All'Oratorio dei Sette Fratelli

 

 

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Panorama dal sentiero che dalla Brusada sale verso la Cunvula. Foto di M. Dei CasLa Cunvula è la parte alta del più occidentale dei valloni che confluiscono e quasi precipitano nel selvaggio vallone di S. Giovanni. Una parte alta caratterizzata da versanti abbastanza ripidi, ma aperti e solari, fra i quali si annida, quasi, la solitaria chiesetta dedicata a S. Eufemia, più conosciuta come Oratorio dei Sette Fratelli (m. 2010), nel territorio del comune di Mello.
L’escursione che la raggiunge può seguire l’itinerario più battuto che sale da S. Giovanni di Bioggio, passando per i prati di Aragno, i prati di Bioggio ed il Piazzo della Nave. Ne esiste però uno alternativo e non meno interessante, che parte dai prati della Brüsada (ai quali si sale per diversi sentieri, dai prati Nestrelli, da Cercino, dai prati di Bioggio), e si sviluppa, in gran parte, nel territorio del comune di Cercino.
Prendiamo come punto di riferimento la baita più alta, di destra, dei prati della Brüsada, quotata m. 1584 (la distinguiamo anche per la bandiera italiana): da essa parte, sulla destra, il sentiero che, procedendo in direzione nord-est, attraversa la valle di Siro e si porta sul suo versante opposto, proseguendo in direzione dei prati di Bioggio. Qui troviamo, ben presto, un sentiero che si stacca, sulla sinistra, da quello Panorama dal sentiero che dalla Brusada sale verso la Cunvula. Foto di M. Dei Casche stiamo percorrendo, con una duplice segnalazione: Cunvula (1 ora) e Barac(h)ia di Partigian (1 ora).
Stacchiamoci, dunque, dal sentiero per i Prati di Bioggio ed Imbocchiamo questo nuovo sentiero, che sale ad una baita, anch’essa con la bandiera italiana, a quota 1600. Nel prato sotto la baita vediamo un sentiero che prende a sinistra ed entra nel bosco, ma non è quello che ci interessa. Dobbiamo cercare, invece, il sentiero che parte alle spalle della baita e comincia a salire, diritto e piuttosto ripido, sul largo dosso boscoso a monte della baita (direzione nord), nella splendida cornice di una delle pinete che si sono salvate dai disastrosi incendi che, nel 1948, 1952 e 1965, hanno martoriato la parte occidentale della costiera.
Nella salita, passiamo a sinistra di una radura, ed incontriamo anche qualche scheletro d’albero che non è scampato al fuoco. Ma lo scenario è davvero bello: il bosco, aperto e luminoso, ha qualcosa di fiabesco. La traccia si fa più marcata e visibile, e, piegando leggermente a destra, raggiunge, a quota 1780 circa, una fascia di massi, proseguendo sul suo limite sinistro (attenzione, qui, a non perderla proseguendo a salire diritti; anche in questo caso, però, si può salire a vista, in direzione del limite del bosco, che già si intravede). Ad una quota approssimativa di 1830 metri raggiungiamo il limite superiore destro della pineta.
Baita sul sentiero per la Cunvula. Foto di M. Dei CasAlla nostra destra vediamo il solco dell’alta val Cespedello: ora dobbiamo attraversarlo e portarci sull’erboso versante opposto. Procediamo, quindi, in terreno aperto. Il bel sentiero marcato ci abbandona, e dobbiamo cercare la debole traccia che descrive una diagonale, in leggera salita, verso il centro del vallone, il quale ci appare, nel suo insieme, come una sorta di deserto verde, punteggiato, qua e là, da qualche rado scheletro d’albero. Raggiungiamo il suo centro a quota 1860 (se non troviamo la traccia, possiamo procedere anche a vista: la pendenza del versante non è eccessiva, ma attenzione all’erba, scivolosa) e proseguiamo la leggera salita sul versante opposto, fino ad approdare, superata una porta costituita da due pini, ad una sorta di riposante corridoio, molto bello, costituito da una fascia nella quale la pendenza si fa più modesta; lo percorriamo, quindi, in direzione est, senza guadagnare quota. Una curiosità: questo corridoio corrisponde, approssimativamente, all'ampiezza della fascia di territorio del comune di Traona che si incunea, salendo fino al crinale, fra i comuni di Cercino e di Mello.
La breve traversata si conclude in prossimità di una nuova pineta, sul cui limite intercettiamo un sentierino che sale da destra. Si tratta del sentierino, sopra menzionato, che proviene dal Piazzo della Nave: percorrendolo, verso sinistra, in salita raggiungiamo, dopo circa un quarto d’ora, l’Oratorio, a 2010 metri (calcoliamo, dai prati della Brüsada, un’ora ed un quarto circa di cammino, per superare un dislivello approssimativo di 430 metri).
L’oratorio è una sorta di eremo, un luogo appartato, lontano dal mondo. In Valtellina pochi luoghi hanno caratteristiche analoghe. È un luogo dove la solitudine ti circonda da ogni lato, e le finestre del tempo sembrano schiudersi su prospettive inattese, lasciando filtrare, come lame di L'Oratorio dei Sette Fratelli. Foto di M. Dei Casluce, le atmosfere di un passato di cui si è persa la voce. Un piccolo luogo di preghiera perso in un oceano di prati alti, appena sopra i duemila metri, ai piedi delle guglie di granito che separano la Costiera dei Cech dalla Valle dei Ratti.
La chiesetta è affiancata da una grande croce lignea tridimensionale, con una campanella che ogni visitatore può far risuonare, per dar voce alla gioia che si libera, dopo tanta fatica. Purtroppo non possiamo entrare nell’oratorio, che, per impedire l’ingresso degli animali, è sbarrato da assi di legno.
Nulla ci impedisce, invece, di ammirare il panorama, che, per la verità, è meno ampio di quello che si apre più in basso, perché le due costiere ad oriente e ad occidente chiudono un po' la visuale. Ad est, cioè alla nostra sinistra, osserviamo il lungo dosso che ospita, ad una quota pressoché identica a quella dell'oratorio, i Tre Cornini, e che chiude la visuale sulla media Valtellina. Si mostra, invece, quasi interamente la catena orobica, dalle sue propaggini orientali a metà circa della Val Lesina. Il dosso che abbiamo risalito, infine, chiude a destra la visuale, sottraendo ai nostri occhi il monte Legnone, la bassa Valtellina e l'alto Lario. Guardando verso il basso, vediamo, alla nostra sinistra, il solco che, da modesto avvallamento, si approfondisce gradualmente, man mano che scende, nell'oscuro vallone di S. Giovanni. A sinistra del vallone, vediamo tutta la bella piana di Poira, con Poira di Dentro e di Fuori. Sul fondovalle, infine, ottimo è il colpo d'occhio su Talamona e Morbegno, alle cui spalle si aprono le Valli del Bitto di Albaredo e Gerola.
Alle spalle dell'oratorio (est), sul crinale erboso, riusciamo a distinguere una traccia di sentiero, che scende per un buon tratto prima di scomparire alla nostra vista. Si tratta del sentiero che effettua una lunga traversata, intercettando il sentiero per l'alpe Visogno poco sopra il Santa Eufermia ed i Sette Fratelli (dipinto all'interno dell'oratorio). Foto di M. Dei CasPre Soccio, ad una quota, cioè di circa 1750 metri. Un sentiero, però, non segnalato, dalla traccia incerta, sconsigliabile, quindi, anche perché, se lo perdiamo, non abbiamo la possibilità di scendere a vista, dal momento che passiamo a monte dei dirupi che convergono nel vallone di S. Giovanni.
Se amiamo i luoghi abbandonati, però, possiamo percorrerne il primo tratto, che ci porta sul dosso che fronteggia, ad est, quello che abbiamo risalito, e poi comincia a scendere, sempre in terreno aperto o fra qualche modesta macchia di pini, diritto, fino ai numerosi ruderi delle baite della località Le Baracche (m. 1855), poste ad est di una spettrale fascia di scheletri di albero. Ma qui fermiamoci.
All'Oratorio dei Sette Fratelli scende (ma non lo si distingue) anche un secondo sentiero, che effettua una traversata alta (2100-2200 metri) fra gli ultimi pascoli e le formazioni rocciose della Costiera, fino al dosso a monte dei Tre Cornini. Si tratta di un sentiero altrettanto sconsigliabile, perché non segnato, incerto ed esposto.
E' tempo, però di dar voce ad una domanda, finora inespressa: perché questo nome? Chi sono i sette fratelli? L’oratorio, eretto nel 1761, è dedicato a S. Felicita, madre di sette figli, tutti martirizzati e canonizzati, quindi santi come lei, nei primi secoli dell’era cristiana. Ecco chi sono i sette fratelli: Gennaro, Felice, Filippo, Silano, Alessandro, Vitale e Marziale, martirizzati al tempo dell'Imperatore Antonino. Gennaro, dopo essere stato percosso con verghe nel carcere, fu ucciso con flagelli piombati; Felice e Filippo furono uccisi con bastoni; Silvano fu gettato in un precipizio; Alessandro, Vitale e Marziale furono puniti con sentenza capitale. Un dipinto li raffigura, insieme alla madre, sul fondo dell’oratorio. Costei fu l'ultima ad essere uccisa, decapitata, Inquietante teschio-tronco nei pressi delle Baracche. Foto di M. Dei Casdopo aver provato l'immenso dolore per il supplizio dei figli, ma anche la consolazione di averli visti tanto saldi nella fede da dare la vita per essa. La sua festa viene celebrata il 23 novembre, ma possiamo comunque rivolgerle una preghiera, tenendo anche presente che la devozione per questa santa è particolarmente viva fra le donne che non riescono ad avere figli e da lei implorano questa grazia.
Ma non c’è solo il riferimento alla storia della chiesa. Esiste anche un’antichissima leggenda, curiosa, un po’ enigmatica, assai meno tragica. E parla di una madre che aveva sette figli, inquieti, monelli. Una madre, intenta, in una baita dell’alta alpe, a “tarare” la polenta che stava cuocendo nel paiolo, ad un certo punto si spazientì, perché i suoi sette figli, intorno a lei, facevano troppo chiasso, non sapendo attendere tranquilli che la polenta fosse servita. Sembra che la donna sia sbottata gridando: “Via poch de bun, vün per cantùn”, cioè: “Via, poco di buono, uno per ogni angolo”, sottinteso di queste montagne. Ed in effetti i figli se ne andarono, proprio in sette angoli diversi della bassa Valtellina, tutti visibili dal luogo della dispersione, che poi divenne luogo di preghiera, l’Oratorio, da allora chiamato “dei Sette Fratelli”. La sfuriata della madre, oltre a regalarle un po’ di pace, ebbe l’effetto di trasformare i figli indisciplinati in altrettanti eremiti devoti, che fondarono sette chiese: S. Antonio, S. Pietro in Vallate, San Giuliano sopra Dubino, S. Domenica a Delebio, S. Esfrà sull’alto versante retico sopra Mello, S. Maria in val Gerola e S. Giovanni di Bioggio. I sette fratelli non ebbero più modo di ritrovarsi, né di vedere la madre, ma un segno li legò sempre, un fuoco, acceso la sera, con il quale segnalavano ciascuno agli altri che erano ancora in vita. Ma venne per ciascuno il giorno della morte: e la sera di quel giorno non vide il fuoco consueto, ma una nuova stella accendersi in cielo.
Panorama dall'Oratorio dei Sette Fratelli. Foto di M. Dei Cas

Difficoltà
EE
Dislivello
1230 (dalla pista Cercino-Bioggio)
Tempo
3 h e 15 min

(una versione Powerpoint della suddetta relazione è
disponibile richiedendola via e-mail all'autore)

- Cartina Kompass 1:35.000 Val masino, Val Bregaglia e Costiera dei Cech
Testo e fotografie a cura di M. Dei Cas

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Ultima Modifica: Domenica, 19 Novembre, 2006

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