La via più agevole per raggiungere a piedi Dazio partendo
dal fondovalle è quella che parte da Campovico. Le possibilità,
per la verità, sono due: l’una passa per Cermeledo, la
seconda per i Torchi Bianchi e Categno.
Prima di prenderle in esame, vediamo come raggiungere Campovico. Se
proveniamo da Sondrio ci conviene staccarci dalla ss. 38 dello Stelvio,
sulla sinistra, appena prima di Talamona, allo svincolo per Paniga.
Invece di prendere a sinistra, per Talamona, prendiamo, poi, subito
a destra, passando sotto un viadotto e raggiungendo il ponte arcuato
di Paniga, sul quale il traffico, a senso unico alternato, è
regolato da un semaforo. Oltre il ponte, prendiamo a sinistra e, dopo
un lungo rettilineo, raggiungiamo Campovico (m. 235; attenzione: all’ingresso
del paese è posto un semaforo che si posiziona automaticamente
sul rosso se gli autoveicoli che sopraggiungono superano il limite di
velocità).
Se,
invece, proveniamo da Milano ci conviene lasciare la ss. 38 al primo
semaforo all’ingresso di Morbegno, seguendo le indicazioni per
la Costiera dei Cech. Raggiunto il ponte sull’Adda, ci portiamo
sul lato opposto del fiume e prendiamo a destra, imboccando la strada
per Dazio. Al primo tornante sinistrorso, però, la lasciamo subito,
staccandocene sulla destra, e scendendo al ponte di Ganda, per poi proseguire
verso est, cioè in direzione di Sondrio, senza impegnare il ponte.
Superiamo, quindi, una strettoia in corrispondenza dell’ex-centrale
idroelettrica della Società Strade Ferrate Meridionali, che ed
ha un motivo di grande interesse storico, essendo la prima della provincia
di Sondrio: risale, infatti, al 1900 e venne costruita per servire l’elettrificazione
delle linee Sondrio-Lecco e Colico-Chiavenna, le prime, in Italia, a
sfruttare l’alimentazione elettrica aerea. Poco oltre la strettoia,
ci troviamo al limite occidentale di Campovico: anche qui troviamo un
semaforo posto per indurre gli automobilisti a moderare la velocità.
Campovico è frazione di Morbegno: si staccò, nel 1470
dalla parrocchia di Ardenno divenendo parrocchia autonoma.
Così
appare agli occhi di Guler von Weineck, che ne scrive nel resoconto
del suo viaggio in Valtellina, pubblicato nel 1616: “Vicino ai
Torchi c’è Campovico, in basso nella pianura vicino all’impetuoso
torrente Tovate; è un villaggio assai antico che fu un giorno
molto fiorente, sia per la sua numerosa popolazione, sia ancora per
i mercati settimanali e per le fiere annuali che ivi si tenevano prima
che fossero trasferiti a Morbegno. L’Adda ed il torrente Tovate,
in mezzo ai quali sta Campovico, hanno poi rovinata e insabbiata non
solo la pianura che era vasta e ridente, ma anche il paese stesso; e
a tal segno che oggi si scorgono appena poche tracce della sua passata
floridezza, perché gli abitanti si sono trasferiti in alto, a
Cermeledo. Presso Campovico si combattè anticamente una sanguinosa
battaglia contro i Milanesi, i quali durante la guerra con Como volevano
occupare l’intera Valtellina; e avrebbero vinto i Milanesi, se
in Valtellinesi non fossero stati di grande aiuto ai Com’aschi
e a loro favorevoli”.
Bene,
dopo aver gustato il fascino di questi luoghi, vediamo ora la duplice
via per la quale possiamo salire a Dazio. La più agevole e classica
parte alle spalle del sagrato della secentesca chiesa parrocchiale della
Visitazione, arroccata, a 281 metri, su un bel poggio che domina il
paese, a monte del cimitero (al cui parcheggio possiamo lasciare l’automobile).
Si tratta di una mulattiera, con fondo in asfalto, cemento e, più
in alto, grisc, che sale, con diversi tornanti, sull’aspro versante
montuoso che costituisce il fianco occidentale della Val Toate (o Tovate)
e sembra incombere su Campovico. Oltrepassiamo una cappelletta, prima
di attraversare la bella selva di castagni che precede le baite e le
case di Cermeledo (anch'essa frazione di Morbegno), che si trovano,
a 461 metri, immediatamente a valle della strada asfaltata che da Morbegno
sale a Dazio.
Cediamo ancora la parola al von Weineck: “Mille passi al disopra
di Campovico, sopra un ameno ripiano del monte sta Cermeledo: fertile
paese, i cui campi, in parecchi punti vengono rinfrescati dai ruscelletti
che scendono da Roncaglia. La popolazione è numerosa; ma buona
parte di essa, essendo angusto il territorio, deve cercar lavoro in
paesi forestieri”.
Per
raggiungere Dazio possiamo ora, semplicemente, salire alla strada asfaltata
e seguirla finché, dopo un tratto non lungo, ci conduce all’ingresso
occidentale della piana.
Vale però la pena scegliere una soluzione che allunga un po’
il percorso, ma lo rende assai più interessante e suggestivo.
Percorso un breve tratto in salita sulla strada asfaltata, lasciamola,
sulla sinistra, non appena troviamo le indicazioni per Cerido e la Centralina.
Parte di qui una stradina che sale a Cerido. A lato della stradina,
sulla sinistra, un sentiero porta, in breve, alla secentesca chiesa
di S. Nazzaro di Cermeledo, la cui importanza è testimoniata
dal fatto che nei secoli XVII e XVIII fu chiesa parrocchiale di Campovico.
Siamo in località Dosso del Visconte, nei pressi del centro della
Comunità di recupero di ex-tossicodipendenti denominata “La
Centralina”.
Ecco, di nuovo, cosa scrive il von Weineck di questi luoghi: “Dopo
Cermeledo vi è un luogo chiamato Dosso del Visconte: ivi in antico
sorgeva un vetusto castello, che in seguito passò alla famiglia
dei Castelli San Nazaro, patrizi di Como.
Essi
poi, fra Cermeledo e il castello edificarono una chiesa in onore di
S. Nazaro, omonima ad altra chiesa che sorgeva in Como, presso il loro
castello, e donde la famiglia aveva assunto il suo titolo e nome di
Castelli San Nazaro.”
Torniamo sulla stradina per Cerido: percorrendola, in breve siamo alle
case di questo splendido borgo (m. 508), dove è anche possibile
visitare, ad orari stabiliti, un antico
torchio risalente al secolo XVII. Dal paese parte una mulattiera,
che in realtà è la prosecuzione di quella che da Campovico
sale a Cermeledo, che attraversa uno splendido bosco di castagni. Superato
un enorme masso, nella cui cavità è stato ricavata una
piccola cantina, giungiamo ad un bivio, presidiato da una cappelletta:
un cartello segnala che prendendo a destra imbocchiamo il sentiero che
conduce a Ca’ Donai, cioè il limite occidentale della parte
bassa di Dazio.
Potremmo, dunque, seguire tale sentiero per raggiungere Dazio, ma ci
conviene proseguire sulla mulattiera, cioè prendere il ramo di
sinistra, che corre a destra di un piccolo poggio boscoso.
Oltrepassata
una seconda cappelletta, usciamo dalla selva in corrispondenza dei bei
prati che si stendono a valle della località Vallate, posta a
monte di Dazio. La mulattiera sale fino ad intercettare, in corrispondenza
di una cappelletta e di un grande castagno, la strada asfaltata che
da Dazio porta a Serone.
Per scendere a Dazio possiamo sfruttare questa strada, oppure, meglio,
un tratto del sentiero Anna. Troviamo la segnalazione di questo tratto
presso il punto nel quale la mulattiera Cerido-Vallate confluisce nella
strada asfaltata, a 697 metri: il sentiero da percorrere, infatti, parte
da qui e, portatosi, sul lato opposto (settentrionale) di un torrentello
che, più in basso, confluisce nel Toate, scende, nella cornice
di un bel bosco di castagni, fino a Ca’ Brunai, sul limite occidentale
di Dazio.
La salita da Campovico a Dazio per questo percorso più lungo
richiede circa un’ora ed un quarto, e comporta un dislivello in
salita approssimativo di 420 metri.
Consideriamo,
ora, la seconda possibilità di salita a Dazio da Campovico. Un
tempo questa salita poteva avvenire sfruttando la mulattiera di Categno
e passando per i Torchi Bianchi, ora paese fantasma, devastato da un
incendio e quindi pericolante, per cui è vietato il transito
fra le sue case. Si tratta di un borgo un tempo assai importante. Di
esso scrive il von Weineck: “Dopo duecento passi da Desco si arriva
alla frazione chiamata Torchi, perché è una distesa di
pregiate vigne sino a Cattegno: altro paesello che si eleva a circa
cinquecento passi sopra l’Adda e che produce molti buoni vini,
come le altre plaghe circostanti”.
Se vogliamo visitare, tenendoci a debita distanza, questo paese dobbiamo
staccarci, sulla sinistra, dalla strada che congiunge Campovico a Paniga
poco oltre Campovico. Lasciamo la provinciale Valeriana per imboccare
una stradina sterrata, sulla destra, che porta al piede del monte. Qui
possiamo lasciare l’automobile e cominciare a salire seguendo
una carrozzabile asfaltata o la vecchia mulattiera che la taglia, fino
ad incontrare
il
cartello che segna l’inizio della zona di transito vietato, nei
presso della chiesa di S. Abbondio, che si erge su un imponente terrapieno.
Non ci resta che alzare lo sguardo e guardare al triste scenario delle
case in rovina. Per aggirare l’ostacolo del tratto vietato, dobbiamo
sfruttare un sentiero che intercetta la mulattiera per Categno più
in alto.
Torniamo, allora, a Campovico e portiamoci al centro del paese, sotto
la chiesa parrocchiale. Dirigiamoci, poi, ad est, verso il limite del
paese, nei pressi del torrente Toate, e percorriamo la pista che ne
fiancheggia l’argine fino a trovare un ponticello in metallo,
che ci porta sul lato opposto, dove parte un sentiero segnalato da bolli
rossi. Si tratta di un sentiero davvero suggestivo, a tratti scavato
nella roccia, che sale ripido, raggiungendo una casupola isolata, con
un ottimo colpo d’occhio sull’aspra ed impressionante forra
terminale della val Toate (l’unica valle di una certa importanza
sulla Costiera dei Cech). Il sentiero prosegue fino ad intercettare
la mulattiera per Categno, a monte dei Torchi Bianchi.
Se
percorriamo la mulattiera in discesa, cioè verso destra, potremo,
quindi, raggiungerne il limite alto, occidentale: tenendoci a debita
distanza, per evitare rischi, avremo, così, modo di osservare
più da vicino gli scheletri delle abitazioni raggiunte dalle
fiamme.
Torniamo, quindi, sui nostri passi e proseguiamo la salita (superando
anche una cappelletta ed un punto panoramico dal quale si mostra la
forra della val Toate in tutta la sua selvaggia bellezza) fino ad intercettare
una carrozzabile con fondo in terra battuta, che, percorsa per un tratto
verso destra, porta al bellissimo balcone panoramico di Categno (m.
488), dove si trova anche l’agriturismo dell’antica osteria
di Categn. Percorriamo, ora, la pista in senso opposto, fino ad intercettare
la strada asfaltata che dal ponte sull’Adda a nord di Morbegno
sale a Dazio. Siamo al limite occidentale della piana, già in
vista del paese, che raggiungiamo in breve, dopo circa un’ora
di cammino, necessaria per superare un dislivello in salita approssimativo
di 330 metri.
Un'ultima
osservazione: la salita da campovico a Dazio passando per Cermeledo
è anche un ottimo percorso di mounain-bike, che si può
combinare ad anello con altri.