Il primo comune sul versante orobico della bassa Valtellina

 

 

La Sirta, vista dalla mulattiera per la val Fabiolo. Foto di M. Dei Cas Fòrcola, cioè piccola forca, biforcazione (la forca è un attrezzo agricolo a due punte): si tratta di un toponimo abbastanza diffuso in Valtellina, in corrispondenza di punti o passi nei quali si trova un bivio. È anche la denominazione del primo comune sul versante orobico della bassa Valtellina, che incontriamo, venendo da Milano, sulla nostra destra, subito dopo aver superato la doppia curva ad “S” che la valle descrive fra Talamona ed Ardenno, in corrispondenza della cosiddetta “stretta di S. Gregorio”.
Un comune di dimensioni medio-piccole, dato che contava, nel 2004, 870 abitanti.
Il territorio comunale è delimitato a nord dal corso del fiume Adda, dalla località Torraccia, ad ovest, fino al ponte della Selvetta, ad est; il confine, ad ovest, passa per il fianco nord-occidentale della tormentata formazione rocciosa denominata “Crap del Mezzodì” (m. 1031), ne raggiunge la cima, scende alla bocchetta sopra Sostila (m. 977) e prosegue leggermente a valle del crinale che conduce al Culmine di Campo; dalla croce del Culmine il confine scende verso sud-est, passando immediatamente ad est del cimitero di La chiesa di S. Giuseppa alla Sirta. Foto di M. Dei CasCampo Tartano ed inglobando nel territorio comunale i nuclei di Ca’ (m. 1080) e Somvalle (m. 1082), presso la forca di Campo, sella erbosa in corrispondenza della quale la val Fabiolo si innesta nella Val di Tartano; proseguendo verso sud-est, il confine accompagna per un tratto la strada che va da Campo Tartano a Tartano, attraversa la val Forfolera e la bassa val Vicima, e segue il lungo dosso sul quale è posta l’alpe Barghetto (siamo sul fianco settentrionale della bassa Val di Tartano); percorre, poi, il versante sud-occidentale della val Vicima (laterale della Val di Tartano) e raggiungendo il pizzo Gerlo (m. 2470), massima elevazione del territorio comunale; piega, quindi, bruscamente a nord, fino al pizzo di Presio (m. 2391) e tornando ad affacciarsi sul fondovalle valtellinese; piega ancora in direzione nord-ovest e, seguendo il crinale fra Val di Tartano e Valtellina, scende fino alla cima della Zocca (m. 2166); proseguendo verso nord, scende, infine, seguendo il solco del Rio Rogolo, sul versante orobico che guarda alla Valtellina, fino al ponte della Selvetta.
La parete della Caurga, sopra la Sirta. Foto di M. Dei CasIn sintesi, possiamo dire che il territorio comunale comprende il versante orobico che si affaccia sulla Valtellina, dal Crap del Mezzodì, ad ovest, al Rio Rogolo, ad est, l’intera val Fabiolo ed una parte della bassa Val di Tartano occidentale, che comprende l’alpe d’Assola e la val Vicima.
Gli insediamenti sono costituiti da due nuclei abitati principali sul fondovalle, Selvetta e Sirta, e da alcuni nuclei minori sul versante di mezza montagna. Questi ultimi si dividono in due gruppi, quelli che si affacciano sulla Valtellina (Lavisolo, Foppe, Alfaedo) e quelli (Sostila, Aret, Motta) che stanno quasi abbarbicati sugli scoscesi versanti della val Fabiolo, la profonda ed incassata valle che sale da Sirta fino alla sella di Campo, affacciandosi sulla maggiore Val di Tartano.
Un tempo le cose stavano diversamente: erano, infatti, questi nuclei minori, oggi in buona parte abbandonati, a raccogliere gran parte della popolazione, mentre al piano, reso malsano dai terreni acquitrinosi a sud del fiume Adda, solo il porto di San Gregorio si animava di una certa vita: qui si poteva utilizzare, infatti, il traghetto (navèt) che conduceva dall’una all’altra sponda del fiume. Il traghetto era particolarmente prezioso, dal momento che la principale via di transito in Valtellina giungeva qui da Talamona, per portarsi, poi, sul versante retico ad Ardenno.
Forcola è citata per la prima volta in un documento risalente al 1323, dove si parla di “Forcola, vicinantia de Ardeno, ultra Aduam”, cioè, appunto, di Forcola, in prossimità di Ardenno, sulla sponda opposta dell’Adda. Nel medioevo e nell’età moderna Forcola rappresentò soprattutto la principale porta di accesso all’importante Val di Tartano, La chiesa di S. Giuseppa alla Sirta. Foto di M. Dei Casuna delle più popolate del versante orobico: attraverso la val Fabiolo, infatti, si poteva salire alla forca di Campo, presso Campo Tartano, e proseguire, da qui, sulla via che si inoltrava in Val di Tartano. Poi, a metà dell’Ottocento, il governo austriaco promosse la bonifica della piana della Selvetta, che impose all’Adda il corso attuale (molto più a ridosso del versante orobico) e rese disponibili per le colture grandi estensioni prative. Acquisirono, di conseguenza, vita ed importanza i due centri di Sirta (dove si trova il municipio del comune) e, più ad est, Selvetta.
Possiamo, oggi, visitarli sfruttando la pedemontana orobica che si stacca, sulla destra (per chi proviene da Milano) dalla ss. 38 dopo Talamona, subito dopo il viadotto sul torrente Tartano ed appena prima di quello che scavalca il fiume Adda. Dopo un primo tratto, ignorata la deviazione sulla destra per la Val di Tartano, la pedemontana ci porta a S. Gregorio, a poco meno di 2 km dalla partenza: si tratta di poche case, raccolte intorno alla quattrocentesca chiesetta che fu abbandonata nel 1821. Il luogo, solitario, quasi a ridosso dell’aspro versante settentrionale del Crap del Mezzodì, è Il versante retico visto dalla Sirta. Foto di M. Dei Caslegato anche a diverse leggende di streghe che, si dice, nei prati vicini venivano un tempo arse al rogo. Proseguendo, eccoci alla Sirta (a 2 km dal punto di partenza). Lo sguardo è subito attratto dall’imponente cupola della chiesa parrocchiale di S. Giuseppe (m. 289), progetta dall’ing. Clemente Valenti di Talamona, iniziata nel 1877 e completata nel 1896. La sua cupola, insolita nello scenario valtellinese, è stata recentemente restaurata (1967) e ricoperta di tegole di Ardesia; con i suoi 38 metri di altezza, è la più grande in provincia di Sondrio.
Dalla Sirta, e precisamente dalle case più alte alle spalle della chiesa, partono due importanti mulattiere, l’una, quella di destra, denominata “Via alla Sostila”, che percorre interamente la val Fabiolo, l’altra, quella di sinistra, che si inerpica sulla sua sponda terminale orientale, raggiungendo il bel terrazzo di Lavisolo e proseguendo per Alfaedo. Il paese è noto anche per un primato di cui i suoi abitanti (i “sirtaröo”) farebbero probabilmente volentieri a meno: data la collocazione, a ridosso di imponenti roccioni del versante orobico (il più famoso è la Caurga, parete di gneiss attrezzata come palestra di roccia per l’arrampicata, con diversi e conosciutissimi percorsi), le case più alte vengono abbandonate dalla luce del sole all’inizio dell’autunno (metà settembre) Il Culmine di Dazio visto dal ponte della Sirta. Foto di M. Dei Case la rivedono solo nell’ultima parte dell’inverno (metà febbraio). Suscita, quindi, una curiosa impressione lo spettacolo invernale del paese costretto ad una lunga ombra forzata nella morsa del gelo, mentre sul versante opposto, quello retico, il sole, nelle belle giornate, dona un po’ di calore che stempera i rigori della stagione.
Una seconda curiosità merita di venire riportata: in epoche antichissime, prima che l’uomo potesse essere testimone di ciò, il torrente Tartano scendeva al fondovalle passando per la val Fabiolo ed uscendo, quindi, dalla profonda e paurosa forra che si trova immediatamente a monte di Sirta; poi deviò il suo corso più ad ovest, ed ora raggiunge l’Adda al termine del grande e sassoso conoide ad est di Talamona, ben visibile da chi percorra la ss. 38. La val Fabiolo è, quindi, ora percorsa da un torrente minore, il Fabiolo, alimentato soprattutto dal torrente Rio d’Assola, che scende, dall’omonima valle.
Prima di proseguire, fermiamoci al bel ponte sull’Adda, per ammirare l’ampio panorama che si apre al nostro sguardo. Verso est, sul fondo della valle, si vede il gruppo dell’Adamello. Più a sinistra, cioè in direzione est-nord-est, vediamo il lungo crinale che dal colle di Triangia, La partenza della mulattiera per Lavisolo ed Alfaedo. Foto di M. Dei Cassopra Sondrio, sale al monte Rolla, scende alla bocchetta del Valdone e riprende a salire fino al monte Canale. Ancora più a sinistra, ecco il crinale che da Berbenno di Valtellina sale a Prato Maslino, all’alpe Vignone, al dosso Cavallo ed al pizzo Bello. Seguiamo, ora, il crinale retico mediovaltelinese verso sinistra: dall’arrotondata cima di Vignone esso scende alla croce dell’Olmo, all’alpe Scermendone ed all’alpe Granda, sopra Ardenno, proprio di fronte alla Sirta, a nord. Proseguiamo verso sinistra: sul limite di sud-ovest della Val Masino si vede il corno di Colino. Verso nord-ovest il panorama è dominato dall’inconfondibile profilo del Culmine di Dazio. Se ci portiamo al limite settentrionale del ponte, potremo anche vedere, ad ovest, il monte Legnone e, alla sua sinistra, alcune cime del versante occidentale della Val Gerola, vale a dire il pizzo dei Galli, il monte Olano, l’appuntita cima della Rosetta, il monte Stavello ed il monte Rotondo. Bello è anche il colpo d’occhio sul fiume Adda, sia verso est che verso ovest.
Se, infine, guardiamo al fiume, due cose ci colpiscono: la grande massa d'acqua che corre sotto il ponte e, come spesso si può osservare, un'onda di riflusso, che risale la corrente da ovest ad est. Per trovare una spiegazione a questi fenomeni dobbiamo guardare verso ovest: La mulattiera per la val Fabiolo. Foto di M. Dei Casin quest’ultima direzione vedremo lo sbarramento idroelettrico che ha suscitato molte discussioni. Riportiamo, al proposito, quanto scrive l’ultima edizione (2000) della Guida Turistica della Provincia di Sondrio, edita a cura della Banca Popolare di Sondrio: “Il bacino artificiale, lungo diversi km, è stato ottenuto sbarrando l’Adda all’altezza di Ardenno…La grande massa d’acqua presente nella piana della Selvetta ha però peggiorato la situazione di un territorio già paludoso, arrecando danni non indifferenti all’agricoltura locale; secondo alcuni, ha contribuito anche a modificare il clima della zona. Un altro danno causato dall’invaso riguarda la vita del fiume… Tale cesura artificiale non permette più quel fenomeno naturale noto come rimonta del pesce che dal lago…risaliva il fiume in cerca di acque fresche e correnti per deporvi le uova… La presenza della diga ha segnato la scomparsa dall’Adda di…specie ittiche di cui era ricca, fra le quali l’anguilla.”
Proseguiamo, ora, lungo la pedemontana orobica, che corre a sud dell’Adda, non lontano dal suo alveo ed a ridosso del versante montuoso, in direzione est: a circa 2 km e mezzo dalla Sirta troveremo il paese di Selvetta. Anche qui lo sviluppo demografico ebbe inizio con la bonifica della piana omonima. La chiesa parrocchiale di San Carlo (m. 278) è anch’essa di recente costruzione. La chiesa di S. Carlo a Selvetta. Foto di M. Dei CasE' interessante osservare che il nucleo di Selvetta è, amministrativamente, diviso in due: il ponte sull'Adda ed il fiume medesimo segnano, infatti, il confine fra Forcola (sotto cui ricade Selvetta di Forcola) e Colorina (sotto cui ricave Selvetta di Colorina).
Da Selvetta parte una strada asfaltata che sale sul versante orobico a ridosso del paese, raggiungendo un bivio: prendendo a sinistra ci si porta a Rodolo, in comune di Colorina, a 4 km da Selvetta, mentre prendendo a destra si raggiunge Alfaedo, in territorio del comune di Forcola, a 5 km da Selvetta.
Ricordiamo che Sirta e Selvetta sono facilmente raggiungibili, dalla ss. 38, anche impegnando due svincoli sulla destra (per chi proviene da Milano), fra Ardenno e S. Pietro di Berbenno, in corrispondenza di altrettanti passaggi a livello. Il primo, posto un km circa oltre Ardenno, ci porta, dopo una curva a gomito destrorsa, al limite settentrionale del ponte della Sirta, in corrispondenza di una fontana e di una bella cappelletta dedicata alla Madonna; il secondo ci porta direttamente al ponte di Selvetta. Chiudiamo questa scheda raccontando una bella passeggiata che ha come punto di partenza ed arrivo la Sirta, e che permette di conoscere le due importanti mulattiere che partono appena alle spalle della chiesa di S. Giuseppe (m. 289). Il fiume Adda alla Selvetta. Foto di M. Dei CasImbocchiamo la mulattiera di destra, segnalata come “Via alla Sostila”, che, alle spalle delle case più alte, comincia un traverso verso destra, in un bel bosco di castagni, per poi piegare a sinistra ed effettuare un secondo traverso, fino a raggiungere la soglia della val Fabiolo, affacciandosi sulla paurosa forra terminale.
Piegando di nuovo a destra, superiamo la stretta della parte terminale della valle e, dopo un breve tratto, raggiungiamo un enorme masso erratico, piombato nel centro della valle dagli aspri versanti che incombono da entrambi i lati. Poco oltre, ecco una cappelletta ed un ponticello (m. 447), che ci consente di lasciare la mulattiera della val Fabiolo e di attraversare il torrente omonimo, alla nostra sinistra, raggiungendo la partenza di un sentierino che taglia l’aspro fianco orientale della valle, superando anche alcuni punti esposti (massima attenzione, quindi!). Una leggenda narra che proprio da qui una processione di morti scese, una notte, nella valle, risalendola poi interamente fino a Campo Tartano. Effettivamente la cupa asprezza dei luoghi costituisce una degnissima cornice per queste rappresentazioni delle paure più arcaiche.
Il sentiero val Fabiolo-Lavisolo. Foto di M. Dei CasTerminata la diagonale, ci riaffacciamo sul versante orobico che guarda alla Valtellina, ad una quota approssimativa di 470 metri. Cominciamo, ora, a scendere, fino a raggiungere il limite occidentale del bel terrazzo dei prati di Lavisolo (m. 461). Sulla sinistra troviamo facilmente la mulattiera che sale ai prati dalla Sirta: percorrendola in discesa, ci caliamo, con qualche tornante, in un canalone che si apre immediatamente a nord dell’impressionante formazione rocciosa della Caurga. In breve, la mulattiera ci riporta alla Sirta, dopo poco più di un’ora di cammino (il dislivello superato in salita è di poco meno di 200 metri).

Difficoltà
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Dislivello
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Tempo
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(una versione Powerpoint della suddetta relazione è
disponibile richiedendola via e-mail all'autore)

- Cartina Kompass del Parco delle Orobie Valtellinesi
Testo e fotografie a cura di M. Dei Cas

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Ultima Modifica: Domenica, 11 Febbraio, 2007

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