
Clicca qui per aprire una panoramica a 360 gradi dalla cima
del monte Bassetta.
L’alpe Bassetta, fiore all'occhiello del comune di Cino, è
sicuramente la più panoramica in provincia di Sondrio. Probabilmente
più d’uno resterà stupido da un’affermazione
così categorica, ma si consideri la sua particolarissima collocazione:
è posta, infatti, ad una quota compresa fra i 1680 ed i 1740
metri, proprio sul lungo dosso che separa la bassa Valtellina dalla
Valchiavenna, per cui da qui il colpo d’occhio è eccellente
non solo su bassa Valtellina ed alto Lario, ma anche sulla bassa Valchiavenna
e, soprattutto, sulla nascosta e misteriosa Valle dei Ratti, una fra
le più incontaminate valli della provincia, che colpisce ed incanta
per la sua selvaggia bellezza. È, quindi, una delle mete escursionistiche
più pregiate della Costiera dei Cech, ed anzi potremmo dire che,
avendo a disposizione una sola giornata per incontrare questo splendido
angolo alle porte della Valtellina, val la pena di spenderlo proprio
per quest’alpe. Si aggiunga, cosa che non guasta, che l’escursione
che la raggiunge è di impegno medio basso (se partiamo dall’alpe
Piazza).
Raccontiamo,
dunque, questa prima possibilità, premettendo che si può
salire in automobile all’alpe Piazza, partendo dal limite occidentale
di Cino, previo acquisto di permesso presso un bar del paese, come indica
un cartello posto proprio all’inizio della pista (che si raggiunge
prendendo a sinistra al bivio che si trova appena prima dell’ingresso
di Civo, e proseguendo senza deviare a destra). La pista, dopo un primo
tratto in asfalto, diventa sterrata, ma ha un fondo in condizioni abbastanza
buone.
Nulla vieta, ovviamente, che si salga all’alpe Piazza a piedi,
partendo da Cino: in tal caso, però, l’escursione complessiva
all’alpe Bassetta diventa di impegno medio-alto. Per farlo, dobbiamo
seguire, per un buon tratto, la pista, che supera dapprima la Val Maronara
e la Val dei Mulini (passando quindi dal territorio del comune di Cino
a quello del comune di Mantello), poi le valli Avert e Marta (passando,
quindi, dal territorio del comune di Mantello a quello del comune di
Dubino), finché, dopo un tornante secco che ne riporta l’andamento
verso ovest (dopo un tratto in direzione nord-est), troviamo, sulla
sinistra, la partenza di una mulattiera, che sale più diretta
in un bel bosco di castagni (nella salita troviamo anche, a quota 804,
una cappelletta, ed attraversiamo una fascia boscosa eloquentemente
denominata “Posto Bello”), fino ad intercettare di nuovo
la pista poco prima del suo punto terminale, nella parte bassa dell’alpe
Piazza, che rientra nel territorio del comune di Dubino. L’escursione
da Cino all’alpe, che può rappresentare un’ottima
passeggiata a sé stante, soprattutto in inverno, richiede poco
meno di un’ora e mezza di cammino: il dislivello da superare è
di circa 460 metri.
I suoi prati si dispongono ad una quota compresa fra i 960 ed i 1000
metri, ed il suo aspetto è davvero gentile: le numerose baite,
ben curate, le conferiscono un volto ancor più accogliente. Qui
quella sorta di Terra di Mezzo costituita dal dosso che separa Valtellina
e Valchiavenna dischiude al nostro sguardo il suo angolo sicuramente
più ameno. Un angolo di grande valore anche panoramico: la visuale
sull’alto
Lario, dalla parte alta dei prati, è ampia e sorprendente. Alzando
gli occhi, incontriamo con lo sguardo il ben visibile ripetitore posto
sulla cima boscosa del monte Foffricio, la prima elevazione sul crinale
che dovremo ora risalire per raggiungere l’alpe Bassetta.
Seguiamo, allora, i segnavia rosso-bianco-rossi (non numerosi, per la
verità), che ci accompagnano lungo il sentiero che lo raggiunge.
Per imboccarlo dobbiamo portarci sul limite orientale dei prati, per
poi piegare a sinistra (direzione nord), seguendo il limite dei prati,
senza proseguire verso est, cioè in direzione della nuova pista
tagliafuoco che congiunge l’alpe Piazza ai Prati dell’O,
ai Prati Nestrelli ed ai Prati di Bioggio. Il sentiero, che in questo
tratto è largo, quasi una mulattiera, entra quindi in un bel
bosco, cominciando a guadagnare quota, fino ad un bivio, al quale, guidati
dai segnavia, dobbiamo prendere a sinistra, fino a raggiungere la radura
a monte della poco pronunciata cima del monte Foffricio (m. 1258), presidiato
dal già citato ripetitore.
Il sentiero piega qui a destra, e propone subito un secondo bivio: anche
qui, seguendo i segnavia, dobbiamo prendere a sinistra, proseguendo
sulla traccia meno marcata. Ora siamo veramente nel punto più
delicato della Terra di Mezzo: dopo un breve traverso a sinistra, una
nuova svolta a destra ci porta proprio sul filo del crinale, che segna
anche il confine fra i comuni di Dubino e Cino, un filo in molti punti
esiguo, delimitato, sulla nostra destra, da una fascia di boscaglie
e vegetazione disordinata, e, sulla nostra sinistra, da un versante
assai ripido, coperto da ombrose pinete. In qualche punto, soprattutto
se c’è neve o ghiaccio, dovremo prestare attenzione, perché
uno scivolone sulla nostra sinistra potrebbe avere conseguenze assai
spiacevoli. Le due grandi valli, Valtellina e Valchiavenna, qui paiono
davvero toccarsi, separate, come sono, solo
dall’esile
striscia che il sentiero, sempre ben visibile, segue con diligenza.
Qualche masso erratico conferisce un aspetto ancor più enigmatico
a questi luoghi, che meritano davvero di essere visitati. Anche per
le sorprese panoramiche che riservano: ad un certo punto, ecco, alla
nostra sinistra, aprirsi uno splendido scorcio sulla piana di Chiavenna,
con una visuale di impagabile bellezza sull’inconfondibile profilo
del Sasso Manduino (m. 2888), la stupenda parete rocciosa posta fra
Valle dei Ratti e Val Codera.
Poi, poco al di sotto di quota 1500, il crinale comincia ad allargarsi,
il bosco a diradarsi, compare una lunga fascia di prati, che accompagna
l’ultima parte della salita alla cima del monte Bassetta (m. 1746).
La pendenza del sentiero è sempre piuttosto pronunciata, per
cui qualche sosta ci scappa: volgendo lo sguardo, scopriremo che si
tratta di una sosta quanto mai opportuna, perché il colpo d’occhio
sul lago di Como lascia davvero senza fiato. All’ingresso dell’alpe
troveremo, su un masso, un segnavia inclinato, che segnala, sulla nostra
destra, il rudere della cosiddetta “Prima baita” (m. 1635),
posto a valle di una vasca di cemento per la cattura dell’acqua
piovana. Teniamo presente questo luogo: appena sotto il rudere parte
un sentiero che scende fino ai Prati dell’O (m. 1226), dove si
trova la pista che riconduce all’alpe Piazza, il che ci offre
una possibilità interessante per tornare all’alpe per una
via diversa, lasciando la Terra di Mezzo per immergerci nella terra
dei Cech.
Ma torniamo alla nostra salita: un monte si impone, perentorio, al nostro
sguardo che segue la linea del crinale, ma non è il monte Bassetta,
bensì il monte Brusada (m. 2143), dal profilo severo, quasi altero.
Il monte Bassetta ha un profilo ben più modesto, ma, a suo modo,
accattivante e simpatico: la sua cima altro non è se non l’arrotondato
poggio erboso nel quale il crinale raggiunge la sua seconda significativa
elevazione (m. 1746), prima di cominciare a scendere leggermente. Su
un masso è posto il simbolo del triangolo, che indica il punto
esatto della cima, che, ad occhio nudo, non è del tutto evidente.
Lo raggiungiamo dopo quasi due ore di cammino dall’alpe Piazza
(se siamo partiti da Cino, di ore ne sono passate, complessivamente,
poco più di 3): il dislivello è di poco inferiore ai 700
metri (1240 circa, invece, da Cino).
Se
il monte è modesto, il panorama è amplissimo, in direzione
della Valchiavenna, del lago di Como, della catena orobica. Guardando
verso nord, in particolare, distinguiamo alcune fra le più importanti
cime della Val Codera (di cui scorgiamo anche un buon tratto di fondovalle)
e della Valle dei Ratti (di cui scorgiamo Frasnedo, il paese principale):
da sinistra, il monte Matra (m. 2206) ed il pizzo di Prata (m. 2727),
sul versante occidentale della bassa Val Codera, la piccola ed affilata
Punta Redescala (m. 2304), il massiccio Sasso Manduino (m. 2888) e l’appena
pronunciato ed arrotondato pizzo Ligoncio (m. 3033) sulla testata della
Valle dei Ratti. Più a destra, in primo piano, il monte Brusada
(m. 2143) si propone come un’elegante piramide, che però,
insieme al crinale della Costiera dei Cech, ci nega la vista delle principali
cime del gruppo del Masino-Disgrazia. A destra del monte Brusada, verso
est, sud-est e sud, si propone la catena orobica: si intravedono appena
i suoi giganti centrali (il pizzo di Coca, fra tutti), mentre si distinguno
bene la bassa Val di Tartano, le Valli del Bitto di Albaredo e Gerola
e, in primo piano, la Val Lesina, la cui testata è chiusa, ad
ovest, dal massiccio corno del monte Legnone. A destra del più
modesto Legnoncino, vediamo un ampio scorcio dell’alto Lario e
delle Alpi Lepontine. A nord-ovest, infine, lo sguardo raggiunge buona
parte della bassa piana del Mera.
Questo è, forse, il cuore rotondo della Terra di mezzo, il suo
baricentro, il suo punto archetipico. Non siamo né di qua, né
di là, ma nella rotonda sospensione di un luogo arcano. Poco
oltre, e poco più in basso, due grandi baite ben ristrutturate
sembrano rompere l’incanto, e ricordare che questo è anche
un posto di uomini, con le loro vicissitudini, necessità ed occupazioni.
A monte delle baite, un singolare e grande masso erratico, sospeso,
come tutto, qui, nella Terra di Mezzo.
Prima di vedere come è possibile proseguire l’escursione,
raccontiamo come salire all’alpe Bassetta partendo dai
Prati dell’O o dai Prati
Nestrelli.
Nel primo caso dobbiamo cercare la partenza del sentiero per l’alpe
presso le baite più alte del maggengo (non dobbiamo, invece,
imboccare il sentiero che parte più in basso), e procede verso
sinistra (nord-ovest). Si tratta di un sentiero scarsamente segnalato:
qualche rado segnavia rosso-bianco-rosso ci rassicura nella salita,
che si dipana sul dosso denominato dei Gandioli. Ma solo nel primo tratto
possiamo sbagliare sentiero: dobbiamo, infatti, ignorare due deviazioni
a sinistra, per proseguire, salendo, fino ad un tornante destrorso.
È il primo di una serie di tornanti che mantengono la direzione
complessiva del sentiero verso nord-nord-ovest. Nel primo tratto di
salita siamo circondati da una selva di pini, che gradualmente si dirada.
Nell’ultimo tratto procediamo allo scoperto, fra sterpaglie e
vegetazione disordinata, triste cicatrice lasciata dai rovinosi incendi
che hanno devastato buona parte della Costiera occidentale nel secondo
dopoguerra.
Alla fine raggiungiamo la pianetta con il rudere della già citata
Prima Baita (m. 1635), dalla quale raggiungiamo facilmente il crinale
e la cima del monte Bassetta. Calcoliamo, dai Prati dell’O alla
cima del monte, poco meno di un’ora e mezza di cammino (il dislivello
in salita è di circa 520 metri).
Se,
invece, vogliamo salire dai Prati Nestrelli, procediamo
così. Il primo tratto di salita inizia a monte delle baite più
alte dei prati, sulla destra (fra queste, una simpatica “Cascina
Maria”), dove troviamo un sentiero che, dopo pochi metri, intercetta
la pista tagliafuoco che corre a monte dei prati. Sul lato opposto della
pista, il sentiero, in una sorta di porta nella roccia (segnalazione
n. 201 in vernice blu), riprende, con traccia molto marcata, a salire,
in direzione nord-ovest, in una macchia, fino ad una porta nella roccia,
oltre la quale usciamo dalla boscaglia e proseguiamo nella salita circondati
dalla bassa vegetazione. Dopo circa venti minuti di cammino, raggiungiamo
un incrocio di sentieri, a quota 1260 circa: il nostro sentiero, infatti,
ne taglia uno che corre, con andamento pianeggiante, da est ad ovest.
Se vogliamo salire all’alpe ed al monte Bassetta dobbiamo, infatti,
ignorare questo secondo sentiero e proseguire su quello che sale, verso
sinistra, proponendo poi una serie di tornanti ed un nuovo lungo traverso
verso sinistra (nord-ovest), che passa a valle di un caratteristico
e grande spuntone di roccia, fino a raggiungere il baitone dell’alpe.
Teniamo presente, però, che questo sentiero è assai meno
marcato di quello che sale dai Prati dell’O, non segnalato e,
nella stagione estiva, è anche esposto alla caduta di massi che,
dall’alto, possono essere posti in movimento da mucche al pascolo
o da capre, per cui richiede una buona dose di esperienza e di prudenza.
Calcoliamo, dai prati Nestrelli all’alpe Bassetta, un’ora
ed un quarto circa di cammino (il dislivello è di 470 metri circa).
Una notazione conclusiva su questo sentiero: ora attraversa un versante
montuoso desolato e brullo, ma più di mezzo secolo fa lo scenario
era completamente diverso. Questa zona era ricoperta di un foltissimo
bosco di pini ed abeti, tanto che in diversi tratti neppure la più
intensa luce meridiana riuscita a perforare la compatta compagine delle
loro fronde. Dicono che quando il più grande di questi, colpito
a morte dagli incendi che devastarono il versante nel 1948, 1952 e 1965,
venne tagliato, si contarono i suoi anelli, raggiungendo la cifra impressionante
di 1100: si trattava di un abete più che millenario! I ragazzi
si divertivano a salire in cima a questi alberi imponenti, i cui rami
si intrecciavano in modo così fitto da formare una sorta di piattaforma
pensile sulla quale ci si poteva muovere agevolmente, da albero ad albero.
Sforziamoci con l'immaginazione a ricostruire questo splendido scenario,
perso per sempre.
Ecco, infine, qualche idea per proseguire l’escursione partendo
dall’alpe Bassetta. Una prima possibile (ed abbastanza vicina)
meta è costituita dal passo del Culmine (m.
1818), un tempo nodo strategico di comunicazione fra la parte occidentale
della Costiera dei Cech e
la
Valle dei Ratti. Dalle baite parte un sentiero che punta verso est-nord-est,
correndo poco al di sotto del crinale, che riprende a salire, alternando
radi alberi, massi e piccole radure. Seguiamo il sentiero, fino ad un
ampio spiazzo, delimitato anche, verso valle (destra) da un corrimano
protettivo, dal momento che a valle del terrazzo vi è un salto
roccioso.
Lasciamo, ora, il sentiero, che prosegue, effettuando una traversata
verso est, fino ai prati della Brusada (m. 1580), ed effettuiamo una
breve salita verso destra, fino a guadagnare il crinale. Seguiamo, poi,
il crinale, salendo per un ulteriore breve tratto, guidati sa segnavia
bianco-rossi e rosso-bianco-rossi, fino al punto in cui l’inclinazione
dello stesso si fa un po’ più accentuata. Proprio qui,
sulla sinistra, parte il sentiero, segnalato, che taglia i fianchi occidentale
e settentrionale del monte Brusada (con tratti esposti: attenzione,
se si decide di percorrerlo, per rientrare magari sul versante dei Cech
dal passo della Piana, posto a monte dell’alpe e ad est del monte
Brusada, a 2052 metri), portando all’alpe Codogno, in Valle dei
Ratti (m. 1878).
È qui il passo, è questa la porta, un tempo frequentata
dai pastori che passavano dall’uno all’altro alpeggio. Qui
la Terra di Mezzo mostra il suo vero volto, quello di terra che congiunge
ed unisce, invece che separare i due mondi. Oltre, il crinale sempre
più aspro, fino alla cima del
monte
Brusada, cima a cui non si sale da qui, ma dal versante opposto (quello
orientale). Dalle baite dell’alpe Bassetta al passo calcoliamo
una ventina di minuti di cammino.
Come già detto sopra, dall’alpe Bassetta possiamo, infine,
compiere una bella traversata ai prati dell’alpe Brusada
(in territorio del comune di Cercino), per poi tornare, da questi, ai
Prati Nestrelli, chiudendo un bell’anello escursionistico. Torniamo,
dunque, alla pianetta sopra menzionata, quella che sta appena sotto
il crinale, nei pressi del passo del Culmine: ora, invece di salire
al crinale, cerchiamo, sul limite orientale dello spiazzo, la partenza
di un sentiero, non largo, ma abbastanza marcato, che inizia una serie
di saliscendi, fra qualche macchia iniziale di pini ed il successivo
terreno scoperto di sterpigne ed arbusti, sul versante alto e ripido
sotto il crinale della Costiera, mantenendosi per un buon tratto ad
una quota di poco superiore ai 1750 metri e tagliando alcuni dossi.
Comincia, quindi, una graduale discesa, che da quota 1750 circa porta
a quota 1700, superando una fascia di ginestre che sembrano sempre lì
lì per mangiarsi l’esile ma tenace traccia (e se la sono
mangiata, di fatto, tempi addietro, finché, da pochi anni, i
cacciatori non hanno provveduto a ripulirla. A quota 1700 raggiungiamo
il filo del dosso che scende verso sud dalla cima del monte Brusada,
e che segna anche il confine fra il territorio del comune di Cino e
quello del comune di Cercino, nel quale ora entriamo. Entriamo, anche
in una bella pineta, che ci ripaga un po’ della desolazione delle
sterpaglie e ginestre che abbiamo finora incontrato. Cominciamo a scendere
più decisamente, fino ad attraversare, a quota 1650 circa, il
vallone che costituisce la parte alta della Valle di Siro (che scende
fino alla località omonima, poco ad ovest di Cercino). Superato
a monte un corpo franoso, raggiungiamo un abbeveratoio ed un casello
dell’acqua, a quota 1630 circa.
I prati della Brusada sono vicini: li raggiungiamo dopo l’ultimo
tratto della discesa, che ci porta al loro limite nord-occidentale,
dove troviamo una cappelletta, il Cincet della Brusada, a 1584 metri,
che raffigura una Madonna con bambino, S. Ambrogio, S. Michele e S.
Margherita. Il ritorno ai Prati Nestrelli avviene imboccando il sentiero
che si trova nella parte bassa, di destra (sud-ovest) dei prati, e che
scende, con traccia sempre ben marcata, alle baite (ormai divorate dal
bosco di Coper Volt (Cuper di Sopra, m. 1311). Poco sotto, ad un bivio,
prendiamo a destra, rientriamo nel territorio del comune di Cino e raggiungiamo,
infine, il limite orientale dei Prati Nestrelli.
L’anello Nestrelli-Bassetta-Nestrelli comporta un dislivello in
altezza di poco più di 600 metri, e richiede circa 3 ore di cammino
(oltre che, come già detto, esperienza escursionistica e prudenza).