La traversata Granda-Merla-Verdel-Oligna, fra gli splendidi boschi di Buglio

 

 

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Il rifugio all'alpe Granda. Foto di M. Dei CasEcco una proposta escursionistica sicuramente poco nota, ma assai interessante, anche perché si tratta, per buona parte, di una lunga traversata che si mantiene, con scarse oscillazioni, ad una quota di poco superiore ai 1700 metri, nello scenario affascinante di splendidi boschi di conifere. Si tratta della traversata degli alpeggi retici del versante a monte di Buglio, che va dall’alpe Granda (m. 1680) all’alpe Oligna (m. 1701), passando per la Merla (m. 1734) ed il Verdel (m. 1716). Traversata agevole, riposante, di sicuro impatto, che può, tuttavia, avere una coda per escursionisti esperti: l’avventurosa traversata da Oligna all’alpe Vignone, su traccia di sentiero assai malcerta, in una solitudine sublime.
Punto di partenza, dunque, l’alpe Granda. La raggiungiamo salendo da Buglio ad Our di fondo e proseguendo fino all’ultimo tornante destrorso prima di Our di Cima (quota approssimativa: 1300 metri). Qui la carrozzabile tocca la L'alpe Granda. Foto di M. Dei Caspista sterrata che da Erbolo, sopra Ardenno, sale all’alpe Granda. Possiamo imboccare questa pista con l’automobile (c’è una sbarra, ma è sempre aperta), oppure, tenuto anche conto che il fondo è dissestato, lasciarla allo slargo del tornante ed incamminarci (la salita all’alpe richiede poco meno di un’ora di cammino). Salendo, passiamo dal comune di Buglio a quello di Ardenno (nel quale rientra l'alpe Granda). Al termine, raggiungiamo il settore nord-orientale dell’alpe, nei pressi di una baita solitaria.
Emozionante il panorama che si apre, improvviso: a destra della cima del Desenigo (m. 2845) e della selvaggia costiera Cavislone-Lobbia, lo scorcio della Val Porcellizzo, della valle del Ferro, della val Qualido e della Valle di Zocca, con il pizzo Porcellizzo (sciöma dò porsceléc') (m. 3075), la cima di Cavalcorto (m. 2763), il pizzo Cengalo (m. 3370), i pizzi del Ferro (sciöma dò fèr) occidentale (m. 3267), centrale (m. 3289) ed orientale (m. 3199) e la cima di Zocca (m. 3174). Più a destra ancora, la costiera Arcanzo-Remoluzza ed il monte Disgrazia (m. 3678). Prendiamo, ora, a destra, in direzione del rifugio Granda (m. 1688), che ancora non vediamo, perché è nascosto da una macchia. Da rifugio parte la nostra traversata.
Non dobbiamo imboccare il sentiero (recentemente allargato a tratturo) che sale, ripido, verso il bosco, alla volta Baita all'alpe Granda. Foto di M. Dei Casdi Scermendone, ma un sentiero che procede quasi in piano, in direzione est-sud-est. Si tratta di un sentiero ben marcato, con fondo buono, che si immerge nel bosco, attraversa il vallone che scende verso sud-ovest dal pizzo Mercantelli (sciöma dè Mercantéi), ci riporta nel territorio del comune di Buglio e, dopo un ultimo tratto nel quale la vegetazione progressivamente si dirada, approda alla parte bassa del prato dell’alpe Merla, riconoscibile per la baita ristrutturata, sulla sommità di un cocuzzolo erboso (m. 1729).
L’alpe Merla è un crocevia, nel quale si intersecano due direttrici, quella ovest-est, che stiamo percorrendo nella traversata, e quella sud-nord: esiste, infatti, un sentiero segnalato che si stacca, sulla destra, dalla pista sterrata Our-Granda e sale, diretto, all’alpe, proseguendo, poi, con andamento sempre piuttosto ripido, fino ad intercettare, in corrispondenza di una croce di legno su un dosso, il tratturo che dall’alpe Granda sale a Scermendone. Ignoriamo questo sentiero (segnalato da un cartello che dà l’alpe Scermendone ad un’ora e 30 min.), e proseguiamo verso nord-est (imboccando il sentiero segnalato da un secondo cartello, che indica il Verdel), rientrando nel bosco, alla volta del terzo alpeggio, quello del Verdel. È, questo, il tratto più ripostante della traversata: il fondo del sentiero (che, singolarmente, non è segnalato sulla carta IGM) è ottimo, tanto che, per la maggior parte della traversata, potremmo percorrerlo a piedi nudi. L’andamento, poi, è molto regolare, con pochi saliscendi. Alla fine, dopo aver oltrepassato alcuni valloncelli che confluiscono, più in basso, nella Val Primaverta, raggiungiamo un singolare “crotto”, ricavato alla base di un grande masso: pochi passi ancora, e riemergiamo alla luce dell’alpe Verdel (m. 1716), dove si trovano diverse baite, divise in due gruppi.
Panorama dall'alpe Merla. Foto di M. Dei Cas
Anche quest’alpe è un crocevia di sentieri lungo le direttrici ovest-est e sud-nord. Infatti dal maggengo di Our di Cima parte un sentiero che risale il dosso a monte dei prati, fino al punto in cui questo si restringe (si trova, qui, un passaggino che richiede attenzione, per superare un gruppo di roccette), per poi raggiungere il bel bosco di conifere che ricopre il caratteristico cocuzzolo che precede l’alpe, fino a portare alle baite più basse di questa. Il sentiero prosegue, poi, verso nord, piegando poi in direzione nord-est ed intercettando, dopo una lunga traversata, il sentiero che sale da Oligna verso Scermendone. Anche in questo caso, ignoriamo la direttrice sud-nord e proseguiamo verso nord-est, seguendo le indicazioni per l’alpe Oligna. La partenza del sentiero non è molto evidente: nel primo tratto, ancora all’aperto, passiamo nei pressi di una vasca per l’acqua. Anche il primo tratto L'alpe Merla. Foto di M. Dei Casnel bosco non è molto evidente, poi la traccia si fa più chiara. Il sentiero è meno riposante di quello Merla-Verdel, ma non presenta difficoltà: dopo aver raggiungo la quota 1770, attraversa la selvaggia parte alta della Valle della Làresa, per poi perdere leggermente quota, fino ai 1750 metri delle baite alte dell’alpe Oligna (o Olegna), più ampia delle due precedenti.
Terza alpe, terzo crocevia. Questa volta il sentiero che sale da sud proviene dal maggengo di Sessa, e prosegue, con debole traccia, in direzione nord-nord-est (non è segnalato né sulla carta IGM, né su quella Kompass), seguendo il filo del dosso a monte dell’alpe, fino ad uscire dal bosco di larici ad una quota di circa 1900 metri. Un’ulteriore breve salita sul ripido versante di prati ci porta ad intercettare il sentiero che, seguito verso sinistra, porta alla chiesetta di S. Quirico (m. 2131), sul limite nord-orientale dell’alpe Scermendone. La traversata con difficoltà appena escursionistica termina qui: il sentiero che prosegue verso nord-est, infatti, ha una traccia evidente solo nella prima parte della traversata, poi tende a perdersi. Ma di ciò diremo più avanti. Intanto preoccupiamoci del ritorno da Oligna all’alpe Granda.
Se non vogliamo tornare sui nostri passi, ci si offrono tre possibilità. Consiglio quella più bella e panoramica: la salita all’alpe Scermendone, che comporta circa un’ora di cammino. Avendo, finora, camminato senza affrontare L'alpe Verdel. Foto di M. Dei Cassignificativi dislivelli in salita, non dovremmo accusare un’eccessiva fatica. Il sentiero per Scermendone entra nel bosco sul lato alto di sinistra dell’alpe (direzione nord). Dopo aver attraversato un valloncello, intercetta, poi, dopo alcuni serrati tornantini, a quota 1900 il più largo sentiero che sale dall’alpe Verdel. Proseguiamo, quindi, per un tratto verso ovest, poi, piegando a destra (direzione nord-nord-ovest), affrontiamo gli ultimi rapidi tornantini che ci portano, risalito un ripido versante di prati, all’edificio che serviva per il ricovero del bestiame all’alpe Scermendone (m. 2070). Intercettiamo, così, il più largo sentiero che sale dall’alpe Granda. Alla nostra destra è già ben visibile la chiesetta di S. Quirico. Presso il baitone, sulla destra, si trova anche, appena segnalata da una scritta malcerta, la sorgente legata all’acqua miracolosa che ridonò la vista al pastore disobbediente, che volle vedere l’immane incendio che incenerì i bellissimi pascoli ai piedi del Disgrazia, riducendoli ad un deserto di pietre rosse (Preda Rossa): si tratta della ben nota leggenda del monte Disgrazia o dei Corni Bruciati.
Dobbiamo, ora, incamminarci in direzione dell’alpe Granda (verso sinistra): prima, però, non può mancare una visita alla chiesetta, che, con la sua caratteristica campanella, sorveglia, nel silenzio secolare questi ultimi presidi della fatica e della meditazione umana. La discesa all’alpe Granda avviene seguendo il sentiero-tratturo che dal Il sentiero Verdel-Oligna. Foto di M. Dei Casbaitone punta verso sud-ovest, percorrendo un buon tratto di alpe, prima di immergersi nel bosco. È una discesa diretta: incontriamo solo una doppia coppia di brevissimi tornantini, prima di uscire dal bosco poco a monte del rifugio alpe Granda. Seguendo la pista sterrata, torniamo, infine all’automobile. Scorciatoia: se vogliamo abbreviare di una quarantina di minuti il cammino, una volta raggiunta la croce di legno sul tratturo, lasciamolo per prendere a sinistra il ripido sentiero che scende, per via direttissima, all’alpe Merla, e qui imbocchiamo di nuovo il sentiero che scende, diretto, fino ad intercettare la pista sterrata Our-Granda (attenzione, però, in questo caso, alle ginocchia!). Se siamo partiti da Our di Cima, calcoliamo di poter tornare all’automobile dopo circa 6 ore di cammino (il dislivello superato è di circa 950 metri).
La seconda via per la quale possiamo riguadagnare l’automobile è, invece, meno panoramica, ma anche meno faticosa. Dall’alpe Oligna torniamo all’alpe Verdel e qui, invece di imboccare il sentiero per la Merla, imbocchiamo quello che, alla sua sinistra, sulla parte bassa del prato, a destra della baita, si immerge nel bosco, iniziando la discesa in direzione sud-est. La traccia è sempre ben visibile (nonostante il sentiero non sia segnalato né sulla carta IGM, né su quella Kompass), e, superati diversi valloncelli, esce dal bosco in prossimità delle baite orientali L'alpe Oligna. Foto di M. Dei Caspiù alte di Our di Cima (m. 1415). Non ci resta che percorrere un ultimo breve tratto in discesa sulla carrozzabile, e ci ritroviamo all’automobile. In questo caso il giro richiede circa 4 ore e mezza di cammino. Ulteriore possibilità: dall’alpe Oligna scendiamo, imboccando il marcato sentiero che parte nella parte inferiore dei prati (casello dell’acqua e cancelletto), al maggengo di Sessa (m. 1450), incontrando, anche, una curioso volto umano scolpito in un tronco. Da Sessa imbocchiamo, poi, verso destra la pista sterrata che attraversa la valle della Làresa e giunge ad intercettare la pista che sale dal Mele al Calec. Scendiamo per un tratto sulla pista, lasciandola al primo tornante sinistrorso, per salire alle baite del Mele, ad una quota approssimativa di 1290 metri. Portiamoci sul lato opposto del dosso: troveremo, segnalata da un cartello, la partenza di un sentiero che entra nel bosco e comincia una traversata in direzione nord-ovest. Oltrepassato il solco della Val Primaverta, il sentiero prosegue fino ad intercettare la carrozzabile che da Our di Fondo sale ad Our di Cima, al primo tornante sinistrorso dopo le baite di Our di Fondo (m. 1200). Seguendo la carrozzabile in salita, dopo circa un quarto d’ora raggiungiamo l’automobile.
Ora, però, torniamo all’alpe Oligna, per raccontare l’avventurosa traversata all’alpe Vignone. Avventurosa per i motivi già detti: il sentiero tende a perdersi, e, in un dedalo di valloncelli, vagare fuori sentiero non è il massimo La bassa Valtellina vista dall'alpe Oligna. Foto di M. Dei Casdella vita. Se capitasse, comunque, di perderlo, è meglio salire, puntando a raggiungere il limite superiore del bosco, dove passa il Sentiero Italia, da Scermendone all’alpe Oligna. È un peccato, comunque, che il sentiero Oligna-Vignone non sia ripulito e segnalato. Speriamo che qualcuno raccolga l’appello e lo renda disponibile per gli escursionisti: i luoghi attraversati sono davvero incantevoli. Mi è capitato di percorrerlo due volte. La prima ho imboccato, nella seconda parte, un falso sentiero che sedeva, prima di salire a recuperare il sentiero corretto. La seconda volta ho avuto più volte l’impressione di aver perso il sentiero. Mi sono annotato luoghi e sensazioni, e qui riporto queste annotazioni così come le ho perse.
Dalla parte alta dei prati di Oligna si prende a destra (non ci sono segnalazioni). Il sentiero scende di una ventina di metri, ed intercetta un secondo sentiero che proviene da destra, anch’esso da Oligna. Poco oltre, il sentiero ne intercetta un secondo, anch’esso da destra, a quota 1690 circa, in vista del primo vallone da attraversare. Prima del vallone c’è un passaggio un po’ esposto. Il vallone, a quota 1680, ha un ramo principale ed uno secondario. Oltre il vallone, c’è una leggera salita, un po’ esposta, prima che il sentiero rientri nel bosco. Attenzione: nel bosco si trova un bivio, al quale si prosegue prendendo il sentiero che sale, non quello che scende. Ci si riporta a quota 1720, poi il Vallone sul sentiero Oligna-Vignone. Foto di M. Dei Cassentiero ridiventa pianeggiante e supera un valloncello nel cuore del bosco. Appena prima del valloncello c’è una grossa pianta sradicata. Poi il sentiero riprende a salire. La traccia è poco visibile; si incontra una nuova pianta sradicata sul sentiero e su un tronco sono segnati due segmenti verticali blu. Si guadagna quota 1740 e si alternano tratti pianeggianti e tratti in leggera salita; la traccia a tratti è visibile, a tratti si perde.
Poi il bosco si apre un po’, ed a quota 1770 si raggiunge una sorta di cunetta, con due massi a destra ed una fascia di roccette a monte (sinistra); di qui si vede bene, verso est, Prato Maslino. Poi si rientra nel bosco, si scende leggermente e si riprende a salire (c’è anche un masso che fa da scalino sul sentiero), fino ad un valloncello (m. 1760), che è anche una stupenda radura: in alto si vede una bella pineta. Poi la traccia sembra perdersi, ma, alzandosi di qualche metro, la si ritrova ad una nuova radura. Il sentiero torna a salire ed a quota 1780 sembra di nuovo perdersi. Siamo nella parte centrale dello stupendo dosso del Termine (dosso del Termen, detto così perché segna il confine fra i comuni di Buglio e Berbenno). Il bosco è bellissimo, la traccia assai meno: in diversi punti sembra perdersi. È bene rimanere su quota 1780, senza scendere. Si apre, per la prima volta, uno spiraglio sull’alpe Vignone, la L'alpe Vignone. Foto di M. Dei Casmeta. Si sale un po’, fino a quota 1770, fino ad una radura, e la traccia si fa più visibile. Si apre uno scorcio sulla baita più bassa dell’alpe Vignone (rispetto alla quale siamo più bassi). Il sentiero supera un tratto un po’ esposto e conduce ad un nuovo vallone di quota 1780. Poi sale ancora. Si incontra una fascia di tronchi sul sentiero; la traccia sembra perdersi, ma a quota 1800, lieta sorpresa, ecco una radura ed un bel muretto a secco, segno inequivocabile che il sentiero è quello giusto. Si scende, quindi, all’aperto, fino a quota 1780 (tratto un po’ esposto), per poi tornare a salire, rientrando nel bosco. La traccia, ora, è molto chiara e sale con regolarità; a quota 1820 taglia due valloncelli, in successione. Uscito all’aperto, il sentiero attraversa, a quota 1880, il torrente che scende dall’alpe Vignone. Alla fine raggiunge la baita quotata 1925.
La traversata è conclusa: davanti ai nostri occhi si apre, a monte, lo splendido scenario dell’amplissima alpe. Scesi alla baita più bassa dell’alpe (m. 1881), imbocchiamo il largo sentiero che scende a Prato Maslino. Qui dovremmo trovare un’automobile ad attenderci. Calcoliamo, per la traversata Oligna-Vignone (tenendo conto che dobbiamo procedere con occhiuta cautela), un’ora e mezza circa di cammino (scarso è il dislivello: 170 metri circa). Speriamo che queste note inducano qualcuno a rendere più fruibile un percorso di alto significato e suggestione.

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Difficoltà
E (EE)
Dislivello
960
Tempo
6 h



(una versione Powerpoint della suddetta relazione è
disponibile richiedendola via e-mail all'autore)

- Cartina Kompass 1:35.000 Val Masino, Val Codera, Costiera dei Cech
Testo e fotografie a cura di M. Dei Cas

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Ultima Modifica: Domenica, 16 Settembre, 2007

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