Per
visitare gli alpeggi di Chiesa in Valmalenco, considerato che il suo
territorio copre l’intera alta Valmalenco, cioè il ramo
occidentale nel quale la valle si divide proprio in corrispondenza di
Chiesa, sarebbe necessaria ben più di una escursione.
Proponiamo, però, un itinerario di un giorno che permette di
toccare alcuni fra i più significativi alpeggi immediatamente
a monte del paese, sul versante occidentale della valle, con partenza
e ritorno a Chiesa (o, se preferiamo risparmiare un po’ di cammino,
a Primolo, frazione incantevole che domina Chiesa). Entriamo, dunque,
in Sondrio lasciando la ss. 38 (se proveniamo da Milano) sulla destra
all’imbocco della tangenziale, raggiungendo la rotonda all’ingresso
ovest di Sondrio e svoltando verso nord (sinistra), cioè per
la Valmalenco. Salendo in valle, attraversiamo Torre S. Maria e, sempre
rimanendo sul lato occidentale (sinistro per noi), raggiungiamo l’ingresso
meridionale di Chiesa, a poco più di 15 km da Sondrio. Ci accoglie
la bella chiesa parrocchiale dei ss. Giacomo e Filippo (riedificata
nel 1609 dopo la distruzione della precedente, che risaliva al XII secolo);
scendendo verso destra, possiamo trovare un parcheggio nei pressi della
scuola media Sigismund.
Da
qui (ad quota di 950 metri circa) può cominciare l’escursione.
Torniamo sui nostri passi, raggiungendo il bel piazzale della chiesa
parrocchiale, che oggi ospita il Museo etnografico, naturalistico e
mineralogico della Valmalenco. Incamminiamoci verso il centro, prendendo
a sinistra non appena troviamo l’indicazione per Primolo, data
a 4 km. Salendo lungo la strada, incontriamo subito il grande santuario
della Madonna degli Alpini, di epoca assai più recente (la sua
edificazione venne iniziata nel 1943; se accendi le casse, potrai ascoltarne
il concerto di campane nel Mercoledì delle Ceneri). Proseguiamo
sulla strada ma, appena troviamo il cartello giallo che indica Prìmolo,
prendiamo la scorciatoia che ci permette di guadagnare un po’
di tempo. Subito dopo un tornante destrorso, troviamo la partenza della
mulattiera: lasciamo quindi la strada asfaltata e cominciamo a salire
fra i prati e la boscaglia, incontrando anche una bella baita solitaria
e rimanendo sempre a destra di un vallone. In corrispondenza di un ripetitore
televisivo, usciamo dal bosco e, dopo un ultimo breve tratto, intercettiamo
di nuovo la strada asfaltata, poco prima che questa conduca a Primolo.
La salita da Chiesa a Primolo richiede circa 45 minuti di cammino.
Possiamo,
però, anche salire fin qui in automobile, lasciandola, poi, al
parcheggio che si trova all’ingresso di Primolo (m. 1270 circa),
o a quello nella sua parte alta. Non possiamo, in ogni caso, mancare
di visitare il bel santuario della Madonna delle Grazie, edificato fra
la fine del Seicento e la seconda metà del Settecento. Dal piazzale
antistante il panorama su Caspoggio, Lanzada ed il pizzo Scalino è
davvero suggestivo. Si tratta di un santuario assai amato dagli abitanti
di Chiesa. La settecentesca statua lignea della Madonna che regge il
Bambino è circondata da numerosi ex-voto, donati dai fedeli riconoscenti
per i suoi interveti miracolosi. Si dice anche che fra le grazie elargite
dalla Madonna vi sia anche quella di far trovare marito alle ragazze
che più faticano a farsi maritare, purché con fede e devozione
grattino il vetro che custodisce la statua. Se abbiamo qualche necessità
in tal senso, possiamo approfittarne, prima di ricominciare a salire,
guadagnando la parte alta del paesino.
Da qui parte, sulla destra, la bella mulattiera che porta a San Giuseppe
(si tratta di un segmento dell’antichissima strada del Muretto,
che conduceva da Sondrio all’Engadina, per il passo omonimo).
Noi, invece, rimaniamo sulla strada, ed incontriamo, un po’ più
avanti,
sulla
nostra destra, un cartello che segnala la partenza del sentiero Cesare
Palaveri, che da qui sale fino all’alpe Braccia (data ad un’ora
e mezza di cammino), per poi biforcarsi: il ramo di destra prosegue
per le alpi Grosso inferiore e Lagazzuolo (che si raggiunge dopo 4 ore
di cammino, e dalla quale si può agevolmente scendere a San Giuseppe,
per poi tornare a Primolo, sfruttando la già citata mulattiera
e chiudendo un interessante anello che richiede circa 6 ore di cammino);
il ramo di sinistra, invece, conduce all’alpe Pradaccio, data
a 2 ore e 30 minuti dalla partenza del sentiero.
Potremmo sfruttare questo secondo ramo al fine di percorrere il nostro
anello, che passa, appunto, per l’alpe Pradaccio e per l’alpe
Lago, ma teniamo presente che si tratta di una soluzione faticosa, che
richiede, oltretutto, esperienza e buone condizioni ambientali. Il sentiero,
infatti, nel tratto che conduce ai 1864 metri dell’alpe Braccia
ha una pendenza davvero severa, attraversa luoghi impervi e, in qualche
tratto, esposti (per cui neve, ghiaccio o fondo reso scivoloso dalla
pioggia possono costituire un’insidia da non sottovalutare). Se,
però, non resistiamo al fascino dell’avventura in un ambiente
di selvaggia ed un po’ orrida bellezza, teniamo presenti almeno
due avvertenze: all’inizio del sentiero prestiamo attenzione ad
una biforcazione, alla quale dobbiamo prendere il ramo (meno evidente)
di sinistra, che comincia a salire; non perdiamo,
poi,
mai di vista i segnavia bianco-rossi, peraltro abbondanti: la traccia,
infatti, ogni tanto tende un po’ a perdersi ed è assolutamente
da evitare una salita a vista, perché il rischio di impelagarsi
in un dedalo di dirupi, soprattutto nella parte superiore del sentiero,
non è affatto remoto. Il sentiero non fa complimenti: sale tirando
quasi diritto, con qualche svolta, attraversando anche una fascia di
rocce aspre selvagge.
Alla fine, ecco il cartello che annuncia l’alpe Braccia: in realtà,
guardandoci intorno, non vediamo se non piccole radure, ritagliate in
un bosco che si dirada un po’. Prendiamo, ora, a sinistra: il
cartello ci dice che quella è la direzione per l’alpe Pradaccio,
data ad un’ora di cammino. Dobbiamo salire ancora: il sentiero
guadagna le ultime decine di metri con un ultimo strappo severo, per
poi svoltare a sinistra e cominciare una traversata che, in presenza
di neve, non è del tutto tranquilla. Prima di raggiungere l’alpe,
infatti, dobbiamo attraversare due valloni principali (il Rovinadone
ed il vallone parallelo), che veicolano anche pericolose slavine (non
a caso nei pressi del sentiero vedremo altrettanti dispositivi di segnalazione
dei movimenti della massa nevosa). Ma anche in assenza di neve, il ghiaccio
pone qualche problema nell’attraversamento del Rovinadone. Se
invece transitiamo nella bella stagione, i problemi si riducono parecchio.
Attraversati
luoghi poco battuti dal sole, alla fine sbuchiamo in uno scenario assai
diverso: dopo un ultimo tratto in una macchia di pini mughi, con una
breve quanto ripida discesa che propone anche il superamento di una
roccetta che impone un po’ di attenzione, eccoci, infatti, sul
limite di una grande ganda di massi rossi, che si dispongono ai piedi
del corrugato versante orientale della Val Sassersa, cioè la
valle del sasso arso, che intuiamo, là, in alto, alle spalle
della cresta rosseggiante. E, ai piedi della ganda, la breve piana che
ospita le poche baite dell’alpe Pradaccio.
Scendiamo facilmente a queste baite (m. 1725), adagiate in una piccola
ed amena conca verde sul cui fondo si apre, imponente, arcano ed ombroso,
il grande vallone di Sassersa. Ben conoscono questa aspra porta coloro
che hanno percorso la seconda
tappa dell’Alta Via della Valmalenco, dal rifugio
Bosio ai rifugi Ventina
e Gerli-Porro: si
tratta, infatti, della faticosa porta di accesso alla stupenda quanto
desolata val Sassersa, che regala le perle dei suoi laghetti prima della
faticosa salita al passo di Ventina, per il quale si accede all’omonima
valle, in alta Valmalenco. Luoghi stupendi, indimenticabili. Ma per
il vallone saliremo un’altra volta. Per oggi proseguiamo nella
più tranquilla traversata, che ha ora come meta l’alpe
Pirlo.
Prima
di vedere come raggiungerla, descriviamo, però, il più
semplice itinerario che conduce da Primolo all’alpe Pradaccio.
Torniamo al cartello del sentiero Cesare Palaveri: lasciamolo, però,
ora alla nostra destra e proseguiamo sulla pista, fino alla sua conclusione.
Qui troviamo due cartelli. Uno, più grande, annuncia, su fondo
giallo, la partenza del sentiero per l’alpe Pirlo e l’alpe
Lago di Chiesa (data a 2 ore), segnalando che da qui si può proseguire
per il rifugio Bosio, che si raggiunge in 3 ore e 10 minuti; un secondo
cartello, sempre giallo, segnala che per il medesimo sentiero (passando
per l’alpe Pirlo, ma non per l’alpe Lago) si possono raggiungere,
in 6 ore, i laghetti di Sassersa, il passo Ventina e, dopo 6 ore di
cammino, Chiareggio. Un cartello più piccolo, poi, a destra di
questi due, segnala la presenza del meno marcato sentiero che conduce,
in un’ora, all’alpe Pradaccio ed in 2 ore, per l’itinerario
sopra descritto, all’alpe Braccia. Per questo secondo sentiero
possiamo raggiungere, quindi, l’alpe Pradaccio: si tratta di un
sentiero tranquillo, che, attraversato un vallone, porta direttamente
alle baite dell’alpe.
Da qui possiamo, poi, facilmente scendere all’alpe Pirlo (m. 1619),
sfruttando
un sentiero che parte sul limite di sud-ovest dei prati che stanno davanti
alle baite, oppure tornando un po’ indietro sul sentiero percorso
e prendendo a destra (a sinistra, se stiamo salendo), per raggiungere
la ben visibile alpe inferiore, denominata alpe Prato (m. 1621), dalla
quale si prosegue, attraversando due corsi d’acqua, fino all’alpe
Pirlo. Ricordiamo che possiamo raggiungere direttamente quest’alpe
dalla pista sopra Primolo seguendo il primo e più marcato dei
sentieri segnalati.
Dall’alpe Pirlo seguiamo ora il sentiero per l’alpe Lago
di Chiesa: poco a sud della baite dell’alpe Pirlo, nel cuore di
un bel bosco, troviamo anche il microlaghetto dell’alpe Pirlo,
dalle acque di un colore verde intenso. Ignorando, ora, le segnalazioni,
sulla destra, della seconda tappa dell’Alta Via della Valmalenco,
che passa per le alpi Giumellino (m. 1756) e Mastabia (m. 2077), prima
di entrare in Val Torreggio e di scendere al rifugio Bosio, proseguiamo
sul sentiero per l’alpe Lago (m. 1614), che raggiungiamo, dopo
aver attraversato la valle Ua, poco a monte della chiesetta di sant’Abbondio.
L’alpe è costituita da una grande pianoro che colpisce
per la sua incantevole bellezza, suscitando un profondo senso di pace
e di raccoglimento.
La
sua denominazione segnala l’antica presenza di un lago, ora prosciugato.
È, questa, l’ultima tappa del giro degli alpeggi sopra
Chiesa: dobbiamo ora tornare a Chiesa (o a Primolo), e possiamo farlo
seguendo la pista carrozzabile (chiusa al traffico dei veicolo non autorizzati)
che scende fino ad un tornante della strada Chiesa-Primolo, oppure,
per via più breve e suggestiva, seguendo la marcata mulattiera
che si stacca sulla destra dalla pista, nel suo primo tratto, e la taglia,
in alcuni punti, più in basso.
Chiudiamo, così, il giro degli alpeggi sopra Chiesa, che, nella
sua variante intermedia (quella che dalla pista sopra Primolo porta
direttamente all’alpe Pradaccio) comporta, partendo da Chiesa,
circa 5 ore di cammino, necessarie per superare un dislivello approssimativo
di 800 metri.