di Fràina salgano vere e proprie ondate di foschia, che guastano la visuale, limitando a volte la visuale a poche decine di metri, ma conferiscono ai luoghi un’atmosfera surreale difficilmente dimenticabile.




Dislivello:
1282 metri da Ravizze o 1076 metri da San Giovanni
Tempi:
4 ore da Ravizze e 3 ore da San Giovanni
Cartina Kompass del Parco delle Orobie Valtellinesi, settore 1-2
Testo e fotografie a cura di M. Dei Cas

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Ultima Modifica: Giovedì, 23 Agosto, 2007

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