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Tappa - Dal rifugio Palù all'alpe Musella e salita al rifugio
Marinelli-Bombardieri per la bocchetta delle Forbici
Doppiata la boa della nostra maratona escursionistica,
con questa quinta tappa ci portiamo dal lato occidentale a quello centro-orientale
dell'alta Valmalenco, lato che a sua volta si divide nella valle di Scerscen
e nella val Lanterna.
Partiamo, dunque, dal rifugio
Palù e torniamo all'alpe Roggione (m.2007), dalla quale siamo
scesi al termine della quarta tappa. Seguendo le indicazioni attraversiamo
un piccolo bosco, nel quale la traccia di sentiero si fa strada a fatica
fra alcuni grandi massi. Usciti dal bosco, cominciamo a risalire uno stretto
vallone, fra erbe e qualche masso, in direzione della sella terminale,
cioè del Bocchel del Torno (m.2203). Oltre la sella si presenta
al nostro sguardo una delle cime che avremo modo di osservare con maggiore
frequenza durante le rimanenti tappe, vale a dire il pizzo Scalino (m.3323).
Ignoriamo le segnalazioni alla nostra sinistra, che guidano chi volesse
salire alla cima del Sasso Nero (m.2919), e cominciamo a scendere verso
destra, entrando nuovamente in un bosco di larici, dal volto, però,
questa volta più gentile.
Ignoriamo
la deviazione che, alla nostra destra, conduce all'alpe Campolungo, dalla
quale si sale al passo omonimo (m.2167), gemello del Bocchel del Torno
(il passo è infatti posto fra il monte Roggione, a nord, ed il
monte Motta, a sud, ed è separato dal Bocchel del Torno dal monte
Roggione). Continuiamo, dunque, a scendere verso sud-est, raggiungendo
le piste di sci e la stazione dalla quale parte lo ski-lift che sale fino
al monte Motta. Poco sopra la quota 1800, invece di proseguire nella medesima
direzione (che ci condurrebbe al rifugio
Scerscen - m.1813 - e da qui a Campo Franscia - m.1620), pieghiamo
a sinistra, percorrendo una mulattiera che effettua una lunga traversata
sul fianco orientale del versante montuoso che dal Sasso Nero scende fino
al monte Motta: entriamo così nella valle di Scerscen e, superato
l'omonimo torrente, raggiungiamo il pianoro dell'alpe Campascio, fino
alle baite dell'alpe (m.1844), precedute da due torrenti da attraversare
su di un ponte al loro confluire all'inizio della piana.
Presso la prima di queste baite imbocchiamo, sempre seguendo le segnalazioni,
il sentiero che riprende a salire ripido verso destra (nord-est) per circa
duecento metri all'ombra del bosco, fino a raggiungere la radura dove
sono collocati i rifugi Mitta
e Musella, a 2021 metri,
circondati dalla bellissima cornice di boschi gentili. Poco oltre i rifugi
in direzione nord raggiungiamo poi le baite dell'alpe Musella (m.2076),
dalle quali inizia la lunga salita che porterà alla bocchetta delle
Forbici. A
questo sentiero si congiunge da destra, poco sopra la quota 2200, quello
che parte dal limite sud-occidentale della diga di Campomoro ed attraversa,
quasi pianeggiante, il bosco di radi larici che costituisce il limite
superiore dell'alpe Musella. Quando vediamo il cartello che indica la
deviazione a destra per Campomoro, abbiamo già iniziato quella
lunga e faticosa salita che ci permetterà di sormontare sette dossi
posti in rapida successione: si tratta dei famosi "sette sospiri",
che devono la loro denominazione non solo ad alcune brusche impennate
del sentiero, ma anche alla fallace impressione che la bocchetta delle
Forbici sia lì, a portata di mano, impressione alla quale succede
l'amara constatazione che il percorso è più lungo e faticoso
di quanto ci si aspetterebbe. Lo scenario che ci sta di fronte, però
nella sua bellezza in parte ci ripaga dalla fatica: le chiare cime di
Musella ci fanno già respirare quell'aria di alta montagna che
dominerà sovrana oltre la bocchetta. Raggiungiamo infine, appena
sotto la bocchetta, il, si può ben dire, sospiratissimo rifugio
Carate Brianza, posto poco al di sopra della quota 2600. Tre quarti
buoni della tappa sono ormai alle nostre spalle ed il rifugio costituisce
il luogo ideale per sostare e chiamare a raccolta le forze residue, prima
dello strappo finale. Dal rifugio lo sguardo può spaziare sull'intera
vallata, dominata dalla scura e massiccia mole del Sasso Moro (m. 3108).
Dal rifugio alla bocchetta (m.2636) il passo, si può ben dire,
è breve.
Lo
scenario che ci attende al di là di essa è probabilmente
il più bello dell'intera alta via: improvvisa e perentoria, ecco
la testata della Valmalenco, con i suoi colossi che, parafrasando la celebre
frase del Re Sole, sembrano dire "La Valmalenco siamo noi".
Vale la pena di passarle in rassegna con calma. Il lato sinistro è
occupato dalla vedretta di Scerscen inferiore e dal poderoso bastione
roccioso sul quale si elevano il pizzo Gluschaint (m.3594), i pizzi Gemelli
(m.3584, 3564, ben visibili da Sondrio) ed il pizzo di Sella (m.3517).
A destra dell'evidente depressione del passo di Sella si collocano le
più famose cime di questa testata. Innanzitutto il pizzo Roseg
(m.3937), che da qui appare in tutta la sua imponenza ed insieme eleganza.
Poi il pizzo Scerscen (m.3971), alla cui destra si colloca la più
alta vetta delle Alpi Retiche e la più occidentale delle cime che
superano i 4000 metri, il pizzo Bernina (m.4050), che per la verità
non è ancora visibile dalla bocchetta: bisogna, infatti, percorrere
un tratto del sentiero che permette di aggirare uno sperone roccioso per
vederlo gradualmente comparire davanti al nostro sguardo.
Aggirato
lo sperone roccioso che scende verso nord-ovest dal gruppo delle cime
di Musella, il sentiero piega verso destra, alla volta del pianoro detritico
che si trova ai piedi della vedretta di Caspoggio, passando a destra di
un laghetto. Man mano che ci avviciniamo al pianoro, si apre, alla nostra
destra, una visuale sempre più ampia sulla vedretta di Caspoggio,
piccolo ghiacciaio che dovremo risalire all'inizio della sesta tappa e
dal quale scendono diversi torrentelli, che attraversiamo anche con l'ausilio
di un ponticello. Non manca molto, ormai, alla meta, il rifugio
Marinelli-Bombardieri (m.2813), ma l'ultimo tratto richiede ancora
uno sforzo che, data la stanchezza, appare severo. Il rifugio è,
infatti, collocato su un grande sperone roccioso posto a sud-ovest del
crinale che scende dalla punta V° Alpini e dal passo Marinelli occidentale,
per cui il sentiero che lo raggiunge si inerpica, con diversi tornanti,
sul pendio del suo fianco orientale.
Alla fine, però, dopo circa 7-8 ore dalla partenza, anche il grande
rifugio e più antico rifugio della Lombardia è raggiunto.
Abbiamo superato, in salita, un dislivello effettivo di circa 1300 metri.
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alla sesta tappa. |