La
Val Primaverta, ricca di boschi che celano scorci dall’atmosfera
fiabesca, è la valle di Buglio: nasce, infatti, dalla confluenza
di numerosi valloni intagliati nel versante montuoso ai piedi del pizzo
Mercantelli, valloni che, a quota 1200 circa, originano il solco principale.
La valle separa i due grandi dossi che ospitano i più importanti
maggenghi sopra il paese, vale a dire, da ovest, il dosso di Our di
Fondo e di Cima e quello del Prà, del Mele e del Calèc.
Gli amanti delle camminate chiaroscurali nei boschi di conifere possono
sfruttare la rete di sentieri che la taglia, lungo 4 direttrici. La
più bassa è quella che dalla frazione di Oldino, poco
a monte di Buglio, porta al Prà, dove si trova l’agriturismo
Edelweiss. Più in alto, una pista forestale, a mezza strada fra
Oldino ed Our di Fondo, si inoltra nella valle e diventa un sentiero
che porta al Mele (o, biforcandosi, al Calec). Salendo ancora, da Our
di Fondo parte un terzo sentiero che si icontra, proprio nel cuore della
valle, con il precedente. Infine, da Our di Cima un quarto sentiero
sale in diagonale fino all’alpe Verdel, a monte del maggengo del
Calec.
Ma vediamo più da vicino queste diverse possibilità. Entrando
in Buglio, prima di raggiungere la piazza centrale del paese, troviamo
una deviazione, a destra, con l’indicazione per i maggenghi, deviazione
che, subito, si biforca: a sinistra si sale verso Our e l’alpe
Merla, a destra verso Prà, Calec e l’alpe
Verdel.
Prendiamo a sinistra, salendo lungo una stretta stradina, che porta
alla parte alta del paese. Prendendo poi a sinistra, troviamo di partenza
della strada per il maggengo di Our (o, come si dovrebbe meglio scrivere,
l’Ur). Dopo una lunga diagonale verso nord-ovest, la strada volge
a destra (sulla curva si stacca una strada che permette di scendere
a Gaggio e di qui ad Ardenno. Nuova diagonale, questa volta verso nord-est,
prima del successivo tornante destrorso. Qui troviamo le baite di Oldino,
ed una strada che si stacca da quella principale sulla destra.
Lasciamo qui l’automobile, a 829 metri, ed incamminiamoci su questa
strada secondaria, passando a destra di un bar. Buono è il colpo
d’occhio, da qui, sulla media Valtellina fino ad Albosaggia. La
strada si restringe a pista, oltrepassa le ultime baite e diviene sentiero,
che si addentra nel bosco di faggi, in direzione nord-est, oltrepassando
un grande masso solitario. Superato un passaggio un po’ esposto,
troviamo, su una pianta, un primo cartello rosso, che segnala, nelle
due direzioni, il punto di partenza, Ure, e quello di arrivo, il Prato
(o Prà). Poi, proseguendo a salire molto gradualmente, troviamo
un punto nel quale il bosco si dirada e ci permette di raggiungere con
lo sguardo, in alto, l’intera valle, con il suo cuore verde cupo,
densa di abeti che sembrano serrarsi in un’antichissima e silente
comunità. Raggiungiamo, poi, il centro della valle, ad una
quota
di 975 metri, e scavalchiamo il torrente su roccette che richiedono
un po’ di attenzione. Più avanti, sempre salendo molto
gradualmente, incontriamo un secondo cartello rosso con l’indicazione
Ure-Prato. Superato qualche passaggio in cui il sentiero si restringe
di molto, raggiungiamo un punto (a quota 1009) nel quale, sulla destra,
si stacca dal nostro sentiero un sentiero che scende deciso nel cuore
della valle.
Alla fine, il bosco si apre e raggiungiamo un gruppo di baite della
località Prà: fra queste, sulla destra, spicca l’edificio
dell’agriturismo Edelweiss (m. 1090). La traversata, che comporta
un dislivello di circa 270 metri, richiede approssimativamente 40-50
minuti di cammino. Se scegliamo di tornare a Buglio seguendo la carrozzabile
che troviamo poco oltre l’agriturismo, troveremo, scendendo, un
secondo agriturismo, il Lulòc.
Raccontiamo, ora, il secondo sentiero. Portiamoci con l’automobile,
questa volta, un po’ più in alto: superato Oldino, portiamoci
al successivo tornante destrorso, e poi a quello sinistrorso. Qui, sulla
destra, si stacca una pista sterrata. Lasciamo qui l’automobile,
a 975 metri, ed incamminiamoci su questa pista, che si addentra per
un buon tratto sul fianco occidentale della Val Primaverta, tagliando
un bel bosco di faggi. Poi la pista termina, lasciando il posto ad un
comodo sentiero che sale gradualmente, sempre circondato da grandi faggi,
che suscitano un’impressione di antichissima pacatezza e saggezza.
Eccoci,
quindi, proprio nel cuore della valle, nel suo centro, a 1206 metri.
Il bosco si apre, in una radura immersa in un’atmosfera sospesa,
magica. Da un masso ricoperto di muschio sembra sgorgare una sorgente,
ed un grande masso solitario sembra messo lì per indicare qualcosa
di arcano, o forse solo il baricentro della valle, il suo punto d’equilibrio,
intorno al quale ruota tutto il suo incanto. Converge qui anche il sentiero
più alto che andremo fra poco a raccontare, e che proviene da
Our di Fondo.
Siamo nel mezzo del cammino: riprendiamo a salire con molta gradualità,
incontrando un bivio: un sentiero più alto si stacca dal nostro,
e conduce al Calec (m. 1400): nulla vieta, ovviamente, di seguirlo (ovviamente
possiamo sfruttare le due varianti per tornare, con un percorso ad anello,
al centro della valle). Se restiamo sul sentiero basso, concludiamo,
invece, la traversata al Mele (m. 1250), dopo circa 40-50 minuti (il
dislivello approssimativo è di 275 metri). Da qui il colpo d’occhio
sulla bassa Valtellina è davvero bello, e propone, in primo piano,
la piana di Ardenno, poi i due bastioni del Crap del Mezzodì,
a sinistra, e del Culmine di Dazio, a destra, ed, infine, sulle Orobie
occidentali, con le cime del versante occidentale della Val Gerola (con
il pizzo Mellasc, il monte Rotondo, il monte Stavello, il monte Colombana,
i pizzi Olano e dei Galli), la testata della Val Lèsina e l’inconfondibile
corno del monte Legnone. Se ci portiamo sul lato opposto del Maggengo,
troviamo la pista che sale dal Prà: risalendola per un tratto,
si trova, a destra, la deviazione per il maggengo di Sessa, sul dosso
posto immediatamente ad oriente di
quello
su cui siamo.
Vediamo ora la terza direttrice, che, nel cuore della valle, converge
con questa seconda. La partenza è da Our di Fondo, a quota 1275,
in corrispondenza del tornante destrorso che si trova subito dopo il
tratto pianeggiante sul quale si affacciano alcune baite. Fino a qui
possiamo salire con l’automobile, ed un cartello segnala la partenza.
Questo sentiero, scendendo molto gradualmente, attraversa una fascia
di boschi in cui comincia a prevalere l’abete, superando alcuni
valloncelli, prima di raggiungere il baricentro della valle, di cui
sopra abbiamo detto. La sua naturale prosecuzione è, poi, la
variante alta già menzionata, che conduce, ad una quota di circa
1400 metri, alle baite del Calec. Anche in questo caso il tempo da calcolare
è di 40-50 minuti; il dislivello è di circa 200 metri.
Il sentiero più alto, infine, che non è segnato sulle
carte IGM né su quelle Kompass. Questa volta partiamo da un maggengo,
quello di Our di Cima, ed approdiamo ad un’alpe, quella del Verdel.
Saliamo con l’automobile ai 1400 metri di Our di cima, ed incamminiamoci
sul sentiero che conduce alle baite più alte orientali (ignorando
quello, sulla sinistra, che porta all’alpe Granda). Lasciata alle
spalle l’ultima baita, ci addentriamo nel bosco, fino a raggiungere
il cuore della valle, dove superiamo tre valloncelli. Poi il sentiero
comincia a salire più deciso, piegando a sinistra (nord-est),
e, dopo gli ultimi serrati tornantini, raggiunge la parte bassa dei
prati del Verdel (m. 1716), che raggiungiamo dopo circa 50 minuti di
cammino
(300 metri è il dislivello da superare). Per tornare ad Our,
possiamo scegliere due possibilità.
La prima prevede la bella e riposante traversata all’alpe Merla,
verso ovest, sfruttando un sentiero dal fondo regolare e dall’andamento
pianeggiante. Dopo circa 45-50 minuti, siamo all’alpe Merla (m.
1279): cerchiamo, ora, a destra della baita collocata su un caratteristico
cocuzzolo erboso, sul limite basso dei prati, il sentiero che scende
ad intercettare la pista per l’alpe Granda (il sentiero si trova
a sinistra rispetto a quello che, pianeggiante, si dirige all’alpe
Granda ed all’omonimo rifugio). La discesa, ripida, ci porta,
dunque, alla pista che, percorsa in discesa (sinistra), conduce al punto
in cui la pista stessa tocca la carrozzabile che sale ad Our di Cima,
in corrispondenza dell’ultimo tornante prima del maggengo. Pochi
passi ancora, e siamo tornati all’automobile.
La seconda possibilità prevede la discesa dall’alpe Verdel
al maggengo del Calec, su un sentiero allargato a tratturo che si trova
sul lato sinistro (per chi scende, cioè quello orientale) dei
prati dell’alpe. Al Calec cerchiamo, portandoci sul lato opposto
del maggengo (quello occidentale), la partenza, segnalata da un cartello,
del sentiero che porta ad Our di Fondo, e che sopra abbiamo raccontato.
Una ventina di minuti di cammino ci riportano, alla fine, all’automobile.
Le possibilità di camminate ad anello non si esauriscono qui:
sta alla fantasia dell’escursionista trovarle.
Fantasia
che sarà ripagata da questi luoghi nei quali antichissime fiabe
non sono ancora morte.