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Tappa - Dal rifugio Cristina a Caspoggio
Siamo ormai all'epilogo, cioè all'ottava e conclusiva
tappa, una tappa per vedere e rivedere, perché ci permette di osservare,
compiendo una lunga traversata sul fianco orientale della Valmalenco,
molti dei luoghi percorsi durante le giornate precedenti.
Una tappa venata da una punta di malinconia, che nasce subito nel segno
di un abbandono: è il Sentiero Italia, infatti, che ci lascia,
in quanto, come ci informa un cartello posto all'ingresso dell'alpe Prabello,
si stacca sulla sinistra dall'alta via per salire, verso sud-est, il fianco
montuoso e raggiungere il passo degli Ometti (m.2758), scendendo poi all'alpe
Painale ed al rifugio De Dosso,
in alta val di Togno. L'alta via non riserva invece più salite,
se si eccettua qualche breve strappo su un percorso che dal rifugio Cristina
conduce a Caspoggio.
Lasciamo
dunque l'alpe Prabello, salutando anche la chiesetta della Madonna della
Pace, posta sul suo limite meridionale ed edificata nel 1919 per salutare
la conclusione della Prima Guerra Mondiale. L'alta via si dirige quindi
a sud, verso una croce di legno che precede un tratto che si snoda fra
grandi rocce arrotondate. Il sentiero inizia a descrivere un ampio arco,
superando alcune piccole porte fra le rocce e dirigendosi verso sud-est.
In questo primo tratto possiamo anche vedere, in una bella conca fra radi
larici, più in basso, il laghetto dei Montagnoni. Raggiungiamo
poi la grande spianata dell'alpe Acquanera (m.2116), che si distende sotto
il monte omonimo (m.2806), rallegrata nel periodo estivo dallo scampanio
delle mucche. Se ci fermiamo qui per gettare uno sguardo alle nostre spalle,
potremo ammirare, in una giornata limpida, l'intera testata della Valmalenco.
Raggiunto
il limite dell'alpe, il sentiero prosegue verso sud-ovest, alternando
tratti nel bosco ad altri in cui si snoda fra la bassa vegetazione. I
triangoli gialli si alternano, lungo l'intera tappa, alle bandierine rosso-bianco-rosse.
Davanti ai nostri occhi appare ben presto la seconda grande alpe, l'alpe
Cavaglia (m.2056), anch'essa sovrastata dal monte omonimo (m.2728). Mentre
però l'alpe Acquanera suscita un'impressione di vita gioiosa, qui
prevale un senso di mestizia e di abbandono. Intanto, fra un tratto in
piano, uno in discesa e qualche strappetto in salita, abbiamo modo di
osservare bene anche gli scenari della seconda tappa, e soprattutto il
vallone di Sassersa ed il passo di Ventina. Lasciata alle spalle anche
l'alpe Cavaglia, proseguiamo la lunga traversata, ignorando diverse deviazioni
a destra che scendono alle frazioni sopra Caspoggio.
Il sentiero entra per un buon tratto in un bel bosco, dove
i giochi di luce ci ripagano, almeno parzialmente, della mancanza dei
grandi scenari montuosi ai quali le tappe precedenti ci hanno abituato.
Superato il largo dosso che scende verso nord-ovest dal pizzo Palino (m.
2686), cominciamo a perdere quota, scendendo da 2000 metri circa a 1800:
il sentiero qui esce dal bosco e si immette nella parte terminale di una
ripida strada sterrata che scende ai prati del Piazzo Cavalli (m.1777).
Superato il largo dosso che scende verso nord-ovest dal pizzo Palino (m.
2686), cominciamo a perdere quota, scendendo da 2000 metri circa a 1800:
il sentiero qui esce dal bosco e si immette nella parte terminale di una
ripida strada sterrata che scende ai prati del Piazzo Cavalli (m.1777).
L'ulteriore discesa avviene facilmente seguendo la strada sterrata, che
ci permette di raggiungere la chiesetta di S. Antonio (m.1337), dove si
trova una stazione intermedia degli impianti di risalita.
Da
S. Antonio, seguendo la strada che scende a S. Elisabetta oppure un sentiero
che raggiunge il limite superiore del paese, possiamo infine scendere
facilmente a Caspoggio, dove l'avventura dell'alta via, con qualche rimpianto,
termina. Siamo in cammino da 3-4 ore circa, e qualche salitella ci ha
fatto superare un dislivello in salita di circa 150 metri. |