L'ascensione
al Pizzo Bello (piz Béla) non presenta grosse difficoltà,
anche se, nell'ultimo tratto, richiede molta attenzione e cautela. Ma
prima di parlarne, consideriamo qualche curiosità.
Pizzo Bello era, secondo una celebre leggenda, il nome originario del
Monte Disgrazia. Non si tratta però solo di una leggenda: sulle
carte austriache dell'Ottocento all'attuale Monte Disgrazia veniva ancora
dato il nome di Pizzo Bello.
Oggi il nome è passato a questa cima di rilievo certamente assai
minore, mentre il gigante che lo fronteggia, ben visibile, a nord ha
un nome assai più inquietante (e che, in realtà, rimanda
al verbo dialettale "desgiascia", cioè "si scioglie",
in riferimento alla sua vedretta). Torniamo alla leggenda, che ci parla
invece degli egoisti pastori che sfruttavano i pascoli lussureggianti
della valle di Preda Rossa e che, avendo negato l'aiuto ad un viandante
affamato (sotto le cui spoglie si celava Cristo), furono puniti con
un incendio che ne incenerì i pascoli. Da allora il monte Disgrazia
si chiamò così, in memoria della punizione divina, mentre
il suo ben più modesto dirimpettaio si vide fregiato dell'illustre
denominazione.
Vediamo ora come salire alla sua cima, per verificare se sia degno del
suo nome. Saliamo da Berbenno, passando dalla frazione di Regoledo (deviazione
a destra dopo la frazione), ai 1650 metri del Prato Maslino, dove si
trova anche il rifugio Marinella.
Lasciata l'autom
obile
nella piazzola dove termina la strada (sterrata nell'ultimo tratto),
ci portiamo al vertice opposto del prato (nord-ovest, a sinistra), dove
parte una bella mulattiera che sale, con un primo tratto nel bosco,
all'alpe Vignone (m. 1991).
Dobbiamo quindi risalire l'alpe, seguendo il sentiero che procede con
ripidi tornanti. Superato il recinto del bestiame, procediamo con ampie
diagonali, superando una formazione rocciosa e piegando, alla fine,
a destra, per raggiungere una bella conca superiore, l'alpe Baric, dove
troviamo, ad accoglierci, un piccolo specchio d'acqua, posto prima delle
baite.
Lasciando le baite alla nostra destra, procediamo, sotto il fianco meridionale
della bella e regolare cima quotata 2634, seguendo il sentiero che,
per un tratto, si fa ancora marcato e ci conduce nella parte terminale
della valle, chiusa ad est dal Dosso Cavallo, a nord dal fianco meridionale
del Pizzo Bello e ad ovest dal fianco orientale della cima 2634.
A questo punto saliamo, senza percorso obbligato, puntando all'evidente
sella posta fra la cima 2634 ed il Pizzo Bello: il percorso più
facile è quello che si snoda sul fianco erboso del pizzo, per
poi tagliare a sinistra e guadagnare la sella.
Dalla sella si dominano già la val Terzana (la più orientale
fra le valli della Val Masino, che confluisce, insieme alla valle di
Preda Rossa, nella valle di Sasso Bisolo)
e
le cime della valle dell'Oro.
Per salire alla vetta basta seguire il crinale occidentale del pizzo,
fra erbe e roccette. Il passaggio più delicato ed esposto si
trova proprio poco prima della vetta, che tuttavia, con attenzione e
cautela, non mancheremo di toccare.
Non sapremmo dire se il pizzo sia bello: certamente lo è il panorama.
Il monte Disgrazia ed i Corni Bruciati mostrano, a nord, la loro imponenza,
la val Terzana si apre davanti ai nostri occhi, alle cime della valle
dell'Oro si aggiungono quelle della val Porcellizzo, la catena Orobica
si dispiega davanti al nostro sguardo ed infine possiamo godere di un
bel panorama sul gruppo dello Scalino.