L'alpeggio di Cercino

 

 

I prati della Brusada. Foto di M. Dei CasI prati della Brusada sono l’alpeggio di Cercino, ed anche un importante crocevia: alla loro parte bassa giungono, infatti, sentieri che salgono dai prati Nestrelli, da Cercino e dai prati di Bioggio, mentre dalla loro parte alta partono sentieri per l’alpe Bassetta, l’Oratorio dei Sette Fratelli ed i prati di Bioggio. Si tratta di sentieri ben tracciati, nessuno dei quali, però, è segnalato da segnavia. Come troviamo scritto in un cartello che si trova nella loro parte alta, i prati appartenevano, un tempo, alle famiglie di Cercino, ed alle loro baite si appoggiavano i pastori di Cercino “per la monticazione degli aridi pascoli alti, strappando alle rocce il duro fieno selvatico che le mucche non potevano raggiungere e lasciando il resto all’intraprendenza delle pecore e delle capre”. Durante gli anni 1944 e 1945 furono anche rifugio di un importante nucleo di Partigiani, che ripiegò qui dopo la battaglia di Buglio (16 giugno 1944) e che costruì, oltre 300 metri più in alto, anche un rifugio di emergenza in caso di rastrellamenti, la Barac(h)ia di Partigian. Oggi questi prati sono per metà occupati da sterpaglia, e suscitano, quindi, un mesto senso di abbandono, anche se nella bella stagione sono ancora frequentati da chi vi cerca momenti di tranquillo riposo e stacco dagli affanni del tempo.
Il Cincet della Brusada. Foto di M. Dei CasVediamo le diverse possibilità di salita. Dai prati Nestrelli, innanzitutto (i prati a monte di Cino). Portiamoci sul limite alto di destra (nord-est) dei prati. Superato un casello dell'acqua, cominciamo a salire nel bosco, attraversando la valle Scemola (che confluisce, più in basso, nella valle di Siro) e proseguendo fino ad intercettare un sentiero che sale da destra (partendo dalla pista tagliafuoco): siamo passati, così, dal territorio del comune di Cino a quello del comune di Cercino. Poco oltre, troviamo un cartello giallo, che segnala le baite (ben nascoste dal bosco che se le è letteralmente mangiate) di Coper Volt (Cuper di sopra, sulle carte IGM, a 1311 metri).
Il cartello è posto in prossimità del rudere della più visibile delle baite, e riporta un gustoso aneddoto che la riguarda: "Si narra che in questo luogo la Ca' d'Ambrusin era l'unica intonacata a calce, perché il Bernardino, dopo aver dato caparra ad uno di Rogolo per l'acquisto di un becco - cioè di un caprone -, avesse intonacato la baita affinché il venditore potesse distinguere il posto dove l'animale sarebbe stato portato". Due pensieri: l'epoca della proliferazione dei mezzi di comunicazione era ancora di là da venire, mentre non era ancora tramontata quella in cui un caprone contava pure qualcosa! Ed un pensiero aggiuntivo (visto che non c’è due senza tre): dove sono le 6 baite che mancano all’appello? Se le è interamente mangiate il bosco. Questi pensieri ci accompagnano nella successiva salita, che tiene, per un tratto, il filo di un bel dosso (direzione nord), nella cornice di un chiaroscurale bosco di pini. Poco sopra, ci intercetta, da sinistra, un sentiero che proviene da una pianetta a monte dei Prati Nestrelli. Proseguendo nella salita, pieghiamo, descrivendo un arco, verso est-nord-est, raggiungendo, infine, il limite sud-occidentale dei prati della Brusada, dopo circa 50 minuti di cammino.
Vediamo, ora, come raggiungere i prati della Brusada dai prati di Bioggio, che si trovano sopra S. Giovanni di Bioggio, in territorio del Panorama dai prati della Brusada. Foto di M. Dei Cascomune di Traona. Portiamoci alla pista tagliafuoco sopra le baite occidentali dei prati, cercando il sentierino che sale, ripido, tagliando una fascia di prati a monte della pista, e raggiunge una ben visibile cisterna in plastica per la raccolta dell’acqua. Questa è collocata nei pressi di una sorgente, a valle di una fascia occupata da materiale franoso. A sinistra della sorgente il sentiero prosegue (inizialmente segnalato da una serie di nastri di plastica), con traccia ben visibile, iniziando una lunga diagonale verso nord-ovest e salendo con pendenza graduale. Si tratta davvero di un buon sentiero, che tuttavia non è segnato su alcuna carta.
Dopo aver oltrepassato il rudere di due baite isolate in una radura, il sentiero conduce al limite sud-orientale dei prati Brusada, in territorio del comune di Cino. Per la verità non possiamo salire subito ai prati, perché incontriamo un cartello che ci ammonisce che il sentiero che vi accede è privato. È un cartello che celebra anche un misterioso San Rastelé, rappresentato con tanto di rastrello in mano e celebrato il 3 gennaio. Parrebbe un gioco di parole, visto che un altro cartello ammonisce a starsene lontani (Rastelé = rasté lé, cioè state lì?); ma si tratta Cappelleta sul sentiero che dalla pista Cercino-Bioggio sale alla Brusada. Foto di M. Dei Casdel nome del gruppo di baite più basso dell’alpe. Qui giunge anche, come vedremo (ma è poco visibile) il sentiero che sale da Cercino, o meglio, dalla pista Cercino-Bioggio. Noi proseguiamo sul sentiero di destra, che non raggiunge i prati, ma sale, nella selva, sul loro lato orientale; più in alto li raggiunge e li risale, in diagonale, piegando leggermente a sinistra, e poi a destra, fino alla baita più alta (m. 1584).
Infine, il sentiero che più ci interessa, quello che parte dalla pista che da Cercino sale a Bioggio. Raggiunta Cercino salendo lungo la Strada Provinciale 5 da Piussogno, non portiamoci al centro del paese, ma proseguiamo salendo: dopo due tornanti sinistrorsi, troviamo, sulla destra, la partenza della carrozzabile che sale a Bioggio (indicazioni: Bioggio e S. Giovanni).
Saliamo per un buon tratto (il fondo, in cemento e sterrato, non è sempre in buone condizioni), affrontando diversi tornanti e trovando due piste secondarie che si staccano dalla carrozzabile, una a destra e una, in cemento, a sinistra, ignorandole entrambe, finché, poco prima di Bioggio, nella cornice di una pineta davvero splendida, troviamo uno slargo con una fontana, in corrispondenza di una pista secondaria che si stacca, sulla sinistra, dalla carrozzabile. Lasciamo l’automobile in questo slargo (m. 750 circa) e ci incamminiamo sulla pista secondaria, trovando, ben presto, sulla destra, un cartello che segnala una nuova deviazione (indicazione: Brusada).
Seguiamola: dopo pochi passi ci ritroviamo al punto di partenza di un sentiero ben marcato, ma senza segnavia, che sale nel bosco, proponendoci quasi subito un bivio, al quale prendiamo a sinistra, proseguendo nella salita. Il sentiero piega per un breve tratto a destra, torna Scorio parnoramico sul sentiero che dalla pista Cercino-Bioggio sale alla Brusada.  Foto di M. Dei Casa salire per un tratto più lungo a sinistra e propone, poi, una serie di serrati tornantini. Ad una quota approssimativa di 940 il sentiero riprende l’andamento a sinistra e passa sotto un masso erratico, raggiungendo poi la cappelletta quotata m. 959, nella quale i dipinti sono ormai quasi interamente cancellati. Proseguendo, usciamo per un tratto dal bosco, con un bel colpo d’occhio sulla bassa Valtellina, per poi rientrare, trovando un bivio, al quale prendiamo a destra.
Il sentiero continua a salire zigzagando, finché, a circa 1150 metri, raggiunge una piccola radura, ingentilita da alcune betulle e denominata Fraceta: un cartello spiega che questo era un luogo nel quale i contadini che salivano per portare vettovaglie ai maggenghi si fermavano per riposare. Un successivo cartello dà la località di Coper Volt a mezz’ora di cammino (ma non non passeremo da questa località). Poco sopra, a circa 1180 metri, intercettiamo la pista tagliafuoco che dall’alpe Piazza raggiunge i prati di Bioggio. Siamo ad est (destra) di un’impressionante formazione rocciosa, ben visibile a monte della pista.
Percorriamo qualche metro verso destra, sulla pista, prima di trovare, sul suo lato opposto, la ripartenza del sentiero, segnalata da un bollo rosso su un sasso. Nel primo tratto saliamo sul terreno smosso dai lavori di tracciamento della pista, poi rientriamo nel bosco. A quota 1280 troviamo una radura panoramica, con un ottimo colpo d’occhio sulla Val Gerola e sul monte Legnone. Poco sopra, il bosco comincia ad aprirsi e, alzando lo sguardo, possiamo scorgere la baita più alta dei prati della Brusada. La traccia diventa, ora, meno netta: troviamo un tratto in leggera discesa in cui sembra quasi perdersi, ma poi, superato un masso liscio, torna a farsi visibile e, attraversando una specie di conca, riprende a salire, fino ad intercettare un sentiero ben più marcato che proviene da sinistra: si tratta del già menzionato sentiero che sale alla Brusada dai prati di Bioggio. Siamo alle già menzionate baite del Restelée, e la salita alle baite più alte della Brusada prosegue facilmente, nel modo sopra illustrato. Un’avvertenza: se scegliamo di Panorama dal sentiero Brusada-Cunvula. Foto di M. Dei Castornare a Cercino per il sentiero descritto, prestiamo molta attenzione a questo tratto poco evidente, per evitare di scendere su falsa traccia (in particolare, ricordiamoci del tratto in leggera discesa, che, al ritorno, è, ovviamente, in leggera salita).
Vediamo, ora, i sentieri che partono dalla parte alta dei prati. Quello per l’alpe Bassetta, innanzitutto. Portiamoci nella parte alta di sinistra (occidentale), dove si trova una cappelletta, il Cincet de la Brusada, nella quale è raffigurata una Madonna con bambino, insieme ai santi Ambrogio, Michele e Margherita. Qui troviamo anche due cartelli. Il primo illustra l’importanza dei prati della Brusada, Il cartello illustra anche le caratteristiche panoramiche della cresta che dalla cima della Brusada scende al passo della Piana. Un secondo cartello dà la cima Brusada ad un’ora e mezza di cammino. Proseguiamo, quindi, in questa direzione, entrando nel bosco. Si tratta di percorrere un sentiero che entra nel bosco e sale gradualmente in direzione nord-ovest. A quota 1630 troviamo un abbeveratoio in legno e, poco oltre, un casello dell’acqua. Il sentiero prosegue con traccia più stretta, scendendo per un breve tratto. Poi passiamo a monte di un corpo franoso e proseguiamo nella salita con un tratto all’aperto.
A 1650 metri il sentiero attraversa un vallone che costituisce la parte alta della valle di Siro. Sul lato opposto ci attende una ripida salita, in una La Barac(h)ia di Partigian. Foto di M: Dei Casbella pineta, che ci porta, a quota 1700, sul filo del dosso che scende dalla cima della Brusada verso sud. Il sentiero si addentra, poi, in un mare di ginestre, proseguendo verso ovest e raggiungendo una zona più pulita, in cui alle sterpaglie si alternano gli ultimi magri pascoli. Dopo una graduale salita ed una serie di saliscendi, raggiunge, infine, il limite orientale dell’alpe Bassetta, in corrispondenza di un terrazzo recintato verso sud (c’è un salto roccioso che può essere pericoloso per il bestiame), dal quale si prosegue facilmente alla volta del baitone dell’alpe, panoramicissima, davvero stupenda.
Dalla Brusada partono, poi, due sentieri (che, nel primo tratto, nel quale sono effettivamente tali, coincidono), per la Cunvula (Oratorio dei Sette Fratelli) e per la Barac(hia) di Partigian, il già menzionato rudere di rifugio costruito nel luglio del 1944 da un gruppo di partigiani. Prendiamo, ora, come punto di riferimento la baita più alta, di destra, dei prati della Brüsada, quotata m. 1584 (la distinguiamo anche per la bandiera italiana): da essa parte, sulla destra, il sentiero che, procedendo in direzione nord-est, attraversa la valle di Siro e si porta sul suo versante opposto, proseguendo in direzione dei prati di Bioggio.
Qui troviamo, ben presto, un sentiero che se ne stacca, sulla sinistra, con una duplice segnalazione: Cunvula (1 ora) e Barac(h)ia di Partigian (1 ora). Stacchiamoci, dunque, dal sentiero per i Prati di Bioggio ed imbocchiamo questo nuovo sentiero, che sale ad una baita, anch’essa con la bandiera italiana, a quota 1600. Nel prato sotto la baita vediamo un sentiero che prende a sinistra ed entra nel bosco, ma non è quello che ci interessa. Dobbiamo cercare, invece, il sentiero che parte alle spalle della baita e comincia a salire, diritto e piuttosto ripido, sul largo dosso boscoso a monte della baita (direzione nord), nella splendida cornice di una delle pinete che si sono salvate dai disastrosi incendi che, nel 1948, Rudere ai prati della Brusada. Foto di M. Dei Cas1952 e 1965, hanno martoriato la parte occidentale della costiera.
Raggiunto, a quota 1820 metri circa, il limite superiore della pineta, il sentiero vero e proprio ci lascia, e gli itinerari si dividono: prendendo a destra ed attraversando, con graduale salita, il vallone erboso ad oriente del dosso risalito si guadagna un dosso gemello, tagliando il quale si intercetta il sentierino che dal Piazzo della Nave sale all’Oratorio dei Sette Fratelli; proseguendo, invece, sul dosso, superando due pianette, deviando leggermente a sinistra e, a quota 1980 prendendo decisamente a sinistra, con un ultimo traverso pianeggiante si raggiunge il rudere del rifugio dei Partigiani.
Torniamo, infine, indietro, al cartello sopra citato, che indica la direzione per la Cunvula e la Barac(h)ia di Partigian: se ignoriamo la deviazione segnalata e proseguiamo sul sentiero principale, oltrepassiamo alcune baite ed effettuiamo una lunga traversata, su traccia in qualche punto stretta ma sempre ben visibile, a monte dei prati di Bioggio, sulla loro verticale: qui intercettiamo il sentiero che dai prati sale verso il Piazzo della Nave; seguendolo in discesa, raggiungiamo, infine, i prati di Bioggio, dai quali si scende ai prati di Aragno e, su carrozzabile sterrata, a S. Giovanni di Bioggio.

Difficoltà
E
Dislivello
800 (dalla pista Cercino-Bioggio)
Tempo
2 h

(una versione Powerpoint della suddetta relazione è
disponibile richiedendola via e-mail all'autore)

- Cartina Kompass 1:35.000 Val masino, Val Bregaglia e Costiera dei Cech
Testo e fotografie a cura di M. Dei Cas

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Ultima Modifica: Domenica, 19 Novembre, 2006

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