L'alpe sotto la cima della Zocca

 

 

L'alpe d'Assola. Foto di M. Dei Cas Tre sono gli alpeggi che si trovano nel territorio del comune di Forcola, l’alpe Vicima, nel cuore dell’omonima valle, laterale della Val di Tartano, l’alpe della Zocca, a monte dell’omonima valle minore, che confluisce in quella di Vicima, e l’alpe d’Assola, che si trova a monte della valle omonima, su un lungo dosso che dalla cima di Zocca scende verso nord-ovest.
Quest’ultima merita di essere visitata per la bellezza e panoramicità dei luoghi. Il nome suggerisce ampi spazi assolati, luminosi, ed in effetti è proprio così: questo felice terrazzo panoramico, nelle belle giornate, è avvolto a fasciato da ogni lato dalla luce, per cui regala, soprattutto nel primo autunno o a primavera inoltrata, un’impagabile sensazione di leggerezza ed armonia. Aggiungiamo l’ottimo panorama che da qui si apre, sia sull’alto Lario che sul gruppo del Masino, e potremo dire di aver offerto più di un buon motivo per eleggere l’alpe a meta di una bella, facile e non lunga escursione.
Il punto di partenza è Somvalle, piccolo nucleo in territorio del comune di Forcola, che si trova presso la sella erbosa dalla quale si scende in val Fabiolo, subito dopo Campo Tartano, a sinistra della strada che prosegue per Tartano. Per raggiungerlo imbocchiamo la strada che sale in Val di Tartano, staccandoci dalla ss. 38, sulla destra (se veniamo da Milano) subito dopo il viadotto sul Tartano ed appena prima di quello sull’Adda. Somvalle. Foto di M. Dei CasImbocchiamo così la pedemontana orobica, che però lasciamo ben presto, staccandocene sulla destra, per salire lungo l’aspro fianco occidentale del Crap del Mezzodì, sfruttando la strada tracciata alla fine degli anni ’50 del secolo scorso. Dopo 12 tornanti, siamo a Campo Tartano; poco oltre il cimitero, troviamo, sulla sinistra, la deviazione per Somvalle (m. 1082), che dista circa 11 km e mezzo dalla ss. 38.
Lasciata qui l’automobile, cerchiamo, alle spalle della graziosa piazzetta del borgo (dove una fresca fontana ci può aiutare a rifornirci di un’adeguata scorta d’acqua), il sentiero che sale all’alpe d’Àssola. La prima parte del sentiero è piuttosto ripida: si lascia alle spalle i prati che sovrastano le case, supera un casello dell’acqua e prosegue diritta per un buon tratto, disegnando una lunga diagonale verso sud est e raggiungendo il crinale di un largo dosso. La salita è piuttosto faticosa, e qualche pausa permette non solo di riprendere fiato, ma anche di godere di buoni scorci panoramici sul Culmine di Campo, su Campo Tàrtano e sulla bassa Valtellina.
Improvvisamente, ad una quota approssimativa di 1260 metri, il sentiero volge quindi ad est, e troviamo una serie di nervosi tornanti, che ci fanno guadagnare rapidamente quota, sempre rimanendo nel bosco. Dopo un ultimo tornante sinistrorso, ad una quota di poco inferiore ai L'alpe d'Assola. Foto di M. Dei Cas1450 metri, percorriamo un tratto verso nord-est, che ci porta proprio sullo spigolo del dosso che scende verso ovest, piegando poi verso ovest-nord-ovest, dalla cima della Zocca. Uno squarcio nella vegetazione ci regala un suggestivo colpo d’occhio su Campo Tàrtano, che appare sotto di noi. Poi abbandoniamo la luce per addentrarci nella penombra di una fresca e fitta pineta, ed effettuare un lungo traverso in direzione est, con un percorso semipianeggiante lungo il fianco meridionale della valle d’Assola. La pineta è stupenda, davvero suggestiva: se abbiamo tempo, possiamo lasciare per un po’ il sentiero e girovagare liberamente sul versante a monte, scegliendo le zone più tranquille.
Alla fine, tornati sul sentiero, usciamo dal bosco, presso il rudere di una baita posta a 1639 metri di quota, ed attraversiamo, pochi metri oltre, il Rio d’Assola, che scorre nell’omonima ripida valle, per poi precipitare con una suggestiva cascata nell’alta val Fabiòlo. Ci ritroviamo, così, sul limite inferiore dell’alpe omonima, alla quota approssimativa di 1700 metri. Salendo verso le prime baite (e rimanendo nei pressi del limite di sinistra dei prati dell’alpe), possiamo osservare, verso sud est (alla nostra destra), la cima della Zocca (m. 2166), che, con la sua breve ma pronunciata cima rocciosa, domina l’alpe.
La cappelletta all'alpe d'Assola. Foto di M. Dei CasOltrepassata la prima baita, saliamo alla cappelletta che protegge l’alpe, ed è collocata presso un gruppo di baite, a quota 1761. Il dipinto al suo interno raffigura una Madonna con bambino, alla cui destra si trova S. Antonio. Il gruppo di baite principale, con la casera dell’alpe, è però alla nostra destra, a quota 1737. Da queste parte un sentiero che, attraversato il Rio d’Assola, prosegue, in direzione sud-ovest, tagliando il boscoso fianco sud-occidentale della cima della Zocca, fino a raggiungere il filo del dosso che da questa scende verso ovest, in un punto protetto, a quota 1836. Poco oltre, il sentiero comincia a scendere fino alla casera del Piazzo (m. 1730), che si trova a circa mezzora di cammino da quella dell’alpe d’Assola.
Torniamo ora all’alpe: salendo ancora, oltre la cappelletta, incontriamo una nuova baita, mentre alle nostre spalle si fa più ampia la visuale sulle montagne della Val Masino e sulla bassa Valtellina. Oltre gli abeti ed i larici dell’alpe, infatti, campeggia la testata della Val Masino (che mostra, da sinistra, il monte Porcellizzo, la punta Torelli, pizzi Badile e Cengalo, i pizzi Gemelli, i pizzi del Ferro, la cima di Zocca, le cime di Arcano, degli Alli e dell’Averta, dietro le quali si affacciano a malapena la più nota cima di Castello e la punta Rasica, i pizzi Torrone, il monte Sissone ed il monte Disgrazia), mentre verso ovest Il gruppo del Masino visto dall'alpe d'Assola. Foto di M. Dei Caslo sguardo incontra innanzitutto il Culmine di Campo, poi la bassa Valtellina, infine l’alto Lario, incoronato dalle cime delle alpi Lepontine.
A sinistra, cioè verso sud-ovest, possiamo anche scorgere un bello scorcio delle Orobie occidentali, con l’inconfondibile corno del monte Legnone, che ne segna il confine, e le cime del fianco occidentale della Val Gerola, vale a dire, da sinistra, il pizzo dei Galli, il pizzo di Olano, il monte Combana, il monte Stavello, il monte Rotondo ed il pizzo Mellasc. A destra, invece, cioè verso nord-est, si mostra la testata della Costiera dei Cech, che propone, da sinistra, il monte Sciesa, la cima di Malvedello e la cima del Desenigo. Proseguendo verso destra, si distinguono i passi di Primalpia e Talamucca, fra valle di Spluga e Valle dei Ratti, la cima del Calvo o monte Spluga e le cime della Merdarola.
Poco prima del limite superiore dell’alpe un sentiero si inoltra nel bosco. Seguendolo, saliamo per un tratto verso nord est, svoltando a sinistra e sbucando, dopo un breve tratto, presso la baita più alta, presso il crinale (m. 1930). Può terminare qui, dopo circa due ore o poco più di cammino (il dislivello superato in altezza è approssimativamente di 750 m) la nostra escursione, in questo terrazzo ancor più panoramico: teniamo però presente che, proseguendo lungo il crinale, si raggiunge la conca posta immediatamente sotto la cima della Zocca, La baita più alta all'alpe d'Assola. Foto di M. Dei Case da questa si può facilmente salire ad una bocchettina che precede di pochi metri la cima, posta a 2166 metri.

Difficoltà
E
Dislivello
750
Tempo
2 h



(una versione Powerpoint della suddetta relazione è
disponibile richiedendola via e-mail all'autore)

- Cartina Kompass del Parco delle Orobie Valtellinesi
Testo e fotografie a cura di M. Dei Cas

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Ultima Modifica: Domenica, 11 Febbraio, 2007

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