Il primo paese della bassa Valtellina

 

 

Il Municipio di Ardenno. Foto di M. Dei Cas Ardenno è il primo paese della bassa Valtellina che si incontra procedendo in direzione di Colico (cioè da est ad ovest), ed è posto presso lo sbocco della Val Masino, sul versante retico, immediatamente ad est del punto nel quale il fondovalle valtellinese descrive una doppia curva, ad S, aggirando il caratteristico promontorio montuoso del Culmine di Dazio, o Colmen.
Il suo nome è molto probabilmente connesso con la radice del verbo latino “ardere”, e quindi con il fuoco, ma il significato di questo nesso non è chiaro. Giovanni Guler von Weineck, in “Raetia”, descrizione della Valtellina come ebbe modo di conoscerla agli inizi del Seicento, così scrive, in proposito: “Alcuni ritengono che il nome di questo borgo sia derivato in antico dalla parola latina ed italiana ardere, perché durante l’estate il paese è tormentato da un caldo terribile; infatti è tutto esposto a mezzodì, né vi spira vento di sorte, a cagione della montagna di Pilasco che sorge a ponente. Quindi il clima è insopportabile, e perciò la nobiltà e la gente facoltosa, finché dura il caldo, cioè fino all’autunno, si trasferiscono in altri luoghi freschi e ventilati”. Le notazioni sul clima estivo sono, per la verità piuttosto esagerate, e l’ipotesi sul motivo della denominazione del paese non è l’unica. La chiesa parrocchiale di S. Lorenzo ad Ardenno. Foto di M. Dei CasIl nome potrebbe, infatti, anche riferirsi al supplizio del santo patrono, S. Lorenzo, che fu martirizzato su una graticola, oppure alla presenza, nelle frazioni alte, di numerosi “piuàtt”, cataste particolari dalla cui lenta combustione interna si ricavava carbone di legna, o ancora, infine, da un episodio che risale ai tempi delle invasioni barbariche, quando una squadra di cavalieri che percorsero la valle tentò di dar fuoco alle case del paese, senza riuscirci, tanto che si udì gridare uno di loro “Arde-no, arde-no”.
Quel che è certo è che il suo passato è assai illustre. Sempre il von Weineck scrive: “ …Segue il borgo di Ardenno, dove sorge la chiesa prepositurale di S. Lorenzo, che un giorno estendeva la sua giurisdizione a quasi tutte le chiese sulla destra dell’Adda, dal torrente che bagna Pedemonte sino al torrente Acquàa presso Civo, e sulla sinistra dell’Adda dal comune di Forcola alla valle del Bitto…In Ardenno tengono la loro ordinaria residenza i Paravicini…”
L’importanza della pieve di Ardenno si spiega per la sua collocazione strategica: si trovava, infatti, non solo all’imbocco della Val Masino, ma anche nei pressi di un importante approdo per i traffici commerciali che sfruttavano il fiume Adda, L'ingresso dell'edificio dell'antica gendarmeria austriaca in via Cavour. Foto di M. Dei Casvale a dire il traghetto di S. Gregorio (nucleo di poche case ad ovest della Sirta, sul versante orobico). Qui sorgeva, ancora in epoca secentesca, una torre episcopale, eretta nel Quattrocento, e qui il Vescovo di Como, alla cui Diocesi appartengono Valtellina e Valchiavenna, riscuoteva le rendite dei beni in terra di Valtellina.
Di un castello di San Lucio, menzionato da testimonianze storiche, che venne eretto, probabilmente dai De Capitanei, nel 1049 in località Castello (uno sperone chiuso ad ovest dal fosso del Gaggio), non restano ora, dopo la distruzione nel 1249, che scarsissime ed incerte tracce.
Due secoli dopo, cioè nel Quattrocento, due sono gli eventi che meritano di essere ricordati. Nel 1442 Ardenno passò dalla signoria dei Quadrio a quella dei Parravicini, originari di Caspano, che vi assumeranno un ruolo dominante per i successivi secoli, lasciando diversi segni della loro presenza, fra cui il bel palazzo Parravicini-Savini, nel quale si può ancora vedere il loro stemma, con un cigno bianco in campo rosso, ed il motto “Agitado sed semper firmo” (cioè “attivamente, ma sempre con fermezza”). Nel 1487, poi, venne firmata ad Ardenno la pace fra il Ducato di Milano ed i Grigioni, che fece seguito alla battaglia di Caiolo: Milano si riprese la Valtellina, pagando un forte indennizzo ai Grigioni, che ben presto, però, tornarono all’assalto, riprendendosi la valle all’inizio del secolo successivo.
La chiesa parrocchiale di S. Lorenzo ad Ardenno. Foto di M. Dei CasIl Cinquecento fu, invece, legato a più tristi vicende. Il 9 giugno del 1538, vigilia di Pentecoste, una grande frana investì il centro del paese, colpendo anche la chiesa parrocchiale. Ecco la menzione che ne dà il von Weineck: “Il 9 giugno del 1538 Ardenno acquistò una triste dominanza, perché molte case, sette persone e molti bei poderi, con grandissimo danno dei miseri abitanti, vennero travolti e rovinati da una frana”.
Il Seicento fu, per l’intera Valtellina, un secolo nero: la valle si trovò, infatti, coinvolta nella Guerra dei Trent’anni (1618-1648), percorsa dagli eserciti dei fronti opposti, quello imperiale e spagnolo da una parte, quello francese e dei Grigioni, dall’altra. Due furono i momenti più tragici di questo periodo. Nel 1620 il cosiddetto “Sacro macello valtellinese”, cioè la strage di protestanti operata da cattolici insorti per il timore che i Grigioni intendessero imporre la fede riformata in Valtellina, fece registrare episodi tragici anche ad Ardenno, dove i Parravicini, i Cotta ed i Visconti Venosta si posero alla testa della rivolta contro i Grigioni. Anche qui vennero assassinati protestanti considerati empi e nemici della fede cattolica.
La chiesetta di San Rocco, sopra Gaggio. Foto di M. Dei CasPoi venne la “morte nera”, cioè la peste, portata in Valtellina, fra il 1629 ed il 1630, dai Lanzichenecchi, calati dal nord per intervenire nella guerra di successione per il Ducato di Mantova. Ardenno dovette pagare un alto tributo al terribile morbo: molte frazioni furono decimate e diverse famiglie cambiarono la loro dimora, cercando luoghi più sicuri. La seconda metà del secolo e la prima di quello successivo furono segnati da una situazione di crisi economica accentuata, che fu all’origine di un ampio movimento emigratorio. La meta principale fu Roma, verso cui si diressero soprattutto le famiglie di Biolo.
In seguito, situazione economica migliorò progressivamente. Il dominio austriaco promosse la bonifica della piana di Ardenno, che determinò il nuovo corso dell’Adda, rettilineo e vicino al versante orobico. Dell’antico sinuoso corso rimase traccia nel canale dell’Adda vecchia, che ancora oggi attraversa la piana. La bonifica fu all’origine del ripopolamento del piano, in quanto rese disponibili nuovi terreni per le attività agricole.
Baite in località San Rocco, sopra Gaggio. Foto di M. Dei CasMa, e giungiamo così a tempi molto recenti, proprio l’Adda fu, nel 900, all’origine di rovinose alluvioni, di cui ancor viva nella memoria è quella più recente, quando, nella notte fra sabato 17 e domenica 18 luglio 1987 la rottura degli argini presso San Pietro di Berbenno determinò l’allagamento della piana della Selvetta e di Ardenno. Non vi furono morti, ma i danni economici furono ingentissimi. Questi, in sintesi, gli eventi che hanno scandito, nei secoli, la vita di una comunità le cui sorti sono sempre state legate alle alterne vicende ed opportunità legate al versante montuoso, che culmina nello splendido terrazzo dell’Alpe Granda, ed alla piana, sulla quale periodicamente il fiume Adda ha rivendicato un’antichissima signoria.
Oggi Ardenno è un comune di circa 3.000 abitanti, la cui parte più bassa (stazione ferroviaria) è posta a 266 m. s.l.m.
Chi desiderasse trovare ulteriori informazioni sulla sua storia ed i suoi luoghi, può consultare due belle pubblicazioni: il volumetto "Ardenno- Strade e contrade", dalla cooperativa "L'Involt" di Sondrio e pubblicato per iniziativa dell'Amministrazione comunale, ed il fascicolo "La strada dei Cincett", curato da Adima ed Albertina Della Maddalena e da Renata Mossini per la Biblioteca comunale di Ardenno (Tipografia Polaris, Sondrio, 2000).
La parte orientale di Ardenno. Foto di M. Dei CasArdenno offre diverse interessanti opportunità per coloro che amano effettuare escursioni, semplici passeggiate, pedalate in sella alla mountain-bike. Per visionare le più importanti, clicca sulla voce che ti interessa sulla barra posta in testa a questa pagina. Buon cammino!

Difficoltà
/
Dislivello
/
Tempo
/



(una versione Powerpoint della suddetta relazione è
disponibile richiedendola via e-mail all'autore)

- Cartina Kompass 1:35.000 Val Masino, Val Codera, Costiera dei Cech
Testo e fotografie a cura di M. Dei Cas

Torna alla pagina iniziale del sito
Torna al settore corrente...
Ultima Modifica: Domenica, 11 Febbraio, 2007

--- Waltellina.com 2000,2007 - All Right Reserved ---




eXTReMe Tracker