Il rifugio partigiano nascosto sopra i prati della Brusada

 

 

Il rudere della baracca dei Partigiani. Foto di M. Dei CasGiugno 1944. La formazione partigiana che faceva capo a Nicola (200 uomini circa) mise in atto due audaci azioni, impossessandosi di armi e munizioni sottratte alla caserma di Ardenno e di armi e viveri conquistati sequestrando, la mattina del giorno 11, il treno Milano-Sondrio nel tratto Ardenno-S.Pietro. La reazione nazifascista non si fece attendere: la sera del 15 giugno la zona di Buglio, dove si concentrava buona parte della forza partigiana, venne isolata, e la mattina del giorno successivo iniziò, dalla piana della Selvetta, il cannoneggiamento contro Buglio (furono distrutte o danneggiate 58 case coloniche, e si contarono diverse vittime fra i civili). Era l’inizio della battaglia di Buglio, che costrinse Nicola e la sua formazione partigiana a ripiegare. La ritirata, attraverso la Val Masino, riuscì a stento, e non fu priva di perdite.
La riorganizzazione delle forze partigiane assunse come baricentro i prati della Brusada, sopra Cercino. Ma, per evitare di essere sorpresi da rastrellamenti o, peggio ancora, accerchiati, nel luglio 1944 alcuni partigiani costruirono, più in alto, in una zona impervia e di non facile accesso, poco sotto il crinale fra Costiera dei Cech e Valle dei Ratti, un piccolo rifugio in sassi (meno di venti metri quadrati), dove rimanere nei momenti più critici. Questo rifugio venne denominato barac(h)ia di Partigian, cioè baracca dei Partigiani.
Un devastante incendio nel secondo dopoguerra ebbe conseguenze disastrose non solo sulla splendida pineta di questa parte alta del versante occidentale dei Cech, ma anche sulla baracca, che cadde in rovina. Ora resta solamente la parte più bassa delle mura perimetrali. Il dosso a monte del bosco, sul quale saliamo per raggiungere la baracca dei Partigiani. Foto di M. Dei CasPer questo, nonostante il rudere della baracca sia su terreno scoperto, non è meno difficile trovarlo oggi di quanto non fosse più di sessant’anni fa. Una sfida, dunque, andare a scovarlo. Un’emozione trovarlo e ripensare ai tragici momenti della storia nazionale che esso evoca.
Il rudere è segnato, ma non nominato, sulla carta IGM, a quota 1981 (est-sud-est rispetto al passo della Piana). L’indicazione è preziosa, perché altri riferimenti non sono più precisi (se chiediamo, per esempio, a chi la conosce l’ubicazione della baracca, ci sentiremo rispondere che si trova sul dosso gemello rispetto a quello dell’Oratorio dei Sette Fratelli, ad ovest di quest’ultimo, un po’ più in basso rispetto all’Oratorio). Il racconto dell’escursione alla baracca potrà servire, spero, per trovarla senza troppa fatica. Punto di partenza sono i prati della Brusada, e precisamente la baita più alta, di destra (est), sormontata da una bandiera italiana (m. 1584). Il primo tratto dell’escursione coincide con quella che porta dalla Brusada all’Oratorio dei Sette Fratelli.
Dalla baita parte, sulla destra, il sentiero che, procedendo in direzione nord-est, attraversa la valle di Siro e si porta sul suo versante opposto, proseguendo in direzione dei prati di Bioggio. Qui troviamo, ben presto, un sentiero che si stacca, sulla sinistra, da quello che stiamo percorrendo, con una duplice segnalazione: Cunvula (1 ora) e Barac(h)ia di Partigian (1 ora). È questa l’unica segnalazione che fa riferimento alla La singolare formazione rocciosa a corno uncinato sulla sinistra rispetto al sentiero per la baracca dei Partigiani. Foto di M. Dei Casbaracca. Non troveremo, infatti, alcun segnavia. Stacchiamoci, dunque, dal sentiero per i Prati di Bioggio ed imbocchiamo questo nuovo sentiero, che sale ad una baita, anch’essa con la bandiera italiana, a quota 1600. Nel prato sotto la baita vediamo un sentiero che prende a sinistra ed entra nel bosco, ma non è quello che ci interessa. Dobbiamo cercare, invece, il sentiero che parte alle spalle della baita e comincia a salire, diritto e piuttosto ripido, sul largo dosso boscoso a monte della baita (direzione nord), nella splendida cornice di una delle pinete che si sono salvate dai disastrosi incendi che, nel 1948, 1952 e 1965, hanno martoriato la parte occidentale della costiera. Nella salita, passiamo a sinistra di una radura, ed incontriamo anche qualche scheletro d’albero che non è scampato al fuoco. Ma lo scenario è davvero bello: il bosco, aperto e luminoso, ha qualcosa di fiabesco. La traccia si fa più marcata e visibile, e, piegando leggermente a destra, raggiunge, a quota 1780 circa, una fascia di massi, proseguendo sul suo limite sinistro (attenzione, qui, a non perderla proseguendo a salire diritti; anche in questo caso, però, si può salire a vista, in direzione del limite del bosco, che già si intravede).
Ad una quota approssimativa di 1820 metri raggiungiamo il limite superiore destro della pineta. Alla nostra destra vediamo il solco dell’alta val Cespedello. Qui i percorsi per l’Oratorio dei Sette Fratelli e per la baracca si separano: il primo, infatti, piega a destra, attraversa il vallone salendo gradualmente e prosegue sul dosso successivo, fino ad intercettare il sentierino che sale all’Oratorio dal Piazzo della Nave. Noi, invece, dobbiamo muoverci per buona parte senza neppure il riferimento di una traccia di sentiero.
Proseguiamo diritti, portandoci sul filo del dosso a monte della pineta (in questo tratto piuttosto ripido) e guadagnando una prima pianetta (quota approssimativa: 1840 metri), dove, sopra alcune roccette e massi, troviamo una debole traccia di sentiero che proviene da destra e Panorama orientale dal dosso che risaliamo verso la baracca dei  Partigiani. Foto di M. Dei Casprosegue verso sinistra, scendendo in un vallone e tagliando la parte alta del versante montuoso (passa sotto una curiosa formazione rocciosa, caratterizzata da uno sperone uncinato), a monte di una fascia occupata da materiale franoso. Non dobbiamo, però, seguire questa traccia, ma continuare a salire sul filo del dosso (un po’ meno ripido), fino ad una seconda pianetta, caratterizzata da alcune roccette e da scheletri di alberi bruciati. Ora dobbiamo assumere come punto di riferimento un grande larice solitario che troviamo più in alto, leggermente a sinistra: lo raggiungiamo e proseguiamo salendo in direzione di un piccolo larice isolato e guadagnando quota 1980, dove intercettiamo una debole traccia di sentiero che taglia, da destra a sinistra, il versante.
La salita sul dosso ci impone qualche sosta per riprendere fiato. Guardiamo, durante le soste, a sinistra: riconosceremo un piccolo crinale roccioso che, perpendicolare al crinale principale Cech-Valle dei Ratti, scende verso sud, alternando formazioni rocciose a modeste selle erbose. Su una di queste selle, a sinistra di alcuni scheletri di larice ed a pochi larici ancora in vita, si può scorgere quel che resta del muro orientale della baracca.
Seguendo la traccia di sentiero a quota 1980 prendiamo, ora, a destra (ovest), tagliando il versante senza guadagnare quota. Passiamo, così, sotto una piccola fascia di massi e raggiungiamo una terza pianetta, appena oltre la quale siamo alla sella erbosa sulla quale è letteralmente L'ultima pianetta prima della baracca dei Partigiani. Foto di M. Dei Casappollaiata la baracca. Un cartello ci conferma che abbiamo raggiunto la meta. Sotto e soprattutto sopra il rudere i tristi resti degli alberi colpiti dall’incendio; pochi i larici scampati, fra massi e lembi erbosi. Ottimo è il colpo d’occhio: a sud est la confluenza delle Valli del Bitto sul fondovalle valtellinese, a sud la Val Lesina, presidiata, sul lato sud-occidentale, dall’inconfondibile corno del monte Legnone, a sud-ovest l’alto Lario, dove, sul lato occidentale, lo sguardo raggiunge Gravedona e Dongo, il paese nel quale la vicenda di Mussolini terminò tragicamente. Fa un singolare effetto pensare questo da qui, dal luogo nel quale dovettero trovare precario rifugio coloro che scelsero di opporsi al suo regime ed a quello hitleriano mettendo a repentaglio la loro stessa vita.
È un pensiero che ci accompagna anche nella discesa, che avviene per la medesima via di salita (la tentazione di scendere per il ripido canalone erboso che si trova immediatamente a valle della baracca, verso destra (est) è forte, ma tutto sommato si guadagnerebbe poco tempo a prezzo di fatiche aggiuntive; se, comunque, si opta per questa soluzione, ci si ritrova sul sentierino che dalla prima pianetta, sopra menzionata, prosegue verso ovest; percorrendolo verso sinistra, dopo una breve salita, ci si riporta a questa pianetta, dalla quale si raggiunge, in breve, il limite del bosco.
La salita dalla Brusada alla baracca dei Partigiani richiede circa un’ora ed un quarto di cammino, per superare un dislivello approssimativo di 400 metri. Siccome, però, alla Brusada non possiamo salire in automobile, il tempo complessivo e l’impegno dell’escursione sono decisamente superiori: calcoliamo 3 ore e mezza/4 ore partendo dalla fontana che precede Bioggio, sopra Cercino (il dislivello, in questo caso, è di circa 1130 metri) e 3 ore e mezza partendo dall’alpe Piazza (che possiamo raggiungere in automobile da Cino acquistando il relativo permesso; il dislivello è, in al caso, di poco più di 1000 metri).
Il versante che tagliamo prima di raggiungere la baracca dei Partigiani. Foto di M. dei Cas

Difficoltà
EE
Dislivello
1130
Tempo
3 h e 20 min

(una versione Powerpoint della suddetta relazione è
disponibile richiedendola via e-mail all'autore)

- Cartina Kompass 1:35.000 Val masino, Val Bregaglia e Costiera dei Cech
Testo e fotografie a cura di M. Dei Cas

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Ultima Modifica: Domenica, 19 Novembre, 2006

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