
Clicca qui se vuoi aprire una splendida panoramica dalla
cima del monte Canale.
L'anticima meridionale (m. 2503) del monte Canale (m. 2522) rappresenta
il punto di massima elevazione del territorio del comune di Castione,
oltre che un osservatorio panoramico eccellente sul gruppo del Disgrazia,
sulla testata della Valmalenco, sul gruppo Scalino-Painale, sul gruppo
dell’Adamello e su buona parte della catena orobica. Il monte,
in passato chiamato anche dai pastori dell’alpe Morscenzo “Erbera”
perché è quasi interamente ricoperto di pascoli, è
posto quasi a guardia del fianco sud-occidentale della Valmalenco: il
suo versante nord-orientale si affaccia sull’alpe Canale, mentre
quello nord-occidentale domina l’alpe Arcoglio, entrambi nel territorio
del comune di Torre S. Maria. Il versante sud-orientale scende ripido
nell’ombrosa Val Valdone, mentre quello sud-orientale, che appartiene
al comune di Castione, guarda
ai
solari alpeggi a monte della valle del Bocco, ed in particolare all’alpe
Morscenzo.
La salita alla sua cima non è affatto difficile, ed anzi rappresenta
un’escursione godibilissima, per il suo impegno contenuto e per
il pregio panoramico. Punto di partenza della salita, che sfrutta il
crinale meridionale, è la bocchetta del Valdone (m. 2176), facilmente
raggiungibile, a sua volta, dalla pista che congiunge l’alpe Poverzone
all’alpe Colina. Vediamo, dunque, come procedere.
Da Castione imbocchiamo la strada provinciale che sale verso Triangia;
qui giunti, ce ne stacchiamo, sulla sinistra, e, passando proprio davanti
alla chiesetta di S. Bernardo, proseguiamo sulla strada che sale alle
frazioni alte a monte di Triangia, passando per l’omonimo laghetto
e per la frazione di Ligari (m. 1092). Oltrepassata Ligari, effettuiamo
un lungo traverso in direzione nord-est, che ci porta ai prati Rolla
(m. 1336): al fondo in asfalto si sostituisce quello in terra battuta
(anche se più avanti ritroviamo l’asfalto), comunque in
buone condizioni. Una serie di tornanti ci porta, poi, ai prati della
località Forcola (m. 1610), dove vale la pena di fermarsi per
ammirare l’ampia veduta che si apre, improvvisa, sulla testata
della Valmalenco. Potremmo anche lasciare qui l'automobile, allungando
di un'ora circa la salita, ma godendoci, in compenso, l'ulteriore salita
in un bel bosco e risparmiando parecchio sull'usura degli ammortizzatori
(il fondo, infatti, della pista sterrata peggiora sensibilmente nel
tratto seguente). Se invece continuiamo, raggiungeremo l'alpe
Poverzone, dove, su un piccolo dosso a sinistra della pista,
è posta, a 1908 metri, una grande croce che si affaccia su un
salto roccioso e domina Sondrio.
Raggiungiamola
e gustiamo il superbo scenario orobico: la parte centrale della catena
si apre infatti davanti ai nostri occhi. Se siamo giunti fin qui con
l’automobile, possiamo anche proseguire, oppure optare per un
primo tratto di camminata che scaldi i muscoli prima della vera e propria
salita.
In ogni caso, proseguiamo sulla sterrata per l’alpe Colina, fino
all'alpe Prato Secondo (m. 1928), dove invece è lo scenario della
bassa Valtellina ad aprirsi davanti ai nostri occhi. Stiamo aggirando
il fianco sud-orientale del monte Rolla e, dopo una curva a destra,
ben presto giungiamo in vista dell'alpe Morscenzo, il principale alpeggio
di Castione.
Non ci portiamo, però, fino al lungo baitone dell’alpe,
ma, in corrispondenza della successiva curva a sinistra, ci stacchiamo
dalla strada (o lasciamo l’automobile) ed iniziamo a salire, sulla
destra, nell’ampio e dolce vallone che scende alla pista dalla
bocchetta del Valdone, posta fra il crinale nord-occidentale
del monte Rolla, a destra, e quello meridionale del monte Canale, a
sinistra. La salita alla bocchetta è assai semplice, ed avviene
seguendo un'incerta traccia di sentiero. Se dovessimo perderla, non
dobbiamo preoccuparci: la bocchetta (m. 2176) è facilmente raggiungibile
anche salendo a vista, perché la pendenza del canalone è
moderata. Abbiamo raggiunto il punto di confine fra il territorio del
comune di Castione e quello del comune di Torre S. Maria, e sul versante
opposto ci appare il solco ben più scosceso della Val Valdone,
prima laterale di destra (occidentale) della Valmalenco.
Prima di descrivere la salita dalla bocchetta alla cima del monte Canale,
raccontiamo un’interessante variante. Alla bocchetta
possiamo
anche
giungere scendendo, su traccia di sentiero che non presenta particolari
problemi, dalla cima del monte Rolla, seguendone il crinale nord-occidentale,
su traccia di sentiero non segnalata (ovviamente possiamo anche fare
il contrario, cioè salire sulla sua cima – m. 2277 –
dalla bocchetta procedendo sul crinale verso sud-est). Alla cima del
monte Rolla, poi, si sale facilmente dalla già
citata alpe Poverzone (un cartello, presso una fontana in cemento sul
lato sinistro della pista, indica la partenza del sentiero, che sale,
sulla destra, al limite occidentale dei prati dell’alpe, supera,
verso sinistra, il limite inferiore di un muretto a secco e comincia
a salire nel bosco, segnalato da segnavia bianco-rossi, fino a raggiungere
la fascia di prati che si stende sotto la cima): potremmo, quindi, aumentare
leggermente l’impegno dell’escursione salendo al monte Rolla
dall’alpe Poverzone, scendendo poi alla bocchetta del Valdone
ed affrontando da qui la salita al monte Canale. Un’osservazione:
nella discesa sul crinale alla bocchetta del Valdone abbiamo modo di
osservare, proprio avanti a noi, il crinale che sfrutteremo, poi, per
salire al monte Canale, con effetto ottico, però, di schiacciamento,
tanto che ci parrà troppo ripido per essere affrontato. In realtà
non è così, e possiamo rendercene conto una volta raggiunta
la bocchetta.
A questo punto inizia, dunque, la salita al monte Canale, in direzione
nord, su debole traccia di sentiero, seguendo il confine fra i comuni
di Castione e Torre S. Maria (non troviamo segnavia, se non una freccia
proprio all’inizio della salita e segnali bianco-rossi nell’ultimo
tratto prima della cima). Il punto più faticoso è proprio
il primo, perché ha la pendenza maggiore; in qualche punto dobbiamo
mettere le mani a terra, ma, a parte la fatica, non ci sono particolari
problemi. Raggiungiamo, così, una prima pianetta, a quota 2280
metri: da qui si riprende a salire con andamento leggermente meno ripido.
A quota 2315 troviamo una più modesta pianetta, che precede un
ulteriore tratto di salita su terreno disseminato di massi, in direzione
di un ben visibile sasso a forma di spuntone. Splendido, sulla nostra
sinistra, il colpo d’occhio sui Corni
Bruciati
e, alla loro destra, sul monte Disgrazia, che si mostra, da qui, nell’insolito
profilo di un massiccio torrione.
Raggiunto l’ometto a forma di spuntone, ne troviamo un secondo,
poco oltre, che ci introduce ad un modesto avvallamento erboso, a quota
2340, in corrispondenza di un canalone che sale da sinistra. Poco sopra,
a quota 2390, troviamo un secondo modesto avvallamento. Ad una pianetta
posta a 2420 metri circa incontriamo il primo di una serie di segnavia
bianco-rossi: qui giunge, infatti, dalla nostra sinistra una debolissima
traccia di sentiero che si stacca dal crinale nord-occidentale del monte
Canale, salendo dalla bocchetta che separa l'alpe Morscenzo dall'ampia
conca che sovrasta l'alpe d'Arcoglio: ci servirà come variante
per il ritorno.
Poco sopra, a quota 2480 metri circa, la traccia di sentiero lascia
il crinale verso destra e taglia, rimanendo leggermente più bassa,
il fianco erboso del monte, appoggiandosi al versante orientale, mentre
quello occidentale è un po' esposto. Raggiungiamo, quindi, un’ultima
sella, che segue l'anticima meridionale quotata 2503 metri (che abbiamo
aggirato stando più bassi: si tratta, come già detto,
del punto più alto del territorio del comune di Castione) e precede
l’ultimo tratto di leggera salita ai 2522 metri della cima, su
terreno rappresentato da terriccio smosso. Raggiunta la vetta,
dove troviamo un modesto ometto, non abbiamo che da contemplare l’eccellente
panorama che da qui possiamo dominare.
Nella Guida alla Valtellina edita, a cura del CAI di Sondrio, nel 1873,
leggiamo: “Il suo panorama supera in bellezza e in estensione,
è facile immaginarlo, quello del Rolla. La Disgrazia, col sottoposto
ghiacciaio di Cassandra, da qui appare veramente imponente; da qui la
Valmalenco si vede tutta e forma il fondo verde d’un quadro grandioso
contornato di ghiacciai e di cime superbe.” Ecco una rassegna
delle cime che possiamo distinguere nella meritata sosta che segue quasi
due ore di cammino (se siamo partiti dall’alpe Poverzone, superando
circa 630 metri di dislivello).
Partiamo da sinistra (ovest): sul fondo si distingue il profilo largo
e regolare della cima del Desenigo, o monte Spluga, sull’angolo
sud-
occidentale
della Val Masino (m. 2845); procedendo verso destra, si riconoscono,
più vicini e quasi gemelli, i due Corni Bruciati, sul lato orientale
della medesima Val Masino (m. 3114 e 3097). Alla loro destra si mostra
l’imponente versante sud-orientale del monte Disgrazia (m. 3678),
dal quale scende, ormai ridotto ad esile lingua, il ghiacciaio della
Cassandra. Poi, più modesto ma riconoscibile per la forma affilata
e regolare, il pizzo Rachele (m. 2998), che si affaccia sulla Val Ventina,
in alta Valmalenco. E ancora, più difficili da distinguere, la
cima del Duca (m. 2953) ed il monte Braccia (m. 2909), fra Vasl Ventina
e vallone di Sassersa. Alle loro spalle, sul fondo, il monte del Forno
(m. 3214), sull’angolo di nord-ovest della Valle del Muretto.
Segue la caratteristica triade del pizzo Tre Mogge (m. 3441, riconoscibile
per le chiare rocce calcaree della cima), pizzo Malenco (m. 3438) e
della Sassa d’Entova (m. 3329). Alle loro spalle inizia la teoria
delle cime della testata della Valmalenco: il pizzo Gluschaint (3594),
le caratteristiche cime gemelle della Sella occidentale ed orientale
(m. 3564), i meno pronunciati pizzi Gemelli (m. 3501) e pizzo Sella
(m. 3511), i giganti della testata, pizzo Roseg (m. 3936), monte Scerscen
(m. 3971), pizzo Bernina (m. 4050), Cresta Güzza (m. 3869), pizzo
Argient (m. 3945), pizzo Zupò (m. 3996), chiudendo con il pizzo
Palù (m. 3906). Chiude la testata della Valmalenco, più
defilato, sulla destra, il pizzo Veruna (m. 3453).
Procedendo verso nord-est, ecco l’inconfondibile piramide del
pizzo Scalino (m. 3323), seguita dalla punta Painale (m. 3248) e dalla
vetta di Ron (m. 3136), sulla cresta di confine fra l’alta Val
di Togno (Val Painale) e la Val Fontana. Poi lo sguardo è proiettato
lontano, ad est, e raggiunge il gruppo dell’Adamello. Infine,
a sud-est e a sud, possiamo ammirare tutte le cime della catena orobica
orientale e centrale. Un panorama davvero eccellente, che ripaga ampiamente
della fatica sostenuta.
La discesa ora. Ecco come effettuare due interessantissime varianti
per tornare per via parzialmente diversa all’alpe Poverzone. Della
prima in realtà già si è detto: ridiscesi alla
bocchetta del Valdone, possiamo salire di qui alla cima del monte Rolla
e scendere, seguendo i segnavia bianco-rossi posti su paletti, sul suo
versante sud-orientale, fino al limite del bosco, dove troviamo un sentiero
che, effettuato un lungo traverso a sinistra, prosegue nella discesa
con diversi tornanti, fino a raggiungere il limite occidentale dei prati
dell’alpe Poverzone.
La seconda variante volge invece in direzione opposta e passa per la
colma d’Arcoglio. Scendendo verso la bocchetta del Valdone,
abbandoniamo
ben presto il crinale, volgendo a destra, ad una quota compresa fra
2440 e 2420 metri. Due sono le possibilità: alla quota più
alta troviamo una traccia di sentiero, che conduce ad una minuscola
porta, la quale, a sua volta, introduce, ad una quota approssimativa
di 2420 metri, al facile crinale che dalla cima del monte Canale scende
verso ovest-nord-ovest. Più in basso, in corrispondenza del punto
nel quale, salendo, abbiamo trovato i primi segnavia bianco-rossi, un
largo corridoio (costituito a una fascia di versante di pendenza più
modesta) conduce, anch’esso, senza difficoltà, al medesimo
crinale, ad una quota approssimativa di 2400 metri.
Una volta raggiunto il crinale, la discesa prosegue, senza difficoltà,
su una larga traccia costituita da terriccio smosso (ci sono alcuni
segnavia bianco-rossi), in direzione di una ben visibile depressione
che separa l’alta alpe d’Arcoglio, alla nostra destra, dal
versante a monte dell’alpe Morscenzo, alla nostra sinistra. Siamo
sempre sul confine fra comune di Castione (versante retico alla nostra
sinistra) e comune di Torre S. Maria (versante dell’alpe Arcoglio,
alla nostra destra).
Raggiunta la depressione, proseguiamo in direzione di uno speroncino
sormontato da alcuni grandi massi. Qui dobbiamo prestare attenzione,
ed evitare di seguire una traccia di sentiero che lascia il crinale
sulla sinistra, aggirando lo speroncino sul fianco meridionale: si tratta,
infatti, di una traccia che supera un punto esposto su un salto di rocce
pericoloso. Seguiamo, dunque, i segnavia bianco-rossi, che ci
indicano
di rimanere sul crinale, affrontando alcuni facili massi ed appoggiandoci
leggermente sulla destra per aggirare il masso più alto. Superato
l’ostacolo, riprendiamo a scendere senza difficoltà, fino
alla colma d’Arcoglio (m. 2313), una più
ampia depressione alla quale giunge, da destra, un marcato sentiero
che sale dall’alta alpe d’Arcoglio. Visto da qui il monte
Canale mostra un volto diverso: il suo versante nord-occidentale, infatti,
è percorso da fasce di rocce che salgono alla cima, come poderosi
e severi contrafforti.
Il sentierino prosegue la salita sul crinale, conducendo ad una più
modesta depressione, sulla quale è posta un’antenna della
Protezione Civile e dalla quale un ultimo breve strappo conduce alla
cima del monte Arcoglio (m. 2459), anch’essa
molto panoramica. Dalla colma d’Arcoglio all’omonima cima
non ci vogliono più di venti minuti di cammino, per cui, giunti
fin qui, vale davvero la pena di allungare l’escursione.
Per tornare all’automobile, scendiamo di nuovo alla colma d’Arcoglio
e qui imbocchiamo il sentiero, ben marcato, che scende sul versante
meridionale a monte dell’alpe Morscenzo (segnavia bianco-rossi).
Attenzione, però, a non seguire la traccia, altrettanto marcata,
che prosegue quasi pianeggiante verso ovest. Dopo un lungo traverso
a destra, il sentiero piega a sinistra e scende per un buon ratto. Raggiungiamo,
così, un sasso sul quale è segnalato un trivio: nella
direzione dalla quale scendiamo sono indicate l’alpe Arcoglio
e la capanna
Bosio,
nella direzione verso cui procediamo è indicato TR. (che sta
per Triangia) ed infine nella direzione alla nostra sinistra (dove si
stacca un sentiero secondario) sono indicati la bocchetta del Valdone
ed il monte Canale. Proseguiamo nella direzione TR., fino ad un versante
segnato dalle slavine, dove la traccia si perde: lo tagliamo scendendo
in diagonale da destra a sinistra. Sul suo limite inferiore, ritroviamo
il sentiero, che piega a destra ed effettua il tratto conclusivo della
discesa, fino ad intercettare la pista Poverzone-Colina, pochi metri
sopra il lungo baitone dell’alpe Morscenzo.
Ora non ci resta che incamminarci, sulla pista, verso sinistra. Incontriamo
quasi subito, sulla sinistra, un cartello che ci invita a tenere un
comportamento rispettoso nei confronti dei cervi, soprattutto nel periodo
dell'accoppiamento (dalla metà di settembre alla metà
di ottobre, periodo, fra l'altro, ottimo per escursioni in queste zone):
l'invito è ad evitare di distrurbarli inutilmente, quindi a tenere
i cani al guinzaglio e ad evitare di uscire dai sentieri. Meditando
sull'importanza del rispetto a tutte le forme di vita, ripassiamo, dunque,
ai piedi del canalone che scende dalla bocchetta del Valdone e tornando,
superata l’alpe Prato Secondo, all’alpe Poverzone, dopo
circa 4 ore di cammino (il dislivello complessivo è di circa
770 metri).
Raccontiamo un’ultima possibilità di ritorno all’alpe
Poverzone, una variante che passa per il versante
degli alpeggi di Torre S. Maria, in Valmalenco. Si tratta di
un giro più lungo, che richiede attenzione e capacità
di orientamento. Dalla colma d’Arcoglio scendiamo verso destra,
sulla larga traccia di sentiero, che però, dopo un tornante sinistrorso,
lasciamo, piegando a destra e scendendo a vista sui dossi erbosi dell’alta
alpe
di Arcoglio. Teniamoci sul lato sinistro, raggiungendo un panoramico
poggio erboso, dove troviamo, sulla destra, una traccia di sentiero
che prosegue nella discesa. Senza troppe difficoltà, evitando
di portarci nel solco del torrentello che scende dall’alta alpe,
raggiungiamo, così, il baitone di quota 1976, che sta a monte
delle baite dell’alpe di Arcoglio inferiore. Al baitone giunge
anche una pista, che però non seguiamo: tagliamo, invece, verso
destra, proseguendo nella discesa fino ad intercettare il sentiero che
si stacca dalle baite dell’alpe e, proseguendo verso sud-est,
raggiunge il limite orientale dei prati ed entra nel bosco, effettuando
una traversata che aggira il largo dosso che scende verso nord dal monte
Canale e raggiunge l’alpe Canale (m. 1990).
Attraversata l’alpe verso sud, il sentiero scende fino ad una
sorgente d’acqua, quotata m. 1847. Qui troviamo un bivio: il sentiero
che scende a sinistra raggiunge i prati Fontani (m. 1714), mentre quello
che ci interessa prosegue in leggera salita, fino ad una postazione-osservatorio
utilizzata dai cacciatori, collocata presso uno spuntone di roccia.
Qui dobbiamo prestare attenzione a non perdere la traccia (ci sono segnavia
rosso-bianco-rossi, ma in numero ridotto), che ci porta, salendo in
una macchia di larici, fino al suo limite superiore, ad una quota approssimativa
di 1900.
La traccia, sempre debole, prende qui a salire, decisa, sul largo dosso
erboso che scende dalla cima del monte Canale verso nord-est. Poi il
sentierino piega a sinistra, iniziando una lunga diagonale verso sud-ovest,
che taglia il ripido versante dell’alta Val Valdone. Ci raggiunge,
da sinistra, il sentiero che sale dal cuore della valle. Superato un
valloncello, ci approssimiamo, infine, alla bocchetta, passando a monte
delle poche baite dell’alpe Valdone (m. 1996),
che rimangono in basso, sulla nostra sinistra. Alla fine ci riaffacciamo,
raggiunti i 2176 metri della bocchetta del Valdone,
al versante retico e rientriamo nel territorio del comune di Castione,
scendendo il facile vallone che dalla bocchetta conduce alla pista Poverzone-Colina.
Percorrendola verso sinistra, chiudiamo l’anello tornando all’alpe
Poverzone. Questo anello, che possiamo a buon diritto
chiamare
anello del monte Canale, richiede esperienza escursionistica
e 4 ore e mezza/5 ore di cammino (il dislivello approssimativo in salita
è di 880 metri).