Fra escursioni che interessano il territorio a monte di Poira,
questa è senza dubbio la meno nota, il che non significa, ovviamente,
la meno interessante. Meta è la corte di Roncaglia, un tempo
alpeggio di una certa importanza, su una delle vie di transito fra la
Costiera dei Cech e la Valle di Spluga, oggi ridotto a luogo solitario,
nei pressi della parte alta della valle, o vallone di S. Martino.
Punto di partenza, come detto, è il piazzale della chiesetta
di Poira (m. 1077), dove parcheggiamo l’automobile. Imbocchiamo
la pista alla nostra destra (segnavia n. 22), che entra in un bellissimo
bosco di pini silvestri, procedendo in direzione nord-est. La pista
attraversa una fascia di stupendi maggenghi, varcando il torrentello
che scende dalla parte orientale dell’alpe Visogno e raggiungendo
i prati di Careggio (Carecc) e Ledino (Ledin), a 1232 metri.
Al termine della salita, la pista procede, per un tratto, in piano,
a monte dei prati più alti; in questo tratto troviamo, sulla
sinistra, la partenza del sentiero per l’alpeggio di Pesc (Peccio,
sulle carte IGM). Imboccando il sentiero, cominciamo a salire, decisi,
in un bel bosco, fino a raggiungere un bivio, in corrispondenza di una
cappelletta (m. 1400): non dobbiamo prendere a destra, mentre la direzione
di sinistra, come indica la scritta “croce” sulla cappelletta,
è quella da prendere nell’itinerario che porta alla croce
di ledino (o di Roncaglia). In realtà entrambi i sentieri
portano
all’alpeggio di Pesc, ma quello di sinistra conduce al suo lato
occidentale, quello di destra, che non è segnato sulle carte
IGM, al versante orientale. Prediamo dunque a destra (segnavia rosso-bianco-rossi
n. 22), cominciando una diagonale in direzione nord-nord-est. In alcuni
punti il bosco si apre un po’, regalando un suggestivo scorcio
sul Culmine di Dazio e sulle Orobie centro-occidentali.
Alla fine, raggiungiamo un secondo bivio, al quale dobbiamo prendere
a sinistra: dopo un breve ed ultimo tratto, il sentiero ci porta, così,
al limite inferiore della parte orientale dei prati dell’alpe
Pesc (m. 1600). Dai prati, guardando verso nord-nord-ovest, scorgiamo
uno scorcio dell’alta Val Toate. A nord domina la scena il corno
del Colino (m. 2504), alla cui sinistra occhieggia appena la Torre di
Bering (m. 2403). Nella parte mediana ed alta dei prati vediamo alcune
baite, ma, non dobbiamo salire in quella direzione, bensì, rimanendo
nella parte bassa, prendere a destra, cercando la partenza di un sentiero
che si addentra nel bosco, in direzione est-nord-est.
Il sentiero è segnalato da una serrata sequenza di bolli e strisce
blu, su sassi o tronchi d’albero: non perdiamoli, perché
la traccia di sentiero non è sempre
evidente,
e da essa si staccando diverse tracce secondaria, sia verso monte che
verso valle. Il sentiero effettua una traversata che taglia il largo
dosso boscoso che scende, verso sud-est, dal Corno del Colino. Nel primo
tratto attraversiamo il corso d’acqua che scende dall’alta
Val Toate, poi attraversiamo alcuni valloncelli, sempre salendo gradualmente.
Alla fine incontriamo la baita solitaria della corte di Roncaglia (m.
1827), sulla quale, accanto a diversi bolli blu e ad una freccia, è
posta la scritta “Laghi Spluga”. Una scritta che sicuramente
sorprende, perché non ci aspetteremmo che questo modesto sentiero,
che sembra sempre lì lì per perdersi, o per farsi mangiare
dai boschi che sembrano circondarci da ogni lato, conduce così
lontano. In realtà, come già detto, in altri tempi era
assai battuto, essendo la via di comunicazione più diretta fra
l’alpeggio di Pesc e quello della Valle di Spluga (nella parte
sud-occidentale della valle, quella in territorio di Civo). È,
questo, un esempio tipico di sentieri illustri caduti in un triste oblio,
anche se l’iniziativa, che risale al 1998, di segnalarlo può
contribuire alla sua riscoperta. Poco oltre la baita, un’apertura
del bosco ci regala uno scorcio inatteso, e molto bello. Sull’altro
versante dell’alta valle di San Martino scorgiamo, sul ripido
crinale occupato dal
bosco,
una modesta radura con una grande baita, solitaria, misteriosa. Alle
sue spalle, sul fondo, il monte Disgrazia, i Corni Bruciati ed il pizzo
Bello, che coronano le valli di Preda Rossa e Terzana, sul limite orientale
della Val Masino. Molto bello è anche il colpo d’occhio
sul lungo crinale che dall’alpe Scermendone scende all’alpe
Granda ed ai prati di Lotto: impressionante è, in particolare,
il versante che da tale crinale precipita, in un salto orrido ed impressionante,
sulla bassa Val Masino. Proseguendo, ci portiamo nel cuore ombroso dell’alta
valle di San Martino. Lo spiraglio che si apre fra le due ali di fitti
boschi che precipitano ripidi nel vallone mostra un ampio scorcio della
Val Tartano, che raggiunge la testata della Val Lunga.
Raggiunto il lato opposto della valle, in breve raggiungiamo la radura
con la grande baita solitaria: ci colpisce la grande cisterna cilindrica
posta proprio davanti alla sua facciata ed il bel ballatoio in legno
che corre lungo l’intero primo piano. Il luogo è davvero
misterioso: questo baitone, così grande ed in condizioni ancora
così buone, produce un singolare effetto di contrasto con il
senso di profondissima solitudine che pervade questa fascia di boschi.
Appena prima del baitone, sulla sinistra, troviamo un senterino che
sale nel bosco alle sue spalle, tagliando una fascia caratterizzata
da piccole radure e da qualche scheletro d’albero.
La
traccia, in più punti, si perde, ma i segnavia blu permettono
di orientarsi. Termina qui, però, la nostra escursione: proseguire
nel sentiero per la Valle di Spluga non è consigliabile, perché
in diversi punti, più avanti, quando si tratta di tagliare il
ripido e selvaggio vallone che scende verso est dal Corno del Colino
(si tratta della valle Maronera, dal nome significativamente evocativo),
la vegetazione disordinata rende molto difficile seguire la traccia,
e perdersi in questi luoghi rappresenta davvero un problema. Meglio
è, dunque, tornare a Poira per la medesima via di salita.
Calcoliamo, da Poira al baitone, un dislivello di 830 metri, superabile
in un tempo approssimativo di 2 ore e 45 minuti.
Se però a qualcuno questa escursione sembrasse troppo breve,
ecco un interessante suggerimento per prolungarla: partire da Roncaglia
e salire a Ledino sfruttando un bel sentiero che taglia il versante
montuoso sopra Roncaglia. In questo caso, dunque, non saliamo con l’automobile
fino a Poira, ma ci fermiamo prima, a Roncaglia, parcheggiando nei pressi
della superba chiesa prepositurale di S. Giacomo (m. 887).
Portiamoci
a piedi nella parte alta del paese, a sinistra (ovest): alle spalle
delle ultime case troviamo la partenza di una mulattiera, che taglia
gli ultimi prati e si inoltra nel bosco. Superato un torrentello, proseguiamo
la salita, sempre nel bosco, piegando poi a destra ed uscendo dalla
pineta in corrispondenza dei prati a monte di Poira (m. 1059), quegli
stessi prati che sono attraversati dalla pista Poira-Ledino (che qui
ha fondo in cemento). Raggiungiamo, ora, il limite destro dei prati
(cioè portiamoci ad est), cercando, alle spalle di alcune belle
baite ristrutturate, la partenza di un sentierino che procede, in piano,
fra alcune betulle, e ci porta al prato sul quale è collocata
una croce, ben visibile anche da Roncaglia (è posta sulla sommità
del dosso brullo che sovrasta Roncaglia). La croce è stata collocata
qui il 15 luglio 1978, e reca la scritta latina “per signum crucis
de inimicis nostris libera nos, Deus noster, alleluia”, cioè:”per
il segno della croce liberaci dai nostri nemici, o Dio nostro, alleluia”.
Proseguiamo sul sentiero, che si fa più largo, e conduce ad un
nuovo prato, con una baita. Pieghiamo, poi, a sinistra e rientriamo
nella pineta, uscendone, infine, nella parte bassa dei prati di Ledino
(m. 1175). Risalendo i prati, ci ritroviamo alle spalle dell’agriturismo
“la Cascina del Piero” (tel.: 3332644457), nella
parte
alta di Ledino (m. 1232). Poco sopra l’agriturismo, intercettiamo
la pista che sale da Poira, nei pressi della partenza del sentiero per
l’alpe Pesc. Calcoliamo, per la salita da Roncaglia a Ledino,
circa 50 minuti di cammino (il dislivello approssimativo è di
330 metri).
La salita a piedi da Roncaglia alla Corte di Roncaglia, dunque, richiede
complessivamente circa 3 ore e 40 minuti di cammino, per un dislivello
in salita di 1160 metri.