All'alpe Biancadin, in val Grosina Occidentale
a quota 2252 metri

 

 

L'alpeggio di Biancadin, con la piccola chiesetta di S. Antonio. Sullo sfondo, la val Piana. Foto di G. Peretti - Alpinia EditriceDa Fusìn (1203 m) ci si addentra nel ramo occidentale della Val Grosina e, su stradina chiusa ai mezzi non autorizzati, si raggiunge il nucleo abitativo di Dòsa (1366 m), quasi in centro alla valle. Da qui (cartelli indicatori) una comoda carrareccia si inerpica sul versante sinistro della valle e prende quota su ripidi pascoli, dapprima attraversando un lariceto e toccando stupendi aggregati di baite di montagna, la maggior parte delle quali costruite con la classica tecnica a legni incastrati (Blockbau). Lungo la sequenza di pascoli ed aerei prati si giunge al nucleo rurale di Fòp (1640 m), con vari e caratteristici gruppi di baite in pendio. Prima di raggiungere il bosco, una brevissima deviazione conduce a La Zòca (1780 m), particolarissimo agglomerato di baite posto in un avvallamento del terreno (onde il nome), che vale la pena di visitare. Addentratosi in una fitta abetaia, il sentiero raggiunge le fatiscenti abitazioni di Masuncèl (m.1980, erroneamente Biancadino), sopra le quali continua, entrando nel ripido vallone valanghivo, habitat della coturnice, che sostiene il pianoro di Biancadìn e che si apre inaspettato (da Masuncèl si può prendere, a destra, la strada nuova che sale da Fusìn, e seguirla sino al Biancadìn).
Dislivello 1050 m; tempo 3 - 4 ore.
Il nome Biancadìn deriva da un originario "Pian catino", confermato con evidenza dalle caratteristiche morfologiche dell'ampio pianoro, al bordo esterno del quale è situato l'aggregato abitativo. In centro al ripiano pascolivo, leggermente convergente ad imbuto, vi è una piccola chiesetta dedicata a S. Antonio.


Difficoltà
E (escursionistica)
Dislivello
mt. 1500
Tempo
3-4 ore




- Traversata a Malghèra. Difficolta': E - Dislivello: m.420 - Tempo: ore 3 - 3.30. Dal pianoro di Biancadìn il sentiero corre in direzione ovest mantenendosi in quota per lungo tratto passando al di sopra di un caratteristico dosso, detto Dòs érmos. Lungo i pascoli in lieve declivio di Balason, la traccia si sviluppa ora sui ripidi pendii pascolativi detti i "pèzi crudula", posti al di sopra di agghiaccianti dirupi e roccioni sui quali risale pure un pericoloso sentierino che proviene dalla sottostante località Tégia. Sempre volgendosi ad occidente, si risale sino a raggiungere il ripiano chiamato Pian de li Muntanèli (Pian delle Montanelle), dal nome col quale localmente si indicano le simpatiche e pacifiche marmotte, sopra il quale il Pas de Lavazé conduce nell'anfiteatro glaciale dei Pian del Lach, costellato di enormi massi di frana ed antiche morene. Raggiunto puntando verso nord il sentiero del Pas di Mat, conducente in Val Vérmulèra, si toccano tre stupendi laghetti, dei quali il più basso, incastrato tra enormi prominenze rocciose che gli fanno da contorno, offre al tramonto spettacolari riflessi solari. La discesa in Val de Sach si svolge su evidente ed agevole sentiero che si sviluppa sul versante ricoperto di rododendri detto i "mandri végi", che conduce alla Casèra de Val de Sach, alpeggio e latteria sociale ristrutturato nel 1932, dalla quale in breve, lungo stradina in terra battuta, si giunge a Malghèra., ove sorge l'omonino rifugio. Percorso non faticoso e molto remunerativo, sviluppandosi in quota con aeree vedute sulla sottostante Val de Dòsa e su tutta la catena di confine con la Svizzera che dalla chiara e calcarea cima del Sassalbo (localmente detta Sasa Bianca) si sviluppa lungo la rocciosa cresta della Spérèla. Nell'ampio ed arioso anfiteatro dei Pian del Lach, che viene percorso nella seconda parte del tracciato, si entra nella Val de Sach, con inusuali e superbe vedute del torreggiante Piz Mat, del Dòs del Sabion, il quale da questa angolazione fa ben comprendere le origini del suo nome, presentandosi come un ammasso informe di sfasciumi e detriti, e della parete rocciosa del Gutulon, poco a meridione del Cornino del Lago Negro,così chiamata perchè sui suoi freddi strapiombi si formano costantemente dei lunghi candelotti di ghiaccio (gùtula = goccia).


- al rifugio Alpe Redasco (m.1976);
- ai rifugi Eita (m.1703) e Falck (m.2005).

- al Sasso Campana (m.2913) in ore 3;
- al Monte Alpisella (m.2756)

.

 

 

 




Proprietà:

Cittadini di Grosio (della locale Fabbricerìa)
Apertura previo ritiro chiavi presso l'annesso alpeggio. Informazioni presso la Pro Loco o Comune di Grosio - Biblioteca 0342 845047 - 845123

Cartina Kompass n.96 - Settore B7
Testo e fotografie a cura di Peretti G. - Alpinia Editrice

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Numeri di posti a dormire
30
Presenza di coperte nel bivacco
?
Presenza di acqua nei pressi
SI
Presenza di telefono d'emergenza
NO
Presenza di stoviglie
SI
Presenza di fornello a gas
?

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Ultima Modifica: Domenica, 11 Febbraio, 2007

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