Una delle più famose e riconoscibili cime orobiche, che chiude, con i suoi 2609 metri, le Orobie occidentali.

 

 

Il monte Legnone, visto dalla bassa Valtellina. Foto di M. Dei CasL'ascensione al pizzo dei Tre Signori e quella al monte Legnone rappresentano sicuramente le più classiche escursioni che portano ad una vetta nel gruppo delle Orobie occidentali, e che sono alla portata di tutti coloro che abbiano una minima pratica alpinistica. Il monte Legnone, poi, è la più riconoscibile vetta orobica: il suo profilo, che chiude ad ovest la catena e che richiama un corno dalla base massiccia e dalla punta poco pronunciata, è ben visibile non solo dalle montagne del versante retico della media e bassa Valtellina, ma anche dalla piana della bassa Valtellina. Se a questi elementi aggiungiamo che dalla sua cima il panorama, per ampiezza e bellezza, non ha nulla da invidiare a quello che si gode dal Pizzo dei Tre Signori, non possiamo che riprometterci di arrivarci, un giorno o l'altro.
Diverse sono le possibilità di salita, da Delebio, Colico e Dervio. Raccontiamo l'ultima, che unisce al minore impegno fisico la garanzia di un tracciato quasi totalmente privo di pericoli (nella bella stagione, s'intende). Il punto di partenza è il rifugio Roccoli dei Lorla, collocato sull'ampia sella che separa il monte Legnoncino (m. 1714), a sud-ovest, dal fratello maggiore, il monte Legnone (m. 2609), ad est. Il monte Legnone, visto percorrendo il primo tratto della salita. Foto di M. Dei CasPer raggiungerlo, dobbiamo staccarci dalla superstrada che percorre il lato orientale del Lago di Como all'altezza di Dervio. Qui, al semaforo, saliamo verso il centro del paese, oltrepassiamo i binari della ferrovia e, prendendo a sinistra al successivo stop, imbocchiamo la strada che conduce in Val Varrone. Salendo, oltrepassiamo i paesi di Vestreno ed Introzzo, fino a raggiungere Tremènico, dove, seguendo le segnalazioni del rifugio, svoltiamo a sinistra e cominciamo a risalire, lungo il fianco occidentale della val Fosasco. Oltrepassato l'abitato di Monte Lavade, dopo 18 chilometri di strada da Dervio, eccoci finalmente all'incantevole radura che fronteggia il rifugio, ingentilita da un grazioso microlaghetto. Il rifugio è posto su un poggio, nei pressi della piana. Parcheggiata l'automobile, ci incamminiamo dalla quota 1463, lungo un sentiero che parte alle spalle del rifugio ed attraversa un bel bosco. L'intero percorso che ci attende si appoggia al lungo crinale che dalla vetta del Legnone scende verso ovest.L'alto Lario, visto salendo alla vetta. Foto di M. Dei Cas
Oltrepassata Méresc de Scim, a 1506 metri, guadagniamo l'alpeggio di Agrogno, a 1644 metri, alla sommità della valle Rasga, dove il sentiero, sempre ben marcato, comincia a salire con una pendenza severa, districandosi, in alcuni punti, fra affioranti formazioni rocciose. Un punto che richiede una certa attenzione è servito anche da una corda fissa, assai utile in presenza di ghiaccio o neve. Si deve però dire che questa ascensione è sconsigliabile quando, sul percorso, si incontrino ancora (o già) queste poco rassicuranti presenze.
La faticosa salita trova un momento di sosta nel tratto quasi pianeggiante della Porta dei Merli, dove incontriamo, ai piedi dell'ultima impennata del tracciato, il bivacco Silvestri (già Cà de Legn, a 2146 metri). Abbiamo davanti ancora un'ora abbondante di cammino: dobbiamo, infatti, attaccare l'ultima faticosa salita, su un sentiero piuttosto ripido che, appoggiandosi al lato meridionale del crinale che scende verso ovest dalla cima, guadagna, dopo una boccettina, il crinale stesso, in corrispondenza di una piccola sella posta alla sommità di un canalone detritico che scende, scosceso, verso nord-est. Un cartello ci rassicura: la via è quella giusta. Resta ora l'ultimo tratto, dove il crinale si fa più stretto e roccioso, fino a ridursi ad un sistema di roccette che dobbiamo sormontare con qualche passo di arrampicata non difficile (purché, si badi, non vi siano neve o ghiaccio). Del resto, è proprio di lì che dobbiamo passare: una parvenza di sentierino, che sembra aggirarle a destra, non conduce, infatti, da nessuna parte. Poi, l'ultimo, breve, tratto che ci separa dalla cima (m. 2609), dove troviamo un altarino ed una croce di ferro con un braccio che penzola un po' mestamente.La croce di ferro sulla vetta. Foto di M. Dei Cas
Se la giornata è bella, però, il panorama non lascia spazio alcuno a sentimenti di mestizia: lo sguardo può passare in rassegna le più famose cime di Val Masino e Valmalenco, vagando fra le cime retiche svizzere; può spingersi, ad ovest, oltre i laghi di Como e Lugano, ai monti Rosa e Cervino; può raggiungere, a sud, le prime elevazioni appenniniche; può incontrare, infine, ad est le vette del gruppo Ortles-Cevedale. Tutto questo ripaga ampiamente le tre ore e mezza, circa, di cammino necessario per superare i 1150 metri di dislivello, dal rifugio di partenza alla cima.
Si ricordi, scendendo, di prestare molta attenzione nel superare la breve fascia di roccette posta poco sotto la cima: in discesa, infatti, la cautela deve essere ancora maggiore rispetto alla salita.





Dislivello:
1150 metri
Tempi:
3 ore e 30 min
Cartina Kompass n.96 - settore B6
Testo e fotografie a cura di M.Dei Cas
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Ultima Modifica: Domenica, 11 Febbraio, 2007

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