Accendi le cassi: sentirai il festoso concerto delle campane
di Roncaglia
Civo è un comune unico nella provincia di Sondrio. Non
è costituito, infatti, da un nucleo centrale circondato da frazioni,
ma da una costellazione, da un intarsio di centri, certamente non di
uguale dimensione ed importanza, anche storica, ma privi di un vero
e proprio baricentro.
Tredici campanili, potremmo dire, disseminati su un territorio di straordinaria
varietà, suggestione storica e bellezza naturale, sul limite
orientale della solare Costiera dei Cech. Partendo dal basso, Santa
Croce, Civo, Serone (sede amministrativa), Vallate, Naguarido, Chempo,
Caspano, Bedoglio, Cadelpicco, Cadelsasso e Regolido, a descrivere un
arco ideale da ovest ad est, dai primi rialzi sopra la piana dell’Adda
alla splendida conca di Dazio; ma poi, ancora, in posizione eccentrica
rispetto a questo arco, verso nord-ovest, Roncaglia e Poira; ed, infine,
oltre il limite orientale della Costiera dei Cech, sulla soglia occidentale
della Val Masino, Cevo.
Tredici campanili e quattordici centri (Vallate non ha un campanile
proprio). Ciascuno con una propria storia da raccontare, illustre o
modesta che sia. Disseminati fra vigne, prati, castagneti, come, in
antico, si disseminarono quei Franchi che, calati dallo Spluga intorno
al 770 per combattere i Longobardi, diedero il nome alla Costiera che
costituisce la porta di nord-ovest della Valtellina (anche se qualcuno
vuole far derivare Cech da “ciechi”, con riferimento ad
una certa resistenza alla conversione al Cristianesimo che le popolazioni
di questa zona avrebbero mostrato). Del resto, il nome stesso, che
probabilmente
deriva da “Clivio”, cioè declivio montano, testimonia
che anche in passato questo comune identificava la propria essenza nell’essere
ramificato sul versante montuoso che lo ospita.
Agli inizi dell’Ottocento, tanto per rendere l’idea, e precisamente
nel 1807, esso risultava costituito da 1412 abitanti complessivi (più
di ora: i dati ANCITEL per il 2005 gli attribuiscono 1059 abitanti),
ma quel che colpisce è la loro distribuzione nelle diverse frazioni:
Roncaglia ne contava 240, Caspano 150, San Carlo 100, San Rocco 100,
Santa Croce 100, Cevo 120, Regolido 120, Desco 80, Casa del Sasso 90
e Civo 312. Facciamo un salto indietro ancora più consistente
nel tempo: i documenti del secolo XIV (quando Civo era comune del Terziere
inferiore della Valtellina, nella squadra di Traona, e rientrava, dal
punto di vista religioso, nella Pieve di Ardenno, dalla quale si separò
nel 1489) menzionano le contrade di Caspano, Bedolio, Casa del Pico,
Casa del Sasso, Roncaglia di Sopra, Roncaglia di Sotto, Tovate, Chempo,
Vallate, Nogaredo, Serone, Selva Piana, Acqua Marzia, Cevo.
Un centro, però, si impose ben presto sugli altri, Caspano, che,
nel medesimo secolo XIV già vedeva la presenza di due classi
già ben distinte ed organizzate nella difesa dei propri interessi,
nobiltà e plebe. Che vi fosse la plebe, non stupisce; molto interessante
è invece la presenza di un significativo nucleo nobiliare, rappresentato
dalle famiglie Paravicini e Malacrida, attorno alle quali si raccolsero,
poi, altre famiglie nobiliari provenienti dal com’asco e dal milanese.
Lo stesso podestà di Traona soggiornava a Caspano nel periodo
estivo. Il motivo lo possiamo desumere dal diplomatico e uomo d’armi
Giovanni
Guler von Weineck, governatore per la Lega Grigia della Valtellina nel
1587-88, che, nella sua opera “Raetia” (Zurigo, 1616), così
scrive: Durante la stagione estiva, quando avvampa la canicola, così
per questo motivo come per l’aria corrotta che esala dalle paludi
e dagli altri miasmatici pantani, i paesi giacenti al basso nella pianura
ed in altri luoghi soleggiati cominciano a diventare insalubri. Ma allora
la nobiltà e le persone facoltose si trasferiscono quassù
in questi luoghi freschi, particolarmente a Caspano, dove l’aria
è pura e temperata: ivi poi gentiluomini e gentildonne trascorrono
l’estate in svariati onesti passatempi, divertendosi con concerti
musicali e con esercizi sportivi sino all’autunno: in cui tornano
al piano alle loro ordinarie dimore”: Fra questi gentiluomini
va annoverato anche il novelliere Matteo Bandello.
Ecco cosa scrive lo storico Enrico Besta: “A Caspano, intorno
al 1530 presso i Parravicini, Matteo Bandello trova cibi delicati e
vini preziosissimi, tratti dai solatii vigneti di Traona e le grasse
sue novelle allietavano la nobiltà locale e i mercanti grigioni
e svizzeri, nonché i gentiluomini milanesi e com’aschi
che giovavan per la loro salute dei Bagni del Masino” (citato
dalla “Guida Turistica della Provincia di Sondrio”, edita
dalla Banca Popolare di Sondrio nel 2000). Un piccolo microcosmo rinascimentale,
dunque, era quello che trovò la sua cornice nella ridente Caspano,
dedito alle piacevoli occupazioni che preservavano il benessere ed il
vigore del corpo e tenevan alto l’umore dello spirito. Lo visitò,
insieme agli altri borghi di Civo, il severo vescovo di Como Feliciano
Ninguarda, preoccupato soprattutto per il pericolo che la Valtellina
venisse contagiata dal morbo della riforma
protestante,
e vi contò 738 fuochi, di cui 200 solo a Caspano (calcoliamo,
per ogni fuoco, o famiglia, circa 5 membri; è interessante notare
che 25 delle 200 famiglia di Caspano erano di religione protestante,
tanto che si trovava lì anche un pastore per il culto), mentre
solo 30 dimoravano a Civo ed altrettante e Cevo. Una generazione dopo,
nel 1624, quando già era scoppiata la terribile guerra dei Trent’anni,
ma ancora non aveva portato in Valtellina i suoi lutti ed il terribile
flagello della peste, Civo contava 400 abitanti e Caspano il triplo
(1200).
Poi vi fu un lungo periodo di flessione demografica e di emigrazione,
dal quale la comunità cominciò a riprendersi solo nel
Settecento. Ma ancora alla fine di questo secolo essa contava, in tutto,
1500 abitanti, meno che agli inizi del Seicento. L’emigrazione,
abbiamo detto: ebbe come meta soprattutto Roma, da cui, poi, tornò
un tesoro di arredi sacri che arricchì molte delle chiese del
comune.
Dal tempo allo spazio: diamo un’occhiata, ora, al territorio comunale,
che si presenta molto variegato ed articolato. Si può dire che
esso sfiori appena, e per breve tratto, la piana della bassa Valtellina:
l’Adda fa da confine fra Civo e Morbegno nel tratto compreso fra
l’antichissimo ponte di Ganda, ad est, ed il nuovo ponte, ad ovest,
che, in uscita da Morbegno, immette sulla strada Provinciale Valeriana,
che giunge fino a Dubino. A monte di questo tratto è
compresa
nel comune di Civo Santa Croce, mentre appartiene a Morbegno il piccolo
borgo con la chiesetta di S. Bello. Ad ovest, il confine punta, quindi,
a nord, passando per il dosso ad oriente della Valletta, che separa
Civo da Mello. Saliamo, così, al bel pianoro che ospita il centro
di Civo (m. 754).
Il confine prosegue verso nord, tagliando in due i prati del bel maggengo
di Poira, una delle più apprezzate località di villeggiatura
estiva della bassa Valtellina. Rientra nel comune di Civo Poira di Dentro,
o Poira di Civo (m. 1070), mentre bella pineta che la separa da Poira
di Mello, ad ovest, è già in comune di Mello. Procedendo
ancora in direzione nord, il confine taglia in due l’ampio anfiteatro
che comprende, ad ovest l’alpe Visogno (in territorio di Mello),
passando per il crinale che scende verso sud dalla cima di Malvedello
(m. 2636). Il bivacco
Bottani Cornaggia, collocato a monte dell’alpe Visogno, rimane,
così, poco ad ovest del confine, in territorio di Mello.
Raggiunta la cima di Malvedello, il confine segue il crinale che separa
la Costiera dei Cech dalla Valle di Ratti, verso nord-est, e passa per
il valico quotato m. 2574 (non ha nome sulla carta IGM, viene denominato
passo di Locino sulla carta Kompass), la quota 2676, il passo del Colino
(o di Colino occidentale), a m. 2630) e la cima del Desenigo (m. 2854),
massima elevazione del territorio comunale. Puntando di nuovo a nord,
passa per le cime quotate 2777 e 2710, scendendo, poi, al passo di Primalpia:
siamo nell’alta Valle di
Spluga, ed il passo la congiunge con la Valle dei Ratti. Dal passo
il confine volge ad est, scendendo fino al maggiore dei laghi di Spluga,
una splendida gemma , tanto più preziosa quanto più rara,
fra le montagne della Val Masino.
Una parte della Valle di Spluga, la prima laterale occidentale della
Val Masino, appartiene, dunque, al comune di Civo: il confine segue,
infatti, verso sud-est,
il
corso del torrente Cavrocco (o Cavrucco): a nord-est siamo in territorio
del comune di Val Masino, a sud-ovest in quello del comune di Civo (nel
quale rientra, quindi, Cevo, alle porte della valle). Per un buon tratto
il confine corre, poi, verso sud, seguendo, dal punto di confluenza
del Cavrocco nel torrente Masino, il corso di quest’ultimo. Quindi,
in corrispondenza della gola che scende dalla piana di Dazio, piega
a sud-ovest, raggiungendo il limite orientale della piana e proseguendo
verso nord-ovest. Rientrano, così, nel territorio del comune
di Civo le frazioni di Regolido, Cadelsasso, Cadelpicco e Caspano. Volgendo
di nuovo verso sud-ovest, il confine passa appena a monte di Dazio,
aggirandola con un arco. Segue per un tratto la val Toate e la strada
Dazio-Morbegno, piegando, però, ben presto ad ovest, e passando
quindi a monte di Cermeledo e Cerido (che appartengono al comune di
Morbegno). Giunto appena sotto Serone, dove si trova il centro amministrativo
del Comune, volge a sud, poi ad ovest ed infine di nuovo a sud, scendendo
al ponte di Ganda e lasciando fuori la frazione di Selva Piana (anch’essa
in territorio di Morbegno).
Si tratta di un territorio ricco, quindi, non solo di borghi, scorci,
colori e profumi, ma anche di scenari alpestri e di alta montagna, con
ben quattro passi di notevole interesse escursionistico (ai tre citati,
che portano tutti Valle dei Ratti, si deve aggiungere il passo di Colino
est, che congiunge l’alta val Toate con la Valle di Spluga).