Il
ristoro-rifugio Monte Scale, posto all'ingresso della Val Fraéle,
sul suo lato destro orografico (sinistro per chi sale), trae la sua
denominazione dall'omonima cima, cui guarda, cima posta quasi a guardia
della Val Fraéle, sul suo lato orografico di sinistra. Il nome
della cima, poi, così come quello del laghetto che si incontra
raggiunta la sommità del massiccio gradino che sbarra la Val
Fraéle, si ricollega al topònimo "scale" che,
in buona parte della Lombardia, indica un salto roccioso, o anche una
parete rocciosa scalinata. La Val Fraéle, infatti, cela il suo
volto gentile dietro il baluardo di un impressionante salto roccioso,
il quale veniva anticamente superato da un sentiero che, nel tratto
più alto, era scavato nella roccia, ed era denominato, appunto,
"Scale".
Al rifugio-ristoro si può accedere con autoveicoli, ma anche
con una bella e panoramicissima pedalata. Nulla ovviamente vieta, infine,
che si salga a piedi. Per raggiungere il rifugio partendo da Bormio,
dobbiamo dirigerci verso la Valdidentro e, superata Premadio, sfruttare
uno degli svincoli sulla destra con l'indicazione "Cancano"
(se ne trova uno, per esempio, ad Isolaccia). Salendo da Isolaccia,
oltrepassiamo il paesino di Pedenòsso e giungiamo ad un bivio:
un cartello segnala che la pista per Cancano è il ramo di destra.
Termina qui il tratto asfaltato, ed inizia una lunga strada sterrata,
con fondo abbastanza buono, che, con diversi tornanti, sale sul fianco
sinistro (per noi) del bastione roccioso che introduce alla valle.
La
pista in terra battuta, dall'inizio fino al rifugio, è di 6,4
km: la sua pendenza regolare e non eccessiva ne fa un percorso ideale
per gli amanti della mountain-bike.
Raggiunta, dopo una breve galleria scavata nella roccia, la sommità
del bastione, passiamo proprio vicino alle celeberrime Torri di Fraéle,
edificate con funzione difensiva. Esse costituiscono, poste come sono
a 1941 metri di quota, il manufatto difensivo precedente il sec. XX
più alto in Valtellina; insieme a torri analoghe poste ai Bagni
Vecchi, a Serravalle ed a San Pietro in Castello, esse erano parte integrante
di un sistema difensivo che doveva garantire la Contea di Bormio da
possibili aggressioni provenienti dai quattro punti cardinali. Queste
torri, infatti, permettevano di segnalare tempestivamente eventuali
eserciti invasori: fuochi accesi durante la notte, oppure segnali di
fumo durante il giorno erano il segnale dell'avvistamento di eserciti
nemici che muovevano contro il bormiese dalla Val Viola o dal Livignasco.
Effettivamente, la posizione delle torri è tale da dominare entrambe
queste vie di accesso all'antica Contea di Bormio. Testimonianze della
loro esistenza si ritrovano a partire dal secolo XIV.
Guardando, poi, dal terrazzo sotto le torri alle strapiombanti pareti
della gola, ci potrà capitare di notare anche qualche scalatore
che si esercita su una palestra di roccia attrezzata.
Oltrepassate le torri, la strada si inoltra sul lato destro orografico
(sinistro per noi) della valle, e passa a sinistra del laghetto naturale
delle Scale; alle spalle del lago, emerge, lontano ma ben visibile,
l'inconfondibile profilo della Cima Piazzi.
Poco
oltre, sulla sinistra, è posto il rifugio Monte Scale, più
o meno in corrispondenza della muraglia della grande diga di Cancàno.
La strada prosegue a sinistra (per noi) del grande bacino artificiale,
per poi raggiungere anche il secondo invaso, quello di S. Giacomo.
Il servizio di noleggio di mountain-bike di cui si può fruire
al ristoro-rifugio permette di visitare l'ampio sistema dei due sbarramenti
artificiali, effettuando anche un bel giro della diga di San Giacomo.