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Tappa - Da Torre S. Maria al rifugio Bosio
Alta Via della Valmalenco, cioè una lunga traversata,
in otto giorni, dell'intera compagine montuosa della valle, che interessa
il gruppo del Disgrazia, quello del Bernina e quello dello Scalino, con
un percorso che, dalla seconda tappa, si mantiene quasi sempre al di sopra
della quota dei 2000 metri. Un percorso che si è affermato di diritto
fra quelli classici nel cuore delle Alpi Retiche, un'esperienza alla portata
di tutti (purché ci sia un'adeguata preparazione fisica), da vivere
anche scaglionata in diversi periodi, perché le singole tappe possono
essere percorse autonomamente. L'alta via descrive un arco molto ampio
(ha uno sviluppo di oltre 100 km), che parte da Torre S. Maria ed arriva
a Caspoggio. Saliamo dunque a Torre e lasciamo la bella chiesa alla nostra
destra; seguendo le indicazioni per i rifugi alpini, imbocchiamo, sulla
sinistra, la stradina che ci porta alla località Piasci. Qui si
trova l'indicazione del punto di partenza del sentiero (quel triangolo
giallo che accompagna, come una guida che rallegra sempre lo sguardo,
l'intero itinerario) che, con una traccia non sempre marcata, ma ben visibile,
sale ripido nel bosco e, oltrepassata una bella cappelletta, raggiunge
l'alpe di Pra' Fedugno, a 1607 metri. Dall'alpe un sentiero più
marcato sale ad intercettare la strada sterrata che porta alla località
Piasci, dove si trova il rifugio
Cometti (m.1720). Volendo si può salire da Torre anche seguendo
questa strada, assai meno ripida, ma anche molto più lunga. Dai
Piasci, seguendo il sentiero segnalato che parte proprio nei pressi del
rifugio Cometti, si prosegue in direzione dell'alpe di Arcoglio inferiore,
verso sud-ovest (la si può raggiungere anche seguendo a ritroso
la strada sterrata, fino ad un bivio, al quale si prende a destra, in
salita, fino a raggiungere una piazzola, dalla quale parte un tratturo
che sale, molto ripido, all'alpe). Da qui si sale, in breve, all'alpe
di Arcoglio superiore, a guardia della quale è posta una bella
chiesetta (m.2123), oltre la quale si disegnano, lontane, le cime della
testata della valle, con le quali l'alta via ci permetterà di avere
un incontro più ravvicinato. Lo scenario dell'alpe è assai
gentile, ed anche se percorreremo il sentiero fuori stagione troveremo
probabilmente qualche presenza che non ci farà sentire troppo soli.
Sempre seguendo i triangoli gialli proseguiamo nella salita, guadagnando
l'ultimo gradino roccioso dove ci attende la prima sorpresa del nostro
itinerario: inatteso, appare il bellissimo laghetto di Arcoglio (m.2234,
foto a destra), adagiato su un balcone che fronteggia, sul lato opposto
della valle, il gruppo Scalino-Painale. Di fronte al nostro sguardo è
visibile l'intero percorso che dovremo compiere durante l'ottava ed ultima
tappa, dal rifugio Cristina a Caspoggio. Lasciato il laghetto alla nostra
sinistra, cerchiamo i segnavia che ci indirizzano ad una traccia di sentiero
a tratti poco visibile. I segnavia ci fanno compiere un ampio arco che
ci porta sul crinale fra l'alpe di Arcoglio e l'alpe Colina, in corrispondenza
di una piccola sella erbosa. La traccia prosegue verso destra salendo
sul fianco del Sasso Bianco e raggiungendone facilmente la cima. E'
però possibile seguire un itinerario più breve, che si stacca
da quello segnalato per guadagnare facilmente la bocchetta posta sul crinale
che separa l'alpe di Arcoglio dalla val Torreggio. La bocchetta è
facilmente individuabile perché si trova subito a destra del Sasso
Bianco, cima che a sua volta si riconosce facilmente per il colore delle
rocce che la costituiscono. Il laghetto rimane ancora ben visibile allo
sguardo, mentre ci dirigiamo verso sinistra, puntando alla cima arrotondata
del Sasso Bianco (m.2490), che si raggiunge senza problemi seguendone
il crinale sud-orientale. L'immagine invernale della cima non permette
di comprendere il motivo della sua denominazione. Se però lo raggiungiamo
quando la neve ha abbandonato la sua morsa sulle rocce, ne potremo ammirare
il colore biancastro. Dietro il piccolo ometto posto sulla cima si staglia
la severa e sassosa valle Airale, prolungamento della val Torreggio; sul
crinale che la separa dalla valle di Preda Rossa si riconosce il passo
di Corna Rossa, sul quale è posto il rifugio
Desio, permanentemente chiuso in quanto pericolante. Dalla cima possiamo
dominare anche l'intera testata della Valmalenco, e l'intera catena orobica.
La singolarità di questo monte non finisce qui: pochi metri sotto
la vetta si può vedere una singolare cavità, detta "truna",
legata a diverse leggende popolari. Si
tratta di una spaccatura nella roccia biancastra, che sembra penetrare
nelle viscere della montagna e di cui l'occhio non riesce a raggiungere
il fondo. Non c'è da stupirsi, dunque, se la fantasia popolare
vi ha visto una di quelle terrificanti porte degli inferi di cui si servono
le potenze malefiche per infestare questo nostro mondo. Se, infine, guardiamo
ad ovest, potremo seguire il disegno del crinale che separa la val Torreggio,
nella quale dovremo scendere, dall'alta alpe Colina, sul versante retico
della media Valtellina. Una variante di questa prima tappa dell'alta via
sale proprio da questa alpe, che si raggiunge facilmente con una carrozzabile
che da Sondrio sale a Triangia e prosegue fino all'alpe. Dall'alpe, invece,
il sentiero è meno evidente: con un po' di attenzione, però,
si può intercettare, nella parte alta del crinale, la traccia che,
con una diagonale verso destra, sale alla bocchetta denominata Colma di
Zana (m. 2417), che immette nella val Torreggio.
Alla medesima bocchetta scende il nostro itinerario: lasciata, infatti,
la cima del Sasso Bianco ci dirigiamo verso nord-ovest, passiamo poco
a destra della bocchetta.
Ci
aspetteremmo di intraprendere subito una decisa discesa nella val Torreggio,
il cui fianco settentrionale di dispiega di fronte al nostro sguardo:
il declivio del fianco meridionale, sul quale ci troviamo, è infatti
assai dolce, e le balze di pascoli e roccette sembrano invitare a scendere.
Invece ci attende una traversata piuttosto lunga, che ci farà raggiungere
il rifugio Bosio solo dopo
aver descritto un ampio arco. Dalla colma di Zana seguiamo per un buon
tratto, in leggera salita, il crinale, poi ce ne stacchiamo scendendo
ad una conca, per poi risalire ad una piccola sella posta a destra di
una cima costituita da rocce rotte. Oltre la sella ci attende una nuova
discesa ad una più ampia conca, raggiunta la quale dobbiamo per
un'ultima volta intraprendere una salita, che ci conduce ad una porta
(vedi foto sopra) che ci permette di superare il crinale che scende dal
monte Caldenno (m.2669). Questi saliscendi ci impongono il superamento
di un dislivello in salita di circa centocinquanta metri. La porta, infatti,
è collocata quasi alla medesima altezza della cima del Sasso Bianco.
Oltre la porta inizia l'ultima discesa, inizialmente su un terreno disseminato
di grandi massi: stanchi come siamo, questo supplemento di attenzione
e di tormento per i nostri piedi non ci rallegra di certo! Poi i massi
lasciano il posto ai magri pascoli, che ci permettono una discesa più
riposante. Il
tracciato tende all'inizio leggermente a sinistra, per poi piegare a destra,
superare un torrentello ed intercettare il sentiero che scende dal passo
di Caldenno, che congiunge la val Torreggio alla valle di Postalesio.
Raggiungiamo così un bel pianoro dove è collocata una grande
baita. L'ulteriore discesa ci permette di superare gli ultimi cento metri,
raggiungendo il piano dell'alta val Torreggio, dove, in uno scenario ingentilito
da radi larici e dai meandri di un quieto torrente, si trova il rifugio
Bosio, a 2086 metri. Qui, dopo circa 8 ore di cammino ed un dislivello
in salita di oltre 1600 metri, termina la prima tappa dell'alta via. Per
il resoconto sulla seconda, apri la relativa presentazione.
Questa prima e lunga tappa può essere effettuata con un'interessante
variante, non segnalata, che ha il duplice pregio di permetterci un incontro
con il bellissimo laghetto di Zana e di farci risparmiare tre quarti d'ora
circa di cammino. Dalla colma di Zana, invece di proseguire sul crinale,
possiamo scendere sul facile declivio di balze e roccette, fino a raggiungere
la quota di circa 2260-2280 metri. Se guardiamo con attenzione, troveremo
alcuni triangoli rossi, che ci permettono di individuare una traccia di
sentiero discontinua, che piega a sinistra e, con un tracciato pressoché
pianeggiante, ci porta al laghetto di Zana, nascosto in una conca della
valle omonima. I luoghi che attraversiamo sono dolci e riposanti. Di
fronte a noi, se la giornata è buona, si disegna l'imponente scenario
del rosseggiante versante di sud-est del monte Disgrazia, occupato, in
parte, dal ghiacciaio della Cassandra. Un po' più a destra si mostrano
in primo piano i severi corni di Airale (m.2614), che sembrano incombere
sull'alpe omonima, posta a poca distanza dal rifugio Bosio. Seguendo i
triangoli rossi oltre il laghetto di Zana, scendiamo in breve al pianoro
sopra citato, dove si trova la grande baita e dove incontriamo il sentiero
dell'alta Via che scende dall'ultimo vallone meridionale dell'alta val
Torreggio.
Per proseguire lungo l'alta via, apri la seconda
presentazione.
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