Il balcone panoramico sopra Ardenno

 

 

La chiesetta della Madonna del Buon Consiglio a Gaggio. Foto di M. Dei CasGaggio è un topònimo molto diffuso in Valtellina: tanto per non andare troppo lontano dalla frazione ardennese, un po’ più ad est, sul versante retico ed in comune di Berbenno, si trova il bel maggengo di Gaggio di Monastero. Tuttavia la frazione di Ardenno merita, probabilmente, la denominazione di Gaggio per eccellenza, sia per la bellezza del luogo, sia per aver dato i natali, nel 1786, al genio poliedrico di Pietro Ligari, considerato il più grande fra i pittori valtellinesi.
Il suo nome originario è Arsizio, che significa arso, bruciato, mentre Gaggio era allora la denominazione della località più in alto, S. Rocco: nessuno, però, ricorda più, oggi, l'antico nome.
A Gaggio sale una comoda strada asfaltata che parte dalla via Visconti, ma sarebbe un delitto non cogliere, almeno qualche volta, l’occasione per raggiungerla a piedi, sfruttando la bella mulattiera
Il tempietto di Sant'Antonio. Foto di M. Dei Casche, in circa tre quarti d’ora, ci porta dal centro di Ardenno alla chiesa della Madonna del Buon Consiglio. Dalla piazza Roma di Ardenno proseguiamo, oltrepassando la scuola materna e l’ingresso dell’Istituto san Lorenzo, tagliando poi a sinistra e salendo lungo la via Guasto, fino ad intercettare la strada per Gaggio. Invece di seguirne il tracciato, possiamo sfruttare le brevi scorciatoie che ci portano fino alla contrada Cavallari.
Qui, ignorata la deviazione sulla sinistra per la località Pesc, proseguiamo per un breve tratto, fino ad incontrare la mulattiera che sale al sacrario di S. Antonio, dedicato alla memoria dei soldati caduti nelle due guerre mondiali e restaurato a cura del Gruppo Alpini di Ardenno. Dal tranquillo sagrato del tempietto l’ottimo colpo d’occhio sulla media Valtellina accompagna le meditazioni che la mestizia del luogo suggerisce.
La frazione Motta, salendo verso Gaggio. Foto di M. Dei CasLa mulattiera prosegue verso destra, taglia la strada per Gaggio e riprende a salire attraversando la contrada Fascendini, fino a guadagnare la bella piana della Motta. È poi la volta della contrada Ere, attraversata la quale rimane solo un ultimo breve strappo prima di raggiungere Gaggio: superato un lavatoio, eccoci proprio sul sagrato della chiesetta settecentesca, a 570 metri.
D’inverno potremo godere qui, oltre che della bellezza e dell’armonia del paesaggio, anche di una particolare mitezza del clima, che stempera i rigori del piano. Gaggio può diventare punto di partenza per interessanti escursioni che hanno come meta Piazzalunga ed Erbolo (vedi le schede relative).
C’è una terza interessante possibilità, quella relativa ad un anello che ci porta a toccare Buglio in Monte ed a tornare alla piazza di Ardenno.
I bei prati sul lato occidentale della piana di Gaggio. Foto di M. Dei CasProseguiamo sulla strada che, passando alle spalle del Ristorante Innocenti, raggiunge la bella contrada di san Giuseppe, passa a monte dell’impressionante fosso del torrente Gaggio e, effettuata una curva verso sinistra, si addentra sul fianco occidentale della valle, fino a lambire il torrente.
Appena prima di questa curva dalla strada si stacca un sentirono, sulla destra: bisogna prestare un po’ di attenzione per non perderlo. Il sentierino porta alla riva del torrente Gaggio, in corrispondenza del Mulino Vismara (m. 676), il cui edificio è stato circondato da materiale alluvionale dopo le eccezionali piogge del novembre 2002, senza però riportare lesioni. Da qui è possibile osservare il fronte dello smottamento che, partito dai sovrastanti prati, ha interessato il letto del torrente. Siamo vicini ai confini del territorio del comune di Ardenno: un centinaio di metri più ad est, infatti, inizia quello del comune di Buglio in Monte.
Il mulino Vismara, circondato da materiale alluvionale, nel novembre 2002. Foto di M. Dei CasNon c’è alcun ponte, ma, se il torrente non è ingrossato da piogge recenti, non è difficile guadarlo. Sul lato opposto il sentierino riprende e conduce a monte di un caratteristico ed interessantissimo sperone boscoso, posto ad oriente della parte terminale della valle del Gaggio.
Lo sperone è denominato “Il Castello”, ed è assai interessante anche dal punto di vista naturalistico. Se abbiamo tempo, lasciamo per un po’ il sentiero e scendiamo nell’ampia sella che lo separa il fianco montuoso dalla cima boscosa del Castello, per poi raggiungerla, seguendo una traccia di sentiero. Il versante meridionale dello sperone è occupato da una bellissima selva: siamo ancora nel territorio del comune di Ardenno. Un esperto di questi luoghi potrebbe scendere (con molta cautela ed affrontando qualche passaggio insidioso)
Il nuovo ponte sul torrente Gaggio. Foto di M. Dei Casfino a trovare una traccia di sentiero che sale da Bagnera e che, volgendo a destra (nord-ovest), taglia il ripido versante dello sperone a cala proprio nel cuore dell’ombrosa ed inquietante valle del Gaggio, ai piedi del grande fosso. Qui giunto, potrebbe attraversare il torrente e trovare un sentiero che, risalendo il versante opposto, raggiunge la strada per Gaggio, in località Motta. Questa variante è però sconsigliabile non solo in caso di scarsa conoscenza dei luoghi, ma anche in caso di abbondanti precipitazioni. A chi fosse interessato a questi luoghi conviene esplorare questo percorso in senso contrario, cioè scendendo per il più tranquillo sentiero che parte dalla Motta (ma che si può raggiungere anche partendo dalla parte più orientale delle case di Gaggio) fino al torrente, per poi esplorare l’agibilità del più pericoloso sentierino sul versante del Castello.
La chiesa parrocchiale di Buglio in Monte. Foto di M. Dei CasTorniamo, però, ora al sentierino che abbiamo lasciato: proseguendo tranquillamente verso sud-est, diventa una pista che, in breve, ci porta al limite di nord-ovest di Buglio in Monte. Possiamo raggiungere Buglio da Gaggio anche con una leggera variante.
Invece di imboccare il sentierino che porta al mulino Vismara, possiamo proseguire sulla strada per Erbolo fino al successivo e vicino brusco tornante sinistrorso. Qui è stato recentemente costruito un ponte sul torrente, che conduce ad una pista sul lato opposto della valle. La pista ci porta ad intercettare la strada che da Buglio sale verso Oldino ed i maggenghi di Our di Fondo ed Our di Cima. Percorrendo la strada in discesa, raggiungiamo il centro di Buglio.
Dopo una visita al centro del paese (m. 577), scendiamo nella sua parte bassa, dove troviamo la strada che, in direzione sud-ovest, porta al suo cimitero (m. 500).
La selva di Bagnera. Foto di M. Dei CasSotto il cimitero troviamo un sentiero che, con qualche tornante, cala nella parte terminale valle del Gaggio. Qui prosegue sulla sinistra del torrente, attraversa un bel prato ed una selva dove si trovano i ruderi di una baita, immettendosi, infine, in una pista sterrata.
Siamo in località Bagnera, e la pista porta in breve ad una strada asfaltata che, percorsa verso destra, ci permette di raggiungere la via Visconti, in corrispondenza della curva a gomito che la fa piegare verso il centro del paese. Percorrendola, possiamo tornare in Piazza Roma.
Questo interessante anello, che richiede, complessivamente, due-tre ore di cammino (con un dislivello di circa 400 metri), può essere effettuato anche in mountain-bike: in tal caso, però, l’attraversamento del torrente Gaggio risulta molto più agevole sfruttando il ponte a monte del Mulino Vismara.
Ardenno, visto da Bagnera. Foto di M. Dei CasGli amanti della mountain-bike possono scegliere Gaggio come base per un secondo interessante anello, che sfrutta la recente pista tracciata dai prati di Erbolo, sopra Gaggio, fino al limite dell'alpe Granda, nei pressi dell'omonimo rifugio.
Da Gaggio imbocchiamo la pista per Erbolo e, superata San Giuseppe, portiamoci nei pressi del torrente Gaggio, alla brusca curva sinistrorsa in corrispondenza della quale la pista torna ad allontanarsi dal torrente stesso. Siamo ad una quota approssimativa di 700 metri, e dobbiamo staccarci sulla destra dalla pista, per imboccare quella recente che, dopo un breve tratto, ci porta al ponte in cemento che scavalca il torrente, per poi proseguire sul lato opposto della valle del Gaggio, fino ad intercettare la strada che da Buglio sale ai maggenghi di Our. Ci troviamo, così, al tornante destrorso (per chi sale) di quota 750, ed iniziamo la salita verso Our, incontrando, a quota 960, un bivio, al quale dobbiamo prendere a destra.
Al fondo in asfalto si sostituisce quello in cemento, nel lungo traverso in direzione nord,
La pista Erbolo-Alpe Granda. Foto di M. Dei Casche ci riavvicina all'alta valle del Gaggio, prima di piegare di nuovo a destra e raggiungere, dopo quattro tornanti, le belle baite di Our di Fondo (m. 1262). Oltrepassate le baite, la pista piega di nuovo a sinistra, e prosegue per un buon tratto, fino ad un tornante destrorso, a quota 1364: qui tocca la pista gemella, in terra battuta, che congiunge Erbolo all'alpe Granda. Lasciamo, quindi, alla nostra destra la pista che prosegue per Our di Cima e, se non vogliamo approfittare della situazione per proseguire salendo all'alpe Granda (m. 1700), cominciamo subito a scendere sulla nuova pista, in direzione di Erbolo, che raggiungiamo dopo alcuni tornanti ed un lungo traverso in direzione sud-ovest.
Dalla parte alta di Erbolo (m. 1150) inizia la facile discesa conclusiva che ci riconduce a Gaggio, dove l'anello, che comporta un dislivello in salita di circa 800 metri ed un tempo approssimativo di 2 ore, si chiude.
Gaggio può costituire la base per un'interessante passeggiata, che ha come meta la suggestiva formazione montuosa denominata "Il Castello". Si tratta di uno sperone di rocce e boscaglia delimitato, ad ovest, dalla parte terminale della valle del torrente Gaggio, e ad est da un valloncello minore.
La sommità del Castello. Foto di M. Dei CasIl nome rimanda all'edificazione, nel 1049, sulla sua sommità, di un castello dei potenti feudatari della famiglia De Capitanei. Il castello venne poi distrutto nel 1249, a duecento anni esatti dalla sua edificazione, e di esso restò solo il nome. Ma il luogo conserva intatto il fascino dei luoghi che evocano un passato arcano ed eroico. La sua stessa forma ricorda una fortezza naturale, cui sembra difficile accedere.
Pochi, in effetti, vi si recano, nonostante basti una modesta passeggiata per raggiungerlo da Gaggio. Per visitarlo, dobbiamo salire per un buon tratto sulla pista per Erbolo e, superata la località di San Giuseppe, proseguire fino al primo tornante destrorso, poco oltre il quale la pista passa a monte dell'impressionante fosso del Gaggio. Prima di imboccare una curva poco accentuata a sinistra, cerchiamo il sentierino che se ne stacca. Non è di immediata visibilità,, ma con un po' di attenzione non mancheremo di trovarlo. Si tratta del medesimo sentierino descritto sopra, che consente di effettuare l'anello escursionistico Morano-Gaggio-Buglio-Morano.
Il bosco del Castello. Foto di M. Dei CasDopo un primo tratto, ci porta al torrente Gaggio, che dobbiamo guadare, portandoci nei pressi del mulino Vismara.
Proseguendo verso est, cioè in direzione di Buglio, troviamo ben presto, alla nostra destra, cioè a sud, un'evidente sella boscosa, alla quale scende una traccia di sentiero che si stacca sulla destra dal sentiero che stiamo percorrendo. Seguendola, ci troviamo subito sul fondo della sella, circondati da una splendida cornice di castagni. Ora il sentierino torna a salire, e ci porta ad una piccola raduna che costituisce la sommità del Castello, a 674 metri. Il luogo è di grande fascino: circondati dal silenzio, siamo presi dalle onde del tempo, che sembrano condurci ad una deriva ignota. Possiamo, poi, scendere per un tratto sul largo crinale che guarda a sud. Il sentierino è, in questo tratto, seminascosto dagli arbusti, ma non fatichiamo a trovarlo. Il primo tratto della discesa, abbastanza ripido, passa sullo stretto crinale circondato da due movimenti franosi, per poi approdare ad una fascia di castagni e betulle, dove si perde. Chi conosce bene questi luoghi, può scendere fino ad intercettare il sentierino che, proseguendo a destra, porta nel cuore del fosso del Gaggio (superando, però, un tratto esposto), mentre verso sinistra porta alla selva di Bagnera.
Il dosso di Gaggio. Foto di M. Dei CasNoi, invece, dopo essere scesi per un tratto a vista, torniamo sui nostri passi, in direzione di Gaggio. La passeggiata richiede poco più di un'ora di cammino, fra andata e ritorno.
Chi, però volesse scendere nel cuore del fosso del Gaggio può farlo agevolmente sfruttando un sentiero che si stacca, sulla destra, dalla strada Ardenno-Gaggio. Salendo verso Gaggio, infatti, troviamo, sul tornante sinistrorso dopo la frazione Motta, la partenza di una prima larga mulattiera, che scende alla selva di Bagnera, e, più in alto, sempre sulla destra, il sentiero che, passando alle spalle (est) di alcune case, dopo un primo tratto in salita comincia a scendere fino al cuore ombroso del torrente.

Difficoltà
T (turistica)
Dislivello
mt. 400
Tempo
2h e 30 min



(una versione Powerpoint della suddetta relazione è
disponibile richiedendola via e-mail all'autore)

- Cartina Kompass 1:35.000 Val masino, Val Codera, Costiera dei Cech
Testo e fotografie a cura di M. Dei Cas

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Ultima Modifica: Domenica, 11 Febbraio, 2007

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