Accenti le casse se vuoi ascoltare il concerto
di campane domenicali della chiesa di S. Michele

La Costiera dei Cech propone una serie di collocati su panoramici e
climaticamente felici terrazzi di media montagna. Cercìno (Scerscìn)
è il secondo di questi comuni, partendo da ovest, dopo Cino.
La sua collocazione favorevole, a 487 metri, giustifica l’origine
assai antica e la storia assai interessante. Il primo
documento in cui viene menzionato, nella forma di “Cerciuno”,
risale, infatti, all’anno 822: in quel periodo il paese apparteneva
ai monaci di S. Ambrogio, a Milano. Successivamente divenne possesso
del Vescovo di Pavia, ed infatti un documento, del 1049, riguarda la
vendita
di 43 appezzamenti del vescovo di Pavia Rainaldo al sacerdote Aldo dei
decumani, “in loco et fundo Cerzuni”, cioè, appunto,
a Cercino.
Nel basso medioevo Zerzuno (questa è la sua denominazione all’inizio
del Trecento) rientra fra i domini di Como, cui paga, fra l’altro,
il diritto di fodro. A quell’epoca i pastori di Cercino si erano
già spinti ben oltre gli alpeggi della Costiera dei Cech, raggiungendo,
in Val Masino, l’alpe dell’Oro, sopra i Bagni di Masino.
La forte vocazione contadina del borgo non fu intaccata dal soggiorno
estivo di alcune figure della nobiltà comasca, che salivano fin
qui per godere del clima favorevole. Nel XIV secolo Cercino si eresse
a libero comune, ma la libertà effettiva durò poco: al
dominio di Como si sostituì quello dei Visconti di Milano, ai
quali promise fedeltà, nel 1388, un deputato del comune di “Cerzuno”.
Cercino apparteneva allora alla squadra di Traona (che, insieme a quella
di Morbegno, costituiva la bassa Valtellina), mentre, dal punto di vista
religioso, dipendeva dalla pieve di Olonio, dalla quale, però,
la comunità di Cercino, raccolta intorno alla chiesa di S. Michele
Arcangelo, si staccò il 13 maggio del 1415.
Nella sua celebre visita pastorale del 1589 il vescovo di Como, di origine
morbegnese, Feliciano Ninguarda contò a Cercino (che era costituito,
oltre che dal nucleo centrale, dalle frazioni di Cresta e Piussogno)
100 fuochi, cioè 100 nuclei famigliari (diciamo 500 anime). Nel
medesimo periodo l’uomo d’armi e diplomatico della Lega
Grigia Giovanni Güler von Weineck
ha
modo di visitare questa zona e così scrive, nella sua opera “Raetia”:
“…Cercino, notevole villaggio, situato in un fertile ripiano
della montagna. Al disotto, proprio alle falde della montagna, ma circa
mille passi a ponente di Traona, si vede il villaggio di Piussogno e
subito dopo sta quello di Soriate; ma sono ambedue di poco conto”.
Alla vigilia della più terribile tragedia che toccò, nell’epoca
moderna, la terra di Valtellina, e precisamente nel 1624, si contano
in Cercino 485 abitanti. L’anno successivo nel pianoro di Cercino
si scontrarono, nel contesto della Guerra dei Trent’Anni, truppe
imperiali del Pappenheim e truppe francesi del Coeuvres. Ma la tragedia
non fu questa battaglia, bensì quella catastrofica epidemia di
peste, causata dal forzato alloggiamento, per diversi mesi, fra il 1629
ed il 1630, dei Lanzichenecchi che, nel contesto della medesima guerra,
calarono nella valle dallo Spluga. La popolazione di Valtellina e Valchiavenna
fu ridotta a meno del 50% (secondo alcuni, a meno del 30%), e Cercino,
così come l’intera Costiera dei Cech, non fu affatto risparmiata
(la soldataglia la percorse interamente, alla ricerca di vettovaglie
e bottino).
Una lenta, ma costante ripresa si ebbe solo nel secolo XVIII. Alla fine
del Settecento, e precisamente nel 1797, il livello di inizio Seicento
è stato riguadagnato e superato: gli abitanti di Cercino sono
636. Un censimento del 1807 conta nel nucleo centrale di Cercino 290
abitanti, mentre nelle frazioni di Siro e Piassogno ce
ne
sono rispettivamente 230 e 60. Pochi anni prima rispetto all’Unità
d’Italia, e precisamente nel 1853, Cercino, che contava 637 abitanti,
venne inserito, con la frazione di Piazzogno, nel III Distretto di Morbegno.
Venendo al secondo dopoguerra, si deve registrare a Cercino una triste
dinamiche comune a tutti i paesi di mezza costa, il progressivo spopolamento
in favore dei paesi del fondovalle. La tendenza, però, si è
invertita dal 1981, ed attualmente (2006) risiedono nel comune 695 abitanti.
Il territorio comunale non è molto ampio (5,1
km quadrati). Il confine settentrionale segue il crinale che separa
la Costiera dei Cech dalla Valle dei Ratti, dalla cima del monte Brusada
(m. 2143, ad ovest) alla quota 2220, massima elevazione del territorio
comunale, ad est, passando per il passo della Piana (m. 2052), che consente
di scendere in Val Codogno, laterale della Valle dei Ratti. Il confine
orientale scende diritto, verso sud, dal crinale, per un ampio tratto,
passando ad ovest del Piazzo della Nave, dei Prati di Bioggio e di Bioggio
(che appartengono a Traona); poi piega a sud-ovest, comprendendo anche
una fascia di pianura a sud dell’Adda. Poi il confine piega a
nord-ovest segue per un breve tratto l’Adda e, puntando a nord,
sale l’intero versante fino al monte Brusada.
Rientrano nel comune di Cercino, quindi, sul fondovalle o poco sopra,
le frazioni di Piussogno, Era, Soriate, Brassedo e Fiesso, mentre ad
ovest
del nucleo centrale di Cercino si trova la frazione di Siro (che dà
il nome alla valle che scende dall’aspro versante della Bruscagna).
Appartengono a Cercino, infine, i maggenghi di Cuper di sotto (m. 1150)
e di sopra (m. 1311), ormai mangiati interamente dal bosco, ed i prati
della Brüsada, alpeggio ormai per metà mangiato dalla sterpaglia,
ma ancora frequentato d’estate, che si distende su una fascia
compresa fra i 1500 ed i 1584 metri.
Per raggiungere il centro di Cercino ci si deve portare sulla Strada
Provinciale Valeriana Occidentale, che, a sua volta, si raggiunge staccandosi
dalla ss. 38 al semaforo all’ingresso di Morbegno, sulla sinistra
– se si proviene da Milano – e seguendo le indicazioni per
la Costiera dei Cech: superato un cavalcavia ed una rotonda, si raggiunge
il ponte sull’Adda, oltrepassato il quale si prende a sinistra,
raggiungendo Traona e proseguendo fino a Piussogno, dove, sulla destra,
si trova la deviazione per Cercino (indicazione: Piussogno centro).
A Piussogno si può giungere anche dall’opposta direzione,
lasciando la ss. 38 sempre sulla sinistra a Rogolo, raggiungendo il
nuovo ponte sull’Adda di Mantello e prendendo a destra.
La salita da Piussogno a Cercino è breve (3 km). Nella salita
si trova anche, sulla destra, al quarto tornante sinistrorso, una deviazione
che permette di scendere a Traona (indicazioni per Pianezzo, Moncucco
alto e Moncucco basso, frazioni alte di Traona, presso una cappelletta
datata 1776 e restaurata nel 1994); una nuova deviazione sulla destra,
al successivo tornante sinistrorso, scende anch'essa a Moncucco (indicazione:
via per Traona); da qui la discesa può, ovviamente, proseguire
fino a Traona. Queste segnalazioni sono utili agli amanti della mountain-bike,
che le potrebbero sfruttare per percorrere facili ma piacevolissimi
anelli, consigliati soprattutto nei mesi invernali, partendo da Piussogno,
salendo verso Cercino, scendendo a Traona e tornando sulla Provinciale
Valeriana
Occidentale
a Piussogno.
Se questo anello risultasse di sviluppo troppo modesto, eccone uno più
ampio. Saliamo sulla strada Piussogno-Cercino fino a Cercino ma, invece
di prendere a sinistra, verso il centro del paese, proseguiamo verso
destra, fino ad un bivio, al quale prendiamo di nuovo a destra. Terminata
la carrozzabile, troveremo la partenza di una pista-mulattiera che,
con andamento pianeggiante o in leggera salita, effettua una traversata,
verso est, raggiungendo, infine, la chiesa di S. Giovanni di Bioggio
(m. 697), dopo aver tagliato la mulattiera che dalla parte alta di Traona
sale a Bioggio.
La chiesa di S. Giovanni (nel comune di Mello, appena oltre il confine
con Traona), è considerata il centro spirituale della Costiera
dei Cech, ed ancora fino agli anni cinquanta del secolo scorso qui si
tenevano, agli inizi di maggio, le solenni rogazioni alle quali convenivano
i fedeli da tutta la Costiera. Dalla chiesa una carrozzabile prosegue
verso est e raggiunge Mello, dove inizia la discesa, su strada asfaltata,
che termina alla Provinciale Pedemontana Orobica.
Ecco, infine, un quarto anello di mountain-bike, il più lungo:
raggiunta Cercino salendo da Piussogno, proseguiamo a destra, senza
entrare nel
centro
del paese e, al successivo bivio, continuiamo a salire, senza imboccare
la strada che porta alla pista per S. Giovanni: raggiungeremo, così,
la deviazione, sulla destra, per Bioggio (indicazioni per Bioggio e
S. Giovanni). Si tratta di una carrozzabile che alterna tratti sterrati
(non sempre in buone condizioni) a tratti con fondo in cemento, e che
porta, dopo 2 km di salita, all'antico nucleo di Bioggio, nel territorio
del comune di Traona (m. 771). Qui, passando sotto la bella chiesetta
di S. Maria, la carrozzabile prosegue verso est, fino ad intercettare,
ad un tornante, la carrozzabile sterrata che da S. Giovanni di Bioggio
sale ai prati di Aragno. Seguendo questa seconda carrozzabile in discesa
siamo, in breve, alla chiesa di S. Giovanni, e possiamo proseguire per
Mello, inziando poi la discesa finale che ci porta alla Provinciale
Pedemontana Orobica Occidentale, che utilizziamo per tornare a Piussogno.
Ecco, infine, per completezza, la descrizione di un anello di mountain-bike
che si sviluppa sul versante opposto, cioè ad occidenta di Cercino.
Saliamo da Piussogno, nel modo sopra descritto, fino al binio per Bioggio
e S. Giovanni, ma ignoriamo, questa volta, la pista per Bioggio, proseguendo
sulla strada asfaltata che, dopo 2 km, raggiunge Cino. Da Cino scendiamo
a Mantello e da qui, percorrendo la Pedemontana Orobica Occidentale
verso sinistra (est), torniamo a Piussogno. Anche questo anello è
godibilissimo e di impegno non eccessivo.
Concludiamo il racconto di questo splendido lembo di Valtellina descrivendo
una tranquilla passeggiata che si configura come ideale visita
al paese.
Raggiunto
il tornante destrorso al quale, sulla sinistra, si stacca la via che
entra nel centro del paese, lasciamo l’automobile al comodo parcheggio
che si trova proprio in corrispondenza del tornante, sulla destra. Iniziamo
la visita incamminandoci verso il centro del paese, sulla via Roma.
Sulla destra notiamo subito un rustico, sulla cui parete è segnata
l’indicazione “via Ligari”. Sulla facciata dell’antica
casa si vede un dipinto, datato 1796, che raffigura la Madonna con Bambino
ed i Santi Antonio e Domenico.
Subito dopo, sulla sinistra, dalla via principale si stacca la via San
Michele che, dopo una breve discesa, porta al sagrato della chiesa
parrocchiale (m. 487), dedicata appunto all’Arcangelo
Michele, ricostruita, nel secolo XVII, sulla base di una cappella quattrocentesca,
e consacrata nel 1690. Fronteggia la chiesa, ad ovest, un ossario sulla
cui facciata è dipinta una delle classiche raffigurazioni edificanti
della morte, che ci ricorda la fragilità e la finitezza della
nostra esistenza. La frase-monito pronunciata dall’immancabile
scheletro è in parte cancellata, ma si capisce che il suo significato
è di paragonare la brevità della vita umana a quella di
un fiore (…quasi flos egreditur). Sconsigliatissimo ai superstiziosi.
Per aprire la mente a più ameni pensieri, godiamoci lo spettacolare
panorama sulla bassa Valtellina e sull’alto Lario che si può
ammirare dal sagrato.
Torniamo, poi, sui nostri passi, in via Roma, raggiungiamo il parcheggio
dove abbiamo lasciato l’automobile e cominciamo a salire lungo
la strada. Superato il cartello che segnala il Municipio e l’Ambulatorio,
raggiungiamo un tornante sinistrorso, in corrispondenza del quale si
stacca, sulla destra, una carrozzabile sterrata. Ignoriamo la carrozzabile
e proseguiamo sulla strada asfaltata, incontrando, sul suo lato destro,
una
cappelletta
votiva dedicata a S. Antonio ed un cippo dedicato alla memoria del partigiano
Athos, “caduto per la libertà” il 29 novembre del
1944.
Poco più avanti la strada volge a destra, e se ne stacca, sulla
sinistra, una strada che torna in direzione del paese (indicazione per
Cino Centro). A monte di questo tornante troviamo la bella chiesetta
dedicata alla Madonna della Pietà (m.
526), costruita fra il 1736 ed il 1774 e restaurata nel secolo scorso,
con interno ottagonale, sormontata da una cupola.
Proseguiamo sulla strada che sale a destra (indicazione per Cino, 2
km), fino al successivo tornante sinistrorso, in corrispondenza del
quale se ne stacca, sulla destra, una stradina asfaltata, che porta
alla già citata pista-mulattiera per S. Giovanni di Bioggio.
Ignorata anche questa deviazione, continuiamo la salita fino a trovare
la partenza, sulla destra, della carrozzabile per Bioggio (indicazioni:
Bioggio e S. Giovanni). Restiamo sulla strada (si tratta della Strada
provinciale 5), che passa a monte delle case alte del paese e comincia
a scendere, con una serie di semicurve. Oltrepassato un ponte sul torrente
Siro, proseguiamo la discesa, fino a trovare, sulla destra, una stradina
che si stacca dalla Strada provinciale e scende alla frazione Siro (indicazione
per Siro).
Lasciamo, ora, la strada principale, che prosegue verso Cino, e scendiamo
sulla stradina, incontrando subito, sulla nostra sinistra, una cappelletta
dedicata a Maria Madre della Divina Grazia, con, a lato, i santi Antonio
Abate (con l’immancabile porcellino) e Carlo Borromeo. Poco sotto,
troviamo un bel ponte a schiena d’asino sul torrente Siro, ma,
invece di impegnarlo, prendiamo a destra, seguendo la stradina
asfaltata
che continua la discesa verso Siro (m. 467), un piccolo
nucleo di case che raggiungiamo ben presto. Qui la strada termina: poco
prima del termine troviamo, sulla sinistra, il cartello che indica la
via Madonna della Neve e, sulla parete di una casa, un dipinto che raffigura
la Madonna con bambino Regina del Cielo.
Scendiamo lungo questa via, fino ad uno spiazzo-parcheggio. Alla nostra
destra possiamo ammirare uno splendido rustico, oltre il quale parte
una pista-mulattiera, che subito si biforca: ignoriamo il ramo di destra,
che scende, e prendiamo a sinistra. Pochi metri, e siamo alla chiesetta
della Madonna della Neve. La venerazione per la Madonna della
Neve, cui sono dedicate diverse chiesette anche in Valtellina, è
legata ad un miracolo che risale ai primi secoli del Cristianesimo.
Nel IV secolo, sotto il pontificato di papa Liberio (352-366), un nobile
e ricco patrizio romano di nome Giovanni e la sua altrettanto nobile
moglie, non avendo figli, decisero di offrire i loro beni alla Beata
Vergine Maria, per la costruzione di una chiesa a lei dedicata.
La Madonna apparve, allora, in sogno ai coniugi, la notte fra il 4 e
il 5 agosto, tempo di gran caldo a Roma, preannunciando un miracolo
che avrebbe indicato il luogo nel quale sarebbe dovuta sorgere la chiesa.
Infatti la mattina dopo, i coniugi romani si recarono da papa Liberio
a raccontare il sogno fatto da entrambi, scoprirono che anche il papa
aveva fatto lo stesso sogno. Tutti si recarono, dunque, sul luogo indicato,
il colle Esquilino, e lo trovarono coperto di neve, in piena estate
romana. Qui, dunque, venne costruita la chiesa, a spese dei coniugi
devoti, chiesa denominata ‘Liberiana’, dal nome del pontefice,
ma chiamata popolarmente anche “ad Nives”, della Neve.
A questo miracolo si richiama, dunque, anche la chiesetta di Siro, che,
tuttavia, non è una chiesetta come molte altre, ma è legata
ad un mistero che, secondo la devozione popolare, richiama il miracolo
romano. Sulla destra della sua facciata, appena sotto il muraglione
del sagrato, si possono notare due grandi castagni. Ebbene, su un ramo
di questi castagni le foglie non hanno la normale coloritura verde,
ma sono bianche, come a richiamare l'antico miracolo della neve agostana.
Non
è
facile vederle, ma se verrete qui nella prima settimana di agosto, quando
si festeggia la Madonna della Neve, troverete qualcuno che, con pazienza,
ve le indicherà.
Miracolo? Curiosità naturalistica? A voi la risposta. Mentre
riflettiamo sul mistero delle foglie candide, torniamo indietro, fino
al ponte a schiena d’asino, che ora oltrepassiamo. Poco oltre,
superiamo un secondo ponticello, e ci ritroviamo in via Roma. Percorrendola,
rientriamo nel centro di Cercino e ci ritroviamo alla piazza Tenente
Ambrosini, medaglia d’oro, caduto nel 1943. Proseguendo diritti,
verso est, incontriamo di nuovo, ora sulla destra, la deviazione che
scende alla chiesa di S. Michele. Pochi passi ancora, e siamo al parcheggio
dove abbiamo lasciato l’automobile, dopo circa 40 minuti di cammino:
l'incontro con la magia di questi luoghi sarà sicuramente un'esperienza
che serberemo nella memoria.