
Accendi le casse: sentirai il suono della campanella della chiesetta di S. Quirico.
Clicca qui: si aprirà una splendida panoramica dall'alpe Scermendone.
L’alpe Scermendone è compresa nel territorio del comune di Buglio in Monte, e può essere agevolmente raggiunta partendo dall’alpe Granda.
La sua posizione eccezionalmente felice la rende, probabilmente, il più bel terrazzo panoramico d’alta quota dell’intera Valtellina. In passato, però, il valore di questa alpe consisteva nella sua ampiezza: vi si potevano caricare, infatti, 200 capi di bestiame.
Diverse sono le ipotesi sull'origine del nome: forse è da ricercarsi in un nome personale o soprannome, cui è premesso "Scer" da "ser" o "scior", cioè "signore". Alcuni ipotizzano, invece, una derivazione etrusca da "cer", "cerro", o dal germanico "schirm", che significa ricovero per il bestiame. Non è da escludere, infine, la voce del dialetto bergamasco "scérem", che significa soccida, un particolare contratto fra il proprietario di alpeggi ed un prestatore d'opera che vi conduceva anche alcuni capi di bestiame propri. L'importanza storica di quest'alpeggio, infine, si riconduce anche ad una probabile antichissima via di
comunicazione fra la bassa Valtellina e la Valmalenco, che passava dalla chiesetta di San Quirico, forse antichissimo xenodochio, la Val Terzana, il passo di Scermendone, l'alta Valle di Postalesio e la Val Torreggio.
Molti, dunque, i motovi di interesse che ci possono indurre ad un’escursione che, in una giornata particolarmente limpida, non può mancare di rivelarsi un’esperienza densa di suggestione e fascino.
Il percorso più breve per raggiungerla parte dal maggengo di Our di cima (m. 1415), cui si può salire in automobile da Buglio in Monte. Dal tornante destrorso che precede Our parte, verso nord-ovest (sinistra), una pista sterrata che si stacca, sulla sinistra, dalla strada, attraversa anche sezioni di bosco devastate dall’incendio del 1998 e che, salendo gradualmente, raggiunge, poco sotto i 1700 metri, l’alpe Granda, nei pressi del suo limite nord-orientale, vicino ad una baita isolata.
Alcune fra le più famose cime della testata della Val Masino si presentano di fronte ai nostri occhi. Guardando verso il cuore della Val Masino, distinguiamo la cima di Cavalcorto e, alla sua destra, i pizzi del Ferro (sciöma dò
fèr). Verso ovest si distinguono, da sinistra, il corno di Colino, l’elegante profilo della cima del Desenigo e, sulla selvaggia costiera che sembra incombere sopra Cataeggio, la cima di Cavislone (sciöma dò caveslùn) ed il monte Lobbia (lòlbia). Dirigiamoci versa destra, in direzione di una grande vasca per la raccolta dell’acqua, dove troviamo anche alcuni cartelli. A destra appare, improvviso e bellissimo, il nuovo rifugio Alpe Granda.
Possiamo giungere all'Alpe Granda, però, per altra via, percorrendo, cioè, la pista che parte dai Prati di Erbolo, sopra Gaggio.
Per salire a Scermendone, dobbiamo procedere in direzione del rifugio e salire verso il margine del bosco, dove si individua facilmente una pista che vi si inoltra e comincia a salire decisa, descrivendo una lunga diagonale, in direzione dell’alpe (nord-est). Alla piccola radura di quota 1892 si trova una croce in legno, collocata in occasione del Giubileo del 2000: qui la pista intercetta un sentiero che sale dall’alpe della Merla (m. 1729).
Possiamo giungere fin qui anche con una via più breve e ripida, che taglia fuori l’alpe Granda, staccandoci dal sentiero Our-Granda ad una deviazione segnalata, sulla destra, per la Merla; dai prati dell’alpe il sentiero riprende a salire ripido, fino a questa croce.
Ma riprendiamo la marcia verso Scermendone. Poco oltre gli unici due tornanti, posti in rapida successione, bisogna prestare attenzione ad deviazione poco evidente verso sinistra: dopo averla imboccata saliamo rapidamente, con tornanti secchi, raggiungendo l’estremità sud-occidentale dell’alpe Scermendone, in corrispondenza di una baita semidiroccata (m. 2060). Anche la pista, però, conduce all’alpe Scermendone: ci porta, però, più o meno a metà dell'alpe, ad ovest rispetto al baitone ed alla chiesetta di San Quirico, posti sul suo limite nord-orientale.
Torniamo al suo limite opposto Proseguendo verso nord-est si giunge sul crinale, dove si apre un panorama superbo, dominato dalla mole regale del monte Disgrazia. Se abbiamo molto tempo a disposizione, possiamo dirigerci verso sinistra, al limite estremo dell’alpe, dove si trova un sentierino che corre sul versante valtellinese, appena sotto il crinale. Dal primo tratto del sentierino possiamo facilmente salire alla cima quotata 2127, dalla quale il panorama è davvero incomparabile.
Se abbiamo sufficiente esperienza e prudenza, possiamo poi tornare al sentierino e proseguire verso sud-sud-ovest, tenendoci sempre in prossimità del crinale, fino a raggiungere, superata un’ultima conca erbosa, il pizzo
Mercantelli (sciöma dè Mercantéi) (m. 2070), caratterizzato da una bandierina tricolore metallica. Il pizzo domina, dall’alto, l’alpe Granda. Questo percorso esige molta accortezza, perché il versante montuoso è, su entrambi i lati del crinale, molto ripido.
Se non abbiamo ambizioni avventuristiche, dal rudere di quota 2060 procediamo verso nord-est (destra). Il sentiero passa accanto alla casera dell’alpe (m. 2103), regalando un’ottima visuale anche sulla costiera Remoluzza-Arcanzo, dove spiccano, da sinistra, la cima di Arcanzo, la cima degli Alli (sciöma dei äl) e la punta Vicima. A destra della costiera, la piana di Preda Rossa, dominata dal monte Disgrazia. Verso sud-ovest si scorgono, invece, il monte Spluga, il pizzo Ligoncio, i pizzi dell’Oro e la punta del Barbacan. Bellissimo è anche il colpo d’occhio sulla Valtellina medio-bassa, fino al monte Legnone. Il sentiero passa poi accanto ad un picco specchio d’acqua, e ad una seconda baita, recentemente ristrutturata, per poi puntare, aggirato a destra un dosso, alla chiesetta di san Quirico (m. 2131), piccola perla posta a protezione dell’alpe.
Lo scenario della chiesetta, sullo sfondo della remota e poco conosciuta Val Terzana, è davvero indimenticabile. La sua campanella risuona quando, la seconda domenica di luglio, si festeggia il santo (san Cères), e la piana di
Scermendone si riempie di tende e sacchi a pelo. Qualche parola su questa chiesetta merita di essere ancora spesa. Ci sono pochi altri esempi di chiesette alpine poste ad una quota così alta. La sua collocazione testimonia due cose: innanzitutto l'importanza di questo ampio alpeggio, in secondo luogo la sua posizione strategica come luogo di transito.
Molto probabilmente la chiesetta fu, in antico, uno xenodochio, cioè un luogo deputato al ricovero di pellegrini e viandanti che transitavano di qui. Non dovevano essere pochi: in tempi nei quali il passaggio sul fondovalle era disagevole e pericoloso, per l'alpe Scermendone passava, infatti, un'importante via che collegava la bassa Valtellina alla Valmalenco, lungo l'asse Ardenno - Buglio- Alpe Granda - Alpe Scermendone - Val Terzana - Valle di Postalesio - Val Torreggio. Purtroppo questa via è oggi quasi dimenticata: anche il Sentiero Italia l'ha ignorata. Ma a chi la sa riscoprire regala un tesoro di emozioni e scenari insospettati.
Appena sotto la chiesetta, a destra del grande e ben visibile baitone, c'è una piccola sorgente, con una scritta in dialetto che segnala che si tratta dell'acqua degli occhi, dell'acqua, cioè, legata alla leggenda dei Corni Bruciati, l'acqua che avrebbe ridato la vista al pastore buono ma disobbediente.
Alle spalle della chiesetta raggiungiamo rapidamente la baita del bivacco Scermendone, recentemente attrezzata (1999) come punto di appoggio importantissimo sul tracciato del Sentiero Italia Lombardia nord. Il bivacco ha una parte sempre aperta, dove si può pernottare o trovare ricovero in caso di improvviso maltempo. Alle spalle del rifugio il Sentiero Italia prosegue verso il Dosso del Termine.
Se ci si stacca dal sentiero verso sinistra, seguendo una traccia all’inizio molto evidente, si può salire sul crinale, verso la croce dell’Olmo, posta a 2342 metri, in una posizione estremamente suggestiva e panoramica. Vicino alla piccola croce si trova un grande ometto, assai importante come punto di riferimento in caso di scarsa visibilità. La salita potrebbe agevolmente continuare e concludersi alla cima di Vignone (m. 2608), nella quale culmina il lungo dosso-crinale che separa la Val Masino dalla media Valtellina. Da Our alla cima di Vignone sono necessarie quattro buone ore di cammino, per superare i circa 1200 metri di dislivello.
Se non vogliamo sobbarcarci tanta fatica, dal bivacco Scermendone possiamo optare per una seconda interessante possibilità: dirigiamoci a sinistra, sul lato opposto dell’alpe, dove troviamo un ben marcato sentiero che subito si
biforca. Il ramo di sinistra scende all’alpe di Scermendone basso, dalla quale, attraversata la frana del fianco del Sasso Arso, possiamo raggiungere la piana di Preda Rossa, uno dei luoghi più belli della Val Masino.
Il ramo di destra, invece, si addentra in Val Terzana, e ci porta dapprima all’alpe Piano di Spini (m. 2198), poi al suggestivo laghetto di Scermendone (m. 2339), unico, insieme ai laghetti della valle di Spluga, nell’intera Val Masino. La Val Terzana ha una bellezza del tutto particolare: pochi la conoscono, ed è un peccato. Guardando in direzione della testata della valle, riconosciamo facilmente il passo di Scermendone (m. 2595), dal quale si scende nell’alta valle di Postalesio, percorrendo la quale e valicando il passo di Caldenno, ci si ritrova in val Torreggio, laterale della Valmalenco, e si può scendere al rifugio Bosio.
Ma è tempo di tornare. Per farlo, possiamo scegliere un interessante itinerario alternativo. Dal baitone posto poco sotto la chiesetta di san Quirico, un sentierino scende, con qualche zig-zag, al limite del bosco, dove ritroviamo la pista che parte dall’alpe Granda. Invece di imboccarla, scendiamo ancora, fino ad un bivio. Il ramo di sinistra scende all’alpe Oligna, quello di destra all’alpe Verdel. Percorriamo quest’ultimo e, raggiunta l’alpe Verdel (m.
1716), prendiamo il sentiero che, partendo dal suo limite occidentale, effettua una bella traversata, quasi in piano, fino all’alpe Merla. Si tratta di un sentiero molto riposante, con un fondo ottimo: pochissimi sono i sassi che disturbano il piede. Inoltre la traversata avviene nel cuore di un bosco stupendo. Dalla Merla, infine, possiamo tornare a l’Our, o per la via più diretta che scende ripida nel bosco. Se però la nostra base di partenza è l’alpe Granda, teniamo presente che dalla Merla parte anche un sentiero facilmente individuabile (direzione ovest), che raggiunge il limite nord-orientale dell’alpe Granda.