La facile salita ai 2608 metri della cima che domina lo stupendo crinale Granda-Scermendone

 

 

La chiesetta di san Quirico. Foto di M. Dei CasC'è un lungo crinale, probabilmente il più panoramico in Valtellina, che scende dal pizzo Bello e dalla cima di Vignone, sopra Berbenno di Valtellina, ai prati di Lotto, sopra Ardenno, e separa il tratto della media Valtellina compreso fra questi due paesi dalla Val Màsino. Buona parte di questo dosso è occupato dalla grande alpe Scermendone, dove si trova il bivacco omonimo, e, più in basso, dall'alpe Granda, in cui si trova l'omonimo rifugio. Si tratta di una meta ideale per chi ama le escursioni tranquille e ricche di suggestioni paesaggistiche.
Gli itinerari possibili sono numerosi. Il più ampio è quello che parte dalla località di Our di cima, sopra Buglio in Monte, raggiunge il limite orientale dell'alpe Scermendone, sale alla cima di Vignore, scende di nuovo all'alpe e la percorre interamente, proseguendo la discesa fino all'alpe Granda, dalla quale si torna al punto di partenza. Per salire al maggengo di Our di cima (m. 1415) dobbiamo raggiungere Buglio: prima della piazza del paese si trova una deviazione, con un cartello che segnala la strada per i maggenghi. Il monte Disgrazie ed i Corni Bruciati visti dall'alpe Scermendone. Foto di M. Dei CasSeguendo, al bivio, la direzione di sinistra imbocchiamo la strada che, dapprima asfaltata, poi con fondo in cemento, porta ad Our di fondo e di cima. Lasciamo l'automobile nello spiazzo sull'ultimo tornante e, raggiunte le baite del maggengo, imbocchiamo il sentiero verso l'alpe Granda, lasciandolo però quando incontriamo una deviazione, sulla destra, per l'alpeggio della Merla (m. 1734), che raggiungiamo dopo un tratto piuttosto ripido. Il tratto successivo, invece, è pressoché pianeggiante e molto rilassante (il fondo del sentiero è ottimo, tanto che d'estate, per buona parte, lo si potrebbe percorrere a piedi nudi): si tratta del sentiero che, dalla Merla, conduce, piegando verso est (destra) all'alpeggio di Verdel (m. 1716), con una bellissima traversata (non segnalata dalle carte) in pineta. Dal Verdel si riprende a salire, verso nord-est, fino ad incontrare, nel punto più alto del sentiero, un bivio: mentre il ramo di destra comincia a scendere verso l'alpeggio di Oligna, quello di sinistra sale per un lungo tratto, verso nord-ovest, uscendo poi dal bosco con ripidi tornanti, raggiungendo il limite orientale di Scermendone, in prossimità della chiesetta di san Quirico (m. 2131). Poco distante si trova il bivacco Scermendone, sempre aperto, dove possiamo concederci una sosta ristoratrice.
Le cime della valle dell'Oro e della val Porcellizzo viste dalla cime di Vignone. Foto di M. Dei CasA questo punto imbocchiamo un largo sentiero e, ad un bivio, ignoriamo i paletti del Sentiero Italia, che scende, a destra, verso l'alpe Vignone, e cominciamo a salire lungo il fianco meridionale del dosso, qui un po' ripido, verso nord-est, senza percorso obbligato, fino a raggiungerne la sommità. Nella salita incontreremo, a quota, 2342, la piccola croce dell'Olmo, vicino ad un grande ometto. Poco oltre, un grazioso microlaghetto (d'inverno nascosto dalla neve). La presenza di questo specchio d'acqua proprio sul crinale non deve stupire: il crinale è, qui, molto largo, tanto che, nel suo punto centrale, ospita un'ampia conca. Avanzando ancora, d'estate scorgeremo, sulla destra, un piccolo ometto con un sasso che sporge, a mo' di lancia, e che segnala, poco distante, la partenza del sentiero che, dopo un traverso in direzione est, scende all'alpe Baric e, di qui, a quella di Vignone, da cui si può raggiungere facilmente Prato Maslino, sopra Berbenno. Noi, invece, proseguiamo in direzione dell'arrotondata ed erbosa cima di Vignone (m. 2608), che guadagnamo senza troppi problemi. La cima è molto panoramica: dominiamo, da qui, la val Terzana, il Corno Bruciato meridionale, la Valle dell'Oro e parte della testata della val Parcellizzo, in val Masino, l'intera catena orobica, buona parte della media e bassa Valtellina. Appare, infine, molto vicina, ad est, la cima del pizzo Bello.
L'alta val Terzana ed il passo di Scermendone visti dalla cima di Vignone. Foto di M. Dei CasÈ tempo di scendere: per la medesima via di salita torniamo al bivacco Scermendone. Sul lato opposto, in corrispondenza del bivacco, troviamo un sentiero, che ben presto si biforca: un ramo scende all'alpe di Scermendone basso (dalla quale, tagliando il fianco della frana scesa dal Sasso Arso, si può traversare alla piana di Preda Rossa), l'altro si addentra nella val terzana, e porta al laghetto prima, al passo di Scermendone poi. Noi, invece, cominciamo una lunga e, nelle giornate limpide, memorabile traversata dell'alpe, fino al suo limite sud-occidentale. Se amiamo la compagnia, dobbiamo effettuare questa escursione la terza domenica di luglio, quanto la piana si popola di tende e sacchi a pelo: si festeggia, infatti, san Quirico, con una messa nella chiesetta. Potremmo anche approfittarne per sperimentare le proprietà terapeutiche dell'acqua di una piccola sorgente che scaturisce nei pressi del lungo ricovero posto poco ad ovest della chiesetta: si tratta di un'acqua che la tradizione e la devozione al santo vogliono benefica per gli occhi. Mettiamoci, dunque, in cammino, godendo della vista superba che si apre verso nord-est: la piana di Preda Rossa ci si presenta, infatti, in tutta la sua bellezza, dominata dalla mole regale del monte Disgrazia e contornata dai Corni Bruciati, a destra, e della punta d'Averta, a sinistra. La croce dell'Olmo. Foto di M. Dei CasPiù a destra lo sguardo può dominare la nascosta e misteriosa val Terzana, fino al visibile intaglio del passo di Scermendone.
Superati una baita ed un piccolo specchio d'acqua, giungiamo alla casera dell'alpe; proseguendo ancora, eccoci ai resti di un'ultima baita, alla sommità di un prato. Segnalo un'interessante variante, che parte proprio da qui. Invece di scendere al prato, proseguiamo verso il lembo estremo dell'alpe, dove il crinale si stringe, in corrispondenza della cima quotata 2127 metri. Un sentierino permette di salire facilmente da sud alla cima, anch'essa estremamente panoramica. Lo stesso sentierino, non sempre molto visibile, percorre poi il brullo crinale, fino al pizzo Mercantelli (m. 2070), alla cui bandierina tricolore saliamo dopo essere scesi ad una piccola sella erbosa. Il pizzo è, dopo la cima di Granda, la seconda elevazione del lungo crinale Granda-Scermendone.
Torniamo ora ai resti dell'ultima baita dell'alpe: scendiamo al limite inferiore del prato, dove scorgeremo la partenza di un sentierino, che ci fa perdere rapidamente quota, con brevi e ripidi tornanti nel bosco. Ben presto intercettiamo una comoda pista tracciata di recente, in occasione della costruzione dell'acquedotto di Buglio: scendendo verso destra, guadagniamo un piccolo poggio, con una croce di legno, dove possiamo staccarci dalla pista per scendere, verso sinistra, all'alpe Merla e di qui all'automobile. Vale però la pena proseguire sulla pista fino al limite di nord-est dell'alpe Granda, meno ampia di quella di Scermendone, ma non meno suggestiva. Dopo un breve tratto, siamo alla cima di Granda (m. 1705), ottimo belvedere sulla cima di Cavalcorto e sui pizzi del Ferro.
L'alpe Granda. Foto di M. Dei CasSe vogliamo pernottare qui, durante l'estate, dobbiamo proseguire verso il limite sud-occidentale dell'alpe, dove si trova il rifugio Alpe Granda, sul limite del bosco che occupa una parte del crinale residuo. In caso contrario, torniamo dalla cima sui nostri passi, dirigendoci però verso destra (sud-est) e raggiungendo una piccola baita solitaria. Proseguendo verso sud-est, in direzione del limite del bosco, troveremo la partenza di un marcato sentiero che, tagliando il fianco del monte, ci riporta ad Our di Cima (si tratta dello stesso sentiero che, all'andata, abbiamo ad un certo punto lasciato per salire all'alpe Merla).
Termina così, dopo circa sette ore di cammino, oppure otto con la puntata al pizzo Mercantelli (ed un dislivello in salita di circa 1200 metri), un'escursione di raro valore panoramico, che si presta, peraltro, a diverse varianti e che non presenta difficoltà particolari (a parte la lunghezza).





Dislivello:
1200 mt
Tempi:
7 ore
Cartina Kompass n.93 - Settore A 6/7
Testo e fotografie a cura di M.Dei Cas
pagina vista da alpinisiti: <<contatore>>

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Ultima Modifica: Domenica, 11 Febbraio, 2007

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