Visita ai cinque splendidi laghi dell'alta Val Gerola

 

 
Anello di Gerola
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Il lago Rotondo. Foto di M. Dei Cas
Il lago dei Piazzotti. Foto di M. Dei Cas
Uno dei più classici e begli itinerari nel territorio del comune di Gerola ha come meta lo splendido sistema di laghetti che comprende cinque specchi d’acqua, di diverse dimensioni, due dei quali chiusi da uno sbarramento artificiale (si tratta delle dighe di Trona e dell’Inferno), uno minore, poco a monte del lago di Trona (si tratta del laghetto Zancone) e due collocati in altrettanti piccoli altipiani, quello dei Piazzocchi, nei pressi del rifugio benigni, ed il nascosto e stupendo lago Rotondo ("làch Redont"), ai piedi del severo cono del pizzo di Trona. Possiamo toccare i cinque laghetti con un bell’itinerario ad anello. Se esso risultasse, nella versione integrale, troppo lungo, lo si può ridurre tagliando fuori il lago dei Piazzocchi.
Raggiungiamo dunque Gerola Alta (m. 1053), staccandoci dalla SS 38 dello Stelvio alla prima deviazione a destra in corrispondenza del semaforo di ingresso (per chi viene da Lecco) a Morbegno. Dopo 15 chilometri, siamo a Gerola, e proseguiamo per il Villaggio Pescegallo (m. 1454), dove termina la SS 405 della Val Gerola. Parcheggiata qui l'automobile, dirigiamoci verso l'edificio da cui parte la seggiovia per il rifugio Salmurano.
Il canalone del Forno. Foto di M. Dei CasOra dobbiamo scegliere se percorrere l’anello nella versione più impegnativa o in quella ridotta (anch’essa, per la verità, abbastanza impegnativa). Nel primo caso, dobbiamo salire al rifugio Benigni. Ci conviene scegliere l’itinerario che passa per il passo di Salmurano, piuttosto che quello che risale la Val Tronella, per evitare un passaggino esposto che quest’ultimo impone. Percorriamo, dunque, la pista sterrata che sale al Pianone dell’alpe Salmurano, terminando nei pressi del rifugio Salmurano (m. 1848), collocato al termine della seggiovia che parte da Pescegallo. Ora dobbiamo risalire l'alpe, per raggiungere il passo di Salmurano (m. 2017), il cui incavo è già ben visibile sulla parte occidentale (destra) dell'ampia conca, denominata Pianone. Per farlo abbiamo due possibilità: seguire una traccia che sale nel centro della conca fino al punto di arrivo della sciovia, per poi piegare a destra e guadagnare il passo, oppure seguire un sentiero che corre lungo il fianco occidentale della conca, congiungendosi al primo in prossimità del valico. In ogni caso ci ritroveremo di fronte alla graziosa statua della Madonnina, sul cui sfondo si disegnano verso nord, se la giornata è limpida, le più famose cime del gruppo del Masino-Disgrazia.
Il rifugio Benigni. Foto di M. Dei CasSi apre di fronte ai nostri occhi la conca terminale dell'alta valle Salmurano, che, insieme alla valle dell'Inferno, confluisce nella valle di Ornica (val Brembana, provincia di Bergamo). La conca è chiusa, a sud-ovest (destra), dall’arrotondato pizzo di Giacomo. Dobbiamo ora dirigerci verso destra (ovest), seguendo il sentiero che, perdendo leggermente quota, punta al piede di un grande intaglio nella parete rocciosa, il canalone del Forno ("canalìgn di piazzoc'"), percorso da un ruscello e piuttosto ripido. La risalita del canalone è più semplice di quel che sembra guardando dal passo: richiede comunque qualche modesto passo di arrampicata e va fatta seguendo il percorso dettato dai segnavia rosso-bianco-rossi. Giunti alla sua sommità, ci ritroviamo in un piccolo pianoro e, seguendo il sentiero, affrontiamo un ulteriore strappo, prima di guadagnare un secondo e più ampio pianoro, sul quale sono collocati il rifugio Benigni (m. 2282), in territorio bergamasco, ma a poca distanza dal confine con la provincia di Sondrio, ed il lago dei Piazzotti.
I laghi Zancone e Trona visti dalla cima dei Piazzotti occ. Foto di M. Dei CasL'ampio pianoro è un piccolo gioiello nascosto nel cuore delle Orobie occidentali. Innanzitutto rappresenta un osservatorio suggestivo sul versante retico, soprattutto sulle cime del gruppo Masino-Disgrazia. Poi, accanto al bel lagodei Piazzotti (che spesso diventa, d'estate, una sorta di succursale di una spiaggia marina, dato l'affollamento delle persone intente a prendere il sole), ce ne sono altri due, più piccolo e posto più a monte: vale la pena di visitarli, sono due piccole perle. In terzo luogo, con un piccolo sforzo supplementare, possiamo facilmente salire dal pianoro alla Cima Occidentale di Piazzotti, dirigendoci, verso sud-ovest, alla volta della ben visibile croce della cima (m. 2349). Infine vale la pena di ricordare che a nord ed a poca distanza dal rifugio termina un canalino che immette nella bellissima val Tronella (è possibile scendervi, ma con molta cautela, perché, nel primo tratto di discesa, i deve superare un passaggino esposto, da evitare in presenza di neve o con rocce bagnate), dalla quale possiamo tornare a Pescegallo. Vediamo, ora, come proseguire in questo anello dei laghi. Nei pressi del punto al La bocchetta di val Pianella. Foto di M. Dei Casquale giunge il sentiero che abbiamo percorso per salire al rifugio, ne parte un secondo verso sud-ovest (destra), che compie un ampio arco per aggirare il fianco sud-orientale della cima Occidentale dei Piazzotti. Tagliamo, così, il fianco nord-orientale di un ampio ed un po' desolato vallone, dove si trova anche una baita solitaria e malinconica. Si tratta della baita della Mezzaluna, ai piedi del fianco meridionale del complesso di cime della Mezzaluna (che comprendono il celebre torrione della Mezzaluna, ma anche un dente ed un pizzo della Mezzaluna). Il nome significa "spianata a forma di luna", e si riferisce allaforma arcuata del vallone. Il sentiero porta, quindi, ad una prima bocchetta, che ci immette in un piccolo pianoro, attraversato il quale giungiamo alla bocchetta di val Pianella (“buchéta de la val Pianèla”), o passo Bocca di Trona, a 2224 metri.
Ci affacciamo così nella selvaggia val Pianella, i cui fianchi sono chiusi a destra dal Torrione della Mezzaluna e dal Torrione di Tronella (m. 2311) ed a sinistra dall'inconfondibile profilo conico del Pizzo di Trona (m. 2510). Disceso il primo tratto, giungiamo alla deviazione segnalata per il lago Rotondo. Potremmo proseguire nella discesa ignorandola e puntando ai laghi Zancone e Trona, che si trovano nella parte terminale della valle, ma davvero non La valle di Trona. Foto di M. Dei Caspossiamo tagliar fuori il più bello fra i laghi di Val Gerola, anche se ciò ci impone una nuova salita.
Ma, prima di raccontarla, vediamo come giungere fin qui per altra via, cioè percorrendo la variante più breve dell’anello, che esclude il lago dei Piazzotti. Torniamo, quindi, agli impianti di risalita di Pescegallo. Alle spalle dell’edificio da cui parte la seggiovia, verso ovest, inizia un sentiero, segnalato con segnavia rosso-bianco-rossi (percorso 8), che punta in direzione nord-ovest, entrando ben presto in un bel bosco. Incontriamo presso una baita isolata, dopo una prima salita, la deviazione a sinistra, segnalata, per la Val Tronella. Superato il torrente che scende da questa valle e cominciamo a salire un ampio dosso che costituisce il fianco orientale del Pizzo del Mezzodì (è il tratto più faticoso dell'escursione,perché la pendenza è severa), per poi raggiungere, con un tratto verso nord-ovest che permette di tirare il fiato, il Dossetto (m. 1835), un'alpe panoramica ingentilita da un piccolo specchio d'acqua. Fermiamoci un attimo e guardiamo verso sud: sfilano davanti al nostro sguardo tutte le vette del gruppo del Masino, i pizzi Badile e Cengalo, i pizzi del Ferro, la cima di Zocca, la punta Rasica, i pizzi Torrone, il monte Sissone, le cime di Chiareggio e, eminente per mole ed altezza, il La salita al lago Rotondo. Foto di M. Dei Casmonte Disgrazia.
Ora il sentiero cambia nettamente direzione, volgendo a sinistra: percorriamo, quindi, un lungo tratto sostanzialmente pianeggiante verso sud-ovest, fino ad incontrare, sulla sinistra, la deviazione a sinistra per il lago Zancone ("làch Sancùn")ed il lago Rotondo. Ci stacchiamo, quindi, dal sentiero principale, che scende al bacino artificiale utilizzato dall'ENEL (1805 m), e percorriamo il sentiero che si inoltra nella valle, passando a sinistra dei laghi di Trona e Zancone e salendo fino al punto nel quale si incontra, ad una quota approssimativa di 2000 metri, la già citata e segnalata deviazione (a destra, per chi sale) che conduce al lago Rotondo.
Cominciamo, ora, la salita al lago, in direzione ovest, raggiungendo un primo pianoro, posto a circa 2100 metri. Il paesaggio qui è veramente lunare: alcuni grandi massi contribuiscono a rendere lo scenario più selvaggio, quasi si trattasse di un luogo mai toccato da piede d'uomo.Ci attende ora un secondo tratto di salita, non meno aspro del primo, per sormontare il ripido declivio erboso che ci separa dal terrazzo che ospita la gemma più Il lago Zancone. Foto di M. Dei Caspreziosa che l'itinerario ci riserva, il misterioso e nascosto lago Rotondo (m. 2256), di cui non è ancora chiara la dinamica che ne conserva l'equilibrio, dato che non ha immissari visibili. Il lago è dominato dalla poderosa mole del Pizzo di Trona, e vale la pena di perdere un po' di tempo per percorrerne le rive e gustare la severa bellezza di questo luogo remoto ed affascinante. Ecco cosa ne scrive Ivan Fassin, nel volumetto "Il conglomerato del diavolo" (L'officina del libro, Sondrio, 1991): "Se la vetta è un vertex...il lago è sicuramente il complementare vortex, voragine e vertigine, spirale che trascina verso il basso. In pochi luoghi che io conosca questo è chiaro come qui, ai piedi del pur modesto pizzo di Trona ("piz di vèspui"), che si leva regolare riflettendo le sue rossastre bastionate di roccia in questo cupo laghetto, tondo e concluso, come un occhio della Terra o forse come imbocco di misteriose vie sotterranee..."
A questo punto potremmo tornare sui nostri passi, ai laghi Zancone e Trona, puntando poi a sinistra e seguendo il sentiero che porta al lago dell’Inferno, ultimo dei cinque laghi del sistema. Più interessante, anche se più faticoso, è però l’itinerario che sfrutta una bocchetta alta sul crinale fra Il lago Zancone. Foto di M. Dei Casla val Pianella e la valle dell’Inferno, per scendere poi nella parte alta di quest’ultima, alla bocchetta omonima. Vediamo come. Dobbiamo chiamare a raccolta le energie residue, dunque, perché c'è ancora da salire: per portarci alla valle dell'Inferno dobbiamo, infatti,salire alla bocchetta alta collocata poco al di sotto dei 2500 metri (il punto di massima elevazione dell’anello), sfruttando un canalone detritico, lungo il quale il tracciato di salita è dettato dai segnavia. La salita, data la natura del terreno e la quota, è abbastanza faticosa. Alla fine ci sono da sormontare, con qualche passo di facilearrampicata, anche alcune roccette, e la bocchetta è conquistata. C'è un senso di soddisfazione, dopo tanti sforzi, come di liberazione, che sembra echeggiare nella stessa denominazione della bocchetta, che infatti è chiamata la bocchetta Paradiso. Bocchetta che si affaccia sulle ombredell'inquietante valle dell'Inferno.
Sul versante opposto ci attende un più riposante, ma sempre piuttosto ripido, declivio erboso: seguiamo, dunque, scrupolosamente i segnavia, che ci guidano nella rapida discesa la quale, con un ultimo tratto verso sinistra, ci porta alla ben visibile bocchetta dell’Inferno (“buchéta de la val l Inferen”, Il lago Rotondo. Foto di M. Dei Casm. 2306), per la quale passa il confine fra territorio della provincia di Sondrio e di Bergamo. Ecco, dunque, la valle dell'Inferno, denominazione dettata dal colore rossastro delle rocce (colore dovuto alla presenza del conglomerato assai duro e pregiato, denominato Verrucano lombardo), ma, forse, anche da un clima un po' sinistro, quasi che nell'aria aleggiasse una minaccia indefinita o l'inespressa sofferenza di anime segregate qui da un verdetto di dannazione eterna. Suggestione dei nomi!
Sia come sia, incontriamo subito l'indicazione della via direttissima al Pizzo dei Tre Signori: infatti è proprio la poderosa moledel celebre colosso orobico a chiudere la valle a sud-ovest. Noi, invece, seguiamo il sentiero che comincia a discendere la valle, in direzione della grande diga dell'Enel (m. 2085). Ci aspetteremmo di percorrerne il lato destro, ed invece il tracciato piega a sinistra e, superato un piccolo e grazioso specchio d'acqua, corre lungo ilversante sinistro della valle, tenendosipiuttosto alto rispetto al lago, ed attraversando alcuni punti un po' esposti. Incontrata una deviazione a sinistra per il rifugio F.A.L.C., la La bocchetta dell'Inferno. Foto di M. Dei Casignoriamo, seguendo invece il sentiero che conduce allo sbarramento del lago.
Attraversato il camminamento da sinistra a destra, imbocchiamo, poi, il sentiero, segnalato, che scende deciso verso destra, in direzione del lago di Trona, passando, nel primo tratto, in un angusto corridoio roccioso e sul corpo di una grande frana, per intercettare, alla fine, un più tranquillo sentiero che proviene, da destra, proprio dalla diga di Trona. Seguendolo verso destra, raggiungiamo, infine, lo sbarramento della diga. Oltrepassato il camminamento, affrontiamo un breve strappo, per sormontare un gradino roccioso, fino al comodo sentiero che, percorso verso sinistra, porta al terrazzo erboso del Pich (si tratta dell’itinerario descritto per la versione breve dell’anello, che ora dobbiamo percorrere a rovescio). Se, però, abbiamo percorso la variante lunga dell’anello, manca ancora all’appello il lago Zancone, che dobbiamo, quindi, visitare, prima di chiuderlo: in tal caso, invece di prendere a sinistra, prendiamo a destra, imboccando la deviazione segnalata che si inoltra Il lago dell'Inferno. Foto di M. Dei Casnella valle di Trona e raggiungendo, in breve, lo splendido specchio d’acqua, posto poco a monte del lago di Trona. Sostando sulle sue rive, potremo cercare se sia ancora vero quel che scrive la Guida alla Valtellina del CAI di Sondrio edita nel 1884: "Nei laghetti di Gerola...guizza una trota di piccola forma e di una carne rosso--sanguigna, che è squisitissima".
Riprendiamo il cammino sulla larga mulattiera, che ci conduce al Pich, piccolo alpeggio estremamente panoramico, ingentilito da un piccolo specchio d'acqua. Da qui, proseguendo verso destra, scendiamo, poi, all’ampio e ridente pianoro che si stende ai piedi della bassa val Tronella. Seguendo il sentiero segnalato attraversiamo uno splendido bosco di conifere usciti dal quale ci ritroviamo a Pescegallo.
Quante ore di cammino sono necessarie per chiudere questo indimenticabile anello? 7, circa, per la versione lunga, 5 per quella più breve. Nel primo caso il dislivello in altezza è di circa 1400 metri, nel secondo di circa 1100 metri.

Il lago Zancone. Foto di M. Dei Cas

 

Difficoltà
E
Dislivello
1400 o 1100 metri
Tempo
7 h o 5 h



(una versione Powerpoint della suddetta relazione è
disponibile richiedendola via e-mail all'autore)

- Cartina Kompass del Parco delle Orobie Valtellinesi
Testo e fotografie a cura di M. Dei Cas

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Ultima Modifica: Giovedì, 23 Agosto, 2007

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