Poggio panoramico sulla media Valtellina

 

 

L'ampio scenario della media Valtellina visto dal terrazzo panoramco di Piazzalunga. Si vedono ancora i segni dell'alluvione del novembre 2002. Foto di M. Dei CasPiazzalunga è il più del terrazzo panoramico sulla media Valtellina che si trovi nel territorio del comune di Ardenno: dalla frazione, a 676 metri di altezza, si domina, infatti, l’intera piana fino alle porte di Sondrio, raggiungendo con lo sguardo anche il gruppo dell’Adamello.
Il borgo, che ebbe sempre stretti rapporti con Ardenno, fu, in passato, per la sua felice posizione climatica, assai più abitato rispetto al presente: ai tempi della visita pastorale di Feliciano Ninguarda, nel 1589, contava 60 fuochi, cioè 60 nuclei familiari.
Lo si può raggiungere anche in automobile, percorrendo per un tratto la statale della Val Màsino, staccandosene sulla destra seguendo le indicazioni per Biolo e deviando nuovamente a destra quando si giunge in vista della chiesa del paese (7 km da Ardenno).
Se, però, camminare non ci spaventa, non perdiamo l’occasione per farne una meta di una bella escursione che, anche in periodo invernale, regala soddisfazioni ed ottimi scorci panoramici.
San Lucio. Foto di M. Dei CasGli itinerari possibili sono due, ed entrambi passano per san Lucio, piccolo nucleo di case arroccate su un bellissimo poggio cui si accede dalla località Pesc, che, a sua volta, si raggiunge staccandosi dalla strada per Gaggio, sulla sinistra, poco oltre la cappella Pomoli, in contrada Cavallari. La località Pesc, nella parte alta di Ardenno, mostra ancora i segni evidenti delle alluvioni del 1998 e del 2002: una frana sul versante dei terrazzamenti del dosso di san Lucio, la gran massa di materiale alluvionale sceso dalle valli che qui confluiscono, le grandi briglie di sbarramento e le vasche di contenimento realizzate dopo il 1998. Nonostante queste ferite, la bella conca rimane fra i luoghi più ameni del paese.
Seguendo la strada asfaltata che la percorre, superiamo le Case Maròli e raggiungiamo, dunque, il piccolo nucleo di san Lucio (m. 491), protetto dalla bella chiesetta. La sua posizione dominante sull’abitato di Ardenno ne fece in passato la sede di un castello, di cui però non ci è conservata più alcuna traccia. Dal limite nord-occidentale delle poche case, parte la mulattiera che sale verso Piazzalunga.
La Ca' Bianca. Foto di M. Dei CasAppena sotto il punto di partenza della mulattiera, però, parte anche un sentiero, con andamento inizialmente pianeggiante, che conduce ad un grazioso ponticello in legno, taglia il fianco della bassa montagna, fra selve e vigne, raggiunge il cincèt (cappelletta, nel dialetto locale) della Madonna del Rosario, eretto nel 1840 da Pomòli Pietro, e, a breve distanza, l’isolato rudere della Ca' Bianca (o Casa Bruciata). Oltrepassato il rudere, che rimane alla nostra destra, si trova un ponticello che permette di scavalcare le condutture che dal bacino idroelettrico di Lotto scendono alla sottostante centrale di Ardenno. Oltre il ponticello, il sentiero prosegue, fino ad un secondo cincèt, detto "de la Mort" (perchè vi è dipinta una deposizione di Cristo dalla croce) o "de Fund", dove svolta decisamente a destra, proseguendo per Piazzalunga.
Qui dobbiamo ignorare un sentierino che si stacca, sulla sinistra, e conduce a Biolo: continuiamo a seguire il sentiero principale, effettando una svolta a destra, poi una seconda a sinistra, e salendo decisamente verso i prati più bassi di Piazzalunga.
Il cincet de la Mort. Foto di M. Dei CasRaggiunto un terzo cincèt, il sentiero piega a destra e raggiunge le case più basse della frazione. Questo terzo cincèt, detto della Crocifissione, merita una particolare menzione, per la storia ad esso legata. Spesso queste cappellette venivano edificate in segno di ringraziamento per una grazia ricevuta. Accadde così anche per questa, eretta nel 1892 da Martino Gianoli e Giuseppe Gianoli Genero. La moglie di Martino Gianoli, infatti, incinta di una figlia, era caduta, proprio lì, sotto il peso di una brenta che conteneva 50 litri di acqua per irrorare le vigne e preservarle dall'attacco dei parassiti. Una caduta rovinosa, che avrebbe, senza dubbio, compromesso la gravidanza, se l'intervento miracoloso del Signore non avesse preservato madre e figlia. Il crocifisso nella cappelletta, donato dal parroco di Ardenno, rimase, da allora, come segno della dinina presenza protettrice.
Vediamo, ora, il secondo itinerario per raggiungere Piazzalunga. Se, da san Lucio, invece di imboccare il sentierino, seguiamo la mulattiera, dopo un severo strappo iniziale, incontriamo la cappelletta del crocifisso. Anche questo cincet è legato ad una storia che ha un risvolto edificante.
La cappelletta Pomoli, in frazione Cavallari. Foto di M. Dei CasNe è protagonista una tale, soprannominata "la Peveta", appassionata amante del ballo. Costei si trovò a passare per questo cincet mentre scendeva da Biolo per recarsi a Gaggio, per partecipare ad una serata danzante. Nell'immaginario religioso tradizionale, però, il ballo è parente prossimo della tentazione e del peccato. La giovane donna, infatti, non se ne scendeva da Piazzalunga sola, ma era accompagnata da due avvenenti giovanotti. Ma, proprio transitando davanti alla figura del Cristo sofferente sulla croce, ebbe come un sussulto nella coscienza, comprese la leggerezza del suo comportamento e se ne pentì. Chiese, quindi, ai due di attendenderla un attimo e si inoltrò nella vicina selva, a monte del cincet, nascondendosi nell'incavo di un grande castagno. I due la attesero invano, ed alla fine, scrollando le spalle, proseguirono soli. La donna, invece, tornò sui suoi passi, ripromettendosi, per il futuro, di tenere un comportamento più prudente ed assennato.
La cappella del crocifisso, nel primo tratto della mulattiera che da san Lucio sale a Piazzalunga. Foto di M. Dei CasPensando agli scrupoli della Pevéta, proseguiamo sulla mulattiera, che inizia un tratto assai ripido. Poco oltre il cincet, si presenta il triste scenario di uno dei numerosi dissesti causati dalle eccezionali precipitazioni del novembre 2002, che ha interessato soprattutto le vallecole Scalini ed Olgello. Proseguendo sulla comoda mulattiera, ne troviamo un secondo, in corrispondenza di una vallecola che la taglia. La mulattiera, che mantiene una pendenza sempre piuttosto severa, termina sul limite orientale dell’abitato di Piazzalunga (m. 672), dopo aver oltrepassato una seconda cappelletta, detta “de la posa”, ed aver attraversato, grazie ad un ponte in cemento, le tubature che convogliano l’acqua del bacino di Lotto nella sottostante centrale. Il cincet "de la Posa" era denominato così perché qui si fermavano a riposare, ed a chiedere con una preghiera l'intercessione della Madonna del Carmine, coloro che salivano a Piazzalunga gravati del peso del carico che portavano.
La Madonna del Carmine, dipinta sul Cincet de la Posa. Foto di M. Dei CasDa San Lucio a Piazzalunga il dislivello è di circa duecento metri, ed il tempo necessario è compreso fra i 30 ed i 45 minuti.
Se, invece di dirigerci verso ovest, in direzione del centro del paese, ci dirigiamo ad est, cioè a destra, troviamo quel che resta di un'antichissima chiesetta (la Gesa Vegia), vale a dire tre pareti coperte da una tettoia. Vi si può osservare un affresco quattrocentesco che raffigura la Crocifissione.
Raggiunto il centro del paese, possiamo riposarci sul sagrato della bella chiesetta secentesca di sant’Abbondio: pochi metri oltre, ecco la strada che sale da Biolo e prosegue verso Lotto (per questa strada asfaltata si può salire da Ardenno a Piazzalunga in automobile o mountain-bike, percorrendo 7 km). Se guardiamo più in basso, non mancheremo di notare il bel lavatoio coperto.
La conca che ospita Piazzalunga si stempera, a monte, in un dolce declivio, che ospita prati e piccole selve, in una cornice caratterizzata da una forte aura bucolica.
Se vogliamo tornare effettuando un piccolo anello, scendiamo lungo la strada a Biolo e, invece di dirigerci verso la chiesa, proseguiamo la discesa sulla sinistra,
La chiesetta di sant'Abbondio a Piazzalunga. Foto di M. Dei Casfino a trovare, ad un tornante, il sentierino che effettua la traversata fino al cincèt sopra la casa bianca. Qui ci immettiamo nel sentiero che, percorso con le avvertenze sopra ricordate, ci riporta a san Lucio.
Piazzalunga è punto di partenza per una bella camminata che conduce versante montuoso che sovrasta Gaggio. Per effettuarla, torniamo al limite orientale del paese e, invece di scendere verso il ponte in cemento, proseguiamo in piano verso un secondo ponte, posto poco più in alto rispetto al primo, in un bel pianoro erboso. Ignorata una deviazione a sinistra, attraversiamolo, imboccando subito dopo una pista, tracciata dopo gli eventi alluvionali del 1998. La pista entra nel bosco e si dirige verso nord est, superando le vallecole Scalini e Olgello e regalando alcuni scorci suggestivi sulla piana di Ardenno e della Selvetta, in uno scenario, che, però, reca i segni desolanti dell’incendio del 1998.
Da questa pista (che prima era sentiero) ci si poteva, prima dell’incendio, staccare e salire, sfruttando alcuni bei sentierini, al margine orientale dei prati di Lotto;
Ecco come appare la media Valtellina osservandola dal tornante sinistrorso della strada per Lotto, sul limite occidentale di Piazzalunga. Foto di M. Dei Casora incendio e smottamenti hanno reso molto problematica questa salita.
Ma torniamo alla nostra pista, che, dopo aver percorso un buon tratto, raggiunge un tornante sinistrorso, dal quale si stacca, sulla destra, un sentierino insidiato dalla boscaglia,
che taglia il fianco montuoso, dominato dal caos delle ginestre, in direzione della località san Rocco, sopra Gaggio. Dobbiamo superare, con molta attenzione, un valloncello, con un passaggio un po' esposto, prima di raggiungere, alla fine, una breve pista, che sale rapidamente alla strada che da Gaggio conduce ad Erbolo: la intercettiamo ad un tornante destrorso poco sopra la località di san Rocco (m. 841).
Lo scenario torna a farsi gentile e la strada, dopo qualche tornante, conduce alle baite di Èrbolo (m. 1174). Se abbiamo una buona gamba, possiamo raggiungere il maggengo, imboccare, alle spalle delle baite più alte, il sentiero che, scendendo gradualmente verso sud-ovest (sinistra),
La pista che da Piazzalunga si dirige verso san Rocco. Foto di M. Dei Casporta ad una pista incompiuta che poi scende ai prati di Lotto e, raggiunti questi ultimi, tornare, utilizzando la strada asfaltata, a Piazzalunga.
Ma torniamo alla pista che parte dal limite orientale dei prati di Piazzalunga: essa conduce fino al limute orientale dei Prati di Lotto, e può quindi essere sfruttata per un interessante anello di mountain-bike con partenza ed arrivo a Piazzalunga: dal paesino, infatti, si può salire a Lotto seguendo
la strada asfaltata che conduce al bacino idroelettrico, lasciandolo a sinistra e proseguendo vesod estra, fino a trovare l'imbocco della pista che ci riporta a Piazzalunga.
Vale la pena di segnalare, in chiusura, che Piazzalunga può diventare punto di passaggio di un secondo bell'anello di mountain-bike, questa volta con partenza ed arrivo ad Ardenno. Se, infatti, la raggiungiamo sfruttando la statale della Val Màsino e passando per Biolo, possiamo poi tornare ad Ardenno scendendo lungo la mulattiera che parte sul limute orientale dell'abitato di Piazzalunga e scende a san Lucio. Prima dell'alluvione del novembre 2002 la si poteva percorrere interamente, anche se a freni tirati, mentre ora in diversi punti si deve condurre a mano, con prudenza, la bicicletta.
Crocifissione dipinta nella Gesa Vegia. Foto di M. Dei CasOvviamente, i due anelli si possono sommare: da Ardenno, si percorre la statale della Val Masino, per staccarsene, sulla destra, poco prima del Ponte del Batto, e salire a Biolo e Piazzalunga, proseguendo poi per Lotto. Da Lotto si ridiscende a Piazzalunga per la recente pista sterrata, proseguendo nella discesa fino ad Ardenno sulla mulattiera che conduce a San Lucio, nella parte alta del paese.
Se, infine, ciò che ci interessa è una semplice passeggiata, i bellissimi boschi di castagni a monte del paese ci offriranno una cornice di grande suggestione. Percorrendoli, seguendo il filo di qualche sentierino, immaginiamo lo scenario della triste sorte dell'ultima strega di Valtellina.
Sì, perché, come racconta un'antica leggenda, l'ultima strega di Valtellina, nel Settecento, morì proprio in questi boschi. Era una vecchia che dimorava in Piazzalunga. Non pareva particolarmente pericolosa, ma incuteva ugualmente timore per il suo aspetto emaciato e trasandato: era pallida, magrissima, con i capelli lunghi, sporchi e scarmigliati ed uno sguardo perso in chissà quali visioni. Viveva sola, campando di elemosina, e vendendo, a coloro che, in segreto, le acquistavano, certe erbe prodigiose, che, diceva, potevano conquistare amori, guarire malattie, ma anche suscitarle. A chi li chiedeva, formulava anche oroscopi, leggeva la mano, prediceva il futuro.
La mulattiera San Lucio-Piazzalunga. Foto di M. Dei CasTutte cose severamente condannate dalla Chiesa. Ed in chiesa non metteva piede, in tempi nei quali l'assenza alla messa domenicale era segno di particolare empietà.
Per tutti questi motivi, alla fine, fu scomunicata dal parroco. Da allora, temendo il peggio, lasciò il paese, si ritirò nei boschi vicini, non si sa bene dove, e lì fu trovata, morta nella più triste solitudine. Con lei moriva la cupa stagione delle streghe in Valtellina. Ancora oggi il vento, nelle fredde giornate invernali o nelle ventose giornate primaverili, sembra portare il lamento della sua angoscia e la voce della sua maledizione.

Difficoltà
E (escursionistica)
Dislivello
mt. 840 o 920
Tempo
4h e 45 min; 5h e 30 min



(una versione Powerpoint della suddetta relazione è
disponibile richiedendola via e-mail all'autore)

- Cartina Kompass 1:35.000 Val masino, Val Codera, Costiera dei Cech
Testo e fotografie a cura di M. Dei Cas

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Ultima Modifica: Domenica, 11 Febbraio, 2007

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