La cima che domina Campo Tartano

 

 

Il Culmine di Campo. Foto di M. Dei Cas Il Culmine di Campo è l’arrotondata formazione rocciosa che sovrasta Campo Tartano, ed è posta, nella bassa Val di Tartano, proprio in corrispondenza della sua biforcazione terminale, scendendo al fondovalle nei due rami occidentale (quello percorso dal torrente Tartano, che sfocia nell’Adda dopo aver attraversato il lungo conoide di deiezione ad ovest di Talamona) ed orientale (la val Fabiolo, dove in tempi remotissimi scorreva il Tartano, raggiungendo il fondovalle in corrispondenza dell’attuale Sirta).
Alla sua cima (m. 1301) si può salire facilmente da Campo, per un ripido sentiero. Vale però la pena, se si ha a disposizione un’intera giornata, scegliere un itinerario più lungo ma più suggestivo, che passa per la bassa e media val Fabiolo, sale a Sostila a da qui al crinale fra la valle e la bassa Valtellina, seguendolo, infine, fino alla cima. Partiamo, dunque, dalla chiesa di San Giuseppe alla Sirta (m. 289): proprio alle sue spalle si trova il cartello che indica la Via alla Sostila, una bella mulattiera che, nel primo tratto, Ponte sulla mulattiera di val Fabiolo. Foto di M. Dei Cassale sul fianco della montagna, verso destra, piegando poi a sinistra ed avvicinandosi all’imbocco della valle. Prima di entrare nella valle ci si può soffermare a godere di un bello scorcio panoramico sulla Sirta, sul fiume Adda e sul paese di Ardenno.
La mulattiera scende per un breve tratto, per poi volgere a sud ed entrare nella valle, che suscita, soprattutto in questo primo tratto, un senso di chiusura quasi claustrofobica. Ecco come menziona quest’antica e gloriosa mulattiera, storica porta di accesso alla Val di Tartano, la Guida alla Valtellina del CAI, nell’edizione del 1884: “(Da Sirta) si diparte una strada, che, frammezzo a cupa e fantastica gola, svolgentesi a spirale, conduce a Campo in Val di Tartano”. Cupi e fantastici, cioè tali da sollecitare la fantasia e l’immaginazione, sono appunto i muraglioni tormentati ed incombenti che sembrano osservare, con sguardo severo e quasi sprezzante, i nostri passi. Mentre il fondovalle è avvolto dall’ombra, cominciano ad apparire, alle spalle, le cime del versante retico, immerse nella luce.
Oltrepassati, sulla nostra sinistra, un enorme masso erratico, una cappelletta ed un ponticello che conduce al sentiero per Lavisolo, incontriamo un secondo ponticello, valicando il quale passiamo dal lato destro della valle (per noi) a quello sinistro. Raggiungiamo, quindi, la località Bores, o Bures (m 650). La mulattiera di val Fabiolo. Foto di M. Dei CasQui troviamo un primo ponticello, che porta ai prati del maggengo, dove si trova anche una cappelletta; proseguendo, troviamo un quarto ponte, che ci fa tornare sul lato destro (per noi) della valle e, dopo un breve tratto, la deviazione per Sostila, sulla nostra destra, segnalata da un cartello in cattive condizioni.
Lasciamo, ora, la mulattiera che si accinge a descrivere una “S”, proseguendo nella salita verso Somvalle, ed iniziamo, a nostra volta, la salita a Sostila. Essa si svolge in parte nel bosco, in parte all’aperto, offrendo la possibilità di osservare squarci sempre più ampi dello scenario alpino. L’abitato di Sostila (m. 821), con la sua incantevole chiesetta della Madonna della Neve, è ancora abitato, per gran parte dell’anno, da pochissime persone, ma si anima d’estate, per la presenza di diversi villeggianti, e soprattutto in agosto, in occasione della celebrazione della festa della Madonna della Neve. Dobbiamo ora puntare alla sella sul crinale che separa la valle dalla bassa Valtellina. Per raggiungerla, possiamo sfruttare la mulattiera, che prosegue oltrepassando il piccolo cimitero, raggiungendo la frazione di Aret e volgendo a sinistra, oppure un ripido sentierino, che si arrampica sui prati, dietro la chiesetta.
Sostila. Foto di M. Dei CasGiunti finalmente alla sella, a quota 977, ci si trova di fronte al brullo ma suggestivo profilo del Crap del Mezzodì (m 1031), che chiude la visuale a nord. Alla sua sinistra, sullo sfondo, è ben visibile la valle di Spluga, in Val Masino. La visuale, ad ovest, raggiunge la sommità del Lario.
Alla nostra sinistra vediamo un sentierino, che volge a sud-ovest, porta ad un crocifisso e prosegue sul crinale. La traccia, che spesso si fa labile, percorre, verso sud, il crinale che separa la val Fabiolo dalla bassa Valtellina. La salita avviene, in buona parte, in un bosco che, nelle belle giornate, appare pervaso di luce, in un’atmosfera di fiabesca bellezza. Superato, sulla sinistra, un modesto gradino roccioso, il sentiero raggiunge una pineta e prosegue quasi pianeggiante. Ignorata una deviazione a destra, torniamo a salire, mentre a destra si apre un primo scorcio della Val di Tartano. Nel fianco orientale della valle si nota l’imbocco della laterale val Vicima. Appare anche l’abitato di Campo Tartano e, sul sottostante fondovalle, lo sbarramento idroelettrico sul torrente Tartano.
Non è facile individuale dove sia esattamente il punto sommitale: La bassa Valtellina vista dalla bocchetta sopra Sostila. Foto di M. Dei Casdi certo si trova nella bella pineta che stiamo attraversando. Il bosco regala senza dubbio suggestioni ed incantevoli giochi chiaroscurali, ma toglie molto valore panoramico alla cima. Poi il sentiero si affaccia al versante meridionale, che guarda su Campo. A qualche decina di metri di distanza, sulla sinistra, si trova una grande croce, ben visibile da Campo, e collocata poco sotto la cima. Tornati sul sentiero, scendiamo, infine, facilmente al paese. Il sentiero è, nel primo tratto, assai ripido, ma si fa poi più dolce, fino a raggiungere le sue case più alte (m 1062). Il tempo necessario per salire dalla Sirta al Culmine è di poco meno di tre ore, necessarie per superare un dislivello approssimativo in salita di 1010 metri.
Come tornare? Ecco due possibilità. La più breve è quella che sfrutta integralmente la mulattiera della val Fabiolo. Per trovarne la partenza, basta prendere a sinistra e procedere, oltre il cimitero di Campo, verso l’evidente sella erbosa posta ad est del Culmine, presso la frazione di Ca’ (che appartiene al comune di Forcola). Sul limite del prato si trova una cappelletta, presso la quale parte la mulattiera che scende nella valle.
Il sentiero per il Culmine di Campo. Foto di M. Dei CasPrima di scendere, però, non possiamo non gettare uno sguardo all’ottimo panorama sul gruppo del Masino che si apre dalla sella, a quota 1080 metri: mancano all’appello diverse cime, ma, da sinistra, possiamo riconoscere, in primo piano, le cime della Merdarola e la costiera Cavislone-Lobbia, poi, in secondo piano, le più note cime del monte Porcellizzo, dei pizzi Badile, Cengalo e Gemelli, dei pizzi del Ferro e della cima di Zocca. I più famosi cima di Castello, punta Rasica e pizzi Torrone sono nascosti dalla costiera Arcanzo-Remoluzza. Occhieggiano appena, sulla destra, infine, il monte Disgrazia ed i Corni Bruciati.
La mulattiera, nel primo tratto, scende verso destra, avvicinandosi alla bella cascata che il Rio d’Assola forma precipitando dalle ultime scoscese rocce della valle omonima. Poi pieghiamo leggermente a sinistra e scendiamo ai prati della Sponta (m. 909). La successiva discesa ci fa entrare in una bella selva di faggi, abeti e pini silvestri. Qui troviamo anche alcuni massi erratici, che conferiscono al luogo un particolare fascino arcano. Usciti dalla selva, incontriamo, poi, un ponticello, che ci fa passare sul lato occidentale della valle Il Crap del Mezzodì visto dal sentiero per il Culmine di Campo. Foto di M. Dei Cas(a sinistra del torrente, per noi che scendiamo), prima di affrontare la doppia curva ad “S” (a sinistra, prima, poi a destra), che ci riporta al bivio per Sostila, dal quale proseguiamo nella discesa alla Sirta per la medesima via di salita.
Il ritorno può avvenire anche, per via più lunga ma sicuramente interessante, sfruttando una seconda mulattiera storica, quella che dal conoide del Tartano sale alle frazioni basse di Campo: anch’essa veniva sfruttata per accedere alla Val di Tartano, anche se era assai meno frequentata. Per trovarla, portiamo da Campo Tartano, seguendo la carrozzabile che scende verso il fondovalle, alla frazione di Dosso di Sotto (m. 872), che si trova a valle della strada (cioè sulla nostra sinistra), dopo i primi due tornanti (segnalati come dodicesimo ed undicesimo, e tali sono, infatti, per chi sale) e prima della caratteristica breve galleria scavata nella roccia.
Raggiunte le case, dopo la breve rampa di accesso alla carrozzabile, prendiamo a destra, fino a trovare la partenza della mulattiera che, con diversi tornanti, scende, con direttrice ovest-nord-ovest, La croce del Culmine di Campo. Foto di M. Dei Caslungo un ampio dosso boscoso, fino al fondovalle. In alcuni tratti la mulattiera si restringe a sentiero assediato dalla debordante vegetazione (qui, d’estate, è bene indossare i pantaloni lunghi, o almeno una tuta), ma è sempre ben visibile. Il fondo è particolarmente buono e gradevole nel bel bosco di castagni che riveste la parte media del dosso: qui incontriamo anche, a quota 559, una cappelletta, l’immancabile “posa”, nelle mulattiere di montagna, cioè il punto di sosta per chi sale, e si trova nella periodica necessità di ritemprare le forze ed elevare lo spirito.
Nell’ultimo tratto la mulattiera diviene un sentiero, che, dopo qualche saliscendi, termina ad una pista sterrata, nei pressi di una grande roccia. Si tratta di una pista che corre, su un argine, a nord-est del torrente Tartano, non lontano dal suo alveo sassoso. La dobbiamo percorrere per un breve tratto, fino a trovare una pista secondaria che se ne stacca sulla destra e ci porta, in breve, ad una zona sassosa, costellata di vegetazione disordinata. Qui dobbiamo, probabilmente, intuire od indovinare, Campo Tartano. Foto di M. Dei Caspiù che trovare, un sentierino che la vegetazione si è quasi interamente mangiata, e che ci porta a ridosso del versante montuoso, dove un sentierino un po’ più visibile, percorso verso sinistra, porta alla piazzola di una centrale idroelettrica.
Ora il percorso è facile: seguiamo la stradina che dalla centrale scende alla strada per la Val di Tartano, immettendosi in essa ad un tornante destrorso (per chi scende). Ora percorriamo questa seconda strada, fino al punto in cui, a sua volta, si immette nella pedemontana orobica. Prendendo, qui, a destra ci troviamo in breve a San Gregorio, e da qui torniamo alla Sirta, dove abbiamo lasciato l’automobile. Questa mulattiera può anche essere sfruttata, percorrendola in salita, per un interessante anello che la combina con la più famosa mulattiera storia della val Fabiolo: possiamo, cioè, salire per la prima a Campo e scendere lungo la seconda alla Sirta.
Segnaliamo, per completezza, un’ultima possibilità. Se, per qualsiasi motivo, vogliamo toccare anche al ritorno Sostila, senza però risalire al Culmine di Dazio, possiamo sfruttare il sentiero che dalla frazione di La cappelletta sulla mulattiera che scende dal Dosso di sotto. Foto di M. Dei CasDosso di sopra porta alla bocchetta di quota 977. La strada che porta a questa frazione si stacca anch’essa, ma sulla destra, alla carrozzabile che scende da Campo Tartano, e si fa ben presto mulattiera. Raggiunta la graziosa frazione, a quota 952, proseguiamo fino all’ultima casa, oltre la quale parte, ben visibile, un sentiero che si snoda sull’aspro e tormentato fianco occidentale del Culmine, nel cuore di una selva che regala, aprendosi di tanto in tanto, ottimi scorci panoramici sulla bassa Valtellina. Superato un aspro vallone, si scende un po’, prima di ricominciare a salire, trovando anche alcuni punti esposti, che richiedono, quindi, grande attenzione.
Poi il sentiero opera una svolta a destra e si immette nel cuore del canalone che adduce alla bocchetta. Nell’ultimo tratto saliamo proprio a ridosso dell’impressionante e strapiombante fianco occidentale del Crap del Mezzodì. Alla fine, come se, dantescamente, uscissimo a riveder le stelle, ci lasciamo alle spalle il terreno ombroso che abbiamo attraversato e sbuchiamo all’apertura della sella. Le case del Dosso di sopra. Foto di M. Dei CasCi sembra, ora, di respirare. Sotto di noi, Sostila, per la quale torniamo al fondo della val Fabiolo e, alla fine, alla Sirta.

Difficoltà
E
Dislivello
1010 m
Tempo
3 h

Il sentiero Dosso di sopra-Bocchetta sopra Sostila. Foto di M. Dei Cas



(una versione Powerpoint della suddetta relazione è
disponibile richiedendola via e-mail all'autore)

- Cartina Kompass del Parco delle Orobie Valtellinesi
Testo e fotografie a cura di M. Dei Cas

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Ultima Modifica: Domenica, 11 Febbraio, 2007

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