Il Culmine di Dazio, o, con
termine dialettale, Colmen, o anche Culmen (m. 913), con il suo inconfondibile
profilo arrotondato, si pone come spartiacque fra la media e la bassa
Valtellina, fra la piana di Ardenno, ad est, ed il conoide di Talamona,
ad ovest. Qui in fondovalle effettua una doppia curva, ad “s”,
proprio perché nel suo corso sull’asse est-ovest si trova
la strada sbarrata da questa formazione montuosa.
Di essa scrive il Guler von Weineck, nel resoconto del suo viaggio in
terra di Valtellina, pubblicato nel 1616: “All’estremo di
questa pianura (di Dazio), verso mezzodì, sorge un piccolo monte,
detto Colma di Dazio: è dirupato, sterile e roccioso, ma sulla
cima ha una piccola pianura; ivi si notano le rovine di un antico castello
e parimenti cisterne, cunicoli sotterranei e miniere di ferro abbandonate.”
Curiosa è la natura geologica del monte: le rocce della sua sommità
sono costituite da un plutone granitico, il cosiddetto “granito
di Dazio”, generato dall’intrusione di magma in una preesistente
struttura di rocce metamorfiche. Ciò avvenne in tempi antichissimi,
prima ancora che la catena alpina si fosse formata.
Il
monte, dunque, è un vero e proprio vegliardo, al cui cospetto
le più alte ed eleganti cime del gruppo del Masino sono ancora
pivellini.
L’azione erosiva dei ghiacciai che nel quaternario scesero dalla
Val Masino e dall’alta Valtellina fino alla bassa valle non riuscì,
quindi, ad aver ragione di questo monte dal cuore di granito, che rimase,
al centro della valle, come segno di tempi remotissimi. Tale azione,
però, lo modellò, conferendogli la caratteristica forma
arrotondata per la quale è facilmente riconoscibile dai più
diversi angoli di visuale della media e bassa Valtellina. Aggiunge pregio
alla zona la costituzione di un'area naturalistica protetta.
La salita alla cima partendo dalla piana di Dazio non è più
che una facile passeggiata, che sfrutta una comoda e tranquilla mulattiera.
Per effettuarla, dobbiamo partire dal cimitero del paese, staccandoci
dalla strada principale che corre a sud del paese e percorrendo una
pista sterrata (seguiamo le indicazioni per il Crotto). Ignorata una
deviazione verso destra, raggiungiamo, in breve, il Crotto, per poi
oltrepassarlo ed addentrarci in un bosco di castagni. La mulattiera,
sempre evidente e ben segnalata, con segnavia rosso-bianco-rossi, sale,
con ampi tornanti, verso la cima della Colmen (913 m), dove termina.
Se il tempo è bello, il panorama è molto ampio, sul versante
della media Valtellina, su quello orobico e su quello della Val
Màsino.
Guardando a sud, possiamo vedere l’intera la val Vicima (la prima
laterale che si trova, sulla sinistra, entrando in val di Tartano, dopo
Campo) ed il passo di Vicima, che permette la traversata in Valmadre.
L’occhio esperto può riconoscere, in primo piano e leggermente
a sinistra rispetto alla val Vicima, un’altra Colmen, quella di
Campo Tartano (il Culmine di Campo). Guardiamo ora verso nord: riconosceremo
alcune importanti cime del gruppo del Masino-Disgrazia: da sinistra,
i tre pizzi del Ferro, Occidentale, Centrale ed Orientale, la cima di
Zocca e la cima di Castello; poi le cime della costiera Remoluzza-Arcanzo
rubano la scena ai più importanti pizzi Torrone, ma non al monte
Disgrazia, alla cui destra emerge la tozza sagoma del Sasso Arso.
Il pianoro della cima, dove troviamo anche un tavolino, sembra immerso,
soprattutto in autunno ed in inverno, in un’atmosfera magica.
Abbiamo superato circa 350 metri di dislivello, in un’ora di cammino.
Possiamo anche percorrere un lungo tratto del crinale di cima, seguendo
una traccia di sentiero ed incontrando una micro-pozza d’acqua.
Antichi sentieri, di cui però ora si è persa la traccia,
consentivano di scendere per via diversa, seguendo, cioè, una
direttrice occidentale ed una meridionale che conduceva a Porcido. Un
progetto del CAI di Morbegno prevede il ripristino di questi sentieri:
la cosa non potrebbe che suscitare il più vivo plauso di tutti
gli appassionati dell’escursione.
Una preziosa segnalazione: la salita alla Colmen è possibile
anche in mountain-bike; si tenga presente, però, che il
fondo
non sempre agevole la rende un po' faticosa.
Non possiamo, infine, non riferire, in questa pagina dedicata al Culmine
di Dazio, di una bella opportunità escursionistica resa possibile
dalla recente iniziativa del CAI di Morbegno, che ha ripulito e segnalato
l’antico sentiero che da Paniga sale a Porcido e di qui prosegue
per la cima della Colmen. Un sentiero godibilissimo in autunno, inverno
(in assenza di neve e su terreno asciutto) e primavera, che può
costituire, oltretutto, un interessante quanto poco conosciuto itinerario
che consente di raggiungere Dazio partendo dal fondovalle. Punto di
partenza è il paesino di Paniga, ai piedi della Colmen, fra Campovico,
ad ovest, e Desco, ad est.
Lo si raggiunge staccandosi dalla ss. 38, per chi proviene da Milano,
allo svincolo segnalato per Paniga, sulla destra, dopo Morbegno e poco
prima del viadotto sul torrente Tartano (allo svincolo corrisponde,
sul lato opposto – settentrionale – della ss. 38 il ben
visibile ponte arcuato di Paniga, che scavalca il fiume Adda). Una volta
lasciata la strada statale, dopo pochi metri dobbiamo prendere a destra,
passando sotto un cavalcavia. Dopo una successiva curva a destra, raggiungiamo
il ponte di Paniga, sul quale il senso unico alternato è regolamentato
da un semaforo.
Valicato il ponte, siamo a Paniga. Invece di piegare a sinistra (direzione
per Campovico) o a destra (direzione per Desco), proseguiamo diritti,
entrando in paese, e prendiamo, poi, a destra, fino al parcheggio nei
pressi della chiesa della Madonna delle Grazie (edificata nel 1979),
riconoscibile per la pianta circolare: qui, a 241 metri, lasciamo l’automobile.
Sul lato opposto della strada, rispetto a parcheggio, cioè sul
lato nord vediamo, su una roccia presso un muretto, un segnavia bianco-rosso,
che indica la partenza del sentiero. Prendendo a sinistra ci portiamo
ad una cappelletta e, seguendo un
sentierino
che corre alle spalle delle case a ridosso del versante meridionale
della Colmen, raggiungiamo il punto nel quale inizia la salita.
Su un muraglione di cemento, alla nostra destra, vediamo una grande
scritta con una freccia verde, “Porcido”, che segnala, appunto,
il sentiero per il paesino di mezza costa che costituisce la tappa intermedia
della salita alla Colmen.
Il sentiero, zigzagando, supera alcuni rustici e guadagna rapidamente
quota, regalando alcuni begli scorci su Paniga, Talamona e Morbegno.
Si tratta di un bel sentiero, in parte scalinato e scavato nella roccia,
che si inerpica sul ripido versante che sovrasta Pania, detto, con voce
dialettale, “büró”. Alcuni punto esposti sono
protetti da corrimano. Dopo il primo strappo, raggiungiamo il muragione
di un rudere, oltrepassato il quale il sentiero riprende a salire, uscendo
gradualmente dalla selva e dipanandosi fra rocce e vegetazione disordinata.
Di tanto in tanto, volgendo lo sguardo a destra, possiamo ammirare il
conoide del torrente Tartano, Talamona e Paniga. Non allentiamo, però,
l’attenzione, perché in alcuni punti un passo falso può
procurare una caduta dalle conseguenze anche serie (e questo sia detto
anche per alcuni punti
del
tratto Porcido-Culmine). I tornantini si succedono, anche serrati, ed
il sentiero conserva l’andamento complessivo verso nord-est.
Dopo qualche ultima giravolta fra muretti a secco, eccoci, dopo tre
quarti d’ora circa dalla partenza, alla parte bassa occidentale
dei prati di Porcido. Questo nucleo incantevole riposa su un bel pianoro
di mezza costa sul versante meridionale della Colmen, a 586 metri di
quota. Un nucleo di case, fra orti e vigneti, che conserva un incantevole
sapore antico, impreziosito da una stupenda chiesetta. Qui giunge anche,
dalla nostra destra, un sentiero che sale da Desco. Lo intercettiamo,
proprio alla chiesetta, e proseguiamo verso sinistra (ovest), attraversando,
a monte, le baite ed i rustici, su una larga mulattiera, delimitata
a monte da muretti a secco. In compagnia dei segnavia bianco-rossi,
superiamo alcuni rustici alla nostra destra ed una semicurva a destra,
in un punto nel quale il colpo d’occhio sulla bassa Valtellina
è ampio e suggestivo.
Poi, dopo un ultimo pezzo in salita, su fondo assai buono, in “grisc”
(ciottoli lisci), troviamo due cartelli che segnalano un bivio, al quale,
lasciando, la mulattiera, prendiamo a destra. I cartelli danno, nella
direzione dalla quale proveniamo, Porcido a 10 minuti e Paniga a 40
minuti, e, nella direzione nella quale proseguiamo, il Culmine di Dazio
a 45 minuti. Abbandoniamo, dunque, la direzione verso ovest, seguendo
un sentierino che procede in direzione opposta (est), con andamento
dapprima quasi pianeggiante, poi in progressiva salita. Il sentierino
si allarga a mulattiera, nel cuore di un fresco bosco di
castagni,
supera alcuni ruderi e conduce ad una radura, dove troviamo una grande
baita abbandonata, che incombe sul sentiero con il suo muraglione meridionale.
Segue un tratto nel bosco, una radura ed un nuovo tratto nel bosco,
finché gli alberi si diradano ed usciamo in vista dell’ultimo
tratto, che si snoda su un vallone colonizzato da vegetazione disordinata,
che scende verso sud appena ad ovest della cima del Culmine. Ora procediamo,
su traccia più debole, fra ginestre, sterpaglie, roccette levigate
e qualche scheletro d'albero. Davanti a noi, ad est, l’impressionante
salto roccioso che scende verso il fondovalle a sud della cima del Culmine.
Alla sua destra, il solco terminale della Val Tartano ed il conoide
del Tartano.
Il sentiero, ora, piega, con alcuni tornantini, verso sinistra, ed assume
un andamento verso nord. Seguendo il canalone e superando alcune formazioni
di rocce affioranti, approdiamo, alla fine, al largo crinale immediatamente
ad ovest del Culmine, in corrispondenza di un grande ometto.
Qui ci attende lo scenario più gentile di una rada selva, che
il sole non fatica ad impregnare con la sua luce. Finora ci siamo mossi
sul territorio del comune di Morbegno: ora raggiungiamo il confine che
lo separa da quello di Dazio, e che passa proprio per il crinale del
Culmine.
Seguendo i segnavia, su alcuni massi e tronchi d’albero, proseguiamo
verso destra, fino a due cartelli, che indicano la direzione per il
Culmine e quella per Porcido e Paniga (dalla quale siamo saliti).
Il cartello serve assai poco a noi, che potremmo facilmente procedere
a vista, ma è preziosissimo, per trovare il punto in cui il sentierino
si tuffa nel canalone, per chi lo percorre scendendo (che deve prestare
attenzione a non seguire il sentierino che percorre per un buon tratto,
verso ovest, il crinale
sommitale
del Culmine).
Poche decine di metri ancora, e, lasciato alla nostra destra un baitone
in fase di ristrutturazione, siamo nei pressi del culmine. Lo scenario
si apre, a nord, magnificamente, sui pizzi del Ferro e le vette della
Valle di Zocca. Sul pianoro sommatale del Culmine (m. 913) troviamo
un nuovo cartello, che dà, nella direzione dalla quale siamo
saliti, Porcido a 40 minuti e Paniga ad un’ora e 10 minuti.
Lo abbiamo raggiunto in un’ora e mezza e tre quarti circa di cammino
(il dislivello in salita è di 664 metri). Da qui possiamo comodamente
scendere a Dazio seguendo la larga mulattiera che parte a nord-est della
cima.