Il maggengo a monte di Ardenno

 

 

Ultime luci sulle baite di Erbolo, mentre nella piana è già calato il freddo della sera autunnale. Foto di M. Dei CasÈrbolo è il più importante maggengo sul versante montuoso che sovrasta Ardenno. Il suo nome, in dialetto, è “Erbul”, cioè castagno; è interessante osservare come tale termine derivi dal latino “arbor”, albero, in quanto il castagno era, nella magra economia contadina di un tempo, l’albero per eccellenza, fonte preziosissima di legna, ma, anche e soprattutto, attraverso le castagne e la farina che se ne ricavava, di un essenziale supporto alimentare. Oggi una carrozzabile che parte dalla frazione di Gaggio (quando non è interrotta per qualche smottamento) consente di accedere alle baite del maggengo utilizzando l’automobile, ma vale la pena dedicare tempo e sudore ad una salita a piedi, per gustare, attraverso una bella escursione, scenari e profumi tipici della media montagna del versante retico. L’escursione, di solito, parte da Gaggio, ma un buon camminatore la può effettuare, in meno di tre ore, da Ardenno. Raccontiamola, dunque, da qui.
San Giuseppe, sopra Gaggio. Foto di M. Dei CasSalendo dal centro (m. 280 circa) verso la parte alta del paese, seguiamo le belle scorciatoie che attraversano le frazioni di Calgheroli e Cavallari, fino al bel Cincèt (cappelletta) Pomoli, dove percorriamo per un breve tratto, verso destra, la strada che sale a Gaggio. Incontriamo, così, una larga mulattiera che si stacca, sulla sinistra, dalla strada per la frazione Gaggio, portando al tempietto di sant’Antonio, sacrario dedicato ai soldati caduti nelle due guerre mondiali. L’obice posto a ricordo delle sofferenze arrecate dalla guerra e dal prezzo di dolore pagato dai soldati non fa più sentire da tempo la sua voce, ma il suo richiamo al ricordo è molto forte. Sopra il tempietto ci si ricongiunge con la strada, per poi lasciarla nuovamente, sulla destra, e seguire una bella mulattiera. La salita verso Gaggio sembra uno sprofondare in un tempo la cui voce è troppo dimessa per farsi sentire. La chiesetta di san Giuseppe. Foto di M. Dei CasBen presto si raggiunge la località Motta e, nell’ultimo tratto prima della chiesa, un antico lavatoio.
La mulattiera porta proprio al sagrato della settecentesca chiesa di Gaggio, dedicata alla Madonna del Buon Consiglio, a 570 metri. La strada prosegue oltre la frazione, alle spalle del Ristorante Innocenti, portando in breve alla località san Giuseppe, dove si trova la chiesetta dedicata al santo, a 645 metri. Nell’incantevole piana alle spalle della chiesetta si possono spesso gustare, soprattutto d’inverno, suggestivi giochi di luce fra le fronde dei castagni.
A questo punto (e fin qui possiamo essere giunti anche con l’automobile), dobbiamo decidere se seguire la carrozzabile, oppure un sentiero che abbrevia un po’ i tempi di salita. Nel secondo caso imbocchiamo la mulattiera che lascia, sulla sinistra, la strada, appena sotto il nucleo di case di san Giuseppe. Ad un bivio, prendiamo a destra.
La chiesetta di san Rocco. Foto di M. Dei CasDopo una bella traversata, intercetteremo la carrozzabile in corrispondenza della chiesetta di san Rocco.
Se invece seguiamo sempre la strada, passiamo propria sopra l’impressionante fosso del torrente Gaggio, ci addentriamo nel cuore della valle fino a raggiungere il torrente e, con una brusca svolta a sinistra, ricominciamo a salire. Dopo alcuni tornanti, a 841 metri, eccoci alla località di san Rocco, con l’omonima chiesetta. I tornanti proseguono, e nella salita sul fianco meridionale del monte Granda, segnato da un recente rovinoso incendio, superiamo diverse baite.
È però anche possibile accorciare l’itinerario imboccando il vecchio sentiero (in diversi punti un po’ sporco o non ben visibile), che, attraversando diverse selve, taglia in più punti la strada. Alcune soste permettono interessanti osservazioni panoramiche: verso est si vede bene il maggengo di Our, sopra Buglio in Monte, con le baite di Our di Cima e Our di Fondo.
Un grande albero solitario a lato della strada che porta ad Erbolo. Foto di M. Dei CasVerso sud, invece, si scorgono la cima della Zocca (nella verticale sopra l’abitato della Sirta) e, più a destra, l’elegante pizzo della Scala, in val di Tartano. Ancora più ad ovest, si riconoscono, al culmine dei monti che sovrastano Talamona, le cime gemelle dei monti Pisello e Culino.
Eccoci, infine, alle prime baite dei prati di Erbolo, i cui prati raggiungono, nella parte più alta, i 1174 metri. Se siamo partiti da Gaggio, abbiamo superato 600 metri di dislivello, in un tempo di poco inferiore alle due ore. È ovvio che la salita ad Erbolo può essere anche un bel percorso per gli amanti della mountain-bike. Erbolo, poi, può essere punto di partenza per altre interessanti escursioni. Le direttrici sono due.
Quella verso sud-ovest (sinistra), conduce ai Prati di Lotto.
Erbolo è vicina, ma anche la notte, nei tardi pomeriggi d'inverno, incalza. Foto di M. Dei CasPer trovare la partenza del sentiero dobbiamo risalire il breve ma ripido prato che si trova appena prima che la strada termini, in corrispondenza del solco di un valloncello. Il sentiero passa a monte delle baite più alte, prima di addentrarsi nel bosco, o meglio, di quello che resta di un bellissimo bosco. La traversata che, facendoci perdere gradualmente quota, conduce alla pista forestale incompiuta che sale da Lotto è, infatti, una specie di via crucis per chi, conoscendo questi scenari prima del rovinoso incendio della primavera del 1998, si ritrova a dover percorrere una sorta di landa desolata ed inselvatichita dal proliferare della bassa vegetazione.
La seconda direttrice, verso nord-est (destra), è costituita da una pista appena meno desolante: anche qui le piaghe lasciate dall’incendio sono ben visibili, anche se non hanno determinato la totale scomparsa delle piante ad alto fusto. Essa permette di salire, in circa un’ora e mezza, all’alpe Granda, oppure di raggiungere, in un tempo leggermente superiore, il maggengo di Our di cima.
Alcune baite del maggengo di Erbolo. Foto di M. Dei CasFino a qualche tempo fa si doveva imboccare un marcato sentiero che partiva dall’estremità di nord-est dei prati, descrivendo una lunga diagonale lungo il fianco ferito della montagna. Superati alcuni valloncelli, si doveva prestare attenzione, a quota 1280 circa, a non perdere la deviazione a sinistra che lasciava la traccia principale (la quale, peraltro, dopo essere passata poco sopra le baite Campione - m. 1394 -, si perdeva nei boschi nei quali passa il confine fra i comuni di Ardenno e Buglio in Monte). Oggi, al posto del sentiero si trova una larga pista sterrata, che descrive una lunga diagonale, giunge a toccare la strada che da Buglio sale al maggendo di Our di Cima (nel tratto compreso fra questo ed il sottostante maggendo di Our di Fondo) e, dopo alcuni tornanti, raggiunge il limite dell'alpe Granda.
Il vecchio sentiero per Granda, invece, dopo un tornante destrorso iniziava una lunga diagonale verso destra, che lo portava ad intercettare il più marcato sentiero che congiungeva il maggengo di Our di Cima all’alpe Granda, in corrispondenza di un casello dell’acqua.
La cima di Granda, raggiungibile da Erbolo in circa due ore di cammino. Foto di M. Dei CasPercorso per un breve tratto verso nord-ovest (sinistra) il sentiero, si usciva dal bosco, raggiungendo l’alpe Granda presso baita solitaria, nello stesso punto raggiunto ora dalla nuova pista. Alle spalle della baita una traccia di sentiero permette di salire, verso sinistra, alla cima di Granda, a 1708 metri. Se, invece, ci si dirige verso destra, in direzione del limite del bosco nel quale si inoltra il sentiero per l'alpe Scermendone, si trova il nuovo rifugio Alpe Granda, posto sul limite nord-orientale dell'alpe.
Vale la pena di ricordare che la nuova pista permette una bellissima, anche se faticosa, salita in mountain-bike da Ardenno (o, per risparmiare circa 300 metri di dislivello, da Gaggio) fino all'Alpe Granda. Se, poi, non vogliamo scendere per la medesima via di salita, possiamo lasciare la pista per Erbolo, staccandoci da esso sulla sinistra, laddove questa tocca la strada Buglio-Our di Cima, e sfruttando quest'ultima per una comoda discesa a Buglio. Il ritorno ad Ardenno avviene facilmente sulla strada asfaltata che scende ad intercettare la provinciale Valeriana Ardenno-San Pietro.
Il sentiero che dal torrente Gaggio sale verso Ruina. Foto di M. Dei Cas Se, però, abbiamo lasciato l'automobile a Gaggio possiamo portarci al limite alto occidentale di Buglio, imboccando un sentiero, parzialmente ciclabile, che scende al torrente Gaggio in corrispondenza del Mulino Vismara, risalendo sul versante opposto fino ad intercettare la pista Gaggio-Erbolo, poco a monte di Gaggio.
Raccontiamo, infine, un'interessante quanto poco noto itinerario alternativo per salire ad Erbolo da Gaggio. Imboccata la pista per Erbolo, saliamo fino al punto in cui questa passa vicino al torrente Gaggio, nei pressi del nuovo ponte in cemento e della pista che porta a Buglio. In corrispondenza della brusca svolta con la quale la pista per Erbolo piega a sinistra, lasciamola, senza però seguire la pista per Buglio, ma seguendo una pista secondaria che sale parallela all'alveo del torrente, rimanendo alla sua sinistra.
Dopo un primo tratto, dobbiamo prestare attenzione, alla nostra sinistra, per scorgere la partenza di un sentierino che sale, ripido, fino a guadagnare il filo del dosso che si trova alla nostra sinistra (ovest). Non è facile trovarlo, ma l'occhio esperto non si farà trarre in inganno.
La solitaria baita di Ruina. Foto di M. Dei CasIl sentiero, che nel primissimo tratto supera anche un passaggio reso un po' difficoltoso da un piccolo smottamento, corre all'inizio verso sinistra, poi, raggiunto il filo del dosso, piega a destra e sale diritto, seguendolo, fino ad intersecare, a quota 980 circa (quindi dopo aver guadagnato approssimativamente 250 metri di quota), un secondo sentiero che corre con direzione perpendicolare, da nord-est a sud-ovest.
Dobbiamo ora seguire questo secondo sentiero verso sinistra: dopo aver attraversato un valloncello, raggiungeremo, così, il limite nord-orientale dei prati di Rüìna (cioè di Rovina). Il nome del luogo si spiega tenendo presente che è circondato da valloncelli scoscesi ed interessati da movimenti franosi. Una baita solitaria, a quota 960, sembra persa, qui, alla deriva in qualche spiaggia dimenticata dal tempo.
A questi prati possiamo giungere anche per altra via, cioè seguendo la pista Gaggio-Erbolo e lasciandola, a quota 880 metri, quando incontriamo, ad un tornante sinistrorso, un largo sentiero che se ne stacca sulla destra e comincia a salire gradualmente, tagliando il fianco boscoso e ripido del monte.
Una baita di Erbolo. Foto di M. Dei CasIl sentiero, che nell'ultima parte si restringe e supera un punto un po' esposto ed uno smottamento, ci porta nel cuore di un vallone, in corrispondenza di una griglia in cemento. Oltrepassata la griglia e percorso un breve tratto sul lato opposto del vallone, raggiungiamo il limite sud-occidentale dei prati. Ovviamente questo percorso può essere sfruttato, in senso contrario, per scendere dai prati alla strada Gaggio-Erbolo e salire lungo essa fino ad Erbolo.
Se amiamo l'avventura, invece, possiamo iniziare una salita a vista, partendo dalla parte superiore dei prati, verso nord-est. Prima del rovinoso incendio del 1998 la salita tagliava uno splendido bosco di faggi e pini. Ora attraversa una boscaglia selvaggia e disordinata, che offre uno spettacolo ben triste e desolante. Oltrepassata, con un po' di fatica, la fascia boscosa, usciamo in un terreno più aperto. Proseguiamo, ora, la salita, rimanendo più o meno al centro del largo dosso. Alla fine intercettiamo la pista Erbolo-Granda, ad una quota approssimativa di 1180 metri, poco sopra il punto di partenza.
Erbolo. Foto di M. Dei CasUna breve discesa verso sinistra ci conduce alla meta, cioè al limite nord-orientale dei prati di Erbolo.

Difficoltà
E (escursionistica)
Dislivello
mt. 600 (da Ardenno)
Tempo
2h



(una versione Powerpoint della suddetta relazione è
disponibile richiedendola via e-mail all'autore)

- Cartina Kompass 1:35.000 Val Masino, Val Codera, Costiera dei Cech
Testo e fotografie a cura di M. Dei Cas

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Ultima Modifica: Domenica, 11 Febbraio, 2007

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