La
bocchetta di Stavello, sulla testata della Val di Pai, rappresenta una
delle più facili porte di passaggio dalla Val Gerola al versante
orobico bergamasco. Dalla bocchetta è poi facile e relativamente
breve la salita al monte Rotondo, che non ha un vero e proprio rilievo
alpinistico, essendo alla portata di tutti, ma riveste un notevole interesse,
naturalistico (perché ci permette di attraversare una delle più
belle e selvagge valli della Val Gerola, la val di Pai), storico (perché
tocca luoghi ritenuti di importanza strategica durante la prima guerra
mondiale) e panoramico (perché dalla cima del monte si gode di
un’ottima visuale, sia sul versante orobico che su quello retico).
I punti di partenza possono essere due, Ravizze e San Giovanni.
Imbocchiamo, dunque, a Morbegno la ss 405 della Val Gerola, deviando
a sinistra all’ultimo semaforo per chi esce dalla cittadina in
direzione di Colico. Salendo nella valle oltrepassiamo i paesi di Sacco,
Rasura e Pedesina. Poco prima di Gerola prestiamo attenzione, per individuare,
sulla destra, la deviazione per Ravizze: si tratta di una stradina all’inizio
asfaltata, poi sterrata. Percorrendola, si giunge ad un piccolo parcheggio
(m. 1214), dal quale parte un sentiero che sale nel bosco.
Il
sentiero, individuato dai segnavia di colore rosso-bianco-rosso, percorre
il fianco destro orografico della val di Pai, passando poi sul versante
opposto in corrispondenza di un ponte pericolante, a 1487 metri. Due
avvertenze: siccome il ponte è pericolante, è necessario
attraversare il torrentello (senza troppa difficoltà) un po’
più a monte; poi bisogna prestare attenzione nel piegare a sinistra
ed iniziare la salita, perché la traccia di sentiero è,
inizialmente, poco visibile.
La seconda possibilità, che ci fa guadagnare quasi duecento metri
di dislivello, prevede che si raggiunga Gerola Alta (m. 1053) per poi
imboccare, all’uscita dal paese, la strada che, a destra, sale
alla frazione di Castello. Oltrepassata la frazione, proseguiamo verso
Laveggiolo, ma, prima di raggiungerlo, stacchiamoci dalla strada sterrata,
ad un tornante sinistrorso, sulla destra, percorrendo una pista che
si dirige alle case di San Giovanni (m. 1420). Qui, presso un nuovo
tornante, troviamo la partenza di un sentiero che percorre, con qualche
saliscendi, il fianco sinistro (per chi sale) della val di Pai, portandoci
a superare il torrente leggermente più a monte rispetto al ponticello
sopra menzionato. In entrambi i casi, siamo passati dal territorio del
comune di Gerola a quello del comune di Pedesina (il confine è,
appunto, segnato dal torrente), e ci troviamo a salire sul fianco destro
(per noi) della valle, giungendo ad incontrare alcuni ruderi di baita,
in un rado bosco di larici che costituisce una cornice incantevole.
Raggiungiamo,
così, una bella radura, che attraversiamo in diagonale, per poi
riprendere a salire, fino ad un bivio. Le indicazioni ci indirizzano
a destra, mentre il sentiero di sinistra porta direttamente all’alpe
Svanollino, a m. 1852. Ben presto incontriamo delle corde fisse, che
aiutano a superare in maggiore sicurezza un tratto di sentiero con il
fondo abbastanza largo, ma esposto sul lato destro. Superato un fianco
roccioso, il sentiero sbuca all’alpe Stavello (m. 1944), dove
ci accoglie un baitone ben curato. A questo punto, ignorando il sentiero
che prosegue verso destra (est-nord-est), in direzione dell’alpe
Combana, cerchiamo quello che piega decisamente a sinistra: si tratta
di una mulattiera scavata nella roccia, che aggira uno sperone roccioso
e conduce in alta Val di Pai. Possiamo, ora, vedere la testata della
valle, sulla quale si individua subito l’intaglio della bocchetta
di Stavello.
Superata un’ultima baita, a quota 2095, puntiamo decisamente alle
bocchetta, descrivendo un arco verso sud-est, che ci porta ai piedi
dell’intaglio, che raggiungiamo dopo un ultimo tratto che descrive
qualche ripida serpentina. Questa bocchetta, a quota 2201, separa la
Val di Pai dalla Val di Fraina, laterale della Val Varrone.
Dalla
bocchetta è visibile, sulla destra, la meta finale dell’escursione,
la cima del monte Rotondo, che si raggiunge percorrendo un sentierino
che si snoda poco sotto il crinale, appoggiandosi sul lato della Val
di Fràina. Possiamo anche comprendere il motivo del nome attribuito
al monte: la cima, da qualunque punto di vista la si guardi, mostra
un caratteristico profilo tondeggiante. Questi luoghi hanno anche un
grande storico, perché sono visibili numerosi resti di fortificazioni
militari risalenti alla prima guerra mondiale. Il più importante
manufatto è una cavità scavata nella montagna, per dominare,
da posizione sicura, l’alta Val di Pai, che sarebbe diventata
strategica in caso di sfondamento dell’esercito austriaco sul
fronte dell’Ortles-Cevedale. L’importanza strategica del
luogo è testimoniata anche dal sentiero Cadorna, che, salendo
dalla Val di Fraina, giunge fino alla bocchetta. Il sentiero, che, per
fortuna, non dovette mai essere utilizzato, avrebbe permesso di portare
fino alla bocchetta i pezzi di artiglieria necessari per contrastare
l’eventuale avanzata austriaca. Salendo verso la cima del monte
Rotondo, lo sguardo sul crinale della Val di Pai si allarga: appare
così, in tutta la sua selvaggia bellezza, il suo ampio circo
terminale.
Dopo
tre-quattro ore dalla partenza da Ravizze (calcoliamo mezzora in meno
se partiamo da San Giovanni), la cime del monte, a 2496 metri, è
raggiunta. Qui troviamo una statua della Madonna, collocata dagli Alpini
di Premana in occasione dell’anno mariano 1987. Dalla cima si
domina il crinale fra la Val Gerola e la Val Lesina. La visuale abbraccia
anche una buona parte della Val Lesina, giungendo fino alla bassa Valtellina.
Particolarmente suggestivo è il panorama in direzione delle cime
del gruppo Masino-Bregaglia, che l’occhio attento non manca di
riconoscere una per una. Accade però spesso, nelle giornate estive
in cui il tempo non è limpido, che dalla Val di Fràina
salgano vere e proprie ondate di foschia, che guastano la visuale, limitando
a volte la visuale a poche decine di metri, ma conferiscono ai luoghi
un’atmosfera surreale difficilmente dimenticabile.