La seconda giornata della traversata (o la prima, se ne abbiamo solo due a disposizione: in tal caso partiamo dal Villaggio Pescegallo e saliamo per la pista sterrata al rifugio, proseguendo come qui di seguito descritto) inizia con il passaggio dalla signoria delle Tre Leghe, entro i cui confini si è snodata l’intera prima giornata, a quella di Venezia. Dobbiamo, infatti, risalire l'alpe, per raggiungere il passo di Salmurano (“buchéta de salmüràa”, denominato anche, dai bergamasci, “pàs de selmürà”, a m. 2017), il cui incavo è già ben visibile sulla parte occidentale (destra) dell'ampia conca. Per farlo abbiamo due possibilità: seguire una traccia che sale al centro della conca, fino al punto di arrivo della sciovia, per poi piegare a destra e guadagnare il passo, oppure seguire un sentiero che corre lungo il fianco occidentale (di destra) della conca (la parte alta del “séntèr de salmüràa”, che sale all’alpe dalla Valle di Fenile), congiungendosi al primo in prossimità del valico.
In entrambi i casi ci ritroveremo di fronte alla graziosa statua della Madonnina, sul cui sfondo si disegnano in primo piano, verso nord, le più famose cime del gruppo del Masino-Disgrazia, vale a dire,
da sinistra, i pizzi Badile, Cengalo e del Ferro, la cima di Zocca, la punta Allievi, la cima di Castello, la punta Rasica, i pizzi Torrone, il monte Sissone e, inconfondibile nella sua mole preminente, il monte Disgrazia. Sul lato opposto (meridionale) si apre di fronte ai nostri occhi, invece, la solitaria conca terminale dell'alta valle Salmurano, che, insieme alla valle dell'Inferno, confluisce nella valle di Ornica (Val Brembana, provincia di Bergamo).
Lasciamo, ora, la signoria delle Tre Leghe ed incamminiamoci sui sentiero della Serenissima. Prendiamo a destra (ovest), seguendo il sentiero che, perdendo leggermente quota, punta al piede di un grande intaglio nella parete rocciosa, il canalino del canalone del Forno ("canalìgn di piazzoc'"), percorso da un ruscello e piuttosto ripido. La risalita del canalino, che dal passo di Salmurano sembra decisamente inaccessibile, non è, in realtà, complicata, in quanto richiede solo qualche semplice passo di arrampicata (leggi: si
devono utilizzare, in qualche passaggio, anche le mani) e va fatta seguendo il percorso dettato dai segnavia rosso-bianco-rossi. Giunti alla sommità del canalino, ci ritroviamo in un piccolo pianoro e, seguendo il sentiero, affrontiamo un ulteriore strappo, prima di guadagnare un secondo e ben più ampio pianoro roccioso, sul quale sono collocati il rifugio Benigni (m. 2282) ed il lago dei Piazzotti.
L'ampio pianoro è un piccolo gioiello nascosto nel cuore delle Orobie occidentali. Innanzitutto rappresenta un osservatorio straordinariamente suggestivo sul versante retico, soprattutto sulle cime del gruppo Masino-Disgrazia. Poi, accanto al bel lago glaciale dei Piazzotti, ce ne sono altri due, più piccoli e posto più a monte: vale la pena di visitarli, sono due piccoli gioielli. In terzo luogo, con un piccolo sforzo supplementare, possiamo facilmente salire dal pianoro alla Cima Occidentale di Piazzotti, dirigendoci, verso sud-ovest, alla volta della ben visibile croce della cima (m. 2349). Unico neo: sono, questi, luoghi che non entusiasmeranno gli amanti della montagna silenziosa e tranquilla, dal momento che,
soprattutto in alta stagione, sono frequentati da un molteplice nugolo di camminatori che salgono fin qui da Ornica e che non hanno fatto alcun voto di silenzio clausurale.
Ora presentiamo due possibili varianti per effettuare la seconda parte della traversata, che si conclude al rifugio Falc. La prima, o variante bassa, passa per la stupenda Val Tornella, altro luogo forte della civiltà del Bitto; la seconda, o variante alta, passa, invece, per la selvaggia e lunare valle di Trona. In entrambi i casi, ci si ritrova alla diga di Trona, per salire, infine, al rifugio Falc (detto, dialettalmente, "cà dul bola").
Variante bassa. A poca distanza dal rifugio, a nord, si trova l’imbocco del canalino che immette nella bellissima val Tornella. Un percorso segnalato da segnavia rosso-bianco-rossi lo percorre e discende l’intera valle, fino ad intercettare il sentiero che dal Villaggio Pescegallo sale alla diga di Trona. Il primo
tratto della discesa, che propone anche un passaggio esposto, richiede attenzione e cautela, e va percorso seguendo il tracciato dettato dai segnavia. Rientriamo, così, in terra di Valtellina e tocchiamo luoghi più tranquilli, scendendo il ripido versante di sfasciumi che si stende ai piedi della testata della valle.
Bellissima la cornice delle cime dolomitiche che la delimitano ad ovest e ad est: a sinistra possiamo ammirare il Torrione della Mezzaluna, m. 2333, il pizzo della Mezzaluna, m. 2373 (“li mezzalüni”), il Torrione di Tronella, m. 2311, ed il pizzo del Mezzodì, m. 2116 (i “turiùn de pìich”); a destra si propone, invece, la formazione della Rocca di Pescegallo o dei Denti della Vecchia, m. 2125 (“filùn de la ròca” o
“dénc de la végia”). Si tratta di formazioni che costituiscono le espressione più tipiche delle montagne di questa zona. La geologia ci insegna che la testata della Val Gerola fa parte dell’anticrinale orobica, con un nucleo di duro gneiss rivestito di più friabili rocce sedimentarie, facilmente modellabili da vento ed acqua, che ne hanno cavato torrioni, guglie e pizzi, un frammento di Dolomiti perso in una landa troppo occidentale.
Il sentiero scende, quindi, all’alpeggio privato di Tronella (“trunèla”), già citata nel 1329. A quota 1808 troviamo una sorgente impetuosa, le cui acque sono raccolte in un piccolo invaso: si tratta della sorgente di Tronella. Presso l’invaso, un cartello ci informa che proseguendo nella discesa si raggiunge, dopo 40 minuti, Pescegallo, mentre prendendo a destra si traversa all’alpe Salmurano, seguendo un tratto della Gran Via delle Orobie. Continuiamo, quindi, a scendere, in una cornice di larici e radure di
rara bellezza, fino ad intercettare, a 1600 metri circa di quota, il sentiero Pescegallo-Trona. Qui prendiamo a sinistra, raggiungendo il guado del torrente che scende dalla Val Tronella (“ul bit de trunéla”: ricordiamo che “bit”, da cui Bitto, significa torrente, corso d’acqua) e portandoci ad una bella conca di prati, dalla quale il sentiero prosegue attaccando deciso il fianco orientale del versante che separa la Val Tronella dalla Valle di Trona. Dopo un tratto di salita severa, il sentiero piega a destra e ci porta sul filo del dosso, occupato da una bella spianata prativa, da una amena pozza e dalla baita quotata 1857 metri. Il sentiero prosegue aggirando il dosso ed addentrandosi sul fianco orientale della Valle di Trona, fino a raggiungere lo sbarramento che contiene il lago omonimo (m. 1805). Qui ci fermiamo, aspettando coloro che avessero scelto di percorrere, dal rifugio Benigni, la variante alta.
Variante alta. Nei pressi del punto al quale giunge il sentiero che abbiamo percorso per salire al rifugio Benigni, ne parte un secondo verso sud-ovest (destra; indicazioni per il rifugio Grassi). Dopo aver tagliato il roccioso versante sud-orientale della cima dei Piazzotti, il sentiero porta ad solitario vallone
che confluisce, da occidente, nell’alta valle di Salmurano. Incontriamo, sulla nostra strada, una nuova pozza, prima di accedere al breve corridoio che precede la bocchetta di Trona (detto anche passo Bocca di Trona o bocchetta di Val Pianella, “buchéta de la val pianèla”, m. 2224), che si affaccia sull’alta valle di Trona. Lasciamo, quindi, definitivamente il sentiero 101, che prosegue verso il rifugio Grassi, e con esso la terra della Serenissima, tornando in terra di Valtellina e cominciando la discesa in valle di Trona. a 2224 metri.
Ci affacciamo così nella selvaggia Val Pianella, i cui fianchi sono chiusi a destra dal Torrione della Mezzaluna e dal Torrione di Tronella (m. 2311) ed a sinistra dall'inconfondibile profilo conico del Pizzo
di Trona (“piz di vèspui”, m. 2510). Disceso il primo tratto, giungiamo alla deviazione segnalata per il lago Rotondo ("làch Redont"). Ignoriamola e scendiamo tenendo la destra della valle, fino a fiancheggiare gli splendidi laghi Zancone (“lach sancùn”) e di Trona (“lach de truna”), il primo naturale ed il secondo formato da uno sbarramento idroelettrico dell'Enel su un precedente lago naturale. Il lago Zancone, in particolare, è di particolare bellezza, per cui vale la pena di soffermarsi nei pressi della sua riva per ammirarlo.
Le varianti bassa ed alta si incontrano qui. Vediamo, ora, come terminare la giornata. Oltre lo sbarramento della diga riprendiamo a salire, superando alcune roccette e raggiungendo una larga fascia di detriti e sfasciumi scesi dal fianco occidentale del Pizzo Tronella. Qui dobbiamo fare attenzione alla deviazione a sinistra (segnata come Via direttissima al Pizzo dei Tre Signori, o anche, con abbreviazione, P. 3 S), che ci permette di raggiungere, con uno strappetto severo, lo sbarramento del lago artificiale (ma di origine naturale) dell'Inferno (“lach l’infèren”, m. 2085), che attraversiamo su un comodo camminamento. Poi, sempre seguendo le abbondanti segnalazioni, ignoriamo una deviazione a sinistra, che si addentra nella
valle dell'Inferno (“val l’Infèren”), e guadagniamo una sella, che si affaccia sulla conca nella quale è collocato, poche decina di metri sotto, il rifugio F.A.L.C. (che è un acronimo dell'espressione latina Ferant Alpes Laetitiam Cordibus, cioè Arrechino le Alpi gioia ai cuori.).
Scendendo al rifugio mettiamo piede sul territorio della terza signoria, che in età moderna era rappresentata dalla dominazione spagnola, la quale, dal milanese, raggiungeva il limite superiore del lago di Como. Il rifugio, a 2120 metri, è stato aperto il 18 settembre 1949 per iniziativa dell’omonima Società Alpinistica milanese, ed è punto di appoggio per il secondo pernottamento: lo abbiamo raggiunto dopo aver superato, in circa 7-8 ore, oltre 1100 metri di dislivello.