Il giardino della Valtellina

 

 

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Castione. Foto di M. Dei Cas
Vi è un legame particolarissimo fra Castione Andevenno, comune immediatamente ad ovest di Sondrio, sul versante retico mediovaltellinese, ed il sole, il suo tepore, il suo calore. Il microclima felice, innanzitutto, che mitiga i rigori dell’inverno, riveste i prati di un rinnovato e vivace color verde quando ancora nei comuni vicini domina la tonalità del giallo, favorendo la coltura della vite, da cui si trae quel buon vino che, a sua volta, scalda i cuori, e che fu definito dal Güler von Weineck, diplomatico della Lega Grigia e governatore della Valtellina nel 1587-88, “il vino migliore e più squisito di tutta la valle”, esportato oltralpe presso diverse corti europee. La devozione a S. Martino, poi, patrono del paese, il cavaliere che divise il proprio mantello per riscaldare un povero e che viene celebrato La chiesa parrocchiale di S. Martino a Castione. Foto di M. Dei Casl’undici di novembre, data, a sua volta, legata alla cosiddetta “estate di S. Martino”, quando il cammino della stagione verso il gelo invernale sembra interrompersi e lasciare il posto ad un tepore quasi tardo-estivo.
Per questo Castione contende a Buglio in Monte la denominazione di “Giardino della Valtellina”. Ma i suoi abitanti non hanno dubbi su quale dei due paesi meriti maggiormente questo titolo, e vanno ripetendo, fieri: “Roma capo del mondo, Castione subito dopo, secondo”. Secondo a Roma, appunto, non certo a Buglio!
Antichissime sono le radici di questo comune, che si collocò, in passato, nel terziere di mezzo della Valtellina e, dal punto di vista religioso, appartenne alla pieve di Sondrio. Fu la frazione di Andevenno il suo nucleo originario: il suo nome, infatti, fino alla prima metà del secolo XVI, fu, appunto, quello di Andevenno, di origine forse nord-etrusca, oppure riconducibile al gentilizio romano “Andivius”, o, ancora, all’illirico “Andenna”. Questo toponimo è citato nel 992, nel Codice Diplomatico Longobardo, ed in un atto di vendita di un campo “in loco et fundo Andaveno” , datato 1024. A causa del conflitto scoppiato fra Como e Milano nel decennio 1118-1127, diverse famiglie illustri comasche cercarono rifugio in Valtellina. Due di queste, i Parravicini e soprattutto i Capitanei, segnarono la storia di Andevenno: questi ultimi costituirono un complesso di possessi feudali che comprendeva Sondrio e la Valmalenco, Andevenno ed Ardenno.
La chiesa di S. Rocco a Castione. Foto di M. Dei CasAndevenno, raccolto intorno alla chiesa di S. Pancrazio (di cui non restano oggi più tracce) si costituì in libero comune nel 1276, per privilegio concesso da Papa Giovanni XXI. In quel periodo il suo territorio si estendeva anche sul versante sinistro dell’Adda, che successivamente (1468) se ne staccò, costituendo il comune autonomo di Soltogio/Caiolo. Ma ancora nel 1331 la presenza della potente famiglia si faceva sentire: Egidio de Capitanei e Pomerio Azario edificarono un fortilizio cinto da mura sulla Motta del Larice, a monte della zona di Balzarro, là dove prima sorgeva un convento degli Umiliati, fondato nel 1080. Ed i medesimi Capitanei eressero poi una fortezza anche nel luogo in cui ora sorge la chiesa di S. Rocco, che forse ebbe nome di Castello del Leone, forse di Castiglione (cioè piccolo castello, comparato ad altri più grandi).
La posizione strategica del borgo giustifica l’esistenza delle due fortezze, del Larice e del Leone: da Andevenno passava, infatti, quella via Valeriana che era l’unica arteria che consentiva di attraversare la bassa e media Valtellina. Per questo il borgo era esposto al passaggio di eserciti che segnò la storia moderna della Valtellina, a cominciare da quello della Lega Grigia, che effettuò le sue prime incursioni in Valtellina sul finire del Quattrocento. I Grigioni, di lì a poco (1512), entrarono in possesso della Valtellina e delle contee di Valchiavenna e Bormio, dopo un periodo di dura dominazione francese durato 12 anni.
Ma la più grave sciagura che ebbe a subire Andevenno risale all’inizio del Cinquecento: si tratta della devastante esondazione del torrente Boco (o Véndolo), del 1520, a seguito della quale il suo abitato venne progressivamente abbandonato. Il fulcro della comunità si spostò più in alto, ed assunse il nome con il quale oggi viene conosciuto, Castione, appunto (citato anche nelle varianti di Castiglione, dal nome della Case in contrada Bonetti. Foto di M. Dei Casfortezza sopra menzionata, e Castione inferiore o di sotto, per distinguerlo dall’altro Castione, contrada di Chiuro, oggi Castionetto di Chiuro). In conseguenza di questo spostamento la chiesa principale divenne l’attuale chiesa parrocchiale, dedicata a S. Martino, che era stata eretta almeno un secolo prima. Da un atto notarile del 1563 risulta che il comune era diviso in quattro quadre: Andevenno, Castione, Moroni, Del Monte. In quel medesimo periodo, e precisamente nel 1566, in occasione dell’elezione di un nuovo parroco di San Pancrazio e San Martino, si registrarono in Castione 147 capifamiglia.
Negli atti della visita pastorale del vescovo di Como, di origine morbegnese, Feliciano Ninguarda (1589), Castione risultava composto da 230 fuochi (diciamo 1100-1200 abitanti), distribuiti in sedici contrade. Vale la pena citare un estratto da tale resoconto, che testimonia dell’iniziale infiltrazione della confessione riformata nel paese: “La comunità di detto paese comprende sedici frazioni, chiamate contrade, che contano duecentotrenta fuochi, tutte cattoliche eccetto la sola casa dei Moroni, il cui capofamiglia è il signor Filippo, uno dei dodici cancellieri del governatore di Valtellina: in questa famiglia vi sono sei persone prese dall’eresia e cioè lo stesso capofamiglia, sua moglie, due figli e due figlie”. Una generazione dopo lo Sprecher, nel 1617, ricordando Castione “olim Communitas Andevenni dicta”, citava le seguenti quadre: 1. Castione, 2. Ville di Andevenno e Vendulo, 3. contrade Grisoni, Moroni e Piazza, 4. Del Monte, con le contrade di Soverna e Perari; tale ripartizione continuò anche nel secolo successivo.
Nel 1624, anno in cui il vescovo Sisto Carcano consacrò la rinnovata ed abbellita chiesa di S. Martino, che si staccava allora definitivamente La strada Grisun-Triasso. Foto di M. Dei Casdalla pieve di Sondrio, Castione contava 1.314 abitanti. Erano anni terribili. Quattro anni prima era scoppiata, nel contesto della contrapposizione fra cattolici e nuclei di riformati sostenuti dai dominatori delle Tre Leghe in terra di Valtellina, la rivolta nota come “Sacro Macello”, che portò alla strage di gran parte dei protestanti. A Castione, dove si erano insediate diverse famiglie della nobiltà riformata, si contarono tre vittime, della famiglia dei Moroni.
Poi vennero gli anni terribili dell’epidemia di peste che, portata dai Lanzichenecchi nel contesto della Guerra dei Trent’Anni, flagellò la Valtellina fra il 1629 ed il 1630, riducendone a meno della metà la popolazione complessiva (secondo alcuni storici, a poco più di un quarto, da 140.000 abitanti circa a 40.000). Castione non fu certo risparmiata: una testimonianza, fra le altre, dello sgomento e del terrore portati dalla peste è la donazione alla chiesa di S. Maria Maddalena, in Bonetti, di un quadro raffigurante la medesima santa, affinché intercedesse per i suoi abitanti e li risparmiasse “dal mal contagioso che andava crescendo”. Ci vollero molte generazioni perché Castione tornasse alle precedenti dimensioni: ancora nel 1797, infatti, contava 1.300 abitanti, qualcuno in meno del 1624.
Il Settecento fu un secolo di lenta ripresa economica, frenata, però, almeno in parte, nell’intera Valtellina dallo strapotere della famiglia dei Salis, con la quale molte comunità, quella di Castione compresa, erano pesantemente indebitate. Poi venne la bufera napoleonica, che spazzò via, in quel medesimo anno 1797, la dominazione dei Grigioni nella valle. Con l’organizzazione del dipartimento dell’Adda e Oglio (legge 11 vendemmiale anno VII), il comune di Castione fu compreso nel distretto V di Sondrio. Nell’assetto definitivo della repubblica cisalpina, Rustico alla Motta del Larice, dove si conserva qualche traccia del Castello del Larice. Foto di M. Dei Casdeterminato nel maggio del 1801 (legge 23 fiorile anno IX), Castione era uno dei settanta comuni che costituivano il distretto III di Sondrio del dipartimento del Lario.
Con l’organizzazione del dipartimento dell’Adda nel regno d’Italia (decreto 8 giugno 1805), il comune di Castione venne ad appartenere al cantone I di Sondrio: comune di III classe, contava 1.100 abitanti. Nel prospetto del numero, nome e popolazione dei comuni del dipartimento dell’Adda, secondo il decreto 22 dicembre 1807, figurava anche il comune di Castione, con 1.091 abitanti. Dopo l’assoggettamento del dipartimento dell’Adda al dominio della casa d’Austria nel regno lombardo-veneto (comparto 1 maggio 1815), Castione figurava (con 1.100 abitanti), insieme a Montagna, comune aggregato al comune principale di Sondrio, nel cantone I di Sondrio.
Neppure la prima metà dell’ottocento fu avara di sciagure: l’anno più nero fu il 1834, che vide anche Castione soffrire per una terribile alluvione che colpi duramente la Valtellina. Poco più di vent’anni dopo, nel 1856, fu il colera ad infierire sulla popolazione. Nel 1853 Castione, con le frazioni Grisone, Vendolo e Bonetti, era comune con consiglio comunale senza ufficio proprio e con una popolazione di 1.281 abitanti, sempre inserito nel distretto I di Sondrio.
Dopo l’unità d’Italia, nel 1861, esso contava 14 frazioni e 1335 abitanti, con una Guardia Nazionale di 86 iscritti e 64 riservisti. Fu in quegli anni che venne adottata la duplice denominazione attuale di Castione-Andevenno, sia per rendere omaggio al nucleo originario del comune, sia per evitare confusioni con altri comuni omonimi. Il primo quarantennio post-unitario fece registrare una sorprendente crescita demografica, che La chiesa di S. Rocco a Castione. Foto di M. Dei Casportò la popolazione fino alla cifra-record, mai più superata, di oltre 1800 abitanti, ma il nuovo secolo segnò una progressiva inversione di tendenza.
Il XX secolo, infatti, non si aprì sotto i migliori auspici: le rovinose alluvioni del 1907 e 1911 colpirono duramente la popolazione di Castione, che dovette pagare un tribuno ancora più oneroso ai due conflitti mondiali (32 caduti nella Grande Guerra del 1815-18, su una popolazione di meno di 1500 abitanti, e quaranta fra morti e dispersi nella Seconda Guerra Mondiale). Il secondo dopoguerra fu segnato dal fenomeno migratorio comune a gran parte della valle e la popolazione, fino agli anni Ottanta del secolo scorso, rimase bloccata ad una cifra complessiva di poco superiore ai 1500 abitanti. La soglia dei 1600 abitanti venne superata negli anni Ottanta, ma un successivo arretramento ha portato la popolazione attuale (2005) ad un numero complessivo di 1556 abitanti.
Non sono variati, invece, i confini del territorio comunale, delimitato a sud dal fiume Adda ed a nord dalla cresta che separa il versante retico medio-valtellinese dalla bassa Valmalenco, dalla cima del Sasso Bianco (m. 2490), ad ovest, all’anticima meridionale del monte Canale (m. 2503), ad est, passando per la cima del monte Arcoglio (m. 2459). Il confine occidentale scende dalla cima del Sasso Bianco verso sud, seguendo per un tratto il solco dell’alta valle del Boco, o Bocco, e passando appena ad est dell’alpe Colina (comune di Postalesio); taglia, poi, parte del versante orientale della medesima valle, seguendo il percorso della mulattiera che da Pra’ Castione. Foto di M. Dei CasLone sale all’alpe Mangingasco. Più in basso, esso lascia ad ovest Pra’ Lone e la frazione di Case Moroni (che appartiene a Postalesio, ma fu abitata in passato da famiglie di Castione), prima di scendere al fiume Adda. Rientrano nel territorio di Castione, appena ad est di tale confine, le frazioni di Vendolo e di Balzarro. Il confine orientale, infine, scende verso sud dall’anticima meridionale del monte Canale, piegando poi ad est fino alla cima del monte Rolla ed ancora decisamente a sud: divide, così (si fa per dire), la frazione di Ligari (che ricade nel territorio del comune di Sondrio), ad est, da quelle di Soverna, Barboni e Mangialdo, ad ovest (comune di Castione).
Più a sud, esso passa ad est delle frazioni di Gatti e Piatta (Castione) e ad ovest della Madonna della Sassella (Sondrio). Sono da citare anche la frazione di Grigioni, cuore della già citata pregiatissima zona vitivinicola, ed i bei alpeggi e maggenghi a monte di Castione. Fra i primi, da est, Pra’ Piazzo, Pra’ Gaggio, Pra’ Margei, La Paiosa e Pra’ Sterli; fra i secondi, l’alpe Prato Secondo, il Pra’ della Piana, l’alpe Calchera, l’alpe Ortica, l’alpe Gorlo e, più importante fra tutte, l’alpe Morscenzo (Marscenzo sulla carta IGM).
Al paese, costruito sul terrazzo alluvionale del torrente Boco (o Vendolo), si accede facilmente staccandosi dalla ss. 38 dello Stelvio, verso nord, a pochi km da Sondrio, in corrispondenza dell’ipermercato Iperal. Risalendo la strada che conduce al centro del paese si rimane colpiti, oltre che Iscrizione rupestre in località Ganda. Foto di M. Dei Casdalla luminosità dei luoghi, anche dalla presenza di due chiese quasi gemelle. Quella più bassa ed antica è collocata sul dosso delle Motte ed è dedicata a S. Rocco. La sua costruzione iniziò nel Cinquecento, ma venne portata a termine, come testimonia la data sul portale, solo nel 1722.
Più alta, al centro dell’abitato, è la chiesa parrocchiale di S. Martino, la cui struttura attuale risale al 1624, anno nel quale la parrocchia di Castione si staccò da quella di Sondrio. Poco sopra la chiesa passa la bella strada di mezza costa che congiunge Berbenno a Triangia e che costituisce un ottimo tracciato per chi voglia pedalare in tutta tranquillità, godendosi le numerose suggestioni panoramiche di questo lembo di Valtellina. Si tratta di una zona che riveste anche un considerevole interesse geologico: a valle dei luoghi toccati dalla strada, infatti, passa la linea del Tonale, o linea insubrica, che, con andamento da est ad ovest, corre circa un chilometro e mezzo a nord dell’alveo dell’Adda: si tratta di una fascia di rocce molto frammentate, in corrispondenza di una profonda faglia che separa, geologicamente parlando, l’Africa dal continente Europeo.
Per saperne di più su Castione è assai utile il pregevole volumetto "Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio.


Difficoltà
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Dislivello
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Tempo
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(una versione Powerpoint della suddetta relazione è
disponibile richiedendola via e-mail all'autore)

- Cartina Kompass n. 93 - Bernina - Sondrio
Testo e fotografie a cura di M. Dei Cas

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Ultima Modifica: Domenica, 11 Febbraio, 2007

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