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di S. Provino di Dazio
Nascosta
dietro la caratteristica formazione montuosa del Culmine di Dazio, che
fa da spartiacque fra bassa e media Valtellina, sta un’incantevole
piana, dove riposa il paesino di Dazio, a 568 metri sul livello del
male, uno dei più piccoli della provincia di Sondrio (3,73 kmq).
Qui possiamo trovare piante da frutta, oleandri, allori e palme, grazie
al clima particolarmente mite che si gode anche nella stagione invernale.
La bellezza del luogo era apprezzata anche nei secoli passati. Ecco
come il Güler von Weineck, governatore della Valtellina per le
Tre Leghe dal 1587 al 1588, nell’opera “Raetia”, del
1616, lo presenta: “Venne così chiamato dalla parola dazio,
perché un tempo il bestiame che si recava ad alpeggiare nella
Valmasino doveva, passando di qui, pagare una tassa al feudatario. Questo
villaggio sorge in amena posizione in una fertile pianura montana, elevata
circa mille passi sull’Adda. All’estremo di questa pianura,
verso mezzodì, sorge un piccolo monte detto la Colma di Dazio…A
ponente di Dazio scorre il torrente montano chiamato Tovate e si stende
la foresta di Roncaglia, la quale ripara il paese dai venti impetuosi
del lago. I venti settentrionali vengono invece trattenuti dal monte
di Caspano; e tutte queste condizioni favorevoli rendono il luogo salubre
e fertile.”
La
piana di Dazio rappresenta una sorta di porta naturale che congiunge
il limite orientale della Costiera dei Cech con la Val Masino. Di qui
passarono, fra gli altri, quegli alpeggiatori che, nei secoli scorsi,
provenendo da Mello, cercarono nelle zone più remote della Val
Masino nuovi alpeggi, dando così il nome a quella Val di Mello
oggi celebre in tutto il mondo.
La conca è chiusa a sud dalla già citata formazione del
Culmine di Dazio, ed a nord dall’estrema propaggine della Costiera
dei Cech, che propone il tipico scenario alpino della Val Toate (o Tovate),
nel quale spiccano, da est (destra), il corno di Colino (m. 2504), la
torre di Bering (m. 2412), la cima quotata 2716 e la cima del Desenigo
(m. 2854).
Oggi (2005) Dazio è un piccolo comune, di 371 abitanti, il cui
territorio è delimitato, a sud, dal crinale del Culmine di Dazio,
ad ovest dalla valle del torrente Toate, a nord dai boschi immediatamente
a monte della chiesetta di S. Anna e, infine, ad est dalla frazione
di Regolido (dalla quale si apre uno scorcio bellissimo sulla media
Valtellina e sul gruppo dell’Adamello) e dal versante orientale
del Culmine di Dazio.
Un piccolo territorio, denso però di storia, colore e tradizioni,
che si anima, in particolar modo, d’estate, quando gli emigrati
“romani” tornano alla terra da cui partirono i loro avi.
I suoi abitanti hanno fama di essere particolarmente ingegnosi, ma
anche
bizzarri ed imprevedibili, tanto da essere denominati, simpaticamente,
"i matt de Dasc" (ma, per evitare reazioni risentite, ricordiamoci
di chiamarli con il più corretto ed asettico “daziesi”).
Nel Medio-Evo Dazio Dazio rientrava nel terziere inferiore della Valtellina
e nella squadra di Traona, ed apparteneva alla pieve di Ardenno (dalla
quale si staccò nel 1637). Negli Statuti di Como del 1335 figurava
come “comune loci de Dacio et eius vicinantia”. Il territorio
comunale comprendeva, alla metà del secolo XVIII, anche le contrade
di Rovoledo e Ceredo. Il vescovo di Como, di origine Morbegnese, Feliciano
Ninguarda, nella sua visita pastorale del 1589, vi contò 80 fuochi
(400-500 abitanti). Una generazione dopo, nel 1624, a Dazio si registravano
502 abitanti.
A distanza di pochi anni Valtellina e Valchiavenna vennero investiti
dalla tremenda epidemia di peste portata dai Lanzichenecchi (1629-30),
che scesero dallo Spluga nel contesto della Guerra dei Trent’Anni:
la popolazione complessive delle valli fu decimata (si passò,
forse, da 140.000 a 40.000 abitanti), ed anche Dazio risentì
duramente di questo colpo. Iniziò, nella seconda metà
del Seicento, quel consistente flusso migratorio verso Roma che ha creato,
nella capitale, un’importante colonia di emigranti dal paese.
Solo nel Settecento iniziò una progressiva ripresa, ma ancora
alla fine del secolo, quando la bufera napoleonica pose fine al
dominio
delle Tre Leghe in Valtellina e Valchiavenna, e precisamente nel 1797,
la popolazione di Dazio (322 abitanti) risultava assai inferiore rispetto
al 1624. Con l’organizzazione del dipartimento dell’Adda
nel regno d’Italia (decreto 8 giugno 1805), il comune di Dazio
venne ad appartenere al cantone V di Morbegno, come comune di III classe,
con 263 abitanti. Nel 1815, poi, quando il dipartimento dell’Adda
venne assoggettato al dominio della casa d’Austria nel regno lombardo-veneto,
Dazio figurava, con 276 abitanti, insieme a Campovico e Valmasino, comune
aggregato al comune principale di Civo, nel cantone V di Morbegno.
Nella seconda metà dell’Ottocento iniziò una progressiva
crescita demografica che portò gli abitanti a 413 nel 1861 (anno
in cui fu proclamato il Regno d’Italia), a 459 nel 1911 ed a 527
(massimo storico) nel 1921. Negli anni trenta un nuovo flusso migratorio,
però, invertì la tendenza, riportando la popolazione a
360 abitanti nel 1936. Nel secondo dopoguerra, infine, la popolazione,
pur subendo qualche oscillazione, rimase sostanzialmente stabile al
di sopra dei 300 abitanti (attualmente, nel 2005, sono 371).
L’accesso
al paese in automobile può avvenire per tre vie. La più
semplice è costituita dalla strada che parte dal ponte sull’Adda
all’uscita di Morbegno per la Costiera dei Cech: staccandosi dalla
ss. 38 sulla sinistra all’altezza del primo semaforo all’ingresso
di Morbegno (per chi proviene da Milano, indicazione per la Costiera
dei Cech), si raggiunge il ponte e, dopo averlo attraversato, si prende
a destra, salendo sulla comoda carrozzabile che porta, dopo 5 km, a
Dazio.
Dalla strada statale della Val Masino si può, invece, raggiungere
il paese staccandosene, sulla sinistra, all’altezza del Ponte
del Baffo (prima di Cataeggio), ed imboccando la strada che passa nei
pressi di Cevo e prosegue (strada di Valpòrtola) entrando nella
Costiera dei Cech all’altezza di Bedoglio. Qui, invece di continuare
verso Caspano, si scende verso sinistra e, superati Cadelpicco e Cadelsasso,
si raggiunge la piana di Dazio.
Con itinerario un po’ più lungo ma assai bello e panoramico,
infine, ci si può portare a Dazio partendo da Traona, sul fondovalle,
al centro della Costiera dei Cech, salendo a Mello e proseguendo verso
Civo; da qui si prende la strada che porta a Serone (centro amministrativo
del comune di Civo), per poi scendere a Dazio.
Chi, invece, preferisse salire a piedi a Dazio dal fondovalle, può
scegliere fra tre itinerari, che partono da Pilasco, frazione di Ardenno,
Desco, frazione di Morbegno, e Campovico, anch’esso frazione di
Morbegno. Si tratta, in tutti e tre i casi, di
camminate
che non richiedono un grande impegno fisico, e regalano colori, profumi
e panorami di grande impatto emotivo.