Il
massiccio del Sasso Nero separa i due grandi rami nei quali la Valmalenco,
nella sua parte alta, si divide, vale a dire l’alta Valmalenco,
ad ovest, dal Vallone di Scerscen (a sua volta ramo superiore della Val
Lanterna), ad est. Esso culmina in due cime, quella di sud-est, quotata
2917 metri, e quella di nord-ovest, di poco più alta (m. 2921).
La salita alla prima cima è alla portata di tutti, in quanto si
tratta di una escursione priva di difficoltà, abbastanza sviluppata
in lunghezza, ma con un dislivello abbordabile (poco più di 1200
metri, dato che si parte dai 1700 metri dei Barchi). Calcoliamo circa
4 ore di cammino: non poche, ma prive di strappi. Ecco come viene presentata
nella Guida alla Valtellina del CAI di Sondrio, edita nel 1883: “Questa
ascensione…è tra le più interessanti e non è
punto difficile. La via che si segue offre sempre larghi orizzonti e belle
vedute. In alto le rocce formate di talco-scisto sono disseminate da laminette
di mica nera lucenti, che rifrangono i raggi del sole producendo vivo
effetto”. Le fatiche profuse nella salita sono, infine, ampiamente
ripagate: il Sasso Nero, infatti, è il migliore belvedere sulla
testata della Valmalenco, e non solo:il panorama che si può ammirare
dalla
sua cima è incomparabile.
Partiamo, come detto, dalla località Barchi. Per raggiungerla dobbiamo
salire da Chiesa Valmalenco a San Giuseppe, lasciando poi la strada principale,
che prosegue
per Chiareggio, imboccando, sulla destra, la strada asfaltata che conduce
dapprima all’ampio piazzale del ristorante-rifugio
Sasso Nero, proseguendo poi, con fondo sterrato, fino al rifugio
dei Barchi, in località omonima. Qui dobbiamo lasciare l’automobile,
ad una quota approssimativa di 1700 metri, proseguendo a piedi e risalendo
per un breve tratto la pista di discesa del Palù, fino ad incontrare,
sulla sinistra, la pista sterrata che conduce al rifugio
Palù.
Dopo diversi tornanti, alla fresca ombra di una splendida pineta, incontriamo
il cartello che indica il rifugio, ormai prossimo. Un secondo cartello
indica la cima Sasso nero (m. 2734), il Bocchel del Torno ed il rifugio
Marinelli. Le ultime due indicazioni si riferiscono al percorso della
quinta tappa dell’Alta Via della Valmalenco, che congiunge i rifugi
Palù e Marinelli,
passando per il Bocchel del Torno, l’alpe Musella e la bocchetta
delle Forbici. È la prima indicazione, invece, che ci interessa
e, insieme, ci sorprende: qual è, dunque, la quota del Sasso Nero,
2917 o 2734 metri? L’equivoco è facilmente sciolto. La
seconda indicazione altimetrica si riferisce ad una diversa cima, posta
a monte dell’alpe omonima, ed a sud della cima che dovremo raggiungere.
Nella salita, passeremo a destra di questa cima minore, che però
sulle carte IGM è denominata Sasso Nero.
Bene, risolto
il dubbio, eccoci al rifugio Palù (m. 1947), posto a nord e nei
pressi dello splendido lago Palù (m. 1921), incorniciato da una
pineta fiabesca. Ecco come viene presentato nella già citata Guida
alla Valtellina: “Il lago non ha emissari apparenti e nessun ruscello
si versa in esso: le sue acque sono tiepide tanto che vi si possono prendere
i bagni… Né i pesci mancano, anzi v’abbondano le trotee
vi si trovò pur anco una grossa anguilla che ora si conserva nel
Museo dell’Università pavese”.
Dobbiamo, ora, percorrere per un tratto l’itinerario della quinta
tappa dell’Alta Via della Valmalenco, dal rifugio Palù
al Bocchel del Torno. Proprio alle spalle del rifugio, parte il sentiero,
segnalato con i triangoli gialli dell’Alta Via, che, dopo un breve
tratto in pineta, esce all’aperto sul limite dell’alpe Roggione
(m. 2007). Davanti a noi, ad est, il Bocchel del Torno, separato dalla
sella gemella del passo di Campolungo, alla sua destra, dal monte Roggione
(m. 2361). Alla nostra sinistra, il fianco sud del complesso massiccio
che culmina con le cime del Sasso Nero. Alle nostra spalle, ad ovest,
in
primo piano il monte Braccia (m.
2909, dietro il quale occhieggia il monte
Disgrazia), la cima del Duca (m. 2953), la punta Rosalba (m. 2803)
ed il monte Sevenedo (m. 2561), sulla dorsale che separa la Val Ventina
dall’alta Valmalenco. Più a destra, le cime di Rosso (m.
3369) e Vazzeda (m. 3297), la cima di Val Bona (m. 3033) ed il monte Rosso
(m. 3088). A sud, infine, lo splendido scenario della pineta del Palù.
Superate le baite dell’alpe, rientriamo
nella pineta, raggiungendo, in breve, l’imbocco del canalino che
porta al Bocchel del Torno. Qualche serrato tornantino ci porta, infine,
ai 2203 metri della sella. Ad oriente appare l’inconfondibile profilo
del pizzo Scalino (m. 3323), alla
cui destra si individua, dietro il crinale Valmalenco-Val di Togno, la
punta Painale (m. 3248).
Qui lasciamo alla nostra destra il sentiero che scende fino ad intercettare
una pista sterrata tracciata di recente, e prendiamo a sinistra, seguendo
le indicazioni del cartello per il Sasso Nero. Senza percorso obbligato,
su traccia di sentiero, risaliamo, in direzione nord, un versante occupato
da pascoli, larici e pini mughi. Poi, a sorpresa, finiamo per approdare
proprio alla nuova pista, che è in via di allestimento, e che sale
dall’alpe Campolungo. Percorso un breve tratto della pista, riprendiamo
a salire lungo un versante di magri pascoli, su traccia di sentiero (o
a vista, se non la troviamo), raggiungendo un modesto ripiano dal quale
si mostra l’ampia sella della bocchetta di quota 2500, che
dovremo raggiungere proseguendo la salita.
La salita alla
bocchetta avviene sul lato destro del versante che scende da essa: qui
troviamo le prime indicazioni, bolli gialli e qualche freccia. Ci affacciamo,
infine, alla sella, dalla quale si mostra un suggestivo scorcio della
testata della Valmalenco, che propone i pizzi Scerscen (m. 3971) e Bernina
(m. 4050),
la Cresta Güzza (m. 3869) e i pizzi Argient (m. 3945) e Zupò
(m. 3995). Alla
nostra sinistra, un bel pianoro con un minuscolo specchio d’acqua,
chiuso da un canalino detritico che dovremo risalire tenendo il lato destro,
a ridosso di un complesso tormentato di rocce nere.
Al termine del canalino, ci ritroviamo sul limite di un nuovo e più
ampio pianoro. Di fronte a noi, la cima quotata 2814 metri, che chiude
l’orizzonte, dandoci l’impressione che si tratti della meta.
Invece dobbiamo passare alla sua sinistra, sfruttando un ampio corridoio,
fra modeste formazioni rocciose, che sale molto gradualmente. Alla nostra
sinistra, intanto, lo scenario occidentale è splendido: a destra
del monte Disgrazia (m. 3678) si ammira la testata della Val Sissone,
con il monte Pioda (m. 3431), le cime di Chiareggio, la punta Baroni (m.
3203) ed il monte Sissone (m. 3331). Poi le già citate cime di
Rosso e di Vazzeda, uno scorcio sul gruppo delle Sciore in territorio
elvetico, la cima di Val Bona, il monte Rosso ed il monte del Forno (m.
3214). Alla
nostra destra, invece, si apre, ad un certo punto, una seconda finestra
sulla testata della Valmalenco, nella quale si mostra anche il pizzo Roseg
(m. 3936); bellissima è, da qui, anche la veduta sul Vallone di
Scerscen. Approdiamo, infine, ad un ultimo pianoro: di fronte a noi, un
nevaio.
La cima è prossima, ma non la riconosciamo. Abbiamo
l’impressione che sia ancora distante, sulla nostra sinistra. Invece,
aggirato sulla destra il nevaio, scopriamo che è lì, alla
nostra destra. Si
tratta di una modesta elevazione del pianoro sommatale, sulla quale un
grande ometto segnala i 2917 metri della cima sud-orientale. La
cima nord-occidentale è separata da questa da un salto roccioso
che la rende inaccessibile. Quindi dobbiamo fermarci qui, ma il panorama
di incomparabile bellezza ci ripaga ampiamente.
Possiamo passare in rassegna tutte le cime già citate. Nessuna
cima della testata della Valmalenco manca all’appello: da sinistra,
ecco il pizzo Glüschaint (m. 3594), la Sella (m. 3854), i pizzi Gemelli
(m. 3500 e m. 3501) ed il pizzo Sella (m. 3511). Seguono i colossi della
testata del Bernina, cioè i pizzi Roseg (m. 3936), Scerscen (m.
3971) e Bernina (m. 4050), la Cresta Güzza (m. 3869) e i pizzi Argient
(m. 3945) e Zupò (m. 3995); lo sguardo raggiunge, a nord-est, anche
i pizzi Palù (m. 3906) e Veruna (m. 3453). Ad
est, a destra del corrugato massiccio del Sasso Moro (m. 3108), la triade
Scalino-Painale-Ron si impone per
la simmetria delle forme. A nord ovest, invece, cioè immediatamente
a sinistra della parte occidentale della testata della Valmalenco, si
distingue la triade costituita dal sasso d’Entova (m. 3329), dal
pizzo malenco (m. 3438) e dal pizzo Tremoggia (m. 3441). A sud, infine,
l’orizzonte è chiuso
dalla sezione centro-orientale della catena orobica.
Se non volete credere a chi scrive, potete prestare credito alla già
citata Guida alla Valtellina: “Il ghiacciaio di Scerscen, giù
nel fondo, la Sella, il Roseg e le altre vette del Bernina offrono un
quadro stupendo. Sorprendente appare il Disgrazia dall’altro lato;
bello il pizzo Scalino, belle le cime delle Prealpi.” Le quattro
ore impiegate per superare un dislivello di circa 1220 metri sono, dunque,
ampiamente ripagate.
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