Piazzalunga
è il più del terrazzo panoramico sulla media Valtellina
che si trovi nel territorio del comune di Ardenno: dalla frazione, a
676 metri di altezza, si domina, infatti, l’intera piana fino
alle porte di Sondrio, raggiungendo con lo sguardo anche il gruppo dell’Adamello.
Il borgo, che ebbe sempre stretti rapporti con Ardenno, fu, in passato,
per la sua felice posizione climatica, assai più abitato rispetto
al presente: ai tempi della visita pastorale di Feliciano Ninguarda,
nel 1589, contava 60 fuochi, cioè 60 nuclei familiari.
Lo si può raggiungere anche in automobile, percorrendo per un
tratto la statale della Val Màsino, staccandosene sulla destra
seguendo le indicazioni per Biolo e deviando nuovamente a destra quando
si giunge in vista della chiesa del paese (7 km da Ardenno).
Se, però, camminare non ci spaventa, non perdiamo l’occasione
per farne una meta di una bella escursione che, anche in periodo invernale,
regala soddisfazioni ed ottimi scorci panoramici.
Gli
itinerari possibili sono due, ed entrambi passano per san Lucio,
piccolo nucleo di case arroccate su un bellissimo poggio cui si accede
dalla località Pesc, che, a sua volta, si raggiunge staccandosi
dalla strada per Gaggio, sulla sinistra, poco oltre la cappella Pomoli,
in contrada Cavallari. La località
Pesc, nella parte alta di Ardenno, mostra ancora i segni evidenti delle
alluvioni del 1998 e del 2002: una frana sul versante dei terrazzamenti
del dosso di san Lucio, la gran massa di materiale alluvionale sceso
dalle valli che qui confluiscono, le grandi briglie di sbarramento e
le vasche di contenimento realizzate dopo il 1998. Nonostante queste
ferite, la bella conca rimane fra i luoghi più ameni del paese.
Seguendo la strada asfaltata che la percorre, superiamo le Case Maròli
e raggiungiamo, dunque, il piccolo nucleo di san Lucio (m. 491), protetto
dalla bella chiesetta. La sua posizione dominante sull’abitato
di Ardenno ne fece in passato la sede di un castello, di cui però
non ci è conservata più alcuna traccia. Dal limite nord-occidentale
delle poche case, parte la mulattiera che sale verso Piazzalunga.
Appena
sotto il punto di partenza della mulattiera, però, parte anche
un sentiero, con andamento inizialmente pianeggiante,
che conduce ad
un grazioso ponticello in legno, taglia il fianco della bassa montagna,
fra selve e vigne, raggiunge il cincèt (cappelletta, nel dialetto
locale) della Madonna del Rosario, eretto nel 1840 da Pomòli
Pietro, e, a breve distanza, l’isolato rudere della Ca' Bianca
(o Casa Bruciata). Oltrepassato il rudere, che rimane alla nostra destra,
si trova un ponticello che permette di scavalcare le condutture che
dal bacino idroelettrico di Lotto scendono alla sottostante centrale
di Ardenno. Oltre il ponticello, il sentiero prosegue, fino ad un secondo
cincèt, detto "de la Mort" (perchè vi è
dipinta una deposizione di Cristo dalla croce) o "de Fund",
dove svolta decisamente a destra, proseguendo per Piazzalunga.
Qui dobbiamo ignorare un sentierino che si stacca, sulla sinistra, e
conduce a Biolo: continuiamo a seguire il sentiero principale, effettando
una svolta a destra, poi una seconda a sinistra, e salendo decisamente
verso i prati più bassi di Piazzalunga.
Raggiunto
un terzo cincèt, il sentiero piega a destra e raggiunge le case
più basse della frazione. Questo terzo cincèt, detto della
Crocifissione, merita una particolare menzione, per la storia ad esso
legata. Spesso queste cappellette venivano edificate in segno di ringraziamento
per una grazia ricevuta. Accadde così anche per questa, eretta
nel 1892 da Martino Gianoli e Giuseppe Gianoli Genero. La moglie di
Martino Gianoli, infatti, incinta di una figlia, era caduta, proprio
lì, sotto il peso di una brenta che conteneva 50 litri di acqua
per irrorare le vigne e preservarle dall'attacco dei parassiti. Una
caduta rovinosa, che avrebbe, senza dubbio, compromesso la gravidanza,
se l'intervento miracoloso del Signore non avesse preservato madre e
figlia. Il crocifisso nella cappelletta, donato dal parroco di Ardenno,
rimase, da allora, come segno della dinina presenza protettrice.
Vediamo, ora, il secondo itinerario per raggiungere Piazzalunga. Se,
da san Lucio, invece di imboccare il sentierino, seguiamo la mulattiera,
dopo un severo strappo iniziale, incontriamo la cappelletta del crocifisso.
Anche questo cincet è legato ad una storia che ha un risvolto
edificante.
Ne
è protagonista una tale, soprannominata "la Peveta",
appassionata amante del ballo. Costei si trovò a passare per
questo cincet mentre scendeva da Biolo per recarsi a Gaggio, per partecipare
ad una serata danzante. Nell'immaginario religioso tradizionale, però,
il ballo è parente prossimo della tentazione e del peccato. La
giovane donna, infatti, non se ne scendeva da Piazzalunga sola, ma era
accompagnata da due avvenenti giovanotti. Ma, proprio transitando davanti
alla figura del Cristo sofferente sulla croce, ebbe come un sussulto
nella coscienza, comprese la leggerezza del suo comportamento e se ne
pentì. Chiese, quindi, ai due di attendenderla un attimo e si
inoltrò nella vicina selva, a monte del cincet, nascondendosi
nell'incavo di un grande castagno. I due la attesero invano, ed alla
fine, scrollando le spalle, proseguirono soli. La donna, invece, tornò
sui suoi passi, ripromettendosi, per il futuro, di tenere un comportamento
più prudente ed assennato.
Pensando
agli scrupoli della Pevéta, proseguiamo sulla mulattiera, che
inizia un tratto assai ripido. Poco oltre il cincet, si presenta il
triste scenario di uno dei numerosi dissesti causati dalle eccezionali
precipitazioni del novembre 2002, che ha interessato soprattutto le
vallecole Scalini ed Olgello. Proseguendo sulla comoda mulattiera, ne
troviamo un secondo, in corrispondenza di una vallecola che la taglia.
La mulattiera, che mantiene una pendenza sempre piuttosto severa, termina
sul limite orientale dell’abitato di Piazzalunga (m. 672), dopo
aver oltrepassato una seconda cappelletta, detta “de la posa”,
ed aver attraversato, grazie ad un ponte in cemento, le tubature che
convogliano l’acqua del bacino di Lotto nella sottostante centrale.
Il cincet "de la Posa" era denominato così perché
qui si fermavano a riposare, ed a chiedere con una preghiera l'intercessione
della Madonna del Carmine, coloro che salivano a Piazzalunga gravati
del peso del carico che portavano.
Da
San Lucio a Piazzalunga il dislivello è di circa duecento metri,
ed il tempo necessario è compreso fra i 30 ed i 45 minuti.
Se, invece di dirigerci verso ovest, in direzione del centro del paese,
ci dirigiamo ad est, cioè a destra, troviamo quel che resta di
un'antichissima chiesetta (la Gesa Vegia), vale a dire tre pareti coperte
da una tettoia. Vi si può osservare un affresco quattrocentesco
che raffigura la Crocifissione.
Raggiunto il centro del paese, possiamo riposarci sul sagrato della
bella chiesetta secentesca di sant’Abbondio: pochi metri oltre,
ecco la strada che sale da Biolo e prosegue verso Lotto (per questa
strada asfaltata si può salire da Ardenno a Piazzalunga in automobile
o mountain-bike, percorrendo 7 km). Se guardiamo più in basso,
non mancheremo di notare il bel lavatoio coperto. La
conca che ospita Piazzalunga si stempera, a monte, in un dolce declivio,
che ospita prati e piccole selve, in una cornice caratterizzata da una
forte aura bucolica.
Se vogliamo tornare effettuando un piccolo anello, scendiamo lungo la
strada a Biolo e, invece di dirigerci verso la chiesa, proseguiamo la
discesa sulla sinistra,
fino
a trovare, ad un tornante, il sentierino che effettua la traversata
fino al cincèt sopra la casa bianca. Qui ci immettiamo nel sentiero
che, percorso con le avvertenze sopra ricordate, ci riporta a san Lucio.
Piazzalunga è punto di partenza per
una bella camminata che conduce versante montuoso che sovrasta Gaggio.
Per effettuarla, torniamo al limite orientale del paese e, invece di
scendere verso il ponte in cemento, proseguiamo in piano verso un secondo
ponte, posto poco più in alto rispetto al primo, in un bel pianoro
erboso. Ignorata una deviazione a sinistra,
attraversiamolo, imboccando subito dopo una pista, tracciata dopo gli
eventi alluvionali del 1998. La pista entra nel bosco e si dirige verso
nord est, superando le vallecole Scalini e Olgello e regalando alcuni
scorci suggestivi sulla piana di Ardenno e della Selvetta, in uno scenario,
che, però, reca i segni desolanti dell’incendio del 1998.
Da questa pista (che prima era sentiero) ci si poteva, prima dell’incendio,
staccare e salire, sfruttando alcuni bei sentierini, al margine orientale
dei prati di Lotto;
ora
incendio e smottamenti hanno reso molto problematica questa salita.
Ma torniamo alla nostra pista, che, dopo aver percorso un buon tratto,
raggiunge un tornante sinistrorso, dal quale si stacca, sulla destra,
un sentierino insidiato dalla boscaglia, che
taglia il fianco montuoso, dominato dal caos delle ginestre, in direzione
della località san Rocco, sopra Gaggio. Dobbiamo
superare, con molta attenzione, un valloncello, con un passaggio un
po' esposto, prima di raggiungere, alla fine, una breve pista, che sale
rapidamente alla strada che da Gaggio conduce ad Erbolo: la intercettiamo
ad un tornante destrorso poco sopra la località di san Rocco
(m. 841).
Lo scenario torna a farsi gentile e la strada, dopo qualche tornante,
conduce alle baite di Èrbolo (m. 1174). Se abbiamo una buona
gamba, possiamo raggiungere il maggengo, imboccare, alle spalle delle
baite più alte, il sentiero che, scendendo gradualmente verso
sud-ovest (sinistra),
porta
ad una pista incompiuta che poi scende ai prati di Lotto e, raggiunti
questi ultimi, tornare, utilizzando la strada asfaltata, a Piazzalunga.
Ma torniamo alla pista che parte dal limite orientale dei prati di Piazzalunga:
essa conduce fino al limute orientale dei Prati di Lotto, e può
quindi essere sfruttata per un interessante anello di mountain-bike
con partenza ed arrivo a Piazzalunga: dal paesino, infatti, si può
salire a Lotto seguendo la strada asfaltata
che conduce al bacino idroelettrico, lasciandolo a sinistra e proseguendo
vesod estra, fino a trovare l'imbocco della pista che ci riporta a Piazzalunga.
Vale la pena di segnalare, in chiusura, che
Piazzalunga può diventare punto di passaggio di un secondo bell'anello
di mountain-bike, questa volta con partenza ed arrivo ad Ardenno. Se,
infatti, la raggiungiamo sfruttando la statale della Val Màsino
e passando per Biolo, possiamo poi tornare ad Ardenno scendendo lungo
la mulattiera che parte sul limute orientale dell'abitato di Piazzalunga
e scende a san Lucio. Prima dell'alluvione
del novembre 2002 la si poteva percorrere interamente, anche se a freni
tirati, mentre ora in diversi punti si deve condurre a mano, con prudenza,
la bicicletta.
Ovviamente,
i due anelli si possono sommare: da Ardenno, si percorre la statale
della Val Masino, per staccarsene, sulla destra, poco prima del Ponte
del Batto, e salire a Biolo e Piazzalunga, proseguendo poi per Lotto.
Da Lotto si ridiscende a Piazzalunga per
la recente pista sterrata, proseguendo nella discesa fino ad Ardenno
sulla mulattiera che conduce a San Lucio, nella parte alta del paese.
Se, infine, ciò che ci interessa è una semplice passeggiata,
i bellissimi boschi di castagni a monte del paese ci offriranno una
cornice di grande suggestione. Percorrendoli, seguendo il filo di qualche
sentierino, immaginiamo lo scenario della triste sorte dell'ultima strega
di Valtellina.
Sì, perché, come racconta un'antica leggenda, l'ultima
strega di Valtellina, nel Settecento, morì proprio in questi
boschi. Era una vecchia che dimorava in Piazzalunga. Non pareva particolarmente
pericolosa, ma incuteva ugualmente timore per il suo aspetto emaciato
e trasandato: era pallida, magrissima, con i capelli lunghi, sporchi
e scarmigliati ed uno sguardo perso in chissà quali visioni.
Viveva sola, campando di elemosina, e vendendo, a coloro che, in segreto,
le acquistavano, certe erbe prodigiose, che, diceva, potevano conquistare
amori, guarire malattie, ma anche suscitarle. A chi li chiedeva, formulava
anche oroscopi, leggeva la mano, prediceva il futuro.
Tutte
cose severamente condannate dalla Chiesa. Ed in chiesa non metteva piede,
in tempi nei quali l'assenza alla messa domenicale era segno di particolare
empietà.
Per tutti questi motivi, alla fine, fu scomunicata dal parroco. Da allora,
temendo il peggio, lasciò il paese, si ritirò nei boschi
vicini, non si sa bene dove, e lì fu trovata, morta nella più
triste solitudine. Con lei moriva la cupa stagione delle streghe in
Valtellina. Ancora oggi il vento, nelle fredde giornate invernali o
nelle ventose giornate primaverili, sembra portare il lamento della
sua angoscia e la voce della sua maledizione.