La valle nella quale ancora echeggia l'eco di un antichissimo torrente di fuoco

 

 

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Panorama di Preda Rossa. Foto di M. Dei CasLa Val Màsino, nel suo tratto superiore, si divide in tre grandi rami: la valle dei Bagni di Masino, a nord-ovest, la Valle di Mello, al centro, e la valle di Sasso Bisòlo, a sud-est. Quest’ultima, a sua volta, si biforca, a quota 1900 metri, nella valle di Preda Rossa, ad ovest, e nella val Terzana, ad est.
Mentre la Val Terzana ricade interamente nel territorio del comune di Buglio, l'alpe di Sasso Bisòlo e la Valle di Preda Rossa appartengono a tale territorio solo per metà, o poco meno, in quanto il loro lato occidentale rientra nel territorio del comune di Val Masino.
Se ci interessa qualche indicazione più precisa sui confini, teniamo presente quanto segue. Il confine del comune di Buglio passa appena sotto la cima del pizzo Mercantelli (la prima elevazione significativa, con in suoi 2070 metri, sul crinale che dall'alpe Granda sale all'alpe Scermendone ed alla cima di Vignone), segue il selvaggio vallone che da tale cima scende verso nord-ovest, fino alla località di Valbiore (m. 1225), raggiungendo il fondo della Valle di Il rifugio Scotti. Foto M. Dei CasSasso Bisolo più o meno in corrispondenza della galleria che la nuova pista Valbiore-sasso Bisolo utilizza per superare uno sperone di roccia. Se vogliamo raggiungere Valbiore non possiamo, ovviamente, seguire questo vallone, ma dobbiamo salire dalla Val Masino. Ecco come.
A Cataeggio, centro amministrativo del comune di Val Masino (m. 787), proprio al termine della via centrale, che oltrepassa la chiesa ed il municipio, si trova, in prossimità del Centro Polifunzionale della Montagna, una deviazione a destra, per i rifugi Scotti e Ponti. Oltrepassato il torrente Masino su un largo ponte (che, per fortuna, non ha cancellato quello antico, ben visibile appena più a valle), la strada comincia a salire verso la valle, tagliando il piede del selvaggio monte Piezza. Si tratta di una strada dalla carreggiata ampia e comoda, costruita dall’ENEL negli anni Sessanta, quando era stato elaborato il progetto di sfruttare la piana di Preda Rossa per costruire un grande bacino artificiale. Il progetto venne poi abbandonato, anche in seguito alle proteste di quegli ambientalisti che, fra il 1966 e 1967, diedero vita ad una campagna di stampa che sottolineava il danno paesistico enorme che una diga in questo scenario naturale di incomparabile bellezza avrebbe comportato.
Se prestiamo attenzione al primo tornante sinistrorso, vedremo, accanto ad una deviazione a destra, la partenza del vecchio sentiero (con il cartello del Al termine della strada asfaltata, ecco il monte Disgrazia, che si annuncia come dominatore della valle. Foto M. Dei CasSentiero Italia) che, per buoni camminatori, costituisce un’ottima alternativa alla strada asfaltata (segnavia rosso-bianco-rossi). In ogni caso, con l’automobile o a piedi, ci ritroveremo alla citata località Valbiore (m. 1225), appena a valle del punto in cui la valle si restringe, accennando ad una gola. Lo scenario è qui dominato dagli impressionanti segni di due enormi frane (la prima scesa nel 1976), che si sono staccate dai fianchi occidentali della valle, lasciando una ben visibile ferita nella roccia. Sui massi ciclopici disseminati in questo tratto della valle lavorano i cavatori di marmo, per cui ci potrà capitare di sobbalzare per lo scoppio di qualche mina. La strada asfaltata è qui interrotta dalla frana.
È stata di recente costruita la sopra menzionata pista alternativa, sul fianco orientale (destro, per noi) della valle, con un breve tratto in galleria, ma l’accesso è vietato perché il tracciato non è ancora stato messo in sicurezza ed il versante è instabile per alcuni smottamenti. Per la verità molti, soprattutto d’estate, non si curano né del divieto, né delle sospensioni delle proprie automobili, e procedono sulla pista il cui fondo, oltretutto, è molto accidentato. Il risultato è che, nei fine settimana estivi, la piana di Preda Rossa gareggia con la Val di Mello quanto a brulicare di turisti tutti intenti a farsi lentamente arrostire dal sole (che qui non scherza) o a cercare refrigerio nelle acque sempre fredde del torrente.
Il torrente di Preda Rossa, dove anche il torrente che scende dal ghiacciaio smorza il suo impeto. Foto M. Dei CasIl tratto più accidentato della pista si trova dopo la galleria, dove il tracciato scavalca, con un ponte, il torrente di Preda Rossa, portandosi dal lato destro (per noi) a quello sinistro della valle, e salendo ad intercettare la vecchia strada asfaltata.
Torniamo ai confini del territorio di Buglio: dalla località Valbiore all'alpe di Sasso Bisolo, e per tutta l'alpe, fa da confine il torrente di Preda Rossa. Per salire all'alpe di Sasso Bisolo possiamo anche seguire il tracciato del vecchio sentiero, che passa dal lato orientale a quello occidentale della valle, per salire alla piana dell'alpe, dove ritroviamo la strada asfaltata (se, invece, seguiamo, a piedi, la pista, dobbiamo essere muniti di torcia, perché nella galleria la visibilità, per un breve tratto, si azzera; ci vorrebbe anche un casco, perché il rivestimento delle pareti, a causa di infiltrazioni d’acqua, è in parte crollato). All’ingresso della piana è posto, sulla sinistra per chi sale, il rifugio Scotti (m. 1500), che può costituire un ottimo punto di appoggio per il ristoro. Sulla destra, invece, ci capiterà certamente di vedere, fino al primo autunno, le mucche al pascolo.
L'ambiente è gentile ed ameno: quando, in tarda primavera o primo autunno, la solitudine la fa ancora da padrona camminare lungo la piana, protetta da imponenti versanti boscosi sui due lati, suscita un incomparabile senso di Il torrente di Preda Rossa alla piana superiore. Foto di M. Dei Caspace. La particolare bellezza di questi luoghi è stata riconosciuta anche ufficialmente: siamo, infatti, nel Sito di Importanza Comunitaria IT 2040020). Unico neo: la scarsa panoramicità. L'alpe è, infatti, chiusa dai ripidi versanti montuosi che incombono a nord e sud, mentre ad est ed ovest la soglia glaciale che la separa da Preda Rossa e una strozzatura chiudono l'orizzonte.
Dall'alpe di Sasso Bisolo è possibile salire alla piana di Preda Rossa, oppure all'alpe di Scermendone basso. Nel primo caso si può, ovviamente, seguire la strada asfaltata: dopo un lungo rettilineo, questa, superata una sbarra (sempre aperta), comincia ad inanellare i tornanti che le permettono di superare il gradino roccioso che separa la piana di Sasso Bisolo da quella di Preda Rossa. Se vogliamo camminare, però, ci ci conviene seguire il sentiero, segnalato, che sale, ripido, in un bellissimo bosco di conifere, tagliando in più punti la strada. L'ultimo tratto è particolarmente suggestivo: dopo essere passato vicino alla cascina Zecca (m. 1830), il sentiero attraversa una sorta di porta nella roccia e guadagna il pianoro dell'alpe che precede la più ampia piana di Preda Rossa.
Prima di raccontare come si accede alla bellissima piana, vediamo la seconda possibilità escursionistica, la salita da Sasso Bisolo all'alpe di Scermendone basso (che avviene interamente nel territorio del comune di Buglio). Seguiamo, in questo caso, per un tratto la strada asfaltata, dal rifugio Scotti fino al gruppo di baite, con la casera, che si trovano alla nostra destra. Imboccando una pista appena marcata, lasciamo ora la strada, superiamo le baite e puntiamo verso est (diagonale verso destra), in direzione del torrente, che scorre a ridosso del fianco meridionale della valle (cioè alla nostra destra). La piana di Preda Rossa, dove anche il torrente che scende dal ghiacciaio smorza il suo impeto. Foto M. Dei CasRaggiunta la sua riva, la seguiamo, sempre verso est (monte), fino a trovare un ponticello che ci permette di passare sul versante opposto, dove troviamo il sentierino che sale all'alpe di Scermendone basso, tenendosi sul versante meridionale dell'estrema propaggine della Val Terzana (alla nostra sinistra, infatti, è scavata la gola terminale che precede il punto in cui la Val Terzana confluisce nella Valle di Sasso Bisolo).
Dopo qualche tornantino, il sentiero (segnalato da qualche raro segnavia rosso-bianco-rosso) raggiunge le baite della località Corticelle (Curtiséi, m. 1546), e prosegue, salendo, alle loro spalle, in una breve macchia, prima di piegare a sinistra, uscire all'aperto e superare un primo valloncello, raggiungendo i prati della baita di quota 1762. Superato un secondo valloncello, entriamo per un buon tratto in bosco di larici, prima di raggiungere il limite inferiore dei prati immediatamente a valle dell'alpe. Teniamo presente che la traccia non è continua, e tende a perdersi nei prati attraversati: per ritrovarlo, immaginiamo quindi di effettuare una diagonale che li tagli dal limite inferiore raggiunto a quello superiore. Dai prati raggiunti saliamo, puntando la baita solitaria che sta sulla nostra verticale, fino a raggiungere, attraversato un breve corridoio, la soglia del pianoro di Scermendone basso (un'alpe ancora utilizzata nel periodo estivo), dove raggiungiamo la casera, a quota 2050 metri. Davanti ai nostri occhi si apre un suggestivo scorcio dell'alta Val Terzana, dove è facilmente riconoscibile il passo di Scermendone, che porta in alta Valle di Postalesio.
Le possibilità di proseguire l'escursione sono, ora, due: la salita all'alpe Scermendone alto e la traversata alla piana di Preda Rossa. Nel primo caso, dobbiamo procedere per un tratto sul limite destro dell'alpe, ignorando un primo sentiero che, alla nostra destra, comincia a risalire il fianco montuoso; La Val Terzana vista dall'alpe Scermendone basso. Foto di M. Dei Castroveremo un secondo e più marcato sentiero, che affronta il versante montuoso alla nostra destra, con un primo tratto in diagonale verso sinistra, ed un secondo più lungo tratto verso destra. La salita, non lunga, ci porta alla fine sul limite nord-orientale della splendida ed amplissima alpe di Scermendone alto, nei pressi della chiesetta di San Quirico. Purtroppo non è possibile, dall'alpe, una discesa che riporti direttamente a Sasso Bisolo (o meglio, lo sarebbe, passando per i prati di Acquafredda e Prada, ma bisogna essere molto esperti dei luoghi). Volendo, però, si può scendere all'alpe Granda e da qui, non lontanto dal rifugio omonimo, imboccare il sentiero che porta alle baite Taiada; sulla destra di queste si trova, infine, il sentiero che scende alla pista sterrata Valbiore-Sasso Bisolo, a valle della galleria.
Da Scermendone basso possiamo anche effettuare una facile traversata a Preda Rossa, In questo caso alla casera dell'alpe pieghiamo a sinistra, raggiunendo, in breve, il ponticello che ci permette di attraversare il torrente della Val Terzana. Troviamo, sul lato opposto, il sentiero segnalato che taglia l'aspro versante franoso che scende verso sud-ovest dal Sasso Arso (m. 2314). Una traversata non lunga, che, con qualche saliscendi, ci porta al ponticello in legno che scavalca il torrente di Preda Rossa. Tornando a Sasso Bisolo per il sentiero che scende dal medesimo lato della strada asfaltata, possiamo chiudere un breve anello, poco impegnativo ed assai interessante.
Eccoci, dunque, di nuovo al pianoro che precede la piana di Preda Rossa. Quel che vediamo ci fa capire il motivo del nome ("preda" significa grande masso). Il pizzo dell'Averta visto dal sentiero Corticelle-Scermendone basso. Foto di M. Dei CasSe guardiamo alla nostra destra, cioè il fianco di nord-ovest del Sasso Arso, vediamo un'impressionante colata di massi di colore rossastro, che scende fino al limite superiore di un verdissimo bosco di larici, e pare, quasi, essere lì lì per mangiarselo. Non stupisce che un tale spettacolo abbia sollecitato la fantasia degli uomini, dando origine alla celebre leggenda del monte Disgrazia e dei Corni Bruciati.
Un tempo, narra la leggenda, l'intera valle era occupara da pascoli rigogliosi e da boschi bellissimi, ma l'egoismo dei pastori, che non vollero accogliere Cristo che si presentò loro nelle vesti di un umile mendicande, attirò su di loro la terribile punizione divina: dal fianco del Sasso Arso e dei Corni Bruciati cadde sugli sventurati una pioggia di massi infuocati, e da allora la valle assunse l'aspetto attuale, dominato dalla tonalità rossastra, che ricorda l'immane incendio. A memoria della punizione divina, alla quale un solo pastore scampò, il nome del monte che domina la valle fu mutato da pizzo Bello a monte Disgrazia.
Dalla leggenda alla geografia. Immaginiamo una linea retta che ci congiunga alla cima del monte Disgrazia, che mostra, proprio di fronte a noi, il suo bellissimo e davvero regale versante sud-occidentale: tutto ciò che sta a destra di questa linea ricade entro il territorio del comune di Buglio, mentre ciò che sta a sinistra è territorio del comune di Val Masino.
Il torrente di Preda Rossa. Foto M. Dei CasProseguiamo, ora, alla volta della piana (m. 1900 circa), che si apre, gentile, ampia, splendida, nella cornice imponente del versante sud-occidentale del monte Disgrazia e, alla sua destra, dei Corni Bruciati. Fin qui, vale la pena di ricordarlo, possiamo giungere anche con una bellissima salita in alpin-bike.
Dalla piana possono partire diversi itinerari escursionistici. Il più classico ha come meta il rifugio Ponti.
Lo si raggiunge, seguendo i segnavia, in un’ora e mezza-due. Raggiunto il limite di sinistra della piana, il sentiero guadagna un secondo pianoro, prima di inerpicarsi, piegando leggermente a sinistra, su un gradino roccioso. È, questo, il tratto più faticoso della salita. Poi il tracciato si fa via via meno ripido e, piegando di nuovo leggermente a destra, taglia gli ultimi magri pascoli che precedono il rifugio (m. 2559). La capanna è di proprietà del CAI di Milano ed è stata edificata nel 1928, nei pressi dei ruderi della più antica capanna Cecilia, fatta costruire nel 1881 dal conte Lurani come base di appoggio per le ascensioni al monte Disgrazia.
Per chi volesse prolungare l’escursione, si offrono due possibilità: la salita alla celeberrima bocchetta Roma, a 2890 metri (uno dei punti più alti del Sentiero Roma) o al rifugio Desio (inagiibile, al passo di Corna Rossa, m. 2836). Nel primo caso si seguono i segnavia che descrivono un ampio arco verso nord (sinistra) e che ci aiutano a districarci fra un vero e proprio groviglio di grandi massi; nel secondo ci si dirige a destra, si scende al vallone del torrente, si sale sul filo della bellissima morena centrale, si ignorano le indicazioni per il monte Disgrazia e si prosegue verso est, guadagnando il filo di una seconda e più piccola morena L'ultimo tratto della salita alla bocchetta Roma. Foto M. Dei Cased attaccando un nevaio che porta ai piedi del ripido canale ai piedi del passo di Corna Rossa (il rifugio è collocato proprio sul passo, che separa la Val Masino dalla Valmalenco – e più precisamente dalla val Airale). Dal passo è possibile scendere, seguendo i segnavia, al rifugio Bosio, in val Torreggio.
La valle di Preda Rossa è, in inverno, un’ottima meta anche per chi ama lo sci-alpinismo. In particolare, raggiunto il rifugio Ponti, si possono effettuare bellissime discese verso la piana, sfruttando la morena centrale. È però necessario controllare lo stato della neve, perché non dobbiamo dimenticare di essere ai piedi del ghiacciaio di Preda Rossa, dal quale la scarica di slavine, in condizioni di precario assestamento del manto nevoso, è frequente.
Qualche ultima nota per un bellissimo anello di alpin-bike, da percorrere in due giorni, partendo da Ardenno. Il primo giorno ci permette di raggiungere, seguendo il percorso già indicato, il rifugio Scotti. Il secondo giorno saliamo a Preda Rossa, scendiamo dalla sella per raggiungere gli alpeggi di Scermendone basso (m. 2030) e Scermendone alto (m. 2131), dove potremo effettuare una sosta al bivacco Scermendone, non lontano dalla bellissima chiesetta di san Quirico (il sentiero che congiunge i due alpeggi è però percorribile, anche se con fatica, in bicicletta). Con la bicicletta possiamo percorrere il bellissimo e largo crinale dell’alpe, fino al limite occidentale. Superata la casera, ci ritroveremo presso il rudere dell’ultima baita. Il rifugio Cesare Ponti, a 2559 metri. Foto M. Dei CasScendiamo di nuovo di sella e, raggiunto il limite inferiore del prato sottostante, scendiamo per un breve tratto su un sentierino segnalato, fino ad intercettare una pista che ci permette di inforcare di nuovo la bicicletta e di scendere all’alpe Granda (m. 1680). Poco oltre una vasca di raccolta dell’acqua e nei pressi della baita più orientale, troveremo, verso sud, l’inizio del sentiero che scende al maggengo di Our di sopra (m. 1420). Da Our una strada con fondo in cemento ed in asfalto ci porta a Buglio in Monte. L’ulteriore discesa da Buglio ad Ardenno, passando da Villapinta, conclude questo inusuale ma bellissimo anello.
Il miglior modo di concludere questa presentazione delle possibilità escursionistiche offerte dalla Vall di Preda Rossa, però, è quello di raccontare un percorso che si sviluppa interamente nel territorio di Buglio: la salita al passo di Corna Rossa per la grande morena centrale. Per effettuarla, dobbiamo attraversare la piana, ma non al centro, come fanno coloro che salgono al rifugio Ponti, bensì sul suo lato destro, su una strada sterrata che lo percorre interamente. La strada ci consente, poi, di salire ad un secondo e più piccolo pianoro, che costituisce una piccola perla: nelle giornate limpide lo scenario è di un'incredibile solarità. Nella salita possiamo, inoltre, ammirare da vicino il poderoso fianco rossastro dei Corni Bruciati, che avremo modo di osservare, durante il cammino, da diversi profili. La strada termina, per lasciare il posto ad una traccia di sentiero che ben presto, però si perde. Dobbiamo tagliare il pianoro fino al suo lato terminale sinistro, per cercare una nuova traccia che sale ad una seconda pianetta: ci ritroviamo così ai piedi dell'impressionante grande morena della Valle di Preda Rossa.
Il sentiero sulla morena centrale. Foto M. Dei CasUn sentierino ne percorre il filo, salendo ripido fino a raggiungere più o meno la quota del rifugio Ponti, intercettando il sentiero che da esso si stacca per il monte Disgrazia e per il passo di Corna Rossa. Deviando a sinistra, potremmo raggiungere il rifugio; proseguendo sul filo della morena, giungeremmo invece ai piedi del ghiacciaio di Preda Rossa, che viene risalito, in direzione della sella di Pioda, da quanti scalano il monte Disgrazia. Noi invece scendiamo a destra, superiamo un torrente che scende dal ghiacciao, risalendo poi a superare una seconda morena e seguendo i segnavia che ci fanno avvicinare al fianco orientale della valle. La traccia ci porta presso un grande masso, sul quale è scritta, in caratteri molto grandi, l'indicazione del rifugio Desio. Dobbiamo oltrepassare un pianoro occupato spesso, anche a stagione avanzata, da un nevaio, prima di giungere ai piedi della costiera, che attacchiamo in corrispondenza di un nevaio. Questo va risalito in direzione del vertice di sinistra, oppure in parte fiancheggiato a destra, salendo per gande, ed alla fine tagliato verso sinistra. Nell'ultima parte la pendenza è significativa, per cui sono consigliabili i ramponi.
Tocchiamo poi un terreno misto costituito da sassi mobili e terriccio, che rende piuttosto faticosa l'ulteriore salita al passo di Corna Rossa. In alcuni punti La salita al passo di Corna Rossa. Foto M. Dei Casquesta è agevolata da corde fisse; bisogna prestare comunque molta attenzione, perchè alcuni passaggi sono esposti. Il passo non è facilmente riconoscibile sulla costiera, e non possiamo neppure sperare di vedere il rifugio Desio prima di raggiungerlo, perchè questo è nascosto pochi metri oltre il valico. L'unico indizio del fatto che ormai la salita è terminata è il parafulmine, posto non a caso nei pressi del rifugio: questa zona è estremamente bersagliata dai fulmini, per il contenuto ferroso delle rocce che la costituiscono (e che le conferiscono il caratteristico colore rossastro, che spiega anche il nome della valle, che significa "Pietra rossa"). E' dunque imprudente affrontare la salita con tempo incerto, anche perché non ci si può poi appoggiare al rifugio, dichiarato inagibile dopo le eccezionali nevicate dell'inverno 2000-2001.
Se abbiamo due giorni a disposizione, possiamo scendere al rifugio Bosio, in Val Torreggio, ed utilizzare la seconda giornata per chiudere uno spettacolare anello intorno ai Corni Bruciati. Scendiamo, dunque, entrando nel territorio del comune di Torre S. Maria. Seguendo le indicazioni ed i segnavia, procediamo prima per sfasciumi, lungo la valle Airale (attenzione a non prendere a sinistra per il lago della Cassandra), poi su terreno meno faticoso, nell'alta val Torreggio, dove, in una bella piana disseminata di larici, raggiungiamo alla fine la meta della prima giornata, il rifugio Bosio (m. 2086), dopo aver varcato il torrente Torreggio su un bel ponte, collocato recentemente dai cacciatori.
Il passo di Corna Rossa ed il rifugio Desio. Foto M. Dei CasDopo il pernottamento al rifugio, ricominciamo a salire, in direzione sud-ovest, seguendo le indicazioni per il passo di Caldenno (m. 2517), che ci immette all’alta Valle di Postalesio. Dobbiamo, ora, portarci al passo collocato sul lato opposto dell’alta valle, il passo di Scermendone, ma per farlo non possiamo effettuare una traversata in quota: seguendo il sentiero, scendiamo, quindi, fino all’alpeggio di quota 2360, e poi, lasciata sulla sinistra la traccia di sentiero che scende all’alpe Palù, descriviamo un semicerchio che piega a destra e ci porta ai piedi del versante montuoso, che comincia a risalire con andamento abbastanza ripido. Dopo aver piegato a sinistra, affrontiamo gli ultimi faticosi tornantini e ci affacciamo, sui 2595 metri del passo, alla Val Terzana. La successiva discesa, su sentiero segnalato, è tranquilla e riposante, e passa per il laghetto di Scermendone e l’alpe Piano di Spini, prima di terminare alla chiesetta di S. Quirico (alpe Scermendone). Appena prima che il sentiero raggiunga l’alpe, troviamo, sulla destra, il marcato sentiero che scende all’alpe Scermendone basso, dalla quale, per l’itinerario già descritto, torniamo a Preda Rossa. Chi avesse una tempra non comune potrebbe completare questo anello in una sola giornata, impiegando dalle 10 alle 12 ore.


Difficoltà
E
Dislivello
Vari
Tempo
Vari



(una versione Powerpoint della suddetta relazione è
disponibile richiedendola via e-mail all'autore)

- Cartina Kompass 1:35.000 Val Masino, Val Codera, Costiera dei Cech
Testo e fotografie a cura di M. Dei Cas

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Ultima Modifica: Domenica, 11 Febbraio, 2007

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