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Tappa - Da Chiareggio al rifugio Palù, passando per il rifugio
Longoni
Ripartiamo, dunque, da Chiareggio, per effettuare la quarta
tappa che si configura come una lunga traversata panoramica. Il primo
tratto, da Chiareggio all'alpe Fora, può essere percorso in due
modi diversi.
Il più lungo prevede la salita all'alpe dell'Oro, seguendo la strada
che entra nella valle del Muretto e sale al passo. All'alpe si lascia
la strada per imboccare a destra un sentiero che effettua una lunga traversata,
poco sotto la quota 2100, fino all'alpe.
La seconda variante permette di risparmiare un'ora circa di cammino, ed
offre scorsi panoramici non meno affascinanti. Se la scegliamo, dobbiamo
portarci all'ingresso di Chiareggio, dove troviamo le indicazioni della
quarta tappa dell'alta via, che ci fanno imboccare, sulla sinistra, una
strada carrozzabile, la quale, dopo un breve tratto, conduce ad un breve
sentiero mineralogico, dove troviamo gli esempi delle diverse rocce che
caratterizzano il variegato panorama della Valmalenco. Seguendo i segnavia
(che fino all'alpe Fora sono nella maggior parte dei casi bandierine rosso-bianco-rosse,
spesso sovrapposte ai triangoli gialli dell'alta via) e lasciando alle
nostre spalle le case di Corti (m.1638), entriamo poi in un fresco bosco
e, superato il torrente della val Novasco, saliamo, con una lunga diagonale
verso nord-est, fino a raggiungere il limite inferiore dell'alpe Fora,
sul lato occidentale della val Forasco.
All'uscita
dal bosco si impongono subito alla nostra attenzione due cime, il pizzo
Tremoggia (m.3441) ed il pizzo Malenco (m.3438). Il primo è di
grande interesse, in quanto presenta la particolarità di essere
rivestito di roccia dolomitica. Alla sua sinistra si trova, su una ben
visibile depressione del crinale, il passo di Tremoggia (m.3014), al quale
si sale abbastanza facilmente dal rifugio
Longoni. Non meno interessante è il panorama che ci si offre
sul lato opposto, cioè verso sud-ovest: qui è la parete
nord del monte Disgrazia ad imporsi, ma, a differenza di quanto accade
durante la terza tappa, qui il suo volto appare meno selvaggio e più
armonioso e simmetrico. Il sentiero risale i prati inferiori dell'alpe
e, dopo un ultimo ripido tratto, guadagna il pianoro che prelude alla
conca dell'alpe. Superato un torrentello, raggiungiamo la conca dell'alpe
Fora, a 2053 metri, che si configura come un grande e splendido terrazzo,
impreziosito da un piccolo specchio d'acqua, nel quale si specchiano il
monte Disgrazia e l'intera testata della val Sissone. Fa piacere, in questo
luogo gentile, sostare per passare in rassegna le cime che abbiamo incontrato
più da vicino durante la terza tappa. L'alpe è chiusa, a
monte, da alcune cascate, che scendono dagli scuri gradoni rocciosi.
L'alta
via prosegue verso sud-est: attraversata l'alpe, dobbiamo superare, con
una salita non severa, una fascia di lisce rocce, prima di raggiungere
un trivio: i cartelli ci indicano che scendendo a destra raggiungiamo
la strada per San Giuseppe, salendo a sinistra ci dirigiamo verso il passo
di Tremoggia. Noi, però, proseguiamo diritti, raggiungendo, dopo
pochi minuti, la bandiera italiana, che precede di poco il rifugio
Longoni. Il rifugio è posto a 2450 metri, su un terrazzo roccioso
panoramico dal quale si domina l'alta Valmalenco e si gode di un'ottima
visuale sulla parete nord del monte Disgrazia e sulla testata della val
Sissone. Siamo al punto più alto della tappa, ed a circa metà
del percorso, per cui una sosta è quanto mai opportuna. Ritemprate
le energie, torniamo al trivio e scendiamo verso sud-est, seguendo un
sentiero che, ben presto, attraversa un bel boschetto di pini mughi, prima
di congiungersi con la strada sterrata che dai Prati della Costa, sopra
san Giuseppe, sale verso l'ex
rifugio Entova-Scerscen.
Raggiunta
la strada, seguiamo la segnalazione per il rifugio
Palù (qui viene indicato a 4 ore di cammino) e proseguiamo
in leggera salita, verso nord-est, finché, dopo aver attraversato
un torrentello, in corrispondenza di un tornante sinistrorso, troviamo
l'indicazione della deviazione a destra che ci fa staccare dalla strada
per effettuare una lunga traversata verso sud-est. Il primo tratto di
questa traversata è piuttosto faticoso, perché dobbiamo
superare una fascia di grandi massi; le segnalazioni sono però
veramente abbondanti, per cui non possiamo perderci. Dopo aver attraversato
il torrente Entovasco, iniziamo a salire gradualmente, trovando ogni tanto
una traccia di sentiero, alternata a tratti in cui sono ancora i massi
a farla da padrone. Ai tratti in salita si succedono anche brevi discese,
in uno scenario solitario e selvaggio. Verso nord est la montagna mostra
un volto arcigno e quasi scorbutico, costituito da speroni rocciosi e
grandi ammassi di sfasciumi. Si distingue facilmente uno sperone più
avanzato rispetto agli altri, denominato il Castello. Oltrepassato
lo sperone, si raggiunge l'alpe Sasso Nero (m.2304), posta ai piedi del
grande fianco sud-occidentale del Sasso Nero (m.2919). Ad una discesa
che ci permette di superare un valloncello segue una nuova, faticosa ma
ultima risalita, che ci fa guadagnare di nuovo una quota di poco superiore
ai 2300 metri, su un piccolo terrazzo dal quale, finalmente, si mostra
lo scenario più gentile dell'alpe e del lago Palù.
A questo punto il sentiero piega a destra (sud-est) e scende deciso in
un bosco di pini mughi. Ai pini mughi si sostituiscono gradualmente gli
abeti, mentre il sentiero piega leggermente a destra. Lo scampanio delle
mucche (se percorriamo l'alta via nel periodo estivo) sembra un ritorno
alla vita dopo una traversata del deserto. Ecco infatti, al termine della
discesa, l'alpe Roggione (m.2007), dalle cui belle baite scendiamo verso
destra, raggiungendo, in breve, il rifugio
Palù. Il rifugio è posto a 1947 metri, e costituisce
il punto d'appoggio per il pernottamento: la quarta tappa, infatti, dopo
circa sette ore di cammino ed un dislivello in salita effettivo di circa
1000 metri, termina qui. In attesa del tramonto non possiamo però
mancare di scendere sulle rive del bellissimo lago Palù (m.1921),
dove, se non c'è troppa gente, spira un senso di pace e di armonia
che ci pervade nel profondo.
Per
proseguire lungo l'alta via, apri la quinta presentazione.
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