L'ameno paese fra Val Masino e media Valtellina

 

 

Nel cuore antico di Biolo. Foto di M. Dei CasPosta in una felice posizione sul dosso boscoso che segna il confine fra Val Masino e versante retico medio-valtellinese, Biolo (termine che deriva da “betulleus”, quindi da betulla) è una delle più belle frazioni di Ardenno. Il nome deriva dal latino "betulleus", per la presenza di numerose betulle, oppure dal latino medievale "buiolum", sorgente, per la presenza di acque di sorgente.
Si trova ad una quota di 608 metri ed è raggiungibile, in automobile, staccandosi dalla ex strada strada statale della Val Masino sulla destra, a 4 km da Ardenno, poco prima della località di Ponte del Baffo, in corrispondenza della segnalazione per Biolo e Lotto. La strada, dopo altri due chilometri circa, che si snodano fra alcuni tornanti nella bellissima cornice di boschi di castagno, porta all'ingresso del paese, dove ci accoglie la chiesa parrocchiale dedicata a S. Maria Assunta.
L'edificio sacro fu consacrato nel 1543, e divenne chiesa parrocchiale nel 1592. Il nucleo di Biolo, per la sua felice collocazione sul versante di mezza montagna, fu, almeno fino al 1600, uno dei più vitali nel territorio del comune di Ardenno: Feliciano Ninguarda, vescovo di Como, nella sua visita pastorale del 1589, registrava a Biolo 60 fuochi (300-360 anime), mentre nel nucleo centrale di Ardenno ve n'erano La chiesa di Màsino: da qui, proseguendo per un tratto verso Ardenno, troviamo, sulla sinistra, la deviazione per la via Calchera alta, che conduce al trattuto per Scheneno e Biolo. Foto di M. Dei Cassolo 40.
Ma cediamo a lui la parola: "Sul declivio del monte vi è Scheneno con 40 famiglie ed un'altra chiesa dedicata a S. Pietro Apostolo, distante due miglia dalla matrice. Sullo stesso monte trovasi Biolo con 60 famiglie, con la chiesa dedicata all'Assunzione della B. Vergine Maria, distante dalla matrice due miglia e mezzo. Sempre sul monte c'è Pioda con 25 famiglie, dove, distante tre miglia dalla matrice, trovasi la chiesa dedicata a S. Gottardo". Il Ninguarda parla anche dell'aspirazione di Biolo ad una figura di pastore che potesse permanentemente occuparsi della popolazione locale: "Durante la visita pastorale gli uomini di Biolo chiesero umilmente al vescovo di dar loro un cappellano e si offrirono di mantenerlo a loro spese. Per questo motivo, vagliate le ragioni da loro addotte, fu loro concesso, senza pregiudizio dei diritti del prevosto di Ardenno loro pastore."
Biolo ha sempre intrattenuto, nei secoli, rapporti più stretti con quelli della parte orientale della Costiera dei Cech che con Ardenno. Da Biolo, soprattutto dopo il difficile periodo seguito alla tremenda peste portata in Valtellina dalla Guerra dei Trent'anni nel 1630, sono partiti numerosi emigranti verso Roma, dove hanno impiantato attività commerciali spesso coronate da successo. Ed a Biolo molti dei loro Il primo tratto della salita verso san Giovanni in Val Mala. Foto di M. Dei Casdiscendenti tornano, nel periodo estivo, conferendo al paese una vita che si rinnova nella vivace coloritura linguitica di una parlata unica, che mescola espressioni dialettali ad espressioni romanesche.
Una storia merita di essere raccontata, per esemplificare lo spirito di iniziativa di questi emigranti, la storia della famiglia dei Ciampini. Costoro, emigrati a Roma da Biolo, si diedero al commercio di farine e generi alimentari. Il successo arrise loro, tanto che acquistarono una bella tenuta agricola nell'Agro Pontino, denominata "Vigna delli Ciampini". Qualche secolo dopo proprio sul terreno di questi fondi venne costruito quell'aeroporto che conserva, nel nome, il ricordo di questi intraprendenti emigranti l'aeroporto di Ciampino.
Nonostante questo importante flusso migratorio, nel 600 e nel 700, agli inizi dell'800 il nucleo di Biolo comprendeva ben 452 abitanti (nel computo non rientrano gli abitanti delle vicine Pioda e Scheneno).
Una passeggiata fino a Biòlo? Ottima idea, in tutte le stagioni: nelle belle giornate invernali la salita alle quote della media montagna attenua il rigore del freddo, in quelle estive la frescura dei boschi mitiga la calura.
Tre sono le possibili soluzioni per raggiungere questo paese, che se ne sta adagiato su un ampio dosso, proprio sul crinale che separa la piana di Ardenno dall’imbocco della Val Màsino.
Vediamo la prima, che parte dalla frazione Masino (di cui scrive il Ninguarda: "Discendendo il piano verso l'acqua di Clivio e Traona si trova Masino con circa 20 famiglie, distante dalla matrice un miglio, dove è un'altra chiesa dedicata ai SS. Apostoli Pietro e Paolo"). Se ci stacchiamo, sulla destra, dalla strada che congiunge Ardenno a Màsino (via Duca D’Aosta) nei pressi di una ben visibile cappelletta, possiamo guadagnare, percorsa la breve via Ca’ del Pozz, il piede del versante retico e lasciare l’automobile in via Calchera alta (280 metri circa). Percorsa la via verso ovest (sinistra), imbocchiamo un ripido tratturo, con fondo in cemento, che risale il fianco del monte. Molti, qui, sono i segni di un passato non troppo lontano, quando queste zone, per la felice situazione climatica, erano ancora abitate per tutto l’anno: oltrepassiamo vigne ancora molto ben tenute, e, nelle pause per riprendere fiato (la pendenza, nel primo tratto, è severa), possiamo godere di un’ottima visuale su Ardenno e la media Valtellina, fino al Colle di Triangia.
Aggirato il dosso, raggiungiamo la chiesetta di S. Giovanni in Val Mala (m. 430), nella quale si celebra, ogni anno, una Santa Messa il 24 di giugno (s. Giovanni Battista). Il toponimo “Val Mala” è abbastanza diffuso in Valtellina (c’è, per esempio, una Val Mala anche in Val Gerola, fra Rasura e Pedesina), e rimanda all’aspetto aspro e pauroso che queste valli laterali assumono quando precipitano verso il fondovalle. Ma proseguiamo: poco oltre, ecco un’altra chiesa, più grande, ma abbandonata, in corrispondenza della frazione di Scheneno (m. 510). Si tratta della chiesa dedicata ai SS. Bernardo, Sebastiano e Rocco, di origine secentesca.
Fermiamoci un attimo per spendere alcune parole sul nucleo di Scheneno, che, così come appare oggi, non dà l'idea della sua vitalità passata. Si tratta di uno dei nuclei che sono sempre menzionati fra le frazioni costitutive del territorio del comune di Ardenno (nelle varianti toponomastiche di Sceneno e Schenone), e che, all'inizio dell'800, contava la non trascurabile cifra di 90 abitanti.
Continuando nella salita, intercettiamo, infine, la strada asfaltata che, staccandosi dalla statale della La chiesa di Biolo. Foto di M. Dei CasVal Masino, sale a Biòlo. Dopo un tornante destrorso, eccoci proprio sotto la chiesa parrocchiale dedicata alla Beata Vergine Assunta e posta sul limite orientale del paese, con la facciata rivolta ad ovest (m. 608). Proseguiamo lungo la via principale del paese, stretta e circondata da case che, in parte, conservano l’antico aspetto e restituiscono quel senso di protezione legato alla loro raccogliersi quasi in un comune abbraccio. 
La strada asfaltata prosegue verso le case della Pioda: un sentiero se ne stacca e porta direttamente alla chiesa di San Gottardo (m. 694), eretta a santuario dal Vescovo di Como, mons. Macchi, nel 1946. Particolarmente interessante è, da qui, il colpo d’occhio sul versante orobico centro-occidentale. Dal santuario, se abbiamo tempo ed energie, possiamo guadagnare, proseguendo verso destra, la strada asfaltata che da Piazzalunga sale ai Prati di Lotto.
Ma torniamo al piano e vediamo la seconda possibilità di salita a Biolo, che parte dalle frazioni alte di Ardenno. Salendo lungo la parte centrale del paese, superate le contrade Calgheroli e Cavallari, stacchiamoci sulla sinistra dalla strada per Gaggio e percorriamo interamente la via Pesci (l’italianizzazione ha un sapore un po’ ittico e cela il significato originario del dialettale “Pesc”). Da san Lucio, il bel nucleo di case arroccate su un poggio che, anticamente, ospitava un castello (m. 420), partono, rispettivamente verso ovest e verso nord ovest, un sentierino ed una più larga mulattiera.
Il primo, dall’andamento più tranquillo, taglia il fianco della bassa montagna, fra selve e vigne, Dipinto rinascimentale sulla facciata della chiesa di Biolo. Foto di M. Dei Casraggiunge il cincèt (cappelletta, nel dialetto locale) della Madonna del Rosario, eretto nel 1840 da Pomòli Pietro, e, a breve distanza, l’isolato rudere della Casa Bianca (o Casa Bruciata), oltrepassata la quale si trova un ponticello che permette di scavalcare le condutture che dal bacino idroelettrico di Lotto scendono alla sottostante centrale di Ardenno. Oltre il ponticello, il sentiero prosegue, fino ad un secondo cincèt, detto "de la Mort" (perchè vi è dipinta una deposizione di Cristo dalla croce) o "de Fund", dove svolta decisamente a destra, proseguendo per Piazzalunga.
Invece di seguirlo, imbocchiamo qui un secondo sentiero che se ne stacca sulla sinistra e, compiuta una breve traversata, ci porta a Biolo. Questo itinerario richiede però attenzione, perché ci si può imbattere in micro-smottamenti. Per il medesimo motivo è sconsigliabile sceglierlo dopo un periodo di precipitazioni intense. Inoltre, il primo tratto è invaso da vegetazione disordinata, per cui va percorso con una buona dose di pazienza. Il secondo, invece, ripaga di tutte le fatiche, perché attraversa una solare fascia di vigneti, con ottima visuale sulla piana di Ardenno e sulla media Valtellina fino al colle di Triangia. Poco prima di raggiungere la strada asfaltata che dà accesso a Biolo, troviamo, sulla nostra destra, un terzo cincèt, dedicato a San Giuseppe ed eretto nel 1880 dalla famiglia Prandini. Questi segni della devozione popolare sono piccoli scorci di storia, che parlano di una fede antica e semplice.
Il terzo e più lungo itinerario parte sempre dalle frazioni alte di Ardenno, ma passa per Piazzalunga (che possiamo comodamente raggiungere seguendo, da san Lucio, la bella – e purtroppo parzialmente Il santuario di San Gottardo alla Pioda. Foto di M. Dei Casrovinata, dopo l’alluvione del novembre 2000 – mulattiera, oppure proseguendo sul sentiero sopra citato che da San Lucio, passando per la Ca' Bianca, conduce al bivio del cincèt de la Mort, dove dobbiamo proseguire seguendo la svolta a destra ed una successiva a sinistra): dalla frazione, seguendo in discesa la strada per Lotto, ci portiamo, in poco tempo, alle porte di Biolo.
Il primo itinerario, che comporta un dislivello di circa 320 metri, richiede un’oretta di cammino. Il secondo ed il terzo comportano, da san Lucio, un dislivello rispettivamente di 180 metri e 260 metri circa. Il tempo calcolabile è, a sua volta, di una quarantina di minuti e di un’oretta.
Ovviamente le tre possibilità possono essere scelte, in modo interscambiabile, per la salita e per la discesa, realizzando così un piacevole anello. Per chi desiderasse effettuare qualche interessante e rilassante passeggiata nei dintorni del paese può risultare molto interessante la cosiddetta via panoramica dei giardini, che si stacca dalla strada per Biolo prima che questa raggiunga il paese ed effettua una bella traversata scendendo verso est.
Pioda: il Cincet della Beata Vergine del Carmine. Foto di M. Dei CasBiolo è un’interessante meta (o punto di passaggio) anche per i cultori della mountain-bike. Salendo al paese per il primo itinerario, possiamo, infatti, poi scendere per il terzo (la mulattiera Piazzalunga-san Lucio era, prima dell’alluvione del 2000, interamente percorribile, in discesa, anche se a freni tirati; ora, invece, ci sono diversi punti in cui dobbiamo condurre a mano la bicicletta, procedendo con prudenza).
Da Biolo, seguendo la strada asfaltata, possiamo salire alla località denominata Pioda (che significa lastra di pietra dalla forma piatta, usata per coprire tetti o per cuocervi sopra carni), posta a 694 metri, a circa un chilometro da Biolo. La strada, oltrepassate le case della Pioda, passa accanto al piccolo cimitero e si congiunge con quella che da Piazzalunga sale ai prati di Lotto.
Il nucleo della Pioda ha sempre conservato una propria forte identità, radicata in una vicenda storica che ne testimonia la vitalità nei secoli. La contrada viene sempre menzionata nei diversi documenti che parlano della suddivisione del territorio comunale di Ardenno (talora nella variante di Plota), e contava, agli inizi dell'Ottocento, la non trascurabile cifra di 80 abitanti.
Il cincet della Madonna delle Grazie, sul sentiero Pioda-Baffo. Foto di M. Dei CasDiversi sono gli elementi di interesse che vi possiamo trovare. Innanzitutto la presenza del santuario di San Gottardo, di origine cinquecentesca. Interessante è anche una tipica testimonianza di casa-torre, di origine medievale, ed il cincet (o ciancet, cioè, in dialetto, la cappelletta) dedicato alla Beata Vergine del Carmine e posto presso la bella fontana. Nei pressi di una casa intonacata in rosso, che reca sulla facciata anche una meridiana, si trova, infine, la partenza del sentiero che scende alla località Ponte del Baffo, in Val Masino. Si tratta della via per il Baffo, come segnala una scritta che si trova al suo inizio. Percorrendola, troviamo altri due interessanti cincet, quello dedicato alla Madonna delle Grazie e, più in basso, quello denominato "cincet del Spadùn".
Il sentiero Pioda-Baffo, un tempo assai frequentato, offre la possibilità di un secondo interessante anello. Esso scende sul fondovalle della bassa Val Masino, raggiungendo la strada statale proprio in corrispondenza della vecchia Osteria del Baffo, in località Ponte del Baffo (m. 571). Il cincet o ciancet del Spadun, sul sentiero Pioda-Baffo. Foto di M. Dei CasLa bicicletta va portata a mano per diversi tratti, ma poi è possibile tornare ad Ardenno seguendo la strada statale della Val Masino (ovviamente, è anche possibile percorrere l’anello a rovescio, così come è possibile, senza mai scendere di sella, raggiungere Biolo utilizzando la strada asfaltata che si stacca dalla statale sulla destra e che viene utilizzata da chi vi si reca in automobile). Qualunque sia la soluzione che alla fine sceglierete, buona camminata (o pedalata)!

Difficoltà
T (turistica)
Dislivello
mt. 320 (Calchera-Biolo)
Tempo
1 h


(una versione Powerpoint della suddetta relazione è
disponibile richiedendola via e-mail all'autore)

- Cartina Kompass 1:35.000 Val Masino, Val Codera, Costiera dei Cech
Testo e fotografie a cura di M. Dei Cas

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Ultima Modifica: Giovedì, 28 Agosto, 2008

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