Il paese denominato "giardino della Valtellina"

 

 

Accendi le casse: sentirai il suono delle campane della chiesa parrocchiale di S. Fedele martire a Buglio.
La piazza centrale di Buglio in Monte. Foto di M. Dei Cas Sull’estremo lembo estremo orientale della bassa Valtellina, al confine con la media Valtellina, si trova, nel versante retico, il paese di Buglio in Monte (m. 577), posto in posizione climatica felice, nella parte alta di un ampio terrazzo di prati e vigneti, che si innalza di circa trecento metri rispetto alla piana della Selvetta. Per la mitezza del clima invernale, l’aspetto ridente e la collocazione particolarmente panoramica il paese è stato denominato “giardino della Valtellina” .
Il suo nome (che, con voce dialettale, suona “böi”) deriva dal termine dialettale “bui”, che significa sorgente d’acqua, abbeveratoio o fontana, a motivo delle numerose sorgenti che sgorgano dal versante montuoso sottostante all’ampia alpe Scermendone. Il territorio comunale (2.784 ettari) presenta una curiosa particolarità: parte, a sud, dalla piana del fondovalle, dove si trovano, sulla pedemontana retica “Valeriana”, fra Ardenno e S. Pietro Berbenno, le frazioni di Villapinta e Ronco; comprende il bel versante boscoso compreso fra la valle del La chiesa di S. Fedele a Buglio in Monte. Foto di M. Dei CasGaggio e la valle della Làresa, che culmina nello splendido alpeggio di Scermendone; comprende anche il lembo più orientale della Val Masino, con l’intera Val Terzana, il lato meridionale della Valle di Sasso Bisòlo e quello sud-orientale della Valle di Preda Rossa; in sintesi, nel suo sviluppo da sud a nord, dal punto più basso (i 268 metri della località Ca’ Somaschini, in prossimità della ss. 38 in località Piani della Selvetta) aquello più alto (nientemeno che i 3678 metri della cima del monte Disgrazia, dove si incontrano i confini dei comuni di Buglio, Val Masino e Chiesa Valmalenco), il territorio comunale si innalza per un dislivello di ben 3410 metri, un record, fra i comuni della provincia di Sondrio!
Ma osserviamo con maggiore attenzione questo territorio. Nel piano, troviamo la frazione principale di Villapinta (m. 325; si tratta dell’antica Villa Picta, cioè villa dipinta), adagiata sul conoide di deiezione del torrente Primaverta, sulla strada provinciale Valeriana, subito dopo Ardenno. Nel centro del paese spicca, per la sua configurazione architettonica moderna, la chiesa parrocchiale di S. Cristoforo, edificata nel secolo scorso.
Se proseguiamo sulla provinciale in direzione di S. Pietro Berbenno, troviamo, poi, la frazione di Ronco (m. 295),ed Il limite occidentale dell'alpe Scermendone. Foto di M. Dei Casinfine quella di Ere (m. 340), a monte della strada, sul conoide di deiezione del torrente Maroggia. Se saliamo alle case di Ere, troviamo, nella sua parte alta, una stradina che si stacca, sulla sinistra, dalla strada principale, la quale prosegue per Monastero (che è già in territorio di Berbenno). La stradina sale, tagliando una bella fascia di vigneti, fino ad intercettare la strada che da Villapinta sale a Buglio. Nel primo tratto della stradina si incontra la graziosa chiesetta dedicata ai santi Pietro e Gregorio Magno, di origine medievale (risale almeno al XIV secolo).
Portiamoci dal piano al terrazzo di Buglio: entrando in paese, troviamo subito, alla nostra destra, un cartello che indica lo svincolo per il doppio sistema di maggenghi ed alpeggi a monte di Buglio. Prendendo a destra, imbocchiamo la stretta stradina che attraversa il torrente Primaverta e si porta sul filo del largo dosso che ospita i maggenghi del Prà (m. 1150), del Mele (m. 1290), del Calèc (m. 1450), e l’alpeggio di Verdel (m. 1716). Lacarrozzabile sale, con diversi tornanti, fino ai 1450 metri del maggengo più alto, il Cale. Seguendola, troviamo due agriturismi, il Lulòc (voce dialettale che significa “allocco”) e l’Edelweiss. Se, invece, a Buglio prendiamo a Tramondo visto dai maggenghi sopra Buglio in Monte. Foto di M. Dei Cassinistra, ci portiamo alla parte alta del paese, dove parte, verso sinistra, la stradina che risale l’ampio dosso gemello, a monte del paese, che ospita i maggenghi di Our di Fondo (m. 1250) e Our di Cima (m. 1415), e l’alpe Merla (m. 1729). Con l’automobile possiamo raggiungere Our di Cima; fra Our di Fondo e Our di Cima si trova, ad una curva a destra, lo svincolo, sulla sinistra, rappresentato da una pista sterrata che, imboccata in discesa porta al maggengo di Erbolo, sopra Ardenno, imboccata, invece, in salita porta all’alpe Granda, sempre in territorio del comune di Ardenno. È da segnalare, infine, che al primo tornante destrorso della strada che da Buglio sale ad Our si stacca, sulla sinistra, una stradina che scende al solco del torrente Gaggio, lo scavalca su un ponte e si congiunge con la carrozzabile che da Gaggio (frazione sopra Ardenno) sale ad Erbolo.
Abbiamo parlato dei due dossi gemelli che scendono dalle alpi Merla (ad ovest) e Verdel (ad est): li separa la boscosa e stupenda val Primaverta, che sirestringe nella parte più bassa. È da segnalare che il territorio comunale comprende anche un terzo e più modesto dosso, ad est dei due, che ospita i maggenghi del Dos (m. 1250), non raggiunto da alcuna carrozzabile, e di Sessa (m. 1500), raggiunto da una recente pista che si stacca, sulla destra, La chiesetta dei Santi Pietro e Gregorio. Foto di M. Dei Casda quella che sale dal Mele al Cale, valicando la selvaggia valle della Làresa. A monte di questi maggenghi è posta, a 1700 metri, l’alpe Oligna.
Al di sopra della fascia dei tre alpeggi situati a quota 1700, termina, intorno ai 1900 metri, la compatta compagine degli splendidi boschi di conifere, e si mostrano le più basse propaggini dell’amplissima e stupenda alpe Scermendone, che non ha eguali, per respiro, fascino e panoramicità, fra gli alpeggi di Valtellina. L’alpe si snoda, da sud-ovest a nord est, partendo dalla conca ad est del pizzo Mercantelli e raggiungendo la chiesetta di S. Quirico, a 2131 metri (nei cui pressi si trova il bivacco Scermendone).
Il confine del territorio comunale passa per la Croce dell’Olmo (m. 2342), modesta e suggestiva croce che si trova a monte (nord-est) dell’alpe Scermendone, al culmine dell’ampio dosso del Termine, e prosegue verso nord-est, seguendo il crinale Val Terzana – Valtellina, che passa dalle vette della cima di Pignone (m. 2608), della quota 2643 e del pizzo Bello (m. 2743). Poi volge a sinistra (nord), seguendo la testata della Val Terzana (sulla quale si trova il passo di Scermendone, a 2595 m., che immette nell’alta Valle di Postalesio), raggiungendo i Corni Bruciati(m. 3114 e 3097), il passo di Corna Rossa (m. 2830), dove si trova l’inagibile rifugio Desio, la cima di Corna Rossa (m. 3180) e la vetta del monte Disgrazia (m. 3678). Il confine nord-occidentale, infine, descrive una diagonale approssimativa che dal monte Disgrazia scende al pizzo Mercantelli (sciöma dè Mercantéi) (m. 2070). Dimore antiche a Buglio in Monte. Foto di M. Dei CasRestano, quindi, comprese nel territorio comunale l’intera Val Terzana e le sezioni sud-orientali delle Valli di Preda Rossa e di Sasso Bisòlo.
Dalla geografia alla storia. Gli abitanti, di Buglio, denominati “böiatèi”, hanno fama di essere persone argute, cordiali ma anche determinate nella difesa dei propri diritti ed interessi. Le prime testimonianze storiche dell’esistenza di questa comunità risalgono agli anni successivi al 1000 d.C. Tali testimonianze attestano dapprima l’esistenza di una corte di concessione imperiale, poi di un comune che faceva parte del terziere inferiore della Valtellina e della squadra di Traona (che si estendeva, di fronte a quella di Morbegno, sulla riva settentrionale dell’Adda), mentre, dal punto di vista religioso, apparteneva alla pieve di Ardenno. Nel XIV secolo sorse, a motivo della posizione strategica, un castello, possesso della famiglia Rusca di Como, poi distrutto nel corso del XVI secolo, quando i Grigioni, che avevano preso possesso della Valtellina, si diedero a smantellarne sistematicamente le infrastrutture militari, per meglio dominarla. Della fortificazione non è rimasta traccia alcuna.
Sempre al Trecento (1323) risalgono le prime notizie della chiesa di S. Fedele martire; nel secolo successivo, e precisamente nel 1437, Buglio si stacca dalla pieve di Ardenno. Sul finire del Cinquecento il vescovo di Como, Feliciano Ninguarda, compì, fra il 1589 ed il 1593, una celebre visita pastorale, di cui lasciò un ampio La piana di Ardenno vista dalla strada per Buglio in Monte. Foto di M. Dei Casresoconto scritto. Da questo resoconto risultavano allora insediate in Buglio 140 famiglie (fuochi) locali, e 20 provenienti da fuori; la quasi totalità della popolazione era di fede cattolica, poiché i protestanti si riducevano a due unità. Giovanni Güler von Weineck, diplomatico e uomo d'armi, governatore della Valtellina per la Lega Grigia nel 1587-88, così scrive di Buglio nella sua opera intotolata “Raetia” (Zurigo, 1616): “…Buglio…sorge a breve distanza di qua dell’Adda, non nel piano, ma a circa mezz’ora di montagna sul versante della catena settentrionale, esposto quindi a mezzogiorno; un giorno fu celebre per i nobili suoi vini dolci. Ma la coltivazione della vite fu estesa a poco a poco sempre più in alto per la montagna, fin dove l’aria è alquanto rigida e si piantarono viti che producono molto vino invece di quelle che ne danno poco, ma buono; perciò il vino di queste posizioni è in genere peggiorato e decaduto un poco dalla sua antica fama. In questo paese fioriscono le famiglie Paravicini e Buttinalli”. I Parravicini, menzionati dal testo del von Weineck, si trapiantarono nel paese, insieme ai Malacrida, provenendo da Caspano.
Nell’anno 1624 la popolazione del comune assommava a circa 1.000 unità. Nonostante la felice posizione e la vivacità delle attività agricole, da Buglio dovettero partire, sempre nel Seicento, numerose famiglie, in cerca di Tramonto all'alpe Scermendone. Foto di M. Dei Casfortuna fuori della Valtellina, ed in particolare a Roma, dove la comunità degli emigranti dal paese assunse una consistenza importante. Ed alcuni dei suoi rappresentanti si fecero onore: nel medesimo secolo due furono i cardinali della famiglia Parravicini del ramo di Buglio. Il Seicento fu, però, anche il secolo della nefasta guerra dei Trent’anni, che vide la Valtellina teatro conteso fra gli eserciti dei Grigioni, alleati dei Francesi, e degli Spagnoli, alleati degli Imperiali. Con la guerra venne anche una terribile pestilenza, che colpì, soprattutto nel biennio 1630-31, l’intera Valtellina, falcidiando anche Buglio.
Ci vollero quasi due secoli perché la comunità si riprendesse: alla fine del Settecento, infatti, la popolazione era leggermente inferiore rispetto a quella di inizio Seicento (900 unità), e rimase stazionaria per buona parte dell’Ottocento (nel 1861, anno in cui venne proclamata l’unità d’Italia, gli abitanti erano 893). La popolazione, poi, salì a 1483 unità alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, durante la quale il paese fu teatro di un fatto d’armi che si inscrisse nella lotta partigiana contro l’occupazione nazi-fascista (battaglia di Buglio, 16 giugno 1944). Nel secondo dopoguerra la popolazione andò ancora aumentando, fino ai 2094 abitanti dell’ultimo censimento.
L’accesso al centro di Buglio è facile. Percorrendo la ss. 38 dello Stelvio, superato il tirone di Ardenno (se si proviene da Morbegno-Milano), una semicurva a destra immette al tirone che porta a S. Pietro-Berbenno. Percorso un tratto di tale tirone, si trova, sulla sinistra, in località La chiesa di Villapinta. Foto di M. Dei CasPiani di Selvetta, lo svincolo, segnalato, per Villapinta e Buglio. Percorso un rettilineo, ci si immette sulla provinciale Valeriana, dove si prende a sinistra. Dopo una breve salita ed una curva a destra, ci si stacca, sulla destra, dalla provinciale, imboccando la strada che, dopo 4 km, ci porta a Buglio, attraversando il solco della val Primaverta. È stata di recente tracciata una seconda carrozzabile, che sale a Buglio dal lato opposto (occidentale), partendo dal limite orientale di Ardenno, in corrispondenza del ponte sul torrente Gaggio, e sale al cimitero di Buglio.

Difficoltà
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Dislivello
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Tempo
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(una versione Powerpoint della suddetta relazione è
disponibile richiedendola via e-mail all'autore)

- Cartina Kompass 1:35.000 Val Masino, Val Codera, Costiera dei Cech
Testo e fotografie a cura di M. Dei Cas

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Ultima Modifica: Domenica, 16 Settembre, 2007

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