Il sentiero che percorre in otto tappe i luoghi più belli della Valmalenco nel cuore delle Alpi Retiche

 

 

La vedretta di Caspoggio (foto M. Dei Cas)6a Tappa - Dal rifugio Marinelli-Bombardieri al rifugio Bignami, per la bocchetta di Caspoggio

Questa sesta tappa ci fa rimanere nel cuore del gruppo del Bernina, effettuando una traversata dal rifugio Marinelli al rifugio Bignami, attraverso la bocchetta di Caspoggio. Tocchiamo in essa, proprio sui 2983 metri della bocchetta di Caspoggio, il punto più alto dell'intera alta via. Ci attende anche una breve esperienza di risalita di un ghiacciaio, la vedretta di Caspoggio, annidato a settentrione della cima di Caspoggio (m.3136) e delle cime di Musella.
Per attaccare il piccolo ghiacciaio dobbiamo ripercorrere in discesa l'ultimo tratto della quinta tappa, fino ai piedi dello sperone roccioso del rifugio Marinelli. I pizzi Argient e Zupò (foto M. Dei Cas)Qui, invece di proseguire a destra, verso la bocchetta delle Forbici, puntiamo verso sud-est, in direzione del limite inferiore di sinistra del ghiacciaio. Per raggiungerlo dobbiamo risalire una ganda, per poi toccare il primo lembo di neve, a valle rispetto alle roccette che chiudono il ghiacciaio a sinistra. In genere sono le tracce di coloro che sono già transitati ad indicarci la via di risalita, e le dobbiamo seguire scrupolosamente, perché, pur essendo il ghiacciaio, nel suo lato nord-orientale (di sinistra) poco crepacciato, non lo si deve mai prendere sottogamba. Piccoli crepacci, infatti, possono celarsi sotto la superficie innevata, anche a poca distanza dalla via percorsa. Capita, qualche volta, di vedere qualche escursionista sprovveduto risalire o scendere la vedretta con un equipaggiamento che ricorda la famosa canzone di Jannacci il cui testo recita: "El purtava i scarp de tenis..." Ci vogliono invece calzature adeguate; un paio di ramponi ed una piccozza non sono affatto di troppo (per sicurezza, chiedere ai gestori del rifugio Marinelli notizie sulle condizioni della neve). La bocchetta di Caspoggio (foto M. Dei Cas)La via di salita descrive un arco che si tiene sempre sul lato sinistro del ghiacciaio, approssimandosi all'evidente sella della bocchetta. La salita verso la bocchetta ci permette di ammirare da vicino altri due giganti del gruppo del Bernina, che nella precedente tappa ci sono rimasti nascosti. Si tratta del piz Argient (m.3915) e del piz Zupò (m.3995, vedi foto a destra), le cui lisce e monolitiche pareti suscitano una vivida impressione di potenza e solennità. Più lontane e defilate, ma sempre regali appaiono, infine, a nord-ovest le ormai familiari cime dei pizzi Roseg, Scerscen e Bernina.
La bocchetta è una spaccatura nell'aspro crinale roccioso che congiunge la punta Marinelli (m.3182) alla cima di Caspoggio (m.3136). Dall'altra parte sembra aprirsi un nuovo mondo: non più le torreggianti e maestose cime del gruppo del Bernina, ma una profonda fuga di quinte, montagne dietro le quali si profilano altre montagne, fino ad un orizzonte lontano di alte cime che scorgiamo appena. In primo piano si aprono davanti ai nostri occhi la valle Confinale e Poschiavina, naturali porte sulla più grande Val Poschiavina, in territorio svizzero. Le valli Confinale e Poschiavina (foto M. Dei Cas)Il primo tratto della discesa sul nevaio che si trova sotto la bocchetta richiede attenzione, perché si deve superare una piccola fascia rocciosa, con l'ausilio di corde fisse. Poi, toccata la prima neve, si prosegue con maggiore tranquillità, descrivendo un arco di cerchio sulla destra, fino a raggiungere i primi massi di un largo vallone detritico. La bocchetta rimane visibile ancora per un buon tratto, finché la traccia, raggiunto il limite di una sorta di ampio balcone, comincia a scendere più decisamente, serpeggiando fra i massi del vallone. Nell'ulteriore discesa non mancano i motivi di interesse panoramico: alla nostra destra ottima è la visuale sul pizzo Scalino (m.3323) e sulla sua vedretta, mentre a sinistra comincia ad aprirsi lo scenario della vedretta di Fellaria Orientale, che si stende sotto le propaggini orientali della testata della Valmalenco, chiusa dal piz Varuna (o pizzo Verona, m.3453). La vedretta di Fellaria orientale (foto M. Dei Cas)Più scendiamo, maggiori sono i particolari che la complessa architettura montuosa che ci circonda rivela ai nostri occhi. Guardando di nuovo a destra, scorgiamo la tozza e massiccia mole del fianco nord-orientale del Sasso Moro (m.3108), a destra del quale si mostra anche la forca di Fellaria (m.2819), che, al termine di un vallone detritico, permette di scendere, attraverso un vallone gemello, nell'alta valle di Musella; vi è infatti un percorso segnalato che conduce fin nei pressi del rifugio Carate Brianza. Scesi ormai all'alpe Fellaria (m.2401), possiamo tornare ad ammirare, alla nostra sinistra, la poderosa mole del piz Argient e del piz Zupò, sotto i quali si stende la vedretta di Fellaria. Da essa scendono diversi torrentelli, che superano l'ultimo gradone roccioso con fragorose cascate.
Anche la sesta tappa volge ormai alla fine: poco al di sotto dell'alpe Fellaria, infatti, a 2385 metri raggiungiamo il rifugio Bignami, dopo circa 4 ore di cammino. Il dislivello superato in salita è il più modesto fra le tappe dell'alta via, 350 metri circa. Il rifugio Bignami (foto M. Dei Cas)La tappa è quindi, insieme all'ottava ed ultima, la più breve e meno faticosa in questa maratona fra i monti della Valmalenco, ma certamente non la meno suggestiva.
Per la relazione sulla settima tappa, apri la relativa presentazione.

 

Difficoltà
EE (escursionisti esperti)
Dislivello
mt. 350
Tempo
4 h



(una versione Powerpoint della suddetta relazione è
disponibile richiedendola via e-mail all'autore)

Cartina Kompass n.93 - Bernina-Sondrio
Testo e fotografie a cura di M.Dei Cas

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Ultima Modifica: Domenica, 11 Febbraio, 2007

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