C'è
un lungo crinale, probabilmente il più panoramico in Valtellina,
che scende dal pizzo Bello e dalla cima di Vignone, sopra Berbenno di
Valtellina, ai prati di Lotto, sopra Ardenno, e separa il tratto della
media Valtellina compreso fra questi due paesi dalla Val Màsino.
Buona parte di questo dosso è occupato dalla grande alpe Scermendone,
dove si trova il bivacco omonimo, e, più in basso, dall'alpe
Granda, in cui si trova l'omonimo rifugio. Si tratta di una meta ideale
per chi ama le escursioni tranquille e ricche di suggestioni paesaggistiche.
Gli itinerari possibili sono numerosi. Il più ampio è
quello che parte dalla località di Our di cima, sopra Buglio
in Monte, raggiunge il limite orientale dell'alpe Scermendone, sale
alla cima di Vignore, scende di nuovo all'alpe e la percorre interamente,
proseguendo la discesa fino all'alpe Granda, dalla quale si torna al
punto di partenza. Per salire al maggengo di Our di cima (m. 1415) dobbiamo
raggiungere Buglio: prima della piazza del paese si trova una deviazione,
con un cartello che segnala la strada per i maggenghi.
Seguendo,
al bivio, la direzione di sinistra imbocchiamo la strada che, dapprima
asfaltata, poi con fondo in cemento, porta ad Our di fondo e di cima.
Lasciamo l'automobile nello spiazzo sull'ultimo tornante e, raggiunte
le baite del maggengo, imbocchiamo il sentiero verso l'alpe Granda,
lasciandolo però quando incontriamo una deviazione, sulla destra,
per l'alpeggio della Merla (m. 1734), che raggiungiamo dopo un tratto
piuttosto ripido. Il tratto successivo, invece, è pressoché
pianeggiante e molto rilassante (il fondo del sentiero è ottimo,
tanto che d'estate, per buona parte, lo si potrebbe percorrere a piedi
nudi): si tratta del sentiero che, dalla Merla, conduce, piegando verso
est (destra) all'alpeggio di Verdel (m. 1716), con una bellissima traversata
(non segnalata dalle carte) in pineta. Dal Verdel si riprende a salire,
verso nord-est, fino ad incontrare, nel punto più alto del sentiero,
un bivio: mentre il ramo di destra comincia a scendere verso l'alpeggio
di Oligna, quello di sinistra sale per un lungo tratto, verso nord-ovest,
uscendo poi dal bosco con ripidi tornanti, raggiungendo il limite orientale
di Scermendone, in prossimità della chiesetta di san Quirico
(m. 2131). Poco distante si trova il bivacco
Scermendone, sempre aperto, dove possiamo concederci una sosta ristoratrice.
A
questo punto imbocchiamo un largo sentiero e, ad un bivio, ignoriamo
i paletti del Sentiero Italia, che scende, a destra, verso l'alpe Vignone,
e cominciamo a salire lungo il fianco meridionale del dosso, qui un
po' ripido, verso nord-est, senza percorso obbligato, fino a raggiungerne
la sommità. Nella salita incontreremo, a quota, 2342, la piccola
croce dell'Olmo, vicino ad un grande ometto. Poco oltre, un grazioso
microlaghetto (d'inverno nascosto dalla neve). La presenza di questo
specchio d'acqua proprio sul crinale non deve stupire: il crinale è,
qui, molto largo, tanto che, nel suo punto centrale, ospita un'ampia
conca. Avanzando ancora, d'estate scorgeremo, sulla destra, un piccolo
ometto con un sasso che sporge, a mo' di lancia, e che segnala, poco
distante, la partenza del sentiero che, dopo un traverso in direzione
est, scende all'alpe Baric e, di qui, a quella di Vignone, da cui si
può raggiungere facilmente Prato Maslino, sopra Berbenno. Noi,
invece, proseguiamo in direzione dell'arrotondata ed erbosa cima di
Vignone (m. 2608), che guadagnamo senza troppi problemi. La cima è
molto panoramica: dominiamo, da qui, la val Terzana, il Corno Bruciato
meridionale, la Valle dell'Oro e parte della testata della val Parcellizzo,
in val Masino, l'intera catena orobica, buona parte della media e bassa
Valtellina. Appare, infine, molto vicina, ad est, la cima del pizzo
Bello.
È
tempo di scendere: per la medesima via di salita torniamo al bivacco
Scermendone. Sul lato opposto, in corrispondenza del bivacco, troviamo
un sentiero, che ben presto si biforca: un ramo scende all'alpe di Scermendone
basso (dalla quale, tagliando il fianco della frana scesa dal Sasso
Arso, si può traversare alla piana di Preda Rossa), l'altro si
addentra nella val terzana, e porta al laghetto prima, al passo di Scermendone
poi. Noi, invece, cominciamo una lunga e, nelle giornate limpide, memorabile
traversata dell'alpe, fino al suo limite sud-occidentale. Se amiamo
la compagnia, dobbiamo effettuare questa escursione la terza domenica
di luglio, quanto la piana si popola di tende e sacchi a pelo: si festeggia,
infatti, san Quirico, con una messa nella chiesetta. Potremmo anche
approfittarne per sperimentare le proprietà terapeutiche dell'acqua
di una piccola sorgente che scaturisce nei pressi del lungo ricovero
posto poco ad ovest della chiesetta: si tratta di un'acqua che la tradizione
e la devozione al santo vogliono benefica per gli occhi. Mettiamoci,
dunque, in cammino, godendo della vista superba che si apre verso nord-est:
la piana di Preda Rossa ci si presenta, infatti, in tutta la sua bellezza,
dominata dalla mole regale del monte Disgrazia e contornata dai Corni
Bruciati, a destra, e della punta d'Averta, a sinistra.
Più
a destra lo sguardo può dominare la nascosta e misteriosa val
Terzana, fino al visibile intaglio del passo di Scermendone.
Superati una baita ed un piccolo specchio d'acqua, giungiamo alla casera
dell'alpe; proseguendo ancora, eccoci ai resti di un'ultima baita, alla
sommità di un prato. Segnalo un'interessante variante, che parte
proprio da qui. Invece di scendere al prato, proseguiamo verso il lembo
estremo dell'alpe, dove il crinale si stringe, in corrispondenza della
cima quotata 2127 metri. Un sentierino permette di salire facilmente
da sud alla cima, anch'essa estremamente panoramica. Lo stesso sentierino,
non sempre molto visibile, percorre poi il brullo crinale, fino al pizzo
Mercantelli (m. 2070), alla cui bandierina tricolore saliamo dopo essere
scesi ad una piccola sella erbosa. Il pizzo è, dopo la cima di
Granda, la seconda elevazione del lungo crinale Granda-Scermendone.
Torniamo ora ai resti dell'ultima baita dell'alpe: scendiamo al limite
inferiore del prato, dove scorgeremo la partenza di un sentierino, che
ci fa perdere rapidamente quota, con brevi e ripidi tornanti nel bosco.
Ben presto intercettiamo una comoda pista tracciata di recente, in occasione
della costruzione dell'acquedotto di Buglio: scendendo verso destra,
guadagniamo un piccolo poggio, con una croce di legno, dove possiamo
staccarci dalla pista per scendere, verso sinistra, all'alpe Merla e
di qui all'automobile. Vale però la pena proseguire sulla pista
fino al limite di nord-est dell'alpe Granda, meno ampia di quella di
Scermendone, ma non meno suggestiva. Dopo un breve tratto, siamo alla
cima di Granda (m. 1705), ottimo belvedere sulla cima di Cavalcorto
e sui pizzi del Ferro.
Se vogliamo
pernottare qui, durante l'estate, dobbiamo proseguire verso il limite
sud-occidentale dell'alpe, dove si trova il rifugio
Alpe Granda, sul limite del bosco che occupa una parte del crinale
residuo. In caso contrario, torniamo dalla cima sui nostri passi, dirigendoci
però verso destra (sud-est) e raggiungendo una piccola baita
solitaria. Proseguendo verso sud-est, in direzione del limite del bosco,
troveremo la partenza di un marcato sentiero che, tagliando il fianco
del monte, ci riporta ad Our di Cima (si tratta dello stesso sentiero
che, all'andata, abbiamo ad un certo punto lasciato per salire all'alpe
Merla).
Termina così, dopo circa sette ore di cammino, oppure otto con
la puntata al pizzo Mercantelli (ed un dislivello in salita di circa
1200 metri), un'escursione di raro valore panoramico, che si presta,
peraltro, a diverse varianti e che non presenta difficoltà particolari
(a parte la lunghezza).