Sfidando la sorte all'oscuro Punt de la Sort

 

 

Rasura. Foto di M. Dei CasI paesi di Rasura e Bema, per certi aspetti, sembrano gemelli. Sono posti quasi alla medesima altezza (762 metri Rasura, 793 Bema), ed entrambi si affacciano sul profondo ed oscuro solco della valle del Bitto. Entrambi sembrano arroccati, quasi aggrappati al versante montuoso che li sostiene ed alimenta. Entrambi profumano d'antico, ed ospitano gente laboriosa, attaccata al passato ed alle tradizioni, che non considera una lontananza da far rivivere di tanto in tanto, ma una radice vitale che alimenta il presente. Fin qui le analogie. Ma ci sono anche differenze. Mentre a Rasura giungiamo facilmente per la comoda ss. 405 della Val Gerola, il problema dell'accesso a Bema, servita da una strada esposta a versanti franosi, è uno dei nodi irrisolti della viabilità in Valtellina.
Anticamente fra i due paesi il transito era frequente, e sfruttava una via di cui si è poi quasi persa la memoria. Una via ardita, che scende nel cuore ombroso del Bitto, a respirarne il freddo alito, fra rocce strapiombanti, e risale vincendo ripidi versanti. Vale la pena di percorrere ancora questa via e di lasciarsi pervadere dal suo fascino ed anche dal suo brivido: i luoghi attraversati furono per secoli considerati recessi del demonio e delle streghe, tanto che i viandanti mettevano nel conto di potersi anche imbattere in qualche pericolosa e sulfurea apparizione.
Raccontiamo questo percorso, che potrebbe partire direttamente dalla chiesa di S. Giacomo, proponendo una variante più lunga, che sfrutta anche un tratto dell'antichissima via del Bitto, e che parte da Sacco. Imbocchiamo, dunque, la statale 405 della Val Gerola, lasciando la ss 38 dello Stelvio, sulla sinistra, Il Punt de la Sort. Foto di M.  Dei Casall’ultimo semaforo all’uscita di Morbegno (per chi proceda in direzione di Milano), fino a raggiungere, dopo 7 km., il primo paese della valle, Sacco. Svoltiamo all’altezza della strada che si stacca, sulla destra, per salire in paese, e parcheggiamo l’automobile. Tornati sulla statale 405, imbocchiamo subito la stradina (la strada “del Picc”) che se ne stacca sulla sinistra e, correndo più a valle, conduce alla località il Dosso (m. 677), dove, poco sotto la stradina e le case, troviamo la bella chiesetta di San Giuseppe, che sembra messa lì, sul punto in cui il crinale si fa più ripido e pare sprofondare nel cuore oscuro della valle, a difesa delle forze del male che potrebbero emergere dal suo fondo.
Proseguiamo, poi, in direzione del solco della valle del torrente Il Fiume, che viene superato su un ponte in corrispondenza della cascata della Püla. Subito dopo il ponte, sulla sinistra, troviamo il Museo etnografico Vanseraf, ricavato dalla ristrutturazione dell’antico Mulino del Dosso. Superato un tratto di più marcata salita, raggiungiamo, quindi, Rasura, passando proprio sotto il cimitero e l’imponente campanile della chiesa parrocchiale di S. Giacomo (m. 762), di origine medievale (anche se l’attuale edificio è l’esito di una ristrutturazione iniziata nel 1610). Se preferiamo partire da Rasura, ci basta, dunque, parcheggiare l'automobile nella piazza del paese e scendere sotto la chiesa.
Proprio sotto la chiesa, infatti, troviamo, sulla pista che prosegue verso Pedesina, un cartello che indica la partenza, sulla sinistra, del sentiero che scende al Ponte della Sorte. Imbocchiamo il sentiero e cominciamo a scendere, in un ombroso bosco di castagni, superando qualche rudere di baita ed inanellando Bema. Foto di M.  Dei Casdiversi tornantini. Intercettiamo anche, sulla sinistra, il sentiero che parte dal Dosso (e che non è facile da trovare, per cui è meglio iniziare la discesa da Rasura). Dobbiamo perdere quasi 300 metri di quota, e, nell’ultimo tratto, cominciamo a sentire il rumore delle acque del Bitto, che corrono nella profonda gola del fondovalle.
Al termine della discesa, ecco il ponte, a 475 metri, gettato proprio nel punto in cui le due sponde della valle, rinserrata fra orride muraglie di roccia, si avvicinano. Lo spettacolo è davvero affascinante: non solo il nome del ponte, ma anche l’aspetto dei luoghi evoca gli arcani e misteriosi dettami del fato, nascosti agli uomini come è nascosto lo spettacolo del cuore oscuro di questa valle. In passato, per la verità, questo ponte era assai più frequentato, mentre oggi ben difficilmente incroceremo qualcuno.
Pochi passi, e siamo sul fianco occidentale del dosso: il sentiero prosegue con un tratto un po’ esposto verso destra (attenzione, in caso di neve o ghiaccio), cui segue un ultimo tratto verso sinistra. Al termine la traccia confluisce nella nuova strada asfaltata, ancora chiusa al traffico, tracciata dopo la rovinosa alluvione del 2000, per sostituire quella che raggiunge Bema correndo sul lato opposto (orientale) del dosso. Seguendola (oppure seguendo il sentiero, di cui troviamo, poco sopra, la ripartenza) cominciamo la salita che si conclude alle prime case di Bema (m. 793).
Salendo, sostiamo, di quando in quando, per ammirare gli scenari unici che ci si offrono al nostro sguardo. Se guardiamo verso sud, cioè in direzione della La chiesa di Bema. Foto di M.  Dei Casmedia ed alta Val Gerola, vedremo apparire una parte della testata, con l’inconfondibile profilo del pizzo di Tronella e, alla sua destra, le forme simmetriche del pizzo di Trona. Ma ancor più interessante è quello che appare in direzione ovest e sud-ovest: si mostra il pauroso e scuro fianco della valle (e ci domandiamo come abbiamo potuto scenderlo interamente), mentre alla sua sommità fa capolino, come sentinella posta ai limiti di questo regno delle ombre, il campanile della chiesa di Rasura.
Spostiamo lo sguardo a sinistra, in direzione sud-ovest: distingueremo, sull’aspro fianco della valle, alcuni prati che scendono arditamente verso la sua forra, con qualche baita che sembra sospesa sulla vertigine: si tratta dei prati della località Scacciadiavoli (m. 630), a valle della pista che congiunge Rasura a Pedesina. Di nuovo il diavolo, dunque. La denominazione dei prati ha un significato inequivocabile, ed esorcizza la paura di quegli spiriti maligni che la valle del Bitto sembra sempre poter vomitare dal suo cuore tenebroso. Se guardiamo a nord, infine, ci appaiono, sulla solare Costiera dei Cech (che genera un singolare contrasto con la valle del Bitto), le sue più importanti cime, vale a dire la cima di Malvedello e, alla sua sinistra, il monte Sciesa.
Ma è tempo di riprendere il cammino, alla volta di Bema, paese quasi unico per la sua posizione isolata, di difficile accesso, ma anche per la sua collocazione La piazza di Bema. Foto di M.  Dei Casclimaticamente e panoramicamente assai felice, che giustifica l’antichità dell’insediamento. Ci accoglie, dopo circa un’ora e tre quarti di cammino, la bella chiesa di San Bartolomeo (m. 793), di origine medievale, ma profondamente ristrutturata a partire dal secolo XVII. Il centro del paese, con le case l’una a ridosso dell’altra, ci regala quell’inesprimibile sapore d’antico che contribuire a cacciare dalla mente i tetri pensieri legati alle forze oscure ed alla loro permanente minaccia.
Da Bema partono due piste che percorrono entrambi i fianchi del lungo dosso; è anche possibile salire alla vetta del pizzo Berro, la cima che domina il paese. Se vogliamo farci venire a prendere a Bema, per non tornare per la medesima via, teniamo presente che la strada è chiusa dalle ore 24.00 alle ore 6.00 di mattina.

 

Difficoltà
E
Dislivello
320 m
Tempo
1 h e 45 min

(una versione Powerpoint della suddetta relazione è
disponibile richiedendola via e-mail all'autore)

- Cartina Kompass del Parco delle Orobie Valtellinesi
Testo e fotografie a cura di M. Dei Cas

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Ultima Modifica: Giovedì, 14 Guigno, 2007

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