Corna
Rossa e Corna Nera: un binomio che non ha alcun riferimento calcistico,
ma rimanda a due cime che rappresentano la meta di un’unica possibile
escursione nello scenario di uno dei più begli alpeggi del versante
retico mediovaltellinese, l’alpe Rogneda. Le due cime gemelle, infatti,
si collocano più o meno al centro della testata che chiude l’alpe,
e che è delimitata a sud-ovest dalla Corna
Mara (m. 2807) e a nord-est dalla Corna Brutana (m. 3059). Al centro,
appunto, stanno, da ovest ad est, la Corna Rossa (m. 2916) e la Corna
Nera (m. 2926), cime che si raggiungono con un po’ di fatica ma
senza eccessiva difficoltà, nell’arco di una sola giornata.
Vediamo come.
Dobbiamo, ovviamente, salire all’alpe Rogneda, e questo è
possibile attraverso due itinerari. Il primo e più ovvio è
quello che risale la Val Rogna, di cui l’alpe costituisce l’ampio
anfiteatro terminale. Per farlo, ci portiamo con l’automobile al
maggengo di Boirolo (lo si raggiunge staccandosi dalla ss. 38, sulla sinistra,
se si viaggia da Sondrio verso Tirano, allo svincolo per Tresivio, salendo
al paese di media montagna e proseguendo, appunto, per Boirolo; salendo,
si incontra, dopo 8 km, Prasomaso, prima di raggiungere, dopo 11 km, la
meta). Il
cammino inizia, quindi, dal termine della strada aperta al traffico, cioè
dalla parte alta del maggengo (m. 1516). Salendo su una pista carrozzabile,
incontriamo dapprima il bel terrazzo prativo di Biazza (m. 1637), poi
la chiesetta di S. Stefano (m. 1807), la cui origine è assai antica,
dato che risale almeno al secolo XII.
Poi ci affacciamo all’ampia conca dell’alpe e guadiamo il
torrente Rogna ad una quota di circa 2000 metri. Guardando alla testata
della valle, riconosciamo le quattro cime già menzionate, vale
a dire, da sinistra, la Corna Mara, la Corna Rossa, la Corna Nera e la
Corna Brutana. La pista è stata recentemente prolungata fin sotto
la bocchetta di Mara (m. 2342), cioè attraversa, con ampie curve,
l’intero alpeggio. Seguendola, passiamo accanto al baitone di quota
2186 ed alla vicina conca paludosa che, dopo abbondanti piogge o nel periodo
del disgelo, si fa laghetto (non si tratta, però, del laghetto
di Rogneda, posto a 2230 metri, più a monte e più ad est,
presso il crinale che separa l’alpe Rogneda dall’alpe di Ron).
A monte della conca, la pista effettua una curva a sinistra, raggiungendo,
ad una quota approssimativa di 2270 metri, ormai in vista della bocchetta
di Mara, un manufatto in cemento.
Prima di raccontare
la seconda parte della salita, vediamo come
giungere fin qui per altra via, con un itinerario alternativo che passa
per l’alpe Mara e la bocchetta omonima. Questo itinerario offre
un duplice vantaggio: è panoramicamente più vario e ci consente
di guadagnare circa duecento metri di dislivello. Partiamo, infatti, dai
1746 metri dell’alpe Mara, cui giunge una strada che sale da Montagna
in Valtellina (per raggiungere Montagna, bisogna entrare in Sondrio, portarsi
nella sua parte nord-orientale ed imboccare la strada provinciale panoramica
dei Castelli, staccandosene, sulla sinistra, in corrispondenza dello svincolo,
segnalato, per il paese; dal centro di Montagna si prosegue nella salita,
ignorando per due volte le deviazioni a sinistra per San Giovanni e Carnale,
superando la località di Sessa e continuando, su fondo sterrato
non buono, fino al limite dell’alpe, dove troviamo il divieto di
prosecuzione sulla pista che conduce al rifugio
Gugiatti-Sertorelli, a 2137 metri).
Prima del guado del torrente Davaglione, troviamo una pista secondaria
che si stacca, sulla destra, dalla principale: seguiamola per un breve
tratto, lasciandola, poi, per imboccare un sentiero che se ne stacca,
sulla sinistra, attraversa una macchia e si ricongiunge, più a
monte, con la pista principale che sale verso il rifugio. La lasciamo
di nuovo, poco più avanti,
quando troviamo un nuovo sentiero che se ne stacca sulla sinistra e la
intercetta più in alto. Pochi passa oltre, ecco una nuova pista
secondaria, sulla destra, che, dopo un breve tratto, termina ad una baita
isolata.
Da qui parte il sentiero per la bocchetta, che punta ad una prima sella
erbosa, che la precede. Oltre la sella, troviamo un’ultima conca,
aggirata sulla destra la quale siamo ai 2342 metri della bocchetta, oltre
la quale appaiono, da sinistra, la Corna Rossa, la Corna Nera e, defilata,
la Corna Brutana. Sul lato dell’alpe Rogneda, dopo una breve discesa
su sentiero, raggiungiamo il termine della pista che la risale. Dobbiamo
ora perdere una sessantina di metri di quota scendendo lungo la pista
e superando due caratteristici e singolari monoliti, fino a raggiungere
il già citato manufatto in cemento.
Giunti, dunque, fin qui dall'alpe Rogneda o da quella di Mara, lasciamo
ora la pista, cominciando a salire i dossi erbosi, in direzione delle
due cime che ci stanno di fronte, a nord. L’itinerario è
già fin d’ora del tutto chiaro: si tratta di risalire l’ampio
canalone che separa le due cime, raggiungendo il crinale in corrispondenza
di un grande masso che si può distinguere guardando con attenzione:
è
sul lato destro dell’ampia sella terminale. Per raggiungere l’attacco
del canalone, imbocchiamo la traccia di sentiero che si trova a destra
(est) del manufatto.
Risalita una balza erbosa, scorgeremo una traccia di sentiero, segnalata
con segnavia bianco-rossi: si tratta del sentiero che porta alla bocchetta
del Torresello, porta di accesso alla media Val di Togno, che si colloca,
a 2580 metri, immediatamente a destra della Corna Mara, e deve il suo
nome al piccolo torrione che la presidia. Lo seguiamo per un tratto: risalito,
sulla destra, un primo dosso, percorriamo un corridoio, riprendendo, poi,
a salire sul fianco erboso dell’alta valle. Ora dobbiamo abbandonare
la traccia per la bocchetta, piegando a destra e raggiungendo il crinale
erboso che si colloca a valle del canalone che dovremo risalire. Anche
qui troviamo una traccia di sentiero, che però ben presto si perde.
Questo, però, non pone particolari problemi: proseguiamo nella
salita, in diagonale, portandoci sul lato destro del crinale, abbastanza
ripido, e raggiungendone con un po’ di fatica la sommità.
Non dobbiamo, però, pensare che le fatiche siano terminate. Il
tratto più faticoso, infatti, è quello che deve ancora venire.
Dopo un brevissimo terrazzo, inizia il canalone vero e proprio, che è
occupato da detriti di dimensioni medio-piccole, alternati a terriccio.
Una traccia di sentiero lo risale, zigzagando. Seguendola, o procedendo,
a vista, diritti, in direzione del grande masso sul lato destro del crinale,
metteremo
a dura prova la nostra resistenza, perché il terreno spesso frana
sotto i piedi, ed i piccoli smottamenti moltiplicano la fatica ed erodono
quei metri che, passo dopo passo, conquistiamo.
In alto, spostato di poco sulla nostra destra, si mostra il profilo tetro
dell’anticima della Corna Nera, che, vista da qui, pare proprio
la cima e, soprattutto, rende ragione dell’aggettivo che le è
stato attribuito. Alla sua sinistra, una compagine di spuntoni di roccia
dalle forme bizzarre ed affilate danno l’impressione di costituire
altrettante lame minacciose poste a difesa di una scura rocca. La Corna
Rossa, invece, alla nostra sinistra, appare una più tranquilla
elevazione dalle rocce di colore rossastro, poco pronunciata rispetto
al filo del crinale. La pendenza si fa piuttosto ripida, nel tratto terminale.
Poco sotto il crinale, dobbiamo scegliere quale delle due corne vogliamo
raggiungere per prima.
Se optiamo per la Corna Rossa, ci conviene lasciare la debole traccia
per puntare verso sinistra, passando ai piedi di un evidente spuntone,
o corno roccioso rosseggiante che si stacca dalla compagine di rocce poste
poco sotto il crinale. Passando poco a valle del corno, proseguiamo in
diagonale verso il crinale, cercando una traccia che sale tagliando una
fascia di rocce levigate. Passiamo, così, a valle della cima quotata
2918, che costituisce l’elevazione centrale delle tre Cime di Rogneda
(di cui le due corne costituiscono, invece, le elevazioni estreme). Oltrepassata
una caratteristica parete liscia di color rosso vivo, ci destreggiamo
fra le roccette, fino al una sella che ci permette di affacciarci sull’alta
Val di Togno. Seguiamo, ora, il crinale verso sinistra, cioè verso
ovest: superata una prima elevazione costituita da grandi massi, scendiamo
un po’ prima di salire all’erbosa cima della Corna Rossa (m.
2916).
Eccellente il panorama che si gode dalla cima. A sud, in primo piano,
le Orobie centrali. Ad ovest domina la scena la Corna Mara, sulla quale
è distinguibile la croce nera che vi è stata collocata di
recente; alle sue spalle, il monte Canale e, a chiudere la sezione occidentale
delle Orobie, il corno del monte Legnone. Più a destra, dietro
il crinale che separa la Val di Togno dalla Valmalenco, i Corni Bruciati
ed il monte Disgrazia. Seguono, in questa carrettata che procede in senso
orario, le cime di Rosso e di Vazzeda, il monte del Forno e la cima di
Fora, sulla testata nord-occidentale della Valmalenco. A nord, si mostra,
imponente, l’intera testata della Valmalenco, con i pizzi Gemelli,
i pizzi Roseg, Scerscen e Bernina, i pizzi Argient e Zupò, i pizzi
Palü e Varuna. Più vicine, in direzione nord-est, ecco le
cime del pizzo Scalino, della punta Painale, della cima Vicima, della
vetta di Ron e della Corna Brutana.
Ad est, in primo piano, la corna gemella, cioè la Corna Nera, che,
vista da qui, un po’ impressiona: viene, infatti, spontanea la
domanda su come si possa salire senza pericoli al ben visibile ometto
terminale. Bene, non resta che provarci.
Ridiscendiamo
alla traccia di sentiero che risale il vallone, puntando ora al grande
masso che presidia il lato destro (orientale) del crinale. Alla sua destra,
una singolare e suggestiva formazione rocciosa a forma di fiamma. Torniamo
a guadagnare il crinale presso il masso, ad una quota di circa 2870 metri.
Seguendo una traccia di sentiero, cominciamo a percorrerlo, in direzione
della Corna Nera. La traccia passa a valle della fiamma, che da qui assume
la forma di obelisco, ed a monte di un alcuni ripidi canalini, sia sul
versante dell’alpe Rogneda che su quello della Val Painale (alta
Val di Togno). Su questo lato (nord), si aprono bellissimi scorci sull’alta
val Painale e sul Buco del Cacciatore.
Raggiungiamo, così, in breve un canalino di sfasciumi che scende
dalla cima della Corna Nera. Possiamo aggirarlo rimanendo sulle roccette
alla sua sinistra, fino al sistema di blocchi che si frappone alla cima.
Passando a sinistra, o a destra, con attenzione e con semplici passi di
arrampicata, siamo infine ai 2926 metri della cima, sulla quale è
stato eretto il grande ometto già citato. Poco più in là,
ad est, una piccola croce metallica. Il panorama, da, qui, è ancora
più bello. Ad ovest la Corna Mara è relegata in secondo
piano dalla Corna
Rossa, ma ad est appaiono, oltre il versante orientale della Val Fontana,
le lontane cime del gruppo dell’Ortles-Adamello. Le
quattro ore circa di cammino sono, quindi, ampiamente ripagate.
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