Posta
in una felice posizione sul dosso boscoso che segna il confine fra Val
Masino e versante retico medio-valtellinese, Biòlo è una
delle più belle frazioni di Ardenno. Il nome deriva dal latino
"betulleus", per la presenza di numerose betulle, oppure dal
latino medievale "buiolum", sorgente, per la presenza di acque
di sorgente.
Si trova ad una quota di 608 metri ed è raggiungibile, in automobile,
staccandosi dalla strada statale della Val Masino sulla destra, a 4
km da Ardenno, poco prima della località di Ponte del Baffo,
in corrispondenza della segnalazione per Biolo e Lotto. La strada, dopo
altri due chilometri circa, che si snodano fra alcuni tornanti nella
bellissima cornice di boschi di castagno, porta all'ingresso del paese,
dove ci accoglie la chiesa parrocchiale dedicata a S. Maria Assunta.
L'edificio sacro fu consacrato nel 1543, e divenne chiesa parrocchiale
nel 1592. Recentemente, la parrocchia di Biolo si è ricongiunta
con la parrocchia madre di Ardenno.
Il paesino ha sempre intrattenuto, nei secoli, rapporti più stretti
con quelli della parte orientale della Costiera dei Cech che con Ardenno.
Da Biolo sono partiti numerosi emigranti verso Roma, dove hanno impiantato
attività commerciali spesso coronate da successo.
Ed
a Biolo molti dei loro discendenti tornano, nel periodo estivo, conferendo
al paese una vita che si rinnova nella vivace coloritura linguitica
di una parlata unica, che mescola espressioni dialettali ad espressioni
romanesche.
Una storia merita di essere raccontata, per esemplificare lo spirito
di iniziativa di questi emigranti, la storia della famiglia dei Ciampini.
Costoro, emigrati a Roma da Biolo, si diedero al commercio di farine
e generi alimentari. Il successo arrise loro, tanto che acquistarono
una bella tenuta agricola nell'Agro Pontino, denominata "Vigna
delli Ciampini". Qualche secolo dopo proprio sul terreno di questi
fondi venne costruito quell'aeroporto che conserva, nel nome, il ricordo
di questi intraprendenti emigranti l'aeroporto di Ciampino.
Una passeggiata fino a Biòlo? Ottima idea, in tutte le stagioni:
nelle belle giornate invernali la salita alle quote della media montagna
attenua il rigore del freddo, in quelle estive la frescura dei boschi
mitiga la calura.
Tre
sono le possibili soluzioni per raggiungere questo paese, che se ne
sta adagiato su un ampio dosso, proprio sul crinale che separa la piana
di Ardendo dall’imbocco della Val Màsino.
Vediamo la prima, che parte dalla frazione Masino.
Se ci stacchiamo, sulla destra, dalla strada che congiunge Ardenno a
Màsino (via Duca D’Aosta) nei pressi di una ben visibile
cappelletta, possiamo guadagnare, percorsa la breve via Ca’ del
Pozz, il piede del versante retico e lasciare l’automobile in
via Calchera alta (280 metri circa). Percorsa la via verso ovest (sinistra),
imbocchiamo un ripido tratturo, con fondo in cemento, che risale il
fianco del monte. Molti, qui, sono i segni
di un passato non troppo lontano, quando queste zone, per la felice
situazione climatica, erano ancora abitate per tutto l’anno: oltrepassiamo
vigne ancora molto ben tenute, e, nelle pause per riprendere fiato (la
pendenza, nel primo tratto, è severa), possiamo godere di un’ottima
visuale su Ardendo e la media Valtellina, fino al Colle di Triangia.
Aggirato
il dosso, raggiungiamo la chiesetta di S. Giovanni in Val Mala (m. 430),
nella quale si celebra, ogni anno, una Santa Messa il 24 di giugno (s.
Giovanni Battista). Il toponimo “Val Mala” è abbastanza
diffuso in Valtellina (c’è, per esempio, una Val Mala anche
in Val Gerola, fra Rasura e Pedesina), e rimanda all’aspetto aspro
e pauroso che queste valli laterali assumono quando precipitano verso
il fondovalle. Ma proseguiamo: poco oltre, ecco un’altra chiesa,
più grande, ma abbandonata, in corrispondenza della frazione
di Scheneno (m. 510). Si tratta della chiesa dedicata ai SS. Bernardo,
Sebastiano e Rocco, diorigine secentesca.
Continuando nella salita, intercettiamo,
infine, la strada asfaltata che, staccandosi dalla statale della Val
Masino, sale a Biòlo. Dopo un tornante destrorso, eccoci proprio
sotto la chiesa parrocchiale dedicata alla Beata Vergine Assunta e posta
sul limite orientale del paese, con la facciata rivolta ad ovest (m.
608). Proseguiamo lungo la via principale del paese, stretta e circondata
da case che, in parte, conservano l’antico aspetto e restituiscono
quel senso di protezione legato alla loro raccogliersi quasi in un comune
abbraccio.
La
strada asfaltata prosegue verso le case della Pioda: un sentiero se
ne stacca e porta direttamente alla chiesa di San Gottardo (m. 694),
eretta a santuario dal Vescovo di Como, mons. Macchi, nel 1946. Particolarmente
interessante è, da qui, il colpo d’occhio sul versante
orobico centro-occidentale. Dal santuario, se abbiamo tempo ed energie,
possiamo guadagnare, proseguendo verso destra, la strada asfaltata che
da Piazzalunga sale ai Prati di Lotto.
Ma torniamo al piano e vediamo la seconda
possibilità di salita a Biolo, che parte dalle frazioni
alte di Ardenno. Salendo lungo la parte centrale del paese,
superate le contrade Calgheroli e Cavallari, stacchiamoci sulla sinistra
dalla strada per Gaggio e percorriamo interamente la via Pesci (l’italianizzazione
ha un sapore un po’ ittico e cela il significato originario del
dialettale “Pesc”). Da san Lucio, il bel nucleo di case
arroccate su un poggio che, anticamente, ospitava un castello (m. 420),
partono, rispettivamente verso ovest e verso nord ovest, un sentierino
ed una più larga mulattiera.
Il
primo, dall’andamento più tranquillo, taglia il fianco
della bassa montagna, fra selve e vigne, raggiunge il cincèt
(cappelletta, nel dialetto locale) della Madonna del Rosario, eretto
nel 1840 da Pomòli Pietro, e, a breve distanza, l’isolato
rudere della Casa Bianca (o Casa Bruciata), oltrepassata la quale si
trova un ponticello che permette di scavalcare le condutture che dal
bacino idroelettrico di Lotto scendono alla sottostante centrale di
Ardenno. Oltre il ponticello, il sentiero prosegue, fino ad un secondo
cincèt, detto "de la Mort" (perchè vi è
dipinta una deposizione di Cristo dalla croce) o "de Fund",
dove svolta decisamente a destra, proseguendo per Piazzalunga. Invece
di seguirlo, imbocchiamo qui un secondo sentiero che se ne stacca sulla
sinistra e, compiuta una breve traversata, ci porta a Biolo. Questo
itinerario richiede però attenzione, perché ci si può
imbattere in micro-smottamenti. Per il medesimo motivo è sconsigliabile
sceglierlo dopo un periodo di precipitazioni intense. Inoltre,
il primo tratto è invaso da vegetazione disordinata, per cui
va percorso con una buona dose di pazienza.
Il
secondo, invece, ripaga di tutte le fatiche, perché attraversa
una solare fascia di vigneti, con ottima visuale sulla piana di Ardenno
e sulla media Valtellina fino al colle di Triangia. Poco prima di raggiungere
la strada asfaltata che dà accesso a Biolo, troviamo, sulla nostra
destra, un terzo cincèt, dedicato a San Giuseppe ed eretto nel
1880 dalla famiglia Prandini. Questi segni della devozione popolare
sono piccoli scorci di storia, che parlano di una fede antica e semplice.
Il terzo e più lungo itinerario parte
sempre dalle frazioni alte di Ardenno, ma passa per Piazzalunga
(che possiamo comodamente raggiungere seguendo, da san Lucio, la bella
– e purtroppo parzialmente rovinata, dopo l’alluvione del
novembre 2000 – mulattiera, oppure proseguendo sul sentiero sopra
citato che da San Lucio, passando per la Ca' Bianca, conduce al bivio
del cincèt de la Morti, dove dobbiamo proseguire seguendo la
svolta a destra ed una successiva a sinistra): dalla frazione, seguendo
in discesa la strada per Lotto, ci portiamo, in poco tempo, alle porte
di Biolo.
Il primo itinerario, che comporta un dislivello di circa 320 metri,
richiede un’oretta di cammino. Il secondo ed il terzo comportano,
da san Lucio, un dislivello rispettivamente di 180 metri e 260 metri
circa.
Il
tempo calcolabile è, a sua volta, di una quarantina di minuti
e di un’oretta.
Ovviamente le tre possibilità possono essere scelte, in modo
interscambiabile, per la salita e per la discesa, realizzando così
un piacevole anello. Per chi desiderasse effettuare qualche interessante
e rilassante passeggiata nei dintorni del paese può risultare
molto interessante la cosiddetta via panoramica dei giardini, che si
stacca dalla strada per Biolo prima che questa raggiunga il paese ed
effettua una bella traversata scendendo verso est.
Biolo è un’interessante meta (o punto di passaggio) anche
per i cultori della mountain-bike. Salendo al paese
per il primo itinerario, possiamo, infatti, poi scendere per il terzo
(la mulattiera Piazzalunga-san Lucio era, prima dell’alluvione
del 2000, interamente percorribile, in discesa, anche se a freni tirati;
ora, invece, ci sono diversi punti in cui dobbiamo condurre a mano la
bicicletta, procedendo con prudenza).
Da Biolo, seguendo la strada asfaltata, possiamo salire alla località
denominata Pioda (che significa lastra di pietra dalla forma piatta,
usata per coprire tetti o per cuocervi sopra carni), posta a 694 metri,
a circa un chilometro da Biolo. La strada,
oltrepassate
le case della Pioda, passa accanto al piccolo cimitero e si congiunge
con quella che da Piazzalunga sale ai prati di Lotto.
Diversi sono gli elementi di interesse della frazione della Pioda. Innanzitutto
la presenza del santuario di San Gottardo, di origine cinquecentesca.
Interessante è anche una tipica testimonianza di casa-torre,
di origine medievale, ed il cincet (o ciancet, cioè, in dialetto,
la cappelletta) dedicato alla Beata Vergine del Carmine e posto presso
la bella fontana. Nei pressi di una casa intonacata in rosso, che reca
sulla facciata anche una meridiana, si trova, infine, la partenza del
sentiero che scende alla località Ponte del Baffo, in Val Masino.
Si tratta della via per il Baffo, come segnala una scritta che si trova
al suo inizio. Percorrendola, troviamo altri due interessanti cincet,
quello dedicato alla Madonna delle Grazie e, più in basso, quello
denominato "cincet del Spadùn".
Il sentiero Pioda-Baffo, un tempo assai frequentato, offre la possibilità
di un secondo interessante anello. Esso scende sul fondovalle della
bassa Val Masino, raggiungendo la strada statale proprio in corrispondenza
della vecchia Osteria del Baffo, in località Ponte del Baffo
(m. 571).
La
bicicletta va portata a mano per diversi tratti, ma poi è possibile
tornare ad Ardenno seguendo la strada statale della Val Masino (ovviamente,
è anche possibile percorrere l’anello a rovescio, così
come è possibile, senza mai scendere di sella, raggiungere Biolo
utilizzando la strada asfaltata che si stacca dalla statale sulla destra
e che viene utilizzata da chi vi si reca in automobile). Qualunque sia
la soluzione che alla fine sceglierete, buona camminata (o pedalata)!